I limoni di Camilleri

Sono gli agrumi siciliani per eccellenza. Gialli, come i romanzi del mistero e del delitto. Aspretti, solleticano e pizzicano come un motto di spirito. Non ci viene in mente qualcuno?
Anno nuovo vita nuova, si dice. E il primo pensiero è che questo arco nascente chiamato 2011, frazione del cerchio della nostra esistenza, sia un altro dono del quale dobbiamo essere grati. Poi ci sorge un dubbio: forse non per tutti è così. Le condizioni possono variare di molto, e in certi casi c’è poco da ringraziare! Ma inforchiamo gli occhiali, stiamo per leggere il parere di Andrea Camilleri.

Maestro, cos’è la vita? Un regalo, una condanna, un giro su una giostra?
«Intanto c’è da fare una piccola premessa. Può sembrare un assurdo, ma nessuno di noi, per vivere, ha presentato una domanda a chi di competenza. La vita è qualcosa che non deriva dalla nostra volontà. Tutti siamo stati messi al mondo da qualcun altro. A me fa ridere, certe volte, quando le giovani puerpere cominciano ad essere preoccupate per il ritardo nel parto, cosa che avviene abbastanza di frequente. Mi viene in mente che forse, chi in quel momento nuota nella pancia materna, ci sta così bene che non ha nessuna fretta di uscirne. Magari ha già l’idea che dopo sarà peggio. Probabilmente, attraverso la madre, matura una percezione di ciò che è il mondo esterno. E magari tanta voglia di affrontare questa nuova realtà non ce l’ha. La vita è quella che ci capita. Non scegliamo nulla, né il luogo né il tempo. Tanto meno i genitori».

Una tegola che ci cade addosso, detta così…
«Dipende da ciò che troviamo. Se vi è una condizione di buon agio in casa, è chiaro che avremo assicurata una crescita tranquilla. Il gioco si fa interessante quando un genio nasce nelle condizioni più difficili. Il destino non tiene conto della classe sociale e della ricchezza, è un burlone. Fa scherzi, come mettere un talento grandissimo nel figlio di un morto di fame. In casi come questo si verificano forti sconvolgimenti,  perché è difficile che chi è realmente dotato fallisca. Anche quando parte da condizioni impressionanti, sotto zero, se vale riuscirà comunque a farsi largo nella vita. Si trova una forza naturale, nell’individuo provvisto di una particolare intelligenza. Una forza capace di mutare del tutto le condizioni iniziali».

Come definirebbe la nascita, alla luce di ciò che ci ha detto?
«Un ticket, un po’ come un biglietto di andata e ritorno per il treno. Non si conosce la durata del viaggio, può essere di pochi mesi, dieci anni o novanta. Nel percorso sono sicuramente comprese alcune cose: le malattie, le disgrazie, l’invecchiamento. Il problema di molte persone, io credo, è quello di non pensare al ticket. Per questo mostrano grande sorpresa di fronte alla propria decadenza fisica e mentale. Come se fosse un fatto inaspettato. Ma non è vero, era compresa nel biglietto. Tentare di ribellarsi a questa curva, a questo effetto di ritorno, è la cosa più sciocca che l’uomo possa fare. Quella più saggia è adattarsi alle mutate condizioni e cercare di arrivare più serenamente possibile alla fine del viaggio».