Menu
Mostra menu

I Corazzieri

Dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale

Corazziere Luigi Pegoraro Durante la guerra 1915-18, lo Squadrone Carabinieri Guardie del Re seguì la Casa militare per tutta la durata del conflitto onde disimpegnare il servizio d'onore, di vigilanza e sicurezza alla persona del sovrano.

La partenza avvenne alle ore 18,55 del 26 maggio 1915 con la seguente forza: 5 ufficiali (il comandante, 3 tenenti e 1 tenente medico); 73 tra sottufficiali e guardie e 69 quadrupedi.

Rimase a Roma un piccolo distaccamento al comando di un maresciallo.


Lo Squadrone raggiunse Treviso alle ore 12 del 28 maggio e per via ordinaria si trasferì a Martignacco, dove arrivò il 1° giugno.

Appena giunto, iniziò il servizio destinando giornalmente alla residenza reale, una guardia ed un servizio continuativo di vigilanza nell'interno.

Un ufficiale era incaricato delle ispezioni con ronde diurne e notturne.

Il 17 novembre 1917, in ottemperanza agli ordini impartiti dal primo aiutante di campo generale, lo Squadrone mobilitato si costituì con due plotoni montati, di 19 cavalli ciascuno; un plotone appiedato, comprendente i piantoni fissi alla villa reale, ed un drappello di 15 Carabinieri Guardie dotati di biciclette.

La scorta al convoglio reale venne affidata ad un drappello dello Squadrone al comando di un tenente.

Il 16 febbraio 1918, considerato che non era più necessario l'impiego in zona di guerra dello Squadrone montato, per ordine del primo aiutante di campo generale il grosso del reparto rientrò a Roma. Rimase, invece, per il servizio d'onore e di sicurezza in zona di operazioni, un solo plotone con un ufficiale subalterno, comandato a turno tra i quattro dello Squadrone.

In tutto questo periodo, oltre all'ordinario servizio di vigilanza e di sicurezza alla persona del Re, lo Squadrone disimpegnò anche servizi d'onore allorquando soggiornarono nella residenza sovrani o principi stranieri, capi di stato, membri del governo nazionale o di governi esteri ed altre personalità militari degli eserciti alleati. Il servizio veniva disimpegnato con drappelli d'onore all'arrivo ed alla partenza degli ospiti e con guardie d'onore nella residenza loro assegnata per il soggiorno.

Il 7 luglio 1918, anche questo distaccamento rientrò definitivamente a Roma, mentre l'Italia si avviava alla vittoria.

Brigadiere Albino MocellinDi rilievo fu il contributo di sangue offerto dai Carabinieri Guardie alla causa della Grande Guerra.

Lo testimoniano le medaglie d'argento al V.M. concesse alla memoria di due intrepidi: il brigadiere Albino Mocellin, da San Nazario, pilota aviatore caduto nei cieli di Zarnec, colpito a morte in un duello aereo sostenuto a 3.000 metri d'altezza con un apparecchio da caccia nemico, ed il Carabiniere Guardia Italo Urbinati, da Pesaro. Questi, ottenuto il brevetto di pilota, partecipò a numerose azioni dimostrando sempre assoluto sprezzo del pericolo ed eccezionale audacia. Cadde nel corso di un'azione di bombardamento, da lui condotta a bassissima quota in zona nemica, investito dalle raffiche delle mitragliatrici avversarie. Va ricordato che all'epoca non era ancora stata costituita l'aviazione Militare, per cui i piloti venivano reclutati dalle varie Armi conservando l'appartenenza e la divisa del reparto di provenienza.

In quegli stessi anni fece parte dello Squadrone una particolare figura che merita di essere ricordata per il suo animo permeato di eccelsa spiritualità: Luigi Pegoraro.

Già novizio francescano e animato da fervore missionario, nel 1917 volle servire anche la Patria in armi e si arruolò nell'Arma dei Carabinieri. Assegnato allo Squadrone Guardie del Re per la sua alta statura, vi rimase fino al marzo del 1920, allorquando decise di riprendere la via scelta sin da ragazzo.

Assunto il nome di Padre Epifanio, nel dicembre 1923 raggiunse la Cina dove si dedicò infaticabilmente alle attività del Vicariato di Hankow e poi all'assistenza dei lebbrosi tibetani di Mossimien. In una fuggevole visita in Italia per la morte del padre, ebbe ancora il tempo di dare il suo ultimo saluto alla madre ed ai vecchi commilitoni dello Squadrone.

Nel 1935, investita e saccheggiata Mossimien dalle truppe rivoluzionarie, Padre Epifanio fu avviato con gli altri missionari verso una lenta decimazione e poi al martirio avvenuto mediante decapitazione, affrontato con eroica serenità e fermezza.