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  • N.4 - Ottobre-Dicembre
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Libri

Sacco Angelo
Ciavarella Matteo
De Lorenzo Giuseppe

Medicina del lavoro per le professioni sanitarie

ISBN edizioni,
2011, pagg. 208,
euro 15.00

Nella nostra società, ormai definita quasi unanimemente in continua evoluzione, le professioni "regine" di medico, avvocato, ingegnere, hanno subito un radicale mutamento che un tempo era esclusivo appannaggio della sola facoltà di medicina e chirurgia.
Mi riferisco ai corsi di specializzazione che oggi colmano le facoltà delle Università italiane.
Così gli avvocati, oltre alle tre discipline classiche di diritto penale, diritto civile e diritto amministrativo, si specializzano nei vari settori di dette materie; gli ingegneri, che un tempo si limitavano all’edilizia, oggi approfondiscono l’ingegneria informatica, gestionale, meccanica, elettronica, chimica; ma per i medici e per le professioni sanitarie (infermieri, ostetrici, fisioterapisti, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia medica, tecnici della prevenzione, tecnici audio protesisti ecc.) l’ambito specialistico è tradizionalmente più variegato.
Nell’ambito della sanità pubblica, un ruolo di primo piano occupa la medicina del lavoro, disciplina creata da Bernardino Ramazzini nel ‘700 ma rinvigorita solo di recente in relazione alla generale attenzione verso la tutela della salute e della sicurezza di chi lavora.
Gli autori di questo volume, esperti dello specifico settore presso le rispettive Pubbliche Amministrazioni, hanno inteso fornire  agli studenti dei corsi di laurea breve una guida pratica e sintetica, che, tuttavia, offre un ampia panorama della materia, tenendo conto degli indirizzi scientifici più avanzati e degli aggiornamenti sui contenuti innovativi circa la tutela e promozione della salute negli ambienti di lavoro maturati negli ultimi decenni.
I temi di più diretto interesse per i futuri operatori sanitari sono trattati tenendo conto del corposo quadro normativo di riferimento sostanzialmente basato sul T.U. 81/2008.
Al termine di ogni capitolo vengono presentati, oltre alla sintesi di quanto trattato, una serie di quesiti con lo scopo di permettere al lettore/studente di ripercorrere sinteticamente il percorso formativo, di fissare gli argomenti più importanti e di chiarire eventuali dubbi.
Segue, al termine del volume, un’ampia rassegna bibliografica sulle tematiche trattate per gli eventuali approfondimenti della medicina del lavoro, una ricca rassegna normativa e un elenco con una breve descrizione degli Enti nazionali e internazionali che si occupano di prevenzione dei rischi professionali. In conclusione il volume presenta anche un glossario che riporta, in ordine alfabetico, i principali concetti trattati per una rapida consultazione.
Il libro rappresenta, in sintesi, un aggiornato, unitario e utilissimo ausilio didattico che serve da approfondimento pratico tanto per gli studenti che per gli studiosi appassionati della disciplina.

Cap. Giovanni Fàngani Nicastro




Paola Mastrocola

Togliamo il disturbo

Mondolibri edizione,
2011, pagg. 271,
euro 15.00

Nella nostra società, ormai definita quasi unanimemente in continua evoluzione, la scuola assume un significato diverso rispetto al trascorso.
Non più tanto luogo di formazione del futuro cittadino che attraverso l’apprendimento e l’amore per lo studio (più o meno nozionistico) si prepara ad affrontare il mondo universitario o quello del lavoro, quanto piuttosto palestra per la socializzazione… intesa, a volte, in maniera errata.
L’autrice, insegnante di lettere presso un liceo scientifico, descrive la realtà attuale della scuola media superiore, soffermandosi in modo dettagliato sullo studente generico medio e su quello raro; lancia un appello a tutti i ragazzi e ai giovani, ormai presi da mille altri impegni (nelle ipotesi migliori … la palestra, la piscina, il telefonino, il computer, Facebook, ipod e iphone), perché imparino, al di sopra di tutto, ad amare la cultura, ma incita anche gli adulti perché compiano un esame introspettivo sulle scelte, non sempre giuste ed eque, compiute nel passato.
Raccogliendo questi appelli forse gli studenti potranno meglio imparare e i docenti meglio insegnare l’italiano nelle aule italiane.
La lettura del romanzo sarà sicuramente un momento di riflessione per docenti e discenti serenità rappresenta, in sintesi, un aggiornato, unitario e utilissimo ausilio didattico che serve da approfondimento pratico tanto per gli studenti che per gli studiosi appassionati della disciplina.

Cap. Giovanni Fàngani Nicastro




Ferdinando Brizzi
Paolo Palazzo
Alberto Perduca

Le nuove misure di prevenzione personali e patrimoniali
Maggioli editore,
2012, pagg. 211,
euro 25,00

Il testo, appena pubblicato, è stato curato da due magistrati, uno ordinario e l’altro onorario e da e da un ufficiale dei Carabinieri, giudiziario tutti in servizio presso la Procura della Repubblica di Torino ed impegnati nel settore delle misure di prevenzione personali e patrimoniali.
Le misure di prevenzione a partire dalla prima normativa degli anni ’50 hanno compiuto un lungo percorso evolutivo ed assunto un ruolo di primo piano, si può dire strategico, alla lotta alla criminalità organizzata e mafiosa nel nostro paese.
La disciplina di tale strumento di contrasto, che non ha eguali riscontri all’estero per tipologia e potenzialità di utilizzo, ha visto numerose leggi succedersi e stratificarsi negli anni creando non pochi problemi di carattere sistematico ed applicativo.
Il nuovo Codice antimafia del 2011 ha inteso, riorganizzare la materia abrogando le pregresse leggi che sono intervenute nella specifica materia.
Il volume, pensato e scritto dagli autori come un agile strumento per il lavoro di magistrati, avvocati e operatori delle forze di polizia, nel primo capitolo illustra con sistematicità la struttura della normativa con particolare attenzione alle varie misure di prevenzione, ai soggetti che ne sono destinatari ed alle autorità di proposta e di applicazione.
Il secondo capitolo del volume è poi dedicato al procedimento di applicazione delle misure ed alle non poche problematiche connesse, con specifico riguardo al sequestro, alla confisca ed alla amministrazione giudiziaria non solo di beni mobili ed immobili ma anche di attività economiche; ed ancora alle connessioni tra procedimento di prevenzione patrimoniale, e le procedure concorsuali.
Le questioni affrontate ed esaminate dagli autori sono corredate dalla più recente, finanche del 2012, giurisprudenza della Corte costituzionale e di cassazione.
Il valore aggiunto di questa opera è inoltre costituito capitolo dal terzo capitolo dedicato agli aspetti operativi delle indagini di prevenzione e risulta perciò di notevole interesse per il personale di polizia.
In esso viene fornita un’ampia e chiara esposizione delle banche dati a disposizione degli investigatori e necessarie per raccogliere i dati utili alla formulazione delle proposte. Così di ogni banca dati vengono spiegati contenuto, utilità ed anche limiti di utilizzo.
In questo capitolo gli autori presentano anche un modello di "scheda personale e patrimoniale" completa di tutte le informazioni da sottoporre al vaglio dell’autorità giudiziaria proponente e giudicante. La traccia proposta fornisce un utile documento riassuntivo dei dati che possono esaustivamente delineare (secondo le esigenze espresse dalla normativa) sia la pericolosità sociale di un soggetto e sia il patrimonio su cui intervenire con provvedimenti ablativi.
Al tema della prova circa la sproporzione tra i redditi dichiarati od attività economica svolta ed il patrimonio del proposto, ribadito nel D.lgs. 159/11, viene dato ampio rilievo con suggerimenti pratici.
Da ultimo, ma non per importanza, un intero paragrafo è occupato dalla riflessione sulla necessaria sinergia tra indagini penali e di prevenzione. Non può infatti sfuggire l’importanza della valorizzazione e del travaso degli elementi di conoscenza raccolti nel corso dell’indagine penale nelle iniziative di prevenzione. Sul punto gli autori sostengono, e con buone ragioni, l’opportunità dell’adozione del contestuale c.d. "doppio binario" superando così la ancora diffusa pratica dei "due tempi" e cioè di avviare l’azione di prevenzione soltanto dopo la conclusione delle indagini penali.