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  • Anno 2013
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  • N. 4 - Ottobre-Dicembre
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Editoriale

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Esordiamo in questo fascicolo con uno studio dedicato a un argomento di grande interesse professionale: “Videoriprese e pedinamento satellitare”. In esso, l'autore esamina minuziosamente i concetti più rilevanti derivanti dal dibattito dottrinale che la materia ha suscitato nel tempo, ovvero l’ammissibilità delle cosiddette prove atipiche, diverse da quelle tipiche e regolamentate. Il principio della legalità della prova è garanzia del libero convincimento del giudice, che deve formarsi solamente nell’ambito di prove che possano legittimamente entrare nel processo.
Ad oggi, le videoriprese costituiscono il mezzo di prova più importante non disciplinato dalla legge, ma per la cui applicazione gli interventi della Corte Costituzionale e delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno pur risolto molte controversie. La diversità dei luoghi in cui le riprese vengono effettuate nonché l’oggetto delle immagini stesse racchiudono implicitamente la complessità della loro regolamentazione, anche in relazione all’affidabilità nel contraddittorio. Analoga difficoltà applicativa riguarda il pedinamento tramite Global Positioning System (GPS), divenuto ormai strumento investigativo diffuso e di grande importanza. Anche questa attività, non espressamente prevista e disciplinata, ha spinto gli studiosi e gli operatori del diritto a fornire contrastanti interpretazioni. Questa particolare tecnica d’indagine, secondo l’orientamento della Corte Suprema, può essere assimilata al vecchio e collaudato pedinamento, anche se certamente non può registrare una serie di fatti, quali gesti, incontri, consegna di oggetti, che soltanto l’osservazione diretta riesce a garantire. Pure in questo caso deve essere necessariamente individuata la norma che possa regolare la fattispecie, sempre al fine di garantire il libero convincimento del giudice. L’argomento seguente, di grande attualità, affronta il tema dell’utilizzo dei mezzi necessari a proteggere la popolazione civile dall’imminente minaccia di violenza fisica in presenza di un conflitto bellico, nell’ambito di una “Peace Support Operation”.
La legittimazione di un intervento armato caratterizza sempre più spesso il contenuto delle varie risoluzioni con le quali il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizza il dispiegamento e l’esecuzione di un’azione militare per esigenze umanitarie. La difficoltà di operare in questo contesto, in assenza di precise linee guida che possano orientare le operazioni, rende complessa la verifica dei principi consuetudinari della necessità e della proporzionalità dell’uso della forza. Tragedie come quelle del Ruanda e dei Balcani negli anni Novanta hanno dimostrato che non sussistevano altre opzioni che quella militare per neutralizzarle o limitarne la portata. Disimpegnarsi ed evitare responsabilità personali, con grave nocumento per la prosecuzione della missione in un determinato contesto internazionale, appaiono ancora l’ostacolo maggiore al raggiungimento dell’obiettivo benefico. Prima dell’intervento è necessario, quindi, tentare di risolvere la crisi con tutti gli altri mezzi diplomatici, politici e economici di cui la comunità internazionale dispone. Concludiamo con il “phishing”, ovvero quella pratica illecita che, sfruttando tecniche di social engineering finalizzate ad acquisire informazioni su indicazioni personali, abitudini, stili di vita, consiste nel furto di dati riservati per l’accesso a servizi bancari e finanziari ai fini del loro successivo indebito utilizzo, assumendosi on-line l’identità del legittimo titolare. Il phishing, riconosciuto ormai come una concreta minaccia criminale, ha rivelato l’esistenza di “strutture delinquenziali consortili” a carattere internazionale, gestrici di un vero e proprio mercato delle credenziali di autenticazione di migliaia di utenti.
Con questo numero si conclude il periodo da me trascorso quale Direttore responsabile della Rassegna, che si è rilevato sicuramente come un’esperienza avvincente e stimolante, foriera di ulteriore arricchimento del mio patrimonio professionale. La nostra Rivista, unanimemente riconosciuta quale consolidato strumento e punto di riferimento per coloro che intendano approfondire temi di carattere militare, giuridico e tecnico-professionale, continuerà ad essere, soprattutto per la Scuola Ufficiali, palestra di formazione per i futuri Comandanti, luogo di incontro con la realtà istituzionale per dibattere e confrontarsi sul piano culturale, alla ricerca di equilibrate sintesi tra esperienze pratiche ed elaborazioni dottrinali. Un grato ringraziamento a tutti i nostri collaboratori per i loro autorevoli apporti di pensiero e ai nostri lettori ed estimatori per la loro continua vicinanza e attenzione. Saluto riconoscente tutti i miei autorevoli predecessori, sempre prodighi di consigli, e auguro ogni migliore successo al Gen. Luigi Robusto, collega e amico di lunga data, che mi sostituirà nell’incarico.


Gen. D. Giovanni Nistri