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Editoriale

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È l’applicazione dei principi dell’arte della guerra alla formazione militare” il tema di apertura di questo numero. I maggiori storici militari e i più grandi teorici dell’arte militare hanno per lo più orientato l’attenzione sull’applicazione di tali principi nel momento in cui una guerra fosse già in atto, cercando sempre di coniugare strettamente speculazione teorica ed esigenze pratiche. Per tale ragione, spesso, sono stati trascurati altri aspetti fondamentali come la formazione e l’addestramento, pur riconosciuti altrettanto importanti per il successo delle operazioni militari. In questo contesto, l’autore esamina minuziosamente i concetti più rilevanti, come l’obiettivo, l’unicità di comando, il morale, la mentalità offensiva, sui quali focalizzare la formazione militare, affinché ogni militare comprenda inequivocabilmente lo scopo immediato e il fine ultimo di ogni singola specifica attività.

A tale scopo viene sottolineato come siano essenziali le relazioni interpersonali e didattiche tra formatori e discenti: il rapporto che si instaura è fondamentale, nella considerazione che un formatore influirà non solo sui risultati didattici dei proprio allievi, ma anche - e immancabilmente - sulla loro “educazione” morale. In sintesi, questo articolo offre interessanti spunti di riflessione per il costante processo di miglioramento che deve interessare anche la formazione e l’addestramento delle future generazioni di militari. L’argomento seguente, riguardante “L’associazione per delinquere finalizzata ai furti mediante assegni clonati”, trae origine da un’attività investigativa svolta da un reparto territoriale dell’Arma.

La negoziazione degli assegni clonati nasconde un complesso meccanismo di operazioni fraudolente che necessita di un’articolata organizzazione criminale, molto spesso di difficilissima individuazione. Il falsario per conseguire l’incasso del titolo, ovvero dall’emissione del relativo carnet al completamento della transazione, deve avvalersi di personale infedele degli istituti di credito, di correntisti compiacenti, di individui predisposti alla redistribuzione dell’illecito ricavo sull’intero territorio nazionale. La complessità delle indagini è costituita, in particolare, dalla necessità di far piena luce sul modus operandi dei soggetti coinvolti e, quindi, sulla ricostruzione dettagliata delle diverse fasi dell’azione criminosa: molto spesso alcune vicende si concludono con l’apertura di un procedimento penale a carico di ignoti, quando la vittima del reato ed il negoziatore del titolo clonato si dichiarano entrambi danneggiati dalla truffa. In chiusura di rubrica, proponiamo un contributo su “La testimonianza verbale del minore: validità processuale e tecniche di intervista”. Importanza significativa assume in questo ambito la nuova branca della “Psicologia Giuridica” che si propone, con l’ausilio di adeguate tecniche di intervista, di non “inquinare”, con pratiche suggestive, la realtà dei fatti, cogliendone gli aspetti più nascosti dalla narrazione degli stessi fatta da un minore.

Quest’ultimo, infatti, è per sua natura facilmente suggestionabile e impressionabile, subendo una serie di condizionamenti da fattori esterni come, ad esempio, l’ambiente dell’intervista e le modalità con le quali essa viene svolta, ancor più invasivi se riferite alle minori capacità di giudizio e di autodeterminazione rispetto a quelle che, invece, possiede normalmente un adulto. Rendere meno traumatico possibile il dialogo con il minore è compito dello specialista, che deve essere fornito di strumenti adeguati per la ricostruzione della verità processuale, tra i quali la capacità di analisi della vittima e degli effetti su di essa dell’evento delittuoso in sé e delle relazioni interpersonali vittima- autore del reato.

Gen. D. Giovanni Nistri