ANIMALI
CONNESSIONI INVISIBILI
21/10/2021
di Chiara Grasso

Che rapporto può esserci tra il personaggio di un cartone animato e la tutela dell’ecosistema? La risposta è semplice: detenzione di animali selvatici ed invasione di specie aliene. Rendere carismatica o antropomorfizzare una specie animale la espone spesso a un elevato rischio di estinzione

FOTO A - Alla ricerca di nemo @Rai Ufficio Stampa

“Le persone amano quello che conoscono, conoscono quello che gli viene fatto vedere e proteggono quello che amano”. Questa famosa frase fonda le sue basi su una teoria neuro-psicologica, che postula che in genere piacciano di più le cose con cui viene acquisita maggiore familiarità. In effetti, uno studio ha mostrato che le persone sono più propense a donare denaro per la conservazione delle specie animali con cui hanno più familiarità. Ma la familiarità può anche avere un aspetto negativo. Rendere carismatica una specie, infatti, può aumentare il desiderio di possedere quell’animale, proprio perché conosciuto e amato attraverso i media. Ironia della sorte, infatti, la domanda di pesci pagliaccio nel commercio di animali selvatici sembrerebbe essere aumentata dopo l'uscita di “Alla ricerca di Nemo”, nonostante la trama del film fosse incentrata sulla cattura illegale di pesci per l'esposizione in un acquario. Tendenze simili sono state osservate per le iguane verdi dopo l'uscita di “Jurassic Park” e per le testuggini palustri americane, a causa di “Teenage Mutant Ninja Turtles”. Diversi studi hanno dimostrato che rendere un animale simile agli umani, in cartoni animati o film, espone maggiormente le specie a rischi quali bracconaggio e pet trade in quanto aumenta il desiderio di possederle come animali da compagnia e diminuisce la percezione che le persone hanno del rischio di estinzione di quelle specie. La detenzione come pet di animali selvatici ed esotici non solo solleva questioni morali, ma ci sono sempre più conferme scientifiche che purtroppo sottolineano l’insufficienza di un adeguato soddisfacimento del benessere animale per specie selvatiche tenute in casa. Inoltre, in molti casi, le specie esotiche detenute come pet sono anche causa di infezioni zoonotiche pericolose per la fauna autoctona, domestica e per l’Uomo. Come conseguenza della pandemia da Covid-19, infatti, le ultime normative nazionali stanno iniziando a programmare un graduale divieto della commercializzazione di specie esotiche e selvatiche per evitare nuovi focolai di virus e zoonosi. A tutto ciò si aggiunge un rischio per la conservazione e la tutela ecosistemica.

FOTO B - Pesce-pagliaccio--1280x720IL COMMERCIO DI ANIMALI ESOTICI

La maggior parte delle introduzioni di specie non autoctone, infatti, vede la sua causa nel commercio di animali esotici, il quale ha ricevuto una crescente attenzione nell'ultimo decennio con la crescita dei mercati globali di piante e animali vivi, con aumento concomitante del numero di specie invasive in arrivo attraverso questo canale. Il mercato degli animali esotici, purtroppo, è enorme! Diversi studi hanno riferito che negli anni Novanta sono stati venduti circa 4 milioni di uccelli all'anno in tutto il mondo, rappresentando un quarto di tutte le specie di avifauna esistenti, mentre per i rettili, tra le specie elencate nella CITES, 18,8 milioni di individui sono stati importati nell'Unione Europea tra il 1996 e il 2012. Sebbene la maggior parte degli animali trasportati oltre la loro area nativa rimangano in cattività per la durata della loro vita e non stabiliscano mai una popolazione non autoctona, molti individui fuggono in natura o vengono rilasciati appositamente. Il motivo per cui i proprietari abbandonino animali domestici esotici non è stato del tutto chiarito, ma le ragioni includono la difficoltà nel fornire cure ad animali grandi, vecchi, aggressivi o malati. La questione del benessere animale e della consapevolezza dei proprietari qui diventa fondamentale: è evidente che se non si sa cosa si acquista allora è meno probabile che si conoscano le misure più idonee a prevenire la fuga o assicurare la salute dell’animale esotico da compagnia. “È molto probabile che animali venduti a un proprietario che nel tempo potrebbe diventare disinteressato o disincantato possano diventare nel tempo indesiderati, aumentando il rischio di essere rilasciati oppure lasciati fuggire a causa della mancanza di volontà o dell’incapacità di fornire sufficienti cure e attenzioni. La fornitura di informazioni idonee al momento della vendita aiuterà anche a garantire il benessere degli animali in futuro. Inoltre, molte persone potrebbero non essere consapevoli di ciò che è nativo in una zona e cosa no, infatti alcune specie sono così comuni che si potrebbe pensare che siano native anche se, di fatto, non lo sono.” sottolinea ASAP, progetto LIFE dedicato alle specie aliene invasive, cofinanziato dalla Commissione Europea. Promuovere la consapevolezza della legislazione e spiegare l’etologia degli animali detenuti, potrebbe quindi essere già un importante elemento di mitigazione del problema. Gli studi recenti indicano che il commercio di animali da compagnia esotici ha portato fortemente alla diffusione di specie non autoctone in aree diverse da quelle di origine, basti pensare che, dei 140 rettili e anfibi non autoctoni introdotti in Florida, quasi l'85% è arrivato attraverso il commercio di animali esotici e che il 70% delle invasioni di specie di mammiferi in Brasile negli ultimi 30 anni era dovuto anche al commercio di animali detenuti come pet. E in Italia, tra le testuggini palustri americane, i parrocchetti dal collare e i gamberi rossi della Louisiana, la situazione non è migliore.

FOTO D - Tamia siberianoIL CASO DEL TAMIA SIBERIANO

Tra queste specie invasive, il tamia siberiano (Eutamias sibiricus), originario dell'Asia nordorientale, mostra il più alto numero di popolazioni libere nei Paesi europei, a causa dell'intenso commercio di animali da compagnia. Reso famoso anche dal cartone animato “Alvin superstar”, il tamia è stato introdotto in Italia come pet, perché piccolo, tenero e carino. In un recente studio italiano pubblicato su Mammal Research, è stato osservato che gli scoiattoli siberiani introdotti in Europa sono proprio quelli della sottospecie coreana. Lo scoiattolo coreano è la specie con gli individui più piccoli all'interno del complesso Eutamias sibiricus, fornendo così una conferma del fatto che la dimensione degli animali non è un buon indicatore del successo dell'invasione: animali piccoli possono essere maggiormente invasivi rispetto a specie più grandi.

Emiliano Mori, uno degli autori principali dello studio in questione, racconta l’idea dello studio, nata fondamentalmente dalla tesi di Rudy Zozzoli che si era proposto di approfondire l’origine degli animali presenti in libertà in Italia, in Veneto e nel Lazio, quando si è visto che c’era un’origine mista coreana e in parte russa. “Da qui, specialmente con la collaborazione del Dr. Luca Nerva del CREA di Conegliano Veneto, abbiamo pensato di vedere come fosse messa la situazione in tutta Europa. Il tamia è considerato specie aliena di rilevanza unionale e capire quale origine abbiano gli individui in libertà è molto utile, per prevenire ulteriori invasioni.” continua il ricercatore. “Gli scoiattoli, soprattutto se di taglia media o piccola, sono pet molto apprezzati anche in virtù del fatto che ci sono personaggi dei cartoni animati che li rappresentano o comunque tendono a suscitare molta simpatia. Sebbene detenere il tamia siberiano sia attualmente illegale in Europa (chi ne ha da prima del 2014 deve aver presentato proprio un modulo di denuncia), molte altre specie simili sono ampiamente commercializzate e non è possibile escludere future invasioni di altre specie.” Secondo Mori, andrebbe istituita un’efficace campagna educativa ma in alcuni casi, anche proibirne il commercio potrebbe essere la soluzione, com’è successo con gli scoiattoli grigi o le Trachemys, le testuggini americane comunemente vendute nelle fiere.

Per concludere, quindi, rendere carismatico un animale attraverso il grande schermo può sicuramente aiutare nella sensibilizzazione e nella familiarità che il pubblico ha con quella specie, ma non bisogna tralasciare il rischio di aumentarne la desiderabilità come pet e quindi la detenzione in casa con successivi pericoli di fughe o rilasci che quindi rischierebbero di far diffondere una nuova specie aliena invasiva, dannosa per gli ecosistemi locali.

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