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C’era pure Paolo DI LAURO… Cominciarono a sparare prima ancora che il corpo
ricadesse a terra dopo l’urto». La stessa fine tocca dopo poco tempo anche a Domenico
SILVESTRI, che aveva partecipato alla spedizione. DI LAURO viene arrestato, ma
rilasciato in poco tempo, perché non ci sono prove contro di lui. Solo dopo la pronuncia
delle sentenze di assoluzione per i due omicidi, il 3 novembre 2004, Luigi GIULIANO,
pentito, ha raccontato: «Paolo DI LAURO ha ammazzato i suoi amici più cari, perché i
camorristi fanno in questo modo. Per avere più potere ammazzano gli amici più cari. Ha
ucciso Aniello La Monica e Domenico Silvestri, i suoi più cari amici d’infanzia, quelli con
cui faceva il ladruncolo quando erano giovani e con cui è cresciuto dal punto di vista
camorristico». La scalata si compie con la morte di Gennaro LICCIARDI, avvenuta a
causa di un’ernia ombelicale, nel 1994. Approfittando del vuoto di potere, in poco tempo
DI LAURO monopolizza il traffico di droga a Napoli, e ne fa il più grande mercato
europeo, rifornendosi direttamente dai cartelli sudamericani (produttori) e alleandosi con i
cartelli albanesi (distributori della grande rete). Negli anni novanta porta avanti una guerra
di camorra contro il clan “RUOCCO” di Mugnano, che produce diversi morti in pochi
mesi; si mantiene, però, distante in quegli anni dalla potente organizzazione detta
“Alleanza di Secondigliano”, senza entrare mai in conflitto con le famiglie del cartello.
Grazie all’indiscutibile carisma che esercitava sui giovani pregiudicati ed alle difficili
condizioni economiche della periferia a nord di Napoli, riesce ad attorniarsi di un numero
di affiliati che non aveva pari tra gli altri clan cittadini, prendendo il potere militare e
territoriale nelle palazzine della famigerata 167 di Scampia, zona considerata uno dei
principali market del traffico di droga d’Europa. L’organizzazione assume ben presto una
forma sempre più verticistica con a capo il boss che è stato abilissimo a non trattare mai
personalmente né con i propri affiliati, né con i capi di altre famiglie sembrando così
completamente avulso da queste attività criminali. Il clan, in particolare, è organizzato
come un’impresa, secondo il modello di “azienda in multilevel” garantendo così che, in
caso di arresto e pentimento di qualcuno, la conoscenza sia limitata a singoli segmenti. Al
primo livello sono collocati i dirigenti del clan che controllano l’attività di traffico e
spaccio attraverso affiliati diretti. Al secondo livello vi sono gli affiliati del clan che
trattano direttamente la droga, curando l’acquisto e il confezionamento dello
stupefacente, la gestione degli spacciatori e il relativo supporto legale in caso di arresto. Al
terzo livello, con mansione di capi-piazza, sono collocati i membri del clan che

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