Page 47 - Quaderno 5-2016.qxt
P. 47
coordinano pali e vie di fuga oltre a controllare i magazzini dove la merce è stoccata e
tagliata. Al quarto livello, infine, vi sono gli spacciatori. Grazie a questa organizzazione
Paolo DI LAURO si garantisce un profitto pari al cinquecento per cento
dell’investimento iniziale (per un fatturato di cinquecento mila euro al giorno). Avviata
l’impresa del narcotraffico, DI LAURO deve preoccuparsi di reinvestire; i due settori
merceologici più redditizi sono l’abbigliamento e la tecnologia. Le grandi griffe sfruttano
la manodopera a basso costo gestita dalla camorra in Campania, in parte immettendo nel
circuito legale i manufatti, in parte tollerando un mercato parallelo direttamente gestito
dalla camorra, che vende gli stessi capi con marchio contraffatto, ma a prezzi accessibili
(nella sua rete distributiva DI LAURO predilige la Francia, con negozi a Nizza, a Parigi in
rue Charenton n. 129, e a Lione in Quai Perrache n. 22). In Cina, invece, DI LAURO fa
produrre apparecchi fotografici identici alle Canon e alle Hitachi, salvo apporre un altro
marchio, per venderli nel mercato dell’Est Europa. Nel 1989 fonda l’impresa “Confezioni
Valent†di Paolo DI LAURO & C. che, secondo lo statuto sarebbe dovuta cessare nel
2002 ma nel novembre 2001 è sequestrata dal Tribunale di Napoli. L’impresa in questione
ha un oggetto sociale universale: commercio di mobili, prodotti tessili, carni, distribuzione
di acque minerali, fornitura alimentare a strutture pubbliche e private, attività alberghiere,
catene di ristorazione, compravendita di terreni, attività edilizia e apertura di centri
commerciali. La licenza commerciale è rilasciata dal Comune di Napoli nel 1993 (si noti
che uno degli amministratori era Cosimo DI LAURO) ma all’inizio della sua latitanza, nel
1996, Paolo DI LAURO cede le sue quote alla moglie Luisa. Trascorre in latitanza dieci
anni ed è inseguito anche dai servizi segreti, che scoprono il suo avvenuto ricovero in una
clinica marsigliese ma non riescono ad arrestarlo; per tutti diventa il “Boss fantasmaâ€
(smaniando dalla voglia di vederlo, un affiliato si rivolge perfino al boss Maurizio
PRESTIERI dicendogli: «Ti prego, fammelo vedere, solo per un attimo, solo uno, lo
guardo e poi me ne vado»). A inizio anni Duemila, diverse nuove leve del clan assunsero
maggiore autonomia decisionale, prendendo le redini delle più importanti attività del
gruppo e rinnovando il parco dei capi-piazza con elementi giovani a loro fidati. Queste
decisioni, insieme a vari dissidi di natura personale tra i boss dell’organizzazione,
portarono poi alla guerra di camorra conosciuta con il nome di “faida di Scampiaâ€, in cui
Paolo DI LAURO ebbe un ruolo marginale e fu influente solo nelle fasi finali dello
scontro, fungendo da mediatore tra le parti ostili.
- 45 -

