COSTUME E SOCIETA'
PRECURSORE DELL’ECOLOGISMO
30/08/2021

Colto, popolare e raffinato, il Maestro Franco Battiato, nell’album Pollution del 1972, sperimenta l’elettronica e parla della lotta all’inquinamento. L’ambiente e l’amore per la Terra saranno temi cari al cantautore siciliano

FOTO A - Franco-BattiatoLo scorso 18 maggio si è spento a Milo, nella sua Sicilia, il poeta e compositore che ha segnato la musica, italiana e non solo, il Maestro Franco Battiato.

Pop progressivo, opera lirica, musica leggera ricca di spunti etnici e sperimentazioni elettroniche. Ma soprattutto, tanta ricerca filosofica e trascendente. La sua lunga e prolifica carriera di artista, musicista e cantautore è costellata di successi.

L’esperienza musicale di Franco Battiato spazia tra cultura orientale e cultura occidentale alla ricerca di nuovi orizzonti e contaminazioni. Il tema del viaggio, la logica del passaggio, del dolore e l'incontro con il trascendente sono solo alcuni degli argomenti affrontati dal cantautore siciliano, che può essere considerato anche un precursore dell’ecologia in un’epoca in cui artisti e intellettuali avevano ormai recepito e interiorizzato la gravità della crisi ecologica mondiale.

POLLUTION

Nel 1972, Franco Battiato pubblica per l’etichetta Bla Bla Bla Pollution, un album interamente dedicato all’inquinamento, tra l’elettronica e il post-progressive, probabilmente una delle prime opere a livello internazionale incentrate interamente sui temi legati all’impatto dell’uomo sugli ecosistemi. Pollution è un album eccellente.

Pur nella sua brevità, 33 minuti circa, esso si pone come "momento evolutivo" dell'artista il quale supera le visioni oniriche e scioccanti di Fetus per approdare ad una composizione più complessa e strutturata.

La sua ricerca musicale, sospesa tra strumenti classici e materiali concreti, è chiaramente palpabile nella straordinaria varietà di timbriche proposte, laddove ogni singolo suono, ogni provocazione, ogni apertura melodica risultano perfettamente funzionali al contenuto del disco: la complessa "estetica dell'inquinamento".

FOTO B - Album PollutionIl brano che distrugge i tifosi del progresso a tutti i costi è chiaramente “Ti sei mai chiesto quale funzione hai?”, in cui la semplice domanda rende l’uomo moderno preda di horror vacui senza fine, schiacciato com’è tra serbatoi di produzione e spazi su misura. In questo brano di musica classica, ispirato ad una composizione di Bach, molto rallentato, distorto e con abbondanza di effetti speciali, a un certo punto Battiato inizia a piangere.

“Questo disco ha l’intenzione di bloccare tutti i motori a scoppio circolanti in Italia per almeno 24 ore”, fu il commento dell’artista, che peraltro era vegetariano. Negli anni Settanta, l’inquinamento era un tema di cui ancora si discuteva poco e il solo trattare l’argomento come un problema della collettività diventava una denuncia scomoda.

Pochi mesi prima dell’uscita dell’album a Bologna, davanti alle Sette Chiese nella storica Piazza Santo Stefano, si tenne la provocatoria manifestazione ideata dalla Fondazione Iris e dal suo visionario direttore artistico Gianni Sassi dal titolo “Pollution”. A ventisei artisti, tra cui Franco Battiato, fu affidata un’indagine critica e poetica sul tema della contaminazione e dell’inquinamento.

La piazza venne pavimentata con diecimila piastrelle di ceramica che riproducevano la fotografia di una zolla di terra. Su questo “campo artificiale”, gli artisti furono chiamati a proporre idee e modalità per la gestione di una “natura mutante”, deformata dall’inquinamento e dalle azioni dell’uomo. Le basi teoriche del progetto espositivo muovevano dal dibattito sul modello capitalistico, dalla riflessione sulle conseguenze di un sistema malato fondato sul consumismo e dalle prime consapevolezze che l’inquinamento stava scatenando.

L’evento si concluse con un’esibizione del Maestro, e la zolla di terra raffigurata sulle piastrelle venne usata come copertina dell’album, datato dicembre ‘72, con l’aggiunta di un limone fissato a terra con un bullone. A distanza di quasi 50 anni, i temi denunciati da Pollution sono diventati emergenza, con l’Umanità alle prese con una crisi climatica sempre più forte.

FOTO CAUTO-MOTION

Negli anni Ottanta, insieme a Giusto Pio, registra un brano che ne è in qualche modo la prosecuzione, Auto-motion sulle onde di un synth pop intricato e neoclassico si narra di un mondo oramai preda degli algoritmi e della liofilizzazione, di sconvolgimenti climatici nell’universo “e della Terrà non resterà che un pallido ricordo” un verso evidentemente senza appello. Auto-motion fu usato come sigla per Chip, programma di divulgazione scientifica della Rai.

Nel 1982 Franco Battiato pubblica con l’etichetta EMI il disco L’arca di Noè, con in copertina un paesaggio che ricorda una glaciazione. Il ritornello di uno dei brani dell’album, Esodo, dice: “Nelle vie calde la temperatura s'alzerà / Moltitudine, moltitudine / Non si erano mai viste”. La crisi climatica e ambientale intorno a cui, oggi, ci affanniamo tanto, Battiato l’aveva già prevista quarant’anni fa. In un’intervista dichiarò: “Pollution è stato in classifica ai primi posti. Oggi non troverei chi me lo pubblichi…”.

Il noto brano La cura (1997) è stato anche l’inno dell’Earth Hour 2020, evento globale organizzato dal WWF. Nelle sue molteplici interpretazioni, il brano è stato letto, infatti, anche come un inno alla cura della Terra.