TERRITORIO
LUPI E PASTORI
21/10/2021
di Matteo Luciani

Un rapporto difficile, ma non impossibile. Oggi gli allevatori sono supportati dalle istituzioni attraverso numerose misure di tutela delle economie montane in cui è presente il grande predatore

FOTO A

Quello tra lupi e pastori è un rapporto difficile che dura ormai da molti secoli. La predazione del bestiame domestico è la principale causa di un conflitto molto difficile da risolvere poiché, oltre ad interessare l’economia locale, va a intaccare una componente emotiva, che risulta più complessa da gestire. Ai fini della tutela del lupo e del mantenimento delle attività umane, diventa fondamentale creare un sistema di coesistenza stabile, possibile solo attraverso processi di condivisione tra tutte le categorie interessate, con le quali si potranno trovare soluzioni concrete. Tuttavia parliamo di un fenomeno che risente di molte variabili legate alle modalità di conduzione degli allevamenti, le quali cambiano a seconda del contesto nazionale, regionale o addirittura locale. Quindi le soluzioni andrebbero calibrate in relazione alle aziende e al comportamento che i predatori hanno in contesti ambientali differenti.

Durante il mio periodo nella Riserva Naturale delle Montagne della Duchessa ho capito che la difesa del bestiame è una delle chiavi per ridurre l’impatto da parte del lupo. A tal proposito ho potuto constatare l’estrema importanza della costruzione di recinzioni adeguate, dell’utilizzo di cani da guardiania e della presenza costante del pastore durante il giorno. Questa mia constatazione trova riscontro anche in diversi studi condotti sulle Alpi, dove è stato accertato che combinando più sistemi di prevenzione per la protezione delle greggi ovi-caprine, la predazione da parte del lupo diminuisce drasticamente.

FOTO BIL PASTORE MAREMMANO ABRUZZESE

L’utilizzo dei cani da guardiania risulta essere una soluzione essenziale, ma che richiede un impegno importante da parte del pastore. La razza più utilizzata è il Pastore Maremmano Abruzzese, per il quale l’Italia vanta una tradizione plurisecolare. In una situazione di assenza del pastore (o con controlli occasionali) e dove gli animali domestici sono lasciati liberi al pascolo senza alcuna forma di custodia, è chiaro che il lupo preferisca cacciare la preda più facile, con un minor consumo di energia. Per questo motivo è essenziale che gli animali domestici siano supervisionati giornalmente dall’allevatore. In questo modo il lupo viene “educato” a rivolgere la sua attenzione alle specie selvatiche, poiché gli sforzi per catturare gli animali domestici adeguatamente custoditi supererebbero i reali benefici. Tuttavia, qualora non vi fosse una ricca disponibilità di prede selvatiche, il lupo potrebbe rivolgere la sua attenzione a giovani bovini ed equini lasciati liberi al pascolo. Relativamente a questa situazione, gli enti e i gruppi di ricerca stanno cercando di trovare strategie ottimali al fine di prevenire la predazione. Oggi gli allevatori sono ampiamente supportati, sia dalle istituzioni italiane, sia dalla Comunità Europea, attraverso diverse misure atte a favorire le economie locali legate all’allevamento in montagna o in altri ambienti in cui il lupo è presente stabilmente. La maggior parte delle iniziative e risorse vengono fornite dalla Commissione Europea: ad esempio il finanziamento di Progetti LIFE o le specifiche misure finanziate nell’ambito dei Piani di Sviluppo Rurale.

FOTO CGLI INDENNIZZI

Oltre all’Unione Europea sono diverse le Regioni italiane, le Province, i Comuni, i Parchi e le associazioni che investono per fornire i mezzi e le conoscenze necessarie agli allevatori affinché questi ultimi possano convivere con i lupi. A livello regionale sono state emesse delle normative in materia di indennizzo, la maggior parte delle quali prevede il risarcimento in denaro per i danni subiti a causa della predazione da parte del lupo. Tuttavia il sistema basato sul solo indennizzo non risolve realmente il problema, poiché si tratta di uno strumento temporaneo che non permette un cambiamento della situazione. Inoltre, come afferma la naturalista Luisa Vielmi, “la lentezza nell’erogazione dell’indennizzo aumenta sicuramente la criticità di una situazione complessa, dove le formule di indennizzo non solo hanno tempi molto lunghi, ma non coprono nemmeno la ricostituzione del proprio animale domestico predato”. Una soluzione potrebbe essere quella di modificare il destino degli indennizzi in forma di aiuti agli allevatori, per mettere in campo gli strumenti di prevenzione più adatti a minimizzare l’impatto del lupo sul bestiame. A tal proposito alcune regioni hanno messo in campo iniziative differenti che si stanno rivelando più efficaci. Per esempio, in Piemonte dal 2011 è stata prevista l’erogazione del “Premio Pascolo Gestito”, che consiste in un contributo in denaro per gli allevatori che mettono in opera una serie di scelte ritenute indice di una corretta gestione del pascolo in presenza del lupo. Un altro esempio viene dal Parco Nazionale della Majella con il programma “Il lupo riporta la pecora”: un progetto che prevede la creazione di un gregge di proprietà del Parco che verrà utilizzato per risarcire gli allevatori, con capi dello stesso valore commerciale.

Tuttavia, la strada per attuare i giusti metodi e la migliore allocazione delle risorse messe in campo per raggiungere l’obiettivo della coesistenza tra lupi e pastori è ancora lunga ed è resa difficile soprattutto dall’elevata frammentazione amministrativa, istituzionale e culturale presente nella nostra penisola. Nonostante le difficoltà, la coesistenza tra lupo e uomo è possibile, ma per ottenerla c’è bisogno del volere e dello sforzo da parte di tutti noi, che abbiamo il dovere di sensibilizzare le presenti e le future generazioni, affinché si possa fare un importante passo di civiltà.

Il lupo rappresenta un fattore di regolazione fondamentale nelle catene alimentari e il suo ritorno con una popolazione stabile, in gran parte della nostra penisola, sarebbe un bene per gli ecosistemi. Ma anche l’allevamento, non intensivo, estensivo e a basso impatto, ha un ruolo importante nel mantenere le praterie secondarie in ambiente collinare e montano, e con esse la loro elevatissima biodiversità di piante e animali, frutto dell’azione dell’uomo che prosegue come una sorta di fattore ecologico a selezionare le specie presenti in questi ambienti.