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                          L’Osservatorio



                                               SE IL RISPARMIO



                                               È UN VALORE


                                               DA TUTELARE








                             di Ferruccio      Quanto sono sicuri i nostri risparmi? La domanda è di estrema
                              de Bortoli       attualità per due aspetti. Il primo è legato all’inflazione, che
                                               ne riduce il valore reale. A maggior ragione se si tiene sui
                                               conti correnti un’eccessiva somma liquida. Il secondo scaturisce
                                               dalle recenti disavventure di alcuni istituti di credito. La
                                               Silicon Valley Bank è fallita perché troppo squilibrata tra
                         passivo e attivo. Se il primo è costituito da depositi a vista, facilmente ritirabili,
                         com’è accaduto sulla base di voci o per alternative migliori, e il secondo da investimenti
                         a più lungo termine, seppure in titoli del Tesoro americano, la rottura è assai probabile.
                         La banca è costretta a vendere obbligazioni che, se tenute fino alla scadenza, sarebbero
                         state redditizie, ma vendute subito sul mercato con quotazioni in discesa per l’aumento
                         dei tassi, valgono molto meno. Nel caso della banca californiana, gli errori delle
                         autorità di vigilanza sono stati clamorosi. E l’assicurazione pubblica allargata a tutti
                         i depositi, anche quelli superiori al limite di 250mila dollari, del tutto tardiva.
                         Il crollo del Credit Suisse, finito, grazie a generose sovvenzioni pubbliche del governo
                         di Berna, sotto il controllo della rivale UBS, presenta interrogativi di natura diversa
                         riguardanti soprattutto l’attività di investment banking che è differente dal prestare
                         denaro. Oggi, con tassi d’interesse positivi e largamente superiori al costo della
                         raccolta presso i risparmiatori, gli utili degli istituti di credito nell’attività commerciale
                         crescono. Nelle attività a maggior rischio – e dunque con ritorni attesi superiori –,
                         tuttavia, le incognite si moltiplicano. Soprattutto se gli investimenti sono fatti con
                         una leva, rispetto al capitale, troppo elevata. Se il rapporto è venti a uno – tanto per
                         fare un esempio – basta una perdita del 5 per cento per far svanire il capitale. Il
                         colosso elvetico aveva poi emesso obbligazioni ibride che sono state azzerate. Titoli
                         di questo tipo nell’Unione Europea non sono equiparati del tutto al capitale di
                         rischio, le garanzie sono maggiori. Ma ciò ha sollevato dubbi e incertezze.
                         Nel nostro Paese i depositi bancari sono tutelati fino a 100mila euro, grazie al
                         consorzio fra le banche. Quando sarà completata l’Unione bancaria, l’assicurazione
                         sarà ancora più forte e pubblica.
                         La crisi porta con sé un modesto insegnamento. Mai dimenticare il rapporto tra
                         rischio e rendimento. Diversificare il più possibile. Tenere solo la liquidità che serve.
                         Non vendere d’impulso. In questi tempi, difendere il valore reale dei risparmi è già
                         un grande successo.



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