FOTORACCONTO
CUORE D’ALBERO
16/12/2019

di Paola Favero [Scrittrice di montagna, forestale, alpinista, scalatrice di Bassano del Grappa, già Comandante del Distretto Forestale di Agordo e del Reparto Carabinieri per la Biodiversità di Vittorio Veneto]

foto di Paolo Spigariol


Nella foresta ferita dalla tempesta e` scesa la prima neve. Come per incanto, tra gli alberi caduti risuonano le voci di magiche creature che ci ricordano come i destini degli uomini e della natura siano intimamente legati

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Un anno era passato da quel terribile giorno di fine ottobre, che aveva visto milioni di alberi cadere, sradicati o spezzati dalla furia di un vento mai conosciuto prima. In quelle poche ore molti boschi cresciuti in equilibrio e armonia con l’ambiente, memori di milioni di anni di evoluzione, erano caduti, attraversati da una violenza sconosciuta a cui non avevano saputo resistere.


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Poi era tornato l’inverno, sempre più in ritardo rispetto a un tempo, e finalmente la neve era caduta, bianca e soffice, a coprire come un sudario quelle distese sofferenti, gli alberi morti e quelli feriti, come se quella soffice coltre potesse in qualche modo rendere meno greve il loro destino. Fu allora, dopo la nevicata di febbraio, che il vecchissimo genio degli alberi parlo`.

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Non disse molto, ma racconto` ai suoi fratelli quello che sapeva, di come il mondo stava cambiando, di come l’uomo aveva modificato il clima del Pianeta, e ancora, di come bisognava prepararsi: sarebbe successo ancora e in tempi troppo veloci per il loro ritmo lento, che li aveva da sempre contraddistinti. Tutti lo ascoltarono sorpresi e a qualcuno venne da piangere qualche goccia di resina, vedendo che la situazione era davvero brutta, e disse: “forse non ce` piu` nulla da fare?”.
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Solo loro, gli uomini, possono fare qualcosa - disse il vecchissimo genio, aprendo il suo occhio che sapeva scrutare nel passato e nel presente- ma non capiscono, non vogliono capire, accecati dalla loro sete di potere, hanno dimenticato la cosa piu` importante, che i loro piedi camminano su questa stessa Terra dove noi affondiamo le nostre radici. Solo se ritroveranno il loro cuore di albero, forse, potranno ancora salvarsi

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Radici? Ma non vedi come sono le nostre? Divelte ed ormai morte con tutte le loro parti piu` fragili all’aria: un mondo sottosopra, un altro mondo. E che ne sara` dei vermi, degli insetti, dei funghi che abitavano quel terreno? ... E loro, i tuoi uomini, pensano che l’intero ecosistema del bosco si possa ricostruire cosi`, come fanno con le loro strade e le loro case? - fece eco un altro genio piuttosto accigliato, guardando attorno con il suo grande occhio.

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“È vero, ormai tanto e` stato distrutto, ma non tutto. Forse qualcosa si puo` ancora fare. Ho preparato una lettera, che ripercorre la storia stessa dell’uomo sulla Terra, da quando trovava cibo e rifugio tra i nostri rami a quando usava il nostro legno per scaldarsi, e poi per costruire le sue case, i suoi rifugi, le sue citta`, e per fare i ponti, le navi, i carri, tutti i mezzi di trasporto e gli attrezzi agricoli, ed usava i nostri frutti per mangiare ed ancora per curarsi da molte malattie”. 

E non scordare che con il nostro legno hanno anche costruito quei meravigliosi strumenti musicali, e da noi hanno ricavato la carta per scrivere romanzi e poi poesie...” - si intromise un terzo genio- “Se ne sono forse dimenticati?”

“Temo di si`” - riprese il primo vecchissimo genio – “ma forse qualcuno di loro riesce ancora a ricordare. Ieri e` passato di qui un ragazzino e, pensate, mi ha accarezzato la corteccia e si e` messo a piangere. Poi si e` seduto appoggiando la schiena sul mio tronco spezzato e mi ha confidato che suo nonno ogni sera gli racconta di alberi e boschi e cosi`... cosi` ho deciso di dirlo a lui. Tutto questo, questa immane devastazione, e` il nostro estremo messaggio, un ultimo grido d’amore per quell’uomo con cui abbiamo condiviso un piccolo tratto della nostra esistenza sulla Terra, e a cui un po ci siamo affezionati, nonostante la sua prepotenza, ignoranza e superficialita`. Si`, perche´ tra gli uomini cerano anche i poeti che scrivevano sotto le nostre fronde, i bambini che giocavano all’ombra dei rami, i boscaioli che ci tagliavano ma sempre con rispetto, i forestali che gestivano e conservavano la nostra casa. Sono stato chiaro, gli ho raccomandato di scrivere tutto, e soprattutto di dire a tutti che non ce` tempo da perdere, se cadono gli alberi, i giganti del bosco, che da sempre hanno protetto l’uomo e la sua vita, voi non potrete che condividere il nostro destino. Fate allora che questa terribile tempesta non sia stata vana e ritrovate il vostro cuore d’albero. Allora anche questa devastazione sara` servita a qualcosa e ci sara` ancora una piccola speranza per questa nostra Terra”.