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Editoriale
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Lo studio in apertura di questo numero, redatto da un noto Criminologo e Criminalista, nonché Magistrato onorario presso il Tribunale di Sorveglianza di Venezia, affronta il tema del plagio psicologico all’interno dei culti settari devianti. Si tratta di un’analisi giuridico-criminologica di sicuro interesse per la formazione degli operatori dell’Arma, e non solo.

Questa avvincente disamina sulla manipolazione mentale, il plagio, ci illustra come la vittima designata, attraverso un procedimento di sottomissione della volontà, venga indotta a commettere azioni che non avrebbe mai messo in atto in condizioni di “normalità”. Il controllo mentale dell’individuo e l’influenza sul suo libero arbitrio destabilizzano fortemente “il senso del sé”, da indurre il soggetto a isolarsi distaccandosi anche dai propri affetti più cari. La stessa identità personale è spesso fortemente compromessa e sostituita, nella maggior parte dei casi, da un’altra plasmata sul drastico cambiamento delle proprie abitudini comportamentali, a seguito dell’inserimento nel nuovo “gruppo” sociale.

È proprio attraverso l’analisi di questo condizionamento psicologico, cosiddetto “lavaggio del cervello”, fondato essenzialmente sulla tecnica persuasiva e mai sotto forma di coercizione, che l’autore ci spiega, dettagliatamente, i profili identificativi di questo subdolo metodo di inganno che, spesso, anche dal punto di vista clinico, rendono difficoltoso un intervento di supporto specialistico di tipo psichiatrico.

Tale complicanza, a tutt’oggi, la ritroviamo anche nell’ambito normativo, in assenza di precise fattispecie penali a tutela dell’integrità psichica. Stilato da un Ufficiale dell’Arma, il successivo articolo, dedicato agli “Operatori di emergenza e Disturbo da Stress Post Traumatico”, spiega, con particolare riferimento ai gruppi professionali più esposti (militari, operatori di polizia e del soccorso), gli aspetti derivanti dal loro intervento in eventi critici, anche di carattere criminale, specie in aree metropolitane.

I fattori di rischio scaturenti dalla frequente esposizione del personale impiegato in determinati incarichi operativi e di servizio determina, talvolta, l’insorgere di disturbi da stress, in conseguenza delle forti emozioni e dei traumi che tali situazioni originano. L’assimilazione emotiva, correlata a un particolare evento, produce, a volte, reazioni incontrollate quali l’angoscia, la paura, l’assenza di forza o di energia, senso di colpa, etc. La persistenza, nel tempo, di tali sintomi nella psiche, stante la varietà delle risposte comportamentali, costituisce l’ostacolo principale per la riconquista di una stabilità.

Una delle strategie migliori per limitare lo stress degli operatori di emergenza è la costruzione di un’immagine positiva di sé, ovvero il radicamento del concetto di autostima, nella consapevolezza che il proprio servizio contribuisce al bene della società sì da riflettersi, positivamente, anche in termini di performance lavorativa.

Per la rubrica “Materiali per una storia dell’Arma”, riproponiamo, in occasione del bicentenario della nascita dell’Arma dei Carabinieri, un articolo apparso sul primo numero della “Rivista dei Carabinieri Reali” del 1936 incentrato sull’importanza dei valori, principi e norme morali tramandati nell’animus dei Carabinieri.

Buona lettura.

Gen. D. Luigi Robusto