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Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

MONITORAGGIO DEL TERRITORIO
L’ALLARME IDROGEOLOGICO IMMEDIATO
13/11/2017
di Franco Ortolani, Prof. Università di Napoli

Il Sistema di Allarme Idrogeologico Immediato potrebbe rappresentare un valido strumento per limitare i danni causati delle catastrofi metereologiche, salvaguardare i cittadini e tutelare le zone naturali e quelle urbanizzate da possibili alluvioni o inondazioni


 

RIASSUNTO:

Contro gli attacchi dei “meteo serial killer” occorre organizzare una valida difesa consistente in un Sistema di Allarme Idrogeologico Immediato per salvaguardare i cittadini e non solo. Oggi con i moderni radar meteo si ha la possibilità di individuare in anticipo l’ampia fascia di territorio sulla quale insisteranno le condizioni meteo atte ad innescare cumulonembi e nubifragi. Le ricerche effettuate nelle aree devastate dai nubifragi hanno evidenziato che, dopo l’inizio del forte maltempo, trascorrono decine di minuti prima che i flussi d’acqua invadano le aree urbane. L’individuazione sul nascere del catastrofico evento meteorologico rappresenta il momento in cui deve essere lanciato l’allarme. Successivamente è di fondamentale importanza individuare e delimitare le zone naturali e urbanizzate che possono essere percorse e devastate dai flussi di piena, così come tragicamente dimostrato dai numerosi eventi catastrofici verificatisi negli ultimi anni in diverse zone d’Italia. Il Sistema di Allarme Idrogeologico Immediato a scala locale e di bacino idrografico dovrebbe essere previsto con legge nazionale e dovrebbe comprendere obbligatoriamente il piano di protezione dei cittadini anche per i bacini urbanizzati di limitate dimensioni.

ABSTRACT:

Immediate hydrogeological alarm
Against the attacks of the "weather serial killer", there is a need to organize a valid defense consisting of an Immediate Hydrogeological Alarm System to safeguard citizens and not only. Modern weather radar can locate in advance the wide range of land on which the weather conditions could be able to trigger cumulonimbus and cloudbursts. Research carried out in the areas devastated by cloudbursts has shown that, after the beginning of bad weather, tens of minutes pass before water flows into urban areas. As soon as the catastrophic meteorological event bursts, the alarm must be launched. Subsequently, it is of crucial importance to identify and delimit natural and urbanized areas that can be crossed and devastated by floods, as demonstrated by many catastrophic events occurred in recent years in different areas of Italy. Immediate Hydrogeological Alarm System at local and hydrographic basin scale should be provided by national law and should also include the citizen's plan of protection for small-scale urbanized basins.

FOTO ADurante la seconda Guerra Mondiale dal cielo arrivavano gli attacchi degli aerei nemici. Ora dal cielo, giungono sempre più frequentemente attacchi micidiali da parte degli spietati “meteo serial killer” rappresentati dai nubifragi rilasciati dai cumulonembi.

In periodo bellico non si potevano evitare i raids dei bombardieri nemici e i danni delle bombe. Oggi non si possono eliminare le perturbazioni atmosferiche portatrici di cumulonembi e nubifragi e i disastri che ne conseguono nelle aree urbanizzate troppo disinvoltamente, sconvolgendo l’assetto idrogeologico ed idraulico originario.

Almeno, però, si possono evitare le vittime?

Durante la guerra era stato organizzato un sistema di allarme antiaereo per ridurre i danni alla popolazione dei bombardamenti nemici: avvistatori dislocati sulle rotte degli aerei nemici che individuavano i bombardieri prima che arrivassero sugli obiettivi civili e militari e lanciavano l’allarme antiaereo un poco prima dell’inizio dei bombardamenti, in modo che i cittadini si rifugiassero nei ricoveri già organizzati nelle aree urbane. Cessato l’attacco nemico, veniva segnalato il cessato allarme e la vita riprendeva.

È evidente che oggi, invece di continuare ad aspettare inermi gli “attacchi” dei “meteo serial killer”, occorre organizzare una valida difesa passiva consistente in un Sistema di Allarme Idrogeologico Immediato per difendere, almeno, i cittadini.

Gli “attacchi” più pericolosi dei cumulonembi si verificano prevalentemente tra fine agosto, dicembre e in primavera. Ogni anno e anche più volte in un anno. Si verificano anche in bacini idrografici di limitate dimensione (da qualche decina ad alcune centinaia di ettari) come quelli del Rio Fereggiano (circa 375 ettari) a Genova, di Vernazza e Monterosso nelle Cinque Terre, ecc.. Per fare un esempio ricordiamo i disastri verificatesi nel 2014 a settembre nel Gargano e a ottobre a Genova.

Ricordiamo anche che i cumulonembi e i nubifragi che da essi possono essere rilasciati non si possono prevedere con certezza in anticipo come dimostrato dallo sbaglio delle previsioni meteo circa il disastro del 9 ottobre a Genova!

Oggi con i moderni radar meteo si ha la possibilità di individuare in anticipo un’ampia fascia di territorio sulla quale insisteranno condizioni meteo atte ad innescare cumulonembi e nubifragi: niente di più! Tale sistema di monitoraggio meteo deve essere integrato perché c’è la concreta possibilità di individuare la ristretta fascia di territorio (di solito ampia da circa 5 a poco più di 10 km) nella quale è iniziato l’ “attacco” da parte di nubifragi dopo pochi minuti che il fenomeno è iniziato tramite pluviometri in grado di registrare l’entità delle precipitazioni ogni due-tre minuti dal momento che la curva pluviometrica che ne consegue acquisisce una inconfondibile morfologia sub verticale, come agevolmente verificabile confrontando i grafici relativi ai vari nubifragi che hanno seminato danni e vittime negli ultimi anni.

Le ricerche effettuate nelle aree devastate dai nubifragi hanno evidenziato che, dopo l’inizio dei nubifragi, trascorrono decine di minuti prima che i flussi invadano le aree urbane. Per fare un esempio, l’esondazione del Rio Fereggiano a Genova durante il nubifragio del 9 ottobre 2014 è avvenuto circa due ore dopo.

L’inizio della verticalizzazione della curva pluviometrica corrisponde all’avvistamento degli aerei nel cielo nei pressi degli obiettivi da bombardare.

L’individuazione sul nascere del nubifragio, che può innescare flussi idrici e detritici eccezionali nei bacini idrografici di piccole dimensioni e che possono invadere rovinosamente le aree urbane, rappresenta il momento in cui deve essere lanciato l’Allarme Idrogeologico Immediato.

E a questo punto cosa dovrebbe accadere?

Naturalmente l’acqua precipitata abbondantemente (durante il nubifragio del 4 novembre 2011 a Genova caddero 181 mm di acqua in un’ora, evento che rappresenta il record italiano) sulla superficie del suolo e tende inevitabilmente a concentrarsi nelle depressioni scorrendo con portate progressivamente superiori verso valle. È costretta, quindi, a seguire “vie obbligate” agevolmente individuabili preventivamente. C’è la concreta possibilità, pertanto, di individuare e delimitare le zone naturali e urbanizzate che possono essere percorse da flussi di piena e che possono risultare devastanti in aree urbane come tragicamente dimostrato da vari eventi luttuosi accaduti negli ultimi anni in varie parti d’Italia (Sardegna, Liguria, Toscana, Sicilia, Campania, Puglia, Calabria ecc.).

1Figura 1: Le colline a monte di Livorno che sono state interessate dal nubifragio che ha innescato un notevole deflusso verso la città

Conseguentemente è possibile, preventivamente, individuare anche le zone “sicure” dove i cittadini si possono “rifugiare” avendo a disposizione, da varie decine di minuti, ad alcune ore di tempo.Questi, schematicamente e sinteticamente, sono gli elementi base su cui devono essere elaborati adeguati e puntuali piani di protezione dei cittadini a scala locale e di bacino idrografico. Tali piani vanno attivati appena diramato l’Allarme Idrogeologico Immediato!

Per fare un esempio, durante il nubifragio avvenuto a Genova tra le 20 e le 22 circa del 9 ottobre 2014, l’allarme si sarebbe potuto lanciare (disponendo del Sistema di Allarme Idrogeologico Immediato) entro le 20,15 circa appena verificata la verticalizzazione della curva pluviometrica; vale a dire oltre due ore di tempo prima che avvenisse l’esondazione del Rio Fereggiano all’imbocco dell’alveo coperto dove il 4 novembre 2011 era avvenuta la disastrosa esondazione che causò ben 6 vittime, dopo quasi cinque ore che era iniziato il nubifragio. Puntare solo sulle grandi opere non vuol dire fornire un rapido contributo alla sicurezza di tutti i cittadini esposti ai “meteo serial killer”. Significa investire enormi cifre di denaro pubblico per realizzare solo alcuni interventi che comunque, senza un adeguato sistema di Allarme Idrogeologico Immediato, non garantirebbero una diffusa sicurezza.

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Figura 2: la registrazione del nubifragio effettuata dal Servizio Idrologico della Regione Toscana. Come si vede il nubifragio è iniziato intorno alle 1,30 ed è terminato intorno alle 3,45 facendo precipitare circa 200 millimetri di pioggia sulle colline incombenti su Livorno. Dalle notizie di cronaca si apprende che intorno alle 5,45 l’acqua fangosa del Rio Maggiore ha inondato violentemente e rapidamente l’abitazione dove si sono verificati i decessi. Risalta la tipica verticalizzazione della curva idrologica in corrispondenza dell’inizio del nubifragio. Tale morfologia è comune a tutte le registrazioni pluviometriche di nubifragi e consente di individuare la precipitazione eccezionale sul nascere. Dopo pochi minuti che è iniziato il nubifragio, inquadrato nella perturbazione evidenziata dal radar meteo, è possibile lanciare l’allarme idrogeologico immediato per i cittadini che si trovano lungo le vie di deflusso e che possono essere rovinosamente interessati dai flussi fangosi. Come si vede chiaramente, i decessi si sono verificati oltre 2 ore dopo l’inizio del nubifragio

Il Sistema di Allarme Idrogeologico Immediato a scala locale e di bacino idrografico deve essere previsto con legge nazionale comprendente obbligatoriamente il piano di protezione dei cittadini anche per i bacini urbanizzati di limitate dimensioni (da alcune decine ad alcune centinaia di ettari).

E dopo Livorno abbiamo imparato qualcosa?

Ancora una volta si è visto, purtroppo, che l'attuale sistema di allertamento per avvisare istituzioni e cittadini che sta sopraggiungendo una perturbazione e che può generare fenomeni idrologici ed idrogeologici, gravi, causati da nubifragi non è in grado di garantire la sicurezza dei cittadini. A Livorno in relazione all’alluvione recente di settembre 2017 si fa presente che le vittime si sono verificate oltre due ore dopo che è iniziato il nubifragio!
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Figura 3: inquadramento del bacino idrografico del Rio Maggiore, vasto circa 563 ettari e delle vasche di espansione realizzate a monte del tratto terminale che è stato tombato. Il cerchietto rosso in destra orografica del tratto tombato evidenzia l’ubicazione della abitazione dove si sono lamentate le vittime.

Che ci sia stata una sottovalutazione della "potenza" del Rio Maggiore è evidente: lo dicono i tragici eventi. Non era stata valutata un'onda di piena innescata da un nubifragio di 200 millimetri di pioggia in poco più di 2 ore. L'esondazione non ha interessato solo il Rio Maggiore, ma anche altri alvei. 
Non esiste un sistema di allarme idrogeologico immediato come quello che proponiamo invano da anni. Le vittime si sono verificate in area esondabile secondo il Piano dell'autorità di bacino oltre due ore dopo che il nubifragio era iniziato. Un sistema come quello che proponiamo da anni, avrebbe segnalato circa due ore prima della tragedia che dovevano essere abbandonate le aree inondabili. Il costo di un sistema di allarme idrogeologico immediato per difendere i cittadini di Livorno dalle piene improvvise, in seguito a nubifragi non preannunciabili con gli attuali sistemi di monitoraggio idrologico, è di circa 100.000 euro.

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Figura 4: in basso è riportato uno stralcio della mappa del rischio alluvioni dell’Autorità di Bacino che evidenzia come l’abitazione (cerchietto rosso) dove si sono verificate le vittime fosse in area inondabile. Le immagini in alto evidenziano l’inizio del tratto tombato del Rio Maggiore (foto a destra) e con il cerchietto rosso l’ubicazione dell’abitazione invasa violentemente e velocemente dall’acqua fangosa.