SAPORI E TERRITORI a cura di Viviana Laudani
SAPORI AUTENTICI D’ALTA QUOTA
07/04/2020

di Stefano Carboni


La montagna in primavera: escursioni in bici e passeggiate tra i fiori, e a tavola un filetto di Trota del Trentino IGP accompagnato da un calice di Trentodoc

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I Vigneti del Trentino tra valli meravigliose e imponenti montagne producono uno dei migliori spumanti del mondo.









Metti a tavola le uniche trote IGP d’Italia con uno dei migliori spumanti al mondo, il Trentodoc, e il Trentino è servito. Sì, perché le prime sono pesci salmonidi che nascono e crescono solo nelle acque dei ghiacciai di questa regione, mentre il secondo è il fiore all’occhiello della tradizione vitivinicola trentina. E insieme esprimono il lato gustoso e autentico di un territorio unico, nel cuore delle Alpi italiane, da scoprire tutto l’anno. In primavera, in particolare, l’esperienza culinaria può diventare anche un’occasione per ammirare le più belle fioriture di montagna, dai meleti della Val di Non all’Altopiano di Lavazè in Val di Fiemme.

La natura in alta quota si risveglia dunque e con essa esplode la voglia di escursioni, pic-nic, trekking e pedalate, oppure semplicemente di sole in puro relax circondati da paesaggi mozzafiato e aria fresca. Insomma in Trentino ce n’è per tutti. Ma ogni viaggio o gita che si rispetti non può prescindere da una full immersion nella tradizione enogastronomica locale, ricca di storia e prodotti di assoluta qualità.

Prodotto a marchio IGP dal 2013, questa ‘stella’ d’acqua dolce - unica nel suo genereFOTO B grazie alla purezza delle acque in cui viene allevata - può essere gustata semplicemente bollita o al vapore, ma si presta anche a preparazioni in padella, arrosto e al forno. In ogni sua declinazione ha comunque un sapore molto delicato, capace di sintetizzare al meglio il binomio piacere-salute.

La sua carne è infatti deliziosa e tenera, ma soprattutto magra (grassi totali non superiori al 6%) e ricca di Omega 3. Un toccasana quindi per il palato e per il corpo, ottimo se abbinato alle bollicine di montagna per eccellenza, quelle del Trentodoc. Primo metodo classico italiano (e uno fra i primi al mondo), è l’ambasciatore della tradizione vinicola trentina, la cui storia risale ai primi del Novecento. Al 1902 precisamente, quando il giovane Giulio Ferrari, enologo dell’Istituto Agrario San Michele all’Adige (oggi Fondazione Mach), ebbe l’intuizione geniale di produrre uno spumante con le barbatelle importate dalla Francia, dopo aver notato durante i suoi viaggi d’oltralpe la stretta somiglianza orografica e climatica fra la Champagne e il Trentino. È da qui che prende il via l’escalation della qualità e dell’identità territoriale che nel 1993 ha portato il metodo classico ad ottenere il riconoscimento della Doc Trento, oggi proposta da 53 case spumantistiche riunite nell’Istituto Trentodoc, che tutela e garantisce l’origine e i metodi di lavorazione del vino secondo disciplinare. Ottenuto con il metodo della rifermentazione in bottiglia, può essere prodotto in “bianco” o “rosato” nelle versioni Brut, Millesimato e Riserva con le viti di Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco e Pinot meunier coltivate ad altitudini comprese tra i 200 e i 900 metri in un ambiente dal clima unico, la cui varietà (da un lato il freddo proveniente dalle Dolomiti e dall’altro la temperatura mite del lago di Garda) è in grado di regalare alle uve complessità aromatica, eleganza e freschezza.

 

In collaborazione con Confederazione Nazionale dei Consorzi Volontari per la Tutela delle Denominazioni dei Vini italiani (FEDERDOC) e oriGIn Italia – Aicig – Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche.