Gli angeli del sottopasso

Nel quartiere di Fossitermi (La Spezia) la conoscono tutti come “Nella”, Antonietta Taiola, proprietaria di uno storico bar affacciato su via Monteverdi. E grande è stata l’emozione quando si è saputo che quella donna gentile, sempre pronta ad accompagnare col sorriso l’ennesima tazza di cappuccino, era stata a un passo dalla morte. Era la sera del 26 ottobre scorso, infatti, quando sulla cittadina ligure si abbatteva un violentissimo temporale. Una di quelle serate in cui la tivvù consiglia di restarsene a casa, e alla memoria si riaffacciano le immagini delle devastanti alluvioni che più di una volta hanno messo in ginocchio l’intera regione. Ma Nella non ha voglia di aspettare che spiova; desidera tornare a casa al più presto, farsi una doccia calda e magari prepararsi un bel piatto di trenette, e per farlo non può evitare di attraversare quel sottopasso ferroviario che con le piogge, si sa, si trasforma in un lago. Ha rischiato di morirvi annegata, in quel lago: con l’acqua sempre più alta e la cintura di sicurezza a bloccarle il respiro, era come paralizzata dentro la sua auto. Per fortuna che qualcuno si è accorto che in quella macchina, in panne come tante altre, stava accadendo qualcosa di più grave: in preda al panico, la donna non sarebbe mai riuscita a lasciare l’auto, che stava per essere sommersa. E per fortuna che quel qualcuno ha trovato ad ascoltarlo il vice brigadiere Luca Toschi e l’appuntato scelto Marco Fiorentini, in forza alla locale aliquota Radiomobile, che resisi conto del pericolo non hanno esitato a gettarsi nell’acqua per soccorrere la donna. Pochi concitati minuti e Nella è restituita a se stessa, alla vita. Merito di due carabinieri che hanno fatto solo il loro dovere, ma che la donna ricorderà sempre come “gli angeli del sottopasso”, gli stessi che pochi giorni dopo l’incidente, rispondendo al desiderio d’incontrarli espresso dalla stessa signora Taiola, l’hanno accolta nella caserma del Comando Provinciale dell’Arma, insieme al Comandante della Legione “Liguria”, generale B. Enzo Fanelli, e al prefetto Giuseppe Forlani. Le loro parole di elogio nei confronti dei due sottufficiali brillavano, agli occhi dei due militari, più di due medaglie al valore. Come il sorriso della donna che hanno strappato alla morte.