Menu
Mostra menu

Inaugurazione dell’Anno Accademico 2011-2012

Il 23 febbraio 2012, nell’Aula Magna, alla presenza dei rappresentanti degli Organi Costituzionali, nonché di numerose Autorità civili, militari, religiose e del Corpo docente, si è aperto ufficialmente l’Anno Accademico 2011-2012. Hanno preso la parola, nell’ordine, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Leonardo Gallitelli, il Ministro della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola e il Presidente del Consiglio, Sen. Prof. Mario Monti.

Il Presidente del Consiglio, Sen. Prof. Mario Monti accompagnato dal Ministro della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di Paola

Prolusione del Comandante Generale dell’Arma

Signor Presidente, sono trascorsi 198 anni da quando, nel 1814, a Torino, venne costituito un Corpo di militari “per buona condotta e saviezza distinti”, incaricato di “contribuire alla difesa dello Stato in tempo di guerra e di vigilare alla conservazione della pubblica e privata sicurezza” in tempo di pace. L’atto costitutivo dell’Arma, che ho citato testualmente, tracciava con straordinaria lungimiranza l’identità dell’Arma, una forza militare in servizio di polizia, con una duplice missione: la difesa della Patria e la sicurezza dei suoi cittadini.
Un’identità, dunque, indissolubilmente ancorata allo status militare e ai valori che esso esprime e che l’Arma coltiva accanto alle altre Forze Armate nell’ambito del Ministero della Difesa.
L’Arma, oggi come allora, è impegnata al servizio dei cittadini con un modello organizzativo che ha la sua matrice nell’aderenza alle molteplici esigenze delle differenti realtà territoriali del Paese. Un modello che accanto a reparti di altissima e diversificata specializzazione ha il suo originale punto di forza nella struttura molecolare delle 4.621 Stazioni Carabinieri e delle 53 Tenenze, le quali, appunto, aderiscono con piena funzionalità al complesso reticolo degli 8.092 comuni e rappresentano, per ben il 75% della popolazione italiana, l’unico presidio di polizia.
Si tratta di reparti che, oltre a svolgere i prioritari compiti di prevenzione e contrasto dei fenomeni criminali, si caratterizzano quali terminali, spesso informali, della rete di protezione e di solidarietà sociale del Paese, proprio in ragione della loro storica capacità di intercettare ogni situazione in grado di incidere sulla qualità della vita o di innescare disordine e conflittualità sociale.
Sul piano delle attività, pochi dati possono rendere la misura dell’impegno profuso e della efficienza di questi reparti.
Nell’anno appena trascorso le sole Stazioni hanno segnalato all’Autorità giudiziaria 305.927 persone e ne hanno tratto in arresto 48.292, pari ad oltre il 73% dell’attività di tutta l’Arma (398.838 persone denunciate e 85.512 arrestate, di cui 58.182 in flagranza di reato).
Ma, soprattutto, hanno perseguito circa 2 milioni di reati (1.979.585), che corrispondono al 69,6% delle denunce complessivamente presentate a tutti i reparti e uffici delle Forze di Polizia (2.843.671).
Il Comandante Generale, Gen.C.A. Leonardo Gallitelli, durante il suo discorsoLe stesse cronache riferite alle recenti straordinarie nevicate hanno offerto innumerevoli testimonianze delle capacità di intervento dei Carabinieri, soprattutto nei centri più isolati, ove è stato puntualmente garantito il primo soccorso ed è stato assicurato un prezioso e tempestivo flusso di informazioni verso le Prefetture e gli organi locali della Protezione Civile, utilizzando la rete delle nostre centrali operative. Quelle stesse centrali che, grazie alla loro evoluta tecnologia digitale, stanno provvisoriamente garantendo dal 1° luglio 2010 il funzionamento del 112 quale Numero Unico di Emergenza Europeo, dando così attuazione a stringenti direttive comunitarie la cui inosservanza comporterebbe onerosissime sanzioni. In altri termini, la formula organizzativa delle Stazioni dimostra ogni giorno la sua straordinaria attualità tanto da continuare ad affascinare chiunque vi entri per la prima volta in contatto, proprio per la singolare capacità di offrire una efficace risposta operativa e di stabilire un rapporto di vera e propria amicizia, cui conseguono in modo naturale consenso e reciproca fiducia.
Con questa consapevolezza, stiamo puntando con decisione sul valore della capillarità del nostro dispositivo. Stiamo perciò attuando un’oculata opera di razionalizzazione, con il fine essenziale di potenziare proprio le Stazioni e qualificarne ulteriormente le capacità, destinando ad esse tutte le risorse umane recuperate da funzioni burocratiche, amministrative e logistiche.
Intendiamo potenziare sia le Stazioni che operano con organici ridotti, sia quelle che operano in territori che hanno evidenziato, sulla base di parametri demografici e indici di delittuosità, accresciute esigenze di sicurezza. Con la stessa ottica stiamo riservando una particolare attenzione alle periferie delle grandi città: lo abbiamo già fatto a Palermo e lo stiamo facendo nella Capitale.
L’opera di razionalizzazione poggia sul fatto che tutti i nostri atti di gestione sono assistiti dalla larga disponibilità di strumenti di governo elettronico, sintesi di un progetto di informatizzazione tenacemente perseguito nel tempo e che oggi colloca l’Istituzione in posizione di riconosciuta avanguardia.
Proprio la realizzazione di questo progetto ci ha consentito di rendere più incisive e meno onerose le funzioni di comando, coordinamento e controllo e, soprattutto, di realizzare significative “economie di scala”, che stanno contenendo sensibilmente i costi di funzionamento e, risultato ancora più importante, permettono il recupero di risorse umane rispetto ad una carenza organica che è ormai stabilizzata intorno alle 7.000 unità. Dall’amministrazione del personale, oggi centralizzata nel Centro Nazionale Amministrativo di Chieti, vero e proprio modello di funzionalità, all’automazione di tutto il comparto logistico, si segna un percorso che dal 2000 ha prodotto un recupero di 4.000 unità.
Lo stesso Stato Maggiore del Comando Generale è stato ridotto, negli ultimi due anni, del 20%, pur mantenendo inalterate le capacità di programmazione e di comando operativo. Ne è conseguito un altro dato di particolare importanza: oggi impieghiamo nelle attività gestionali e burocratiche appena il 3,3% delle risorse umane, ben al di sotto del 10% indicato dalle Leggi finanziarie quale obiettivo delle Pubbliche Amministrazioni.
Nello stesso quadro si collocano la significativa contrazione della dotazione organica di automezzi (- 7.770, pari al 22%), la riduzione del numero di elicotteri (da 95 a 50 velivoli) e delle motovedette (da 173 a 103), con la parallela riduzione dei siti navali (da 126 a 76). Ne conseguiranno, a regime, significativi risparmi sulle spese di esercizio e sulle acquisizioni.
I processi di razionalizzazione sviluppati dall’Arma trovano speculare rispondenza e supporto anche nelle strutture e nelle procedure del vigente modello di coordinamento delle attività delle Forze di Polizia.
Il suo funzionamento è garantito da principi e procedure di collaudata efficacia. Penso al differenziato potenziamento dei presidi sul territorio, alla ripartizione dei comparti di specialità, alla cooperazione internazionale di polizia, ai piani coordinati per il controllo del territorio adottati nei capoluoghi e nei centri più importanti, alla banca dati delle Forze di Polizia, alle opportunità di bandi di gara unici per approvvigionamenti di comune interesse.
Uno dei più importanti punti di forza del modello di coordinamento è l’idoneità ad affermare il moderno concetto di sicurezza “partecipata” ed a favorire, quindi, la valorizzazione dei contributi di istituzioni locali e cittadinanze.
È, in sostanza, un impianto normativo che nei suoi cardini fondamentali conserva una straordinaria attualità. E’ quanto ha affermato con la massima autorevolezza il Signor Presidente della Repubblica nel suo intervento alla cerimonia per i “Cento anni di Viminale”, nel luglio scorso. Il Signor Presidente ha infatti indicato quali “pilastri” del sistema le Autorità di Pubblica Sicurezza il Ministro dell’Interno e i Prefetti e la “pluralità” delle Forze di Polizia, in uno con l”unitarietà” della loro azione, assicurata proprio attraverso il coordinamento realizzato nel Comitato Nazionale dell’Ordine e Sicurezza e nei Comitati Provinciali.
Tornando alla razionalizzazione e all’efficienza dell’Istituzione, va subito detto che il potenziamento delle Stazioni è affiancato alla decisa valorizzazione dell’azione investigativa per fronteggiare i più gravi fenomeni criminali che minacciano la nostra ordinata convivenza civile e che potrebbero trovare più fertile terreno di coltura nella difficile congiuntura economica.
Consentitemi, anzi, a questo punto, di riservare un breve spazio ad alcune delle cennate “minacce”.
La criminalità organizzata resta il fattore di incidenza più insidioso. Il fenomeno sta evolvendo verso nuovi modelli organizzativi e operativi, nel tentativo di arginare gli effetti dell’attività di contrasto condotta dalle Forze di Polizia e dalla Magistratura. A fronte, infatti, della rarefazione degli atti violenti, si registra la tendenza al rafforzamento del profilo economico finanziario dei sodalizi. Recenti operazioni di polizia giudiziaria confermano, inoltre, una forte spinta all’esportazione dell’“impresa mafiosa” nel Centro Nord, ove tendono ad infiltrarsi nei contesti economico imprenditoriali, allo scopo di reinvestire gli ingenti capitali illeciti accumulati e conseguire, da un lato, ulteriori profitti, dall’altro, “rispettabilità” economica e sociale.
La ‘ndrangheta si conferma l’organizzazione mafiosa maggiormente pervasiva e pericolosa, fortemente consolidata in Calabria e nello stesso tempo radicata in altre regioni ed all’estero, ove replica anche le sue articolazioni associative grazie ad una struttura coesa e ancorata a vincoli di affinità familiare che la rendono anche difficilmente permeabile.
La risposta operativa dell’Arma, frutto dell’azione combinata dei comandi territoriali e del Raggruppamento Operativo Speciale (R.O.S.), ha condotto nel corso del 2011 alla denuncia di oltre 1.640 persone per associazione mafiosa, al sequestro e alla confisca di beni per oltre 2 miliardi di euro, nonché all’arresto di 632 latitanti per vari reati.
Sempre sul piano interno, alcune recenti manifestazioni di piazza, hanno costituito esempio emblematico della tendenza alla radicalizzazione delle proteste e del tentativo di coagulare il dissenso di massa da parte dei settori antagonisti e dei gruppi di matrice anarco insurrezionalista. Il collegamento tra componenti anarchiche di diversi Paesi, in particolare italiane e greche, e la realizzazione di vere e proprie campagne terroristiche di portata transnazionale, costituiscono ulteriore motivo di preoccupazione e di impegno investigativo.
Alla “minaccia eversiva” interna si affianca il rischio del terrorismo di matrice confessionale, nel cui ambito rimangono particolarmente insidiosi il cosiddetto terrorismo homegrown e le attività delle organizzazioni di matrice qaidista nei confronti di interessi e cittadini italiani, soprattutto nella regione del Sahel, ove è frequente il ricorso di “Al Qaida nei Paesi del Maghreb Islamico” a sequestri di persona con finalità di estorsione per il finanziamento del terrorismo. Non meno preoccupante è il fenomeno della pirateria marittima, anch’essa fonte di finanziamento dei gruppi del qaidismo somalo “Al Shabaab”.
È questa la cornice di riferimento nella quale si inserisce il potenziamento dell’azione investigativa. Abbiamo accresciuto la capacità di aggressione alla criminalità organizzata con l’istituzione di cinque Reparti anticrimine del R.O.S. e delle Sezioni “Misure di prevenzione” nei Nuclei Investigativi dei principali Comandi Provinciali. Alla stessa logica si ispira la recentissima istituzione, in seno al R.O.S., del “Reparto Crimini Violenti”, destinato ad accrescere e qualificare le capacità investigative in occasione di delitti particolarmente efferati e complessi, che suscitano l’allarme della collettività e determinano comprensibili aspettative di rapida e positiva conclusione delle indagini.
è stato realizzato, in sostanza, un sistema investigativo integrato, particolarmente idoneo ad affrontare le diversificate sfide della delinquenza, grazie a risorse tecnologiche all’avanguardia e all’apporto di personale capace di operare con le metodologie più moderne e motivato dai valori etici cui si ispira ogni Carabiniere.
Quelle stesse capacità e quegli stessi valori che fanno apprezzare i Carabinieri anche negli 8 Teatri operativi internazionali ove siamo presenti, accanto alle altre Forze Armate. Sono complessivamente 518 unità, 271 delle quali in Afghanistan, che curano principalmente l’addestramento delle forze di polizia locali. Esse concorrono, inoltre, con la determinante collaborazione del Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa, alla protezione dei contingenti impegnati nei diversi Teatri, mentre ricevono un prezioso sostegno dall’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (A.I.S.E.), per 1’ individuazione degli autori di atti criminali in danno di connazionali.
Un ultimo cenno alla crescente sensibilità della collettività rispetto alle minacce direttamente riconducibili alla qualità della vita: la tutela della salute, la sicurezza sui luoghi di lavoro, la salubrità dell’ambiente, l’igiene e la genuinità nella filiera alimentare, la salvaguardia dei beni culturali. Per questa ragione, l’attività svolta dai nostri comandi carabinieri specializzati è divenuta sempre più significativa. Frequentemente, peraltro, questi reparti sono chiamati, anche con modalità operative di vero e proprio “pronto intervento”, a rimuovere situazioni di illegalità che incidono sui beni primari appena richiamati e, talvolta, sullo stesso corretto funzionamento di servizi pubblici essenziali. Un esempio fra tutti, i recenti interventi effettuati, su mandato di Autorità governative o parlamentari, dai Nuclei Antisofisticazione e Sanità presso le strutture di pronto soccorso e i reparti di ostetricia degli ospedali o i centri di terapia del dolore.
In stretta sintesi, Signor Presidente, sono due le direttrici fondamentali cui si informa l’attività organizzativa dell’Istituzione.
La prima è il potenziamento della Stazione, vero e proprio elemento identitario dell’Arma e tassello insostituibile del sistema di sicurezza nazionale.
La seconda direttrice è l’accrescimento della qualità dell’attività operativa, che stiamo perseguendo con l’acquisizione delle tecnologie più avanzate e, soprattutto, con l’addestramento del personale.
Questa la ragione per cui abbiamo investito tutte le risorse disponibili nel settore della formazione. Siamo infatti convinti che la semplificazione dei processi decisionali, le razionalizzazioni, il governo elettronico, non possono prescindere dalla valorizzazione delle risorse umane. Da sempre i risultati conseguiti dall’Istituzione sono il frutto della “competenza” e, ancor di più, della “motivazione” del personale, che si dedica con straordinaria abnegazione al bene comune.
Abbiamo quindi attuato una profonda revisione dei programmi addestrativi del Carabiniere, estendendo a 12 mesi la durata del corso e conferendo loro tutte le abilità professionali, anche quelle un tempo oggetto di specializzazioni. Analogamente, i corsi per i Marescialli non sono più biennali ma triennali, in modo che siano pienamente capaci di assolvere alle funzioni di comando e di polizia giudiziaria, con particolare attenzione alle competenze che deve possedere il comandante della Stazione.
Analoga revisione dei programmi abbiamo riservato ai corsi addestrativi dei nostri giovani Ufficiali, presenti in quest’aula e che rappresentano la classe dirigente di domani. Sono giovani appartenenti ad una generazione che ha beneficiato delle straordinarie opportunità rappresentate dallo sviluppo della società dei servizi, dell’informazione e della comunicazione, della tecnologia e della rete, ma che dovrà confrontarsi con ogni probabilità con scenari diversi e forse più complessi rispetto a quelli vissuti dai genitori.
Curiamo, pertanto, al massimo livello la loro preparazione professionale. Soprattutto, li educhiamo all’etica della responsabilità, affinché possano essere sempre guida ed esempio per i loro Carabinieri e riferimenti certi e affidabili per i cittadini.
In altri termini, radichiamo in loro la fedeltà ai valori di solidarietà, umiltà, coraggio e sacrificio, quei valori, insomma, che costituiscono lo storico patrimonio ideale dell’Arma. Quel patrimonio che, come ha recentemente scritto Sergio Zavoli in un suo articolo, fa dell’Arma un tutt’uno con la storia del Paese, al punto di essere nella coscienza e nelle aspettative di tutti 1’ “Arma degli italiani”. Buona fortuna ragazzi! Grazie a tutti dell’attenzione.
Con il Suo permesso, Signor Presidente, prego il Signor Ministro della Difesa di voler dichiarare aperto l’Anno Accademico 2011 2012 della Scuola Ufficiali Carabinieri.

Saluto del Ministro della Difesa

Sig. Presidente del Consiglio, desidero rivolgerLe un grazie particolare per aver voluto essere presente nonostante i suoi numerosi impegni, a questa cerimonia. La Sua presenza rinnova la testimonianza di stima e di affettuosa vicinanza verso l’Arma dei Carabinieri.
Saluto i membri del Governo e, in particolare - mi sia consentito - Anna Maria Cancellieri, che, come Ministro dell’Interno, ha un rapporto particolare con l’Arma, i membri della Magistratura e tutte le Autorità militari, civili e religiose intervenute, tutti voi ma in particolare saluto i giovani Ufficiali dei Carabinieri.
In questo momento vorrei rinnovare la vicinanza della Difesa alle famiglie di Luca Valente, Francesco Paolo Messineo e Francesco Currò che sono caduti 3 giorni fa nell’adempimento del loro dovere in Afghanistan. Desidero anche esprimere la nostra comune vicinanza - sento di poter dire comune vicinanza e solidarietà - ai due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che, impegnati in attività di antipirateria a bordo della motonave Enrica Lexie, sono oggi detenuti in stato di fermo dalle autorità indiane dello stato del Kerala nella città di Kochi.
A loro e alle loro famiglie desidero partecipare che il Governo, sotto la Sua guida Signor Presidente, si sta impegnando al massimo per fa sì che i due militari possano rientrare al più presto in Italia.
Quello attuale è il momento di misurare i toni per consentire alla politica e alla diplomazia di perseguire il risultato che tutti gli italiani si auspicano.
Esprimo anche la nostra partecipazione e vicinanza al dolore delle famiglie dei due pescatori indiani morti.
Signor Presidente, in un momento storico caratterizzato da profondi e continui cambiamenti del quadro geo-strategico e di sicurezza, i Carabinieri, almeno questo posso dirlo con certezza, rimangono un punto fermo ed un solido riferimento sia per la società civile sia per il mondo della Difesa.
Difesa che per far fronte alle difficoltà e all’attuale congiuntura economica - che sono strategiche ma, anche non solo strategiche - sta avviando e intende avviare un radicale processo di ridimensionamento dello strumento militare.
Il discorso del Ministro della Difesa, Ammiraglio Giampaolo Di PaolaUno strumento che, ancorché più contenuto, possa essere sempre all’altezza dei compiti che il paese, gli italiani e gli alleati dell’Unione Europea e della NATO ci richiedono. Si a uno strumento più piccolo, ma uno strumento più capace.
La duplice connotazione, militare e di polizia, emblematicamente riassunta nella formula “Forza Armata in servizio permanente di pubblica sicurezza”, costituisce una peculiarità e il punto di forza.
La militarità dell’Arma è centrale per la sua efficienza.
Con la militarità, i Carabinieri esprimono una combinazione di funzionalità e versatilità capace di sintetizzare al meglio quelle qualità che hanno permesso alla “Benemerita” una perfetta integrazione nello strumento militare nazionale e nel complesso delle forze di polizia. Ne sono concreta dimostrazione i risultati operativi conseguiti in Patria, nella quotidiana lotta alla criminalità, e all’estero, nelle missioni internazionali di pace e sicurezza.
Nei complessi scenari esteri, nelle aree del mondo dove la pace e la sicurezza sono a rischio, l’Arma, insieme agli altri componenti dello strumento militare, ha dimostrato un’eccezionale vitalità organizzativa, proponendo modelli operativi ed addestrativi capaci di rispondere ai bisogni emergenti delle complesse missioni internazionali. Modelli che hanno nella capacità di far sentire la propria “vicinanza alla popolazione” il denominatore comune di una propensione connaturata all’essenza stessa dell’essere Carabiniere.
Signor Presidente del Consiglio, nel corso della Sua recente visita negli Stati Uniti, il Presidente Obama ha voluto ringraziarLa per il contributo che le Forze Armate italiane danno alla missione ISAF, richiamando, tra l’altro, in particolare lo speciale contributo qualitativo e professionale dei Carabinieri.
Generale Gallitelli, sento come un privilegio la possibilità di rinnovare oggi i sentimenti di stima e apprezzamento verso i Carabinieri, per come portano le “stellette”, per il loro impegno silenzioso, convinto e concreto per lo straordinario servizio che rendono, in Italia come all’estero, in difesa della pace, della legalità, della sicurezza e della pace.
In conclusione del mio intervento, voglio rivolgermi ai giovani Ufficiali dei Carabinieri affinché nel solco dell’esempio che da due secoli guida l’Arma sappiano anch’essi agire e confermare, con rinnovata energia, entusiasmo e con la loro militarità, l’impegno dell’Arma al servizio dei cittadini italiani e concorrere alla sicurezza internazionale.
Desidero, quindi, dichiarare ufficialmente aperto l’anno accademico 2011/2012 della Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri.
Viva l’Arma dei Carabinieri, viva le Forze Armate, viva l’Italia.
Grazie.