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  • Anno 2014
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  • N. 3-4 - Luglio-Dicembre
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Editoriale
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L’impiego dello strumento militare nella cooperazione internazionale costituisce il tema dell’interessante elaborato con il quale apriamo questo doppio numero. Il concorso di forze armate, con funzioni più propriamente civili finalizzate alla stabilizzazione e ricostruzione socio-economica nelle aree compromesse da violenti conflitti, ha spesso garantito il raggiungimento di livelli di “sicurezza” inaspettati attraverso azioni di contrasto e di prevenzione nell’intreccio tra attività economiche ed attività illegali.

La cooperazione, in tale ambito, oltre ad essere un obbligo etico di solidarietà, ha costituito, infatti, un investimento strategico anche in termini di sicurezza più ampi quali la ricostruzione sociale, mitigazione dei flussi migratori, protezione dell’ambiente, sicurezza energetica nonché promozione economico-commerciale con grandi opportunità per le imprese. Le operazioni di peacekeeping, basate sulla stretta sinergia tra iniziativa politico-diplomatica, azione civile e militare nonché aiuti umanitari, oltre alla mera pacificazione dei contendenti, assolvono contestualmente compiti di ripristino dell’apparato statuale, sviluppo e consolidamento dell’economia quale fondamento di pace. Appare quindi auspicabile e imprescindibile il rafforzamento del rapporto tra i contingenti impiegati e realtà locali per il rispetto dei 
diritti umani.

L’approfondimento successivo affronta l’argomento dell’autonomia universitaria, principio statuito anche dalla Carta costituzionale. In questo contesto vengono esaminate, in particolare, le competenze in materia di ordine e sicurezza pubblica attribuite ai Rettori all’interno degli Atenei. Il Rettore può av- valersi, al fine di “vigilare a che gli studi si svolgano con ordine e disciplina” e, quindi, prevenire e reprimere tentativi di turbamento allo svolgimento dei corsi o danni alle strutture universitarie, oltre che della collaborazione dei Presidi delle Facoltà, di un “corpo di polizia interna” composto dagli impiegati amministrativi e loro subalterni; a questi vengono assegnate competenze ben definite, senza che comunque nessuna norma abbia conferito loro qualifica di ufficiale o agente di pubblica sicurezza.

La legge vigente ha, più volte, acceso dibattiti sui rapporti tra la normativa in materia di ordine e sicurezza pubblica in senso generale e la normativa riferita all’ambito universitario ovvero sulla possibilità di ingresso delle forze di polizia negli Atenei per la gestione dell’ordine pubblico in relazione alla preventiva autorizzazione/consenso del Rettore. Al riguardo, è augurabile una definitiva soluzione giuridica ed interpretativa sull’applicazione concreta delle norme tenendo in debito conto che, in ogni caso, almeno fino ad oggi, la “consueta” prassi ha spesso evitato pericolosi incidenti.

Segue un utilissimo contributo, redatto da un Graduato dell’Arma, dedicato a una tematica di grande attenzione: le intercettazioni di comunicazioni e conversazioni. Attraverso un’attenta disamina dottrinale sulla complessa materia, l’autore espone, nel dettaglio, gli aspetti connessi agli strumenti codicistici e tecnologici delle intercettazioni relativamente alle restrizioni e garanzie circa i mezzi di comunicazione sottoponibili a controllo.

Resta labile il confine tra esigenze investigative e diritto alla riservatezza per l’ammissibilità nel giudizio. Tale difficoltà, di carattere processuale, permane, nella considerazione che il panorama normativo non sempre fornisce una definizione specifica di ciò che debba considerarsi “utilizzabile”, garantendo la necessaria sicurezza alla collettività.

Presentiamo, infine, un articolo che analizza le conseguenze dell’interazione tra il comportamento umano e l’ambiente in cui l’individuo vive, dal titolo “Interstizio - Fenomenologia 
dei luoghi che mutano” ritenendo che possa contenere anche aspetti di interesse professionale. Tale influenza ha costituito e costituisce oggetto di studio continuo per la comprensione di determinati atteggiamenti comportamentali. Il territorio coinvolge la mente ed inequivocabili condizioni malsane condizionano profondamente gli equilibri sociali: individuarne anticipatamente le conseguenze rimane l’obiettivo primario.

Per la rubrica “Materiali per una storia dell’Arma”, riproponiamo uno scritto apparso sul primo numero del 1962, con il quale l’autore pubblica una breve sintesi di documenti - tra cui dispacci, circolari e decreti -  tratti da antiche raccolte della nostra Istituzione.

Buona lettura.

Gen. D. Luigi Robusto