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Riflessioni sui modelli organizzativi atipici

Danilo Ciampini


Danilo Ciampini
Tenente,
Comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile
della Compagnia Carabinieri di Velletri (RM)

 




 

1. I modelli organizzativi classici

La società occidentale nel suo sviluppo attraverso i secoli si è basata su sistemi socio - organizzativi di tipo gerarchico, in cui i rapporti si articolavano in base al concetto di supremazia, subordinazione ed interdipendenza dei due elementi(1).
Pensiamo all’organizzazione di una grande fabbrica con dirigenti, impiegati ed operai, oppure ad un’associazione culturale composta da presidente, segretari ed iscritti; il fondamento di tale rapporto è il concetto di autorità, che si articola in due dimensioni: comando e valore di identificazione(2).
Il comando si esprime in forma di leggi, che ci si aspetta vengano obbedite, e attraverso l’assunzione del compito di decidere, in base a procedure e competenze "istituzionalizzate"(3).
Come valore d’identificazione collettiva l’autorità crea una serie di simboli, gesti e valori capaci di poter chiedere ed ottenere dalla collettività "sacrifici" di vario genere che possono giungere sino al sacrificio della vita. Mentre per il decisionismo classico (secondo il modello schmittiano) la decisione è la creazione di una situazione risolutiva, nella moderna società democratica e rappresentativa la decisione è la certezza di esecuzione al culmine di procedure di informazione, confronto e negoziato.
Nel sistema democratico la decisione si è trasformata quindi in mediazione, ingabbiata in un sistema organizzativo verticale. In questo senso la decisione ha perso di efficacia poiché l’organizzazione è in realtà un insieme di giochi, con base razionale ed utilitaristica, in cui tutti i soggetti si comportano secondo regole più o meno rigide. Le decisioni e gli obiettivi vengono raggiunti e determinati tramite un calcolo razionale riferito allo scopo, immaginando nelle situazioni che coinvolgono un eventuale avversario, il comportamento razionale dell’altro. In sostanza un gioco strategico di posizioni razionali, la cosi detta rational choice.

2. I modelli organizzativi atipici

Se un’azienda o uno Stato non tenessero conto di suddetti parametri scomparirebbero come tali, ossia otterrebbero il massimo dell’inefficienza, l’opposto della scelta razionale. Tuttavia questa non è che una delle possibilità di condurre un gioco strategico, vi è infatti la possibilità di non far intervenire i parametri di rational choice(4), mediazione, autorità e struttura.
Gli esempi di strutture atipiche sono stati molteplici nel corso della storia, anche se non del tutto corrispondenti ai parametri esposti. La pirateria ed il brigantaggio forse sono gli esempi più calzanti di strutture che si sono confrontate con il mondo militare. Pensiamo ai bucanieri ed ai filibustieri che nel ’600 infestavano le coste e le rotte del Mar dei Caraibi, compiendo razzie contro navi e basi spagnole, arrivando a costituire comunità liberamente organizzate nelle isole caraibiche quali S. Domingo e Tortuga(5).
Il brigantaggio post unitario d’altro canto nelle zone dell’Abruzzo(6), basava il proprio potere sulla capacità di frammentare la propria azione mantenendo una netta separazione tra la miriade di bande che operavano in un settore geografico molto ampio e variegato senza presentare una struttura di comando fissa eppure mostrando capacità di azione altissime. A ciò va indubbiamente aggiunto come il brigantaggio nel corso degli anni abbia cambiato le proprie connotazioni ideologiche passando da forma di reazione all’unità d’Italia (con forti connotazioni politiche), fino a giungere a mera attività sovversiva e delinquenziale.
Le capacità appena descritte esistono tuttavia anche in ambito strettamente militare, focalizzate però su un piano maggiormente operativo(7).
Un classico esempio potrebbe essere quello rappresentato dalle capacità che un paracadutista deve apprendere e sviluppare al fine di sapersi muovere in piena autonomia tattica ed operativa sul campo di battaglia(8). Si pensi anche ai reparti del Long Range Desert Group durante le campagne della Seconda Guerra Mondiale in Africa Settentrionale.
Questi militari riuscivano a gestire in piena autonomia le proprie missioni operando almeno in modo atipico rispetto ai parametri di mediazione, autorità e struttura(9).
Per giungere ai giorni nostri troviamo questi modelli applicati nella lotta di matrice terroristica(10) posta in essere da organizzazioni come ad esempio al Qaeda(11) della quale si evidenzia la natura e l’organizzazione che ci riporta ai modelli di guerra non convenzionale. Tra i vari studi sui modelli di guerra non convenzionale si evidenzia quello sviluppato da John Arquilla e David Ronfeldt(12), da loro definito come termine netwar, che ci spinge verso gruppi capaci di operare al di fuori dei parametri di efficienza razionale descritti. La descrizione che fanno i due studiosi è quella di un gruppo capace di unirsi ed operare con un sistema a rete invece che gerarchico. Ossia il gruppo mantiene un’unità nel tempo proprio perché la sua struttura non è rigida e verticale, bensì cellulare e priva di un piano articolato e definito(13).
Il potere in senso classico è suddiviso e policentrico, limitato in senso verticale e suddiviso in modo orizzontale(14), capace tuttavia di mantenere una propria coesione ed un’unità d’azione. In termini pratici la "guerra di rete" si realizza con una miriade di micro gruppi del tutto indipendenti e slegati tra loro, senza una comune pianificazione se non nelle macro idee.
Sfruttando una struttura a cellula esagonale (la massima struttura per capacità comunicativa), i micro gruppi riescono a far filtrare dati ed informazioni, senza tuttavia essere davvero indispensabili per la comunicazione, che si attua anche in mancanza di un elemento. L’immagine che certo meglio rende il concetto è quello del nido d’api, dove la mancanza di notevoli parti nella struttura dell’alveare non comporta il collasso della struttura, né la morte della singola ape implica lo smembramento dello sciame. Un’immagine molto lontana da quella della catena, dove la mancanza di un anello o il suo cedimento implica la fine della struttura stessa. In questo modello ci si riesce a riunire in modo quasi "spontaneo" ossia senza una reale pianificazione comune; ogni gruppo si presenta con un obiettivo/progetto diverso e sconosciuto agli altri lasciando il maggior numero di punti non pianificati da sviluppare secondo l’esempio della Critical Mass(15).

3. La massa critica

La Critical Mass, o più semplicemente massa critica, nasce negli USA nei primi anni ’90 come un semplice raduno di biciclette, per poi diffondersi in tutto il mondo come evento di ampia portata mediatica. Da questo fenomeno è possibile tuttavia trarre delle osservazioni e delle riflessioni di grande portata.
La massa critica prevede che una massa di persone, sfruttando la loro massa/quantità, occupi strade abitualmente utilizzate per il traffico automobilistico determinandone uno stravolgimento sostanziale delle dinamiche definite e comunemente accettate.
In particolare si pongono le basi per lo stravolgimento dei rapporti di forza tra i soggetti implicati. L’aggregazione di un "nuovo soggetto", la massa appunto, in un contesto dominato da soggetti unici (gli automobilisti) implica infatti la perdita dei cardini di riferimento canonici delle "monadi automobilisti". Si crea in sostanza un rapporto di sopraordinazione tra un soggetto collettivo, indistinto e non formalmente organizzato (la massa), nei confronti di uno privato, autonomo e categorizzato da regole frutto di un sistema di rational choice.
L’aspetto organizzativo è quello che come accennato riveste maggiore interesse. Trattandosi sostanzialmente di un evento spontaneo e di coincidenza, la massa critica può fare a meno di un’organizzazione gerarchizzata o di qualunque tipo di rapporto di comando e controllo. è l’esistenza stessa della massa che implica il suo avvio ed il suo sviluppo. I "dati necessari" dell’evento consistono in definitiva nella conoscenza dell’evento e nella partecipazione allo stesso. Ovviamente è implicita un’ideazione ed una conseguente comunicazione, ma tutto ciò è funzionale alla nascita dell’evento e non alla creazione di una struttura di comando che ne gestisca gli sviluppi o le finalità.
Nella massa critica si verifica l’esatto opposto di quanto accade in una programmazione di tipo EBO(16) (Effects-based Operations - Operazioni basate sull’effetto).   In quest’ultimo tipo di pianificazione i processi vengono elaborati sulla base degli elementi informativi a disposizione del Decision Maker tenendo ben presente la terza legge di Newton secondo la quale: "Per ogni azione c’è una reazione uguale e contraria". In base a tale principio si crea una relazione sostanziale tra la fase di pianificazione/conduzione e quella di definizione degli effetti che si produrranno in seguito al compimento di una determinata azione.
Nelle "organizzazioni" caratterizzate da strutture atipiche come quelle a cui si è fatto sinora riferimento, le decisioni sono immediate, contestuali, casuali e poste in essere da soggetti non rivestiti da incarichi di comando. Un esempio è quello della scelta del percorso che la massa si trova a seguire nella Critical Mass. Il percorso non è studiato né programmato, anzi è deciso sul momento, spesso da chi è in testa al gruppo oppure da soggetti che potrebbero essere in possesso di conoscenze non necessariamente adeguate rispetto al luogo ed al contesto.
I principi della massa critica e della coincidenza trovano piena applicazione in vari ambiti. Si pensi ad esempio ai cosiddetti modelli di partito "movimentisti" che si pongono in opposizione ai modelli classici di partito politico tipici del XX secolo. Nella logica delle liste movimentiste il risultato politico elettorale riveste un’importanza secondaria. Di maggiore rilievo risulta invece essere quella di "assalire" e poter fuggire dalla scena politica quanto più rapidamente possibile per poter poi tornare nuovamente alla carica.
Alla base del movimento resta il sistema di valori che rappresenta l’unico "centro saldo dato dalla comune appartenenza a ideali e principi condivisi ma cui partono tanti fili che nascono dalla società civile e contemporaneamente, l’avvolgono"(17). Le contrapposizioni vengono così superate in nome di un comune valore di riferimento in una piena "logica dei corsari".

4. Il fattore motivazionale

In un tale contesto, come già accennato, assume un ruolo centrale il fattore etico-valoriale del soggetto partecipante all’evento.
La massa, pur configurandosi come un’entità unica, indistinta e priva di una gerarchia interna, necessita per funzionare di un’assunzione di responsabilità da parte dei soggetti partecipanti. In primo luogo ciò è necessario per dare avvio all’evento o al movimento, il quale senza un’idea o una spinta motivazionale forte non potrebbe nascere. In secondo luogo il fattore motivazionale è necessario per far sviluppare l’evento.
Bisogna tuttavia precisare che non si sta facendo riferimento ad un sistema di norme intese come rapporto di imposizione-violazione(18) bensì ad una comune etica di riferimento. Sarebbe infatti più corretto fare riferimento ad un messaggio che costituisce il fattore motivazionale di riferimento. Messaggio che ovviamente non essendo definitivo nel suo essere, assume le più svariate sfaccettature.
Sul piano "tattico" il comune messaggio di riferimento si estrinseca in procedure operative comuni ai partecipanti, acquisite tramite esperienza diretta o scambi comunicativi non prestabiliti. Un esempio può essere quello del passaggio della massa critica presso incroci con il semaforo rosso, in cui singoli soggetti autonomamente si antepongono agli autoveicoli per far transitare la massa.
Il soggetto in questo caso agisce come "parte della massa" e non come elemento di gestione e comando della massa. Il soggetto diviene quindi strumento per la creazione e lo sviluppo dell’evento: le caratteristiche del singolo sono messe a disposizione della massa che in questo modo può continuare la sua progressione. Per quanto attiene al "messaggio" è cardinale sottolineare come esso debba essere rimesso alla libera interpretazione del soggetto, ciò al fine di permettere di creare delle basi motivazionali molto aderenti al soggetto e pertanto più solide.
Giova a questo punto chiarire come l’evento, non avendo una direzione univoca e prestabilita, possa svilupparsi autonomamente in più direzioni. Tale separazione può tuttavia condurre a due conclusioni distinte ed antitetiche:
-  da un lato può condurre alla fine dell’evento a causa della eccessiva frammentarietà della massa che nel suo eccessivo separarsi perde di forza e di capacità di dominio nei confronti delle individualità (nel caso della massa critica il termine di riferimento sono gli automobilisti);
-  dall’altro lato può produrre fenomeni di ulteriore rafforzamento dell’evento nel momento in cui il mantenimento di masse adeguate permettono il conseguimento di risultati tattici di più ampia portata, ovvero alla creazione di un fenomeno di più ampia risonanza pubblica e mediatica.
Tuttavia questo fenomeno costituisce di certo il punto di raccordo per la creazione di un loop in cui messaggio - evento-effetto mediatico - comunicazione costituiscono gli elementi che si pongono in sistema tra di loro per creare una nuova "onda" capace di portare alla creazione di nuovi eventi.

5. L’applicazione sul piano operativo

I principi del Critical Mass applicati in un contesto di lotta ci spingono ad ulteriori riflessioni. Prima tra tutte l’estrema ridondanza sotto ogni aspetto del sistema proposto, ossia la possibilità che chiunque possa lanciare e far portare a compimento un qualunque messaggio. I singoli elementi non operando sulla base di legami e vincoli normativi possono muoversi in modo autonomo verso l’obiettivo-progetto: nessuno ha la responsabilità organizzativa ma tutti possono giungere ad avere successo sfruttando la possibilità di utilizzare tutte le opzioni possibili, anche quelle non razionalmente efficienti. Sul piano tattico è la capacità di sfruttare il caos, la massa e l’indistinto a proprio vantaggio(19).
Ulteriore aspetto di notevole interesse è il rapporto tra evento e comunicazione. La comunicazione permette l’aggregazione ed il passaggio di informazioni utili senza diventare un sistema per impartire ordini e direttive.
Le decisioni e le operazioni sono del tutto decentralizzate, lasciando spazio ad autonomia ed iniziativa. Tutti elementi che sono al di fuori dei giochi secondo cui la nostra società è organizzata.
Tali principi spingono a superare i canoni assodati di riferimento organizzativo(20) anche per ciò che riguarda reclutamento e formazione.
Non esistendo una struttura fissa non esiste neppure una sola procedura di reclutamento, ossia i canali da cui attingere sono pressoché illimitati: basti in questo senso pensare alla diversa provenienza nazionale(21), al grado d’istruzione, all’indirizzo politico e religioso, al sesso ed alla formazione di terroristi ed appartenenti ai movimenti antagonisti(22).
Per quanto riguarda la formazione la prospettiva è molto simile: mancanza di procedure simili, formazione di nicchia attraverso Internet, incontri, scambi di materiale spesso filmato(23).

6. L’attività di arginamento

Il contesto appena descritto pone in luce delle criticità nell’attività di contrasto di fenomeni basati sui principi della massa critica e della guerra net centrica.
Risulta di assoluta attualità comprendere come possa essere possibile fronteggiare tali fenomeni per evitare che possano essere utilizzati come veri e propri strumenti di lotta. Si evidenzia al riguardo che tali eventi si potrebbero verificare in ambito sia militare che civile, e di certo a cavallo tra i due. Tale affermazione va vista alla luce della considerazione che la netta separazione tra piano militare e civile ha sostanzialmente perso di significato(24).
La guerra asimmetrica e "senza limiti"(25) nonché il concetto dell’omnitarget(26) hanno completamente stravolto quella netta distinzione valida di certo sino alla fine della Guerra Fredda(27).
Tutti questi elementi associati alla difficoltà di sviluppare con sufficiente tempismo compagini e strategie di risposta mettono facilmente in crisi le modalità di reazione e contrasto ai fenomeni di lotta basati su massa critica e guerra net centrica. Si pensi come ad esempio nell’ambito dell’ordine pubblico la massa critica non può essere completamente equiparata ad una manifestazione organizzata, cosa che può facilmente mettere in crisi le autorità che non hanno un punto di riferimento a cui fare capo. Si pensi agli effetti che potrebbero accadere in una situazione di mantenimento della sicurezza in zone di crisi.
Nell’ambito della Polizia Giudiziaria appare evidente come gli strumenti investigativi(28), debbano essere uno strumento snello e tempestivo nelle attività di contrasto dei reati. Cosa che risulta difficile in un contesto di rapido aggiornamento delle capacità informatiche a tutti i livelli e di modelli organizzativi caratterizzati da frammentarietà e poliedricità.
Il punto cardine per una efficace azione di contrasto resta evidentemente sempre la risorsa umana.
Sotto questo punto di vista appare importante il ruolo giocato da forze appositamente studiate per essere in grado di agire attivamente in quella gamma d’interventi che possono andare dalla guerra convenzionale alla gestione dell’ordine pubblico(29). Le Multinational Specialised Unit (MSU) e le Stability Police Units (SPU), entrambe sorte sulla base dell’esperienza accumulata dall’Arma dei Carabinieri a livello internazionale, rappresentano di certo degli strumenti flessibili ed adattabili in grado di operare in un contesto dove i compiti militari e civili si sovrappongono(30). La loro stessa natura, caratterizzata da un "doppio cappello" (militare e civile) gli consente di adattarsi ad ogni cambiamento della situazione contingente(31). Tale capacità è sintetizzabile nel concetto di "pensiero aperto" e dialettico non ancorato allo scritto "universale sempre valido". La formazione stessa del carabiniere/gendarme si basa sul ricordo e sulla consapevolezza dell’essere in modo eguale "cittadino, militare e tutore della legge": una triplice identità che consente di confrontarsi con una realtà in continua fase di evoluzione(32). Tale modello formativo coniugato con una solida preparazione professionale negli ambiti della P.G., della P.S. e nel settore militare, rende di certo questa tipologia di unità un elemento prezioso per la gestione di fenomeni difficilmente inquadrabili e definibili.


7. Precisazioni finali

Per definire dettagliatamente un modello quantitativamente e staticamente valido che ci possa assistere nella formulazione di una analisi capace di costituire un punto di riferimento dottrinale si necessiterebbe di maggiori approfondimenti e di un bagaglio di esperienze più ampio. Tuttavia lo sviluppo di una analisi seppur a livello primordiale dei fenomeni di tipo organizzativo connessi al Critical Mass ed al modello net centrico e movimentista, ci ha permesso già da ora di prospettare i quesiti per giungere ad una pianificazione delle azioni necessarie per arginare e contenere situazioni di potenziale criticità. Il presente testo, di natura puramente dottrinale e speculativa, ha mirato sia a fornire uno strumento elementare di riferimento per i soggetti direttamente interessati nelle azioni di controllo e di eventuale contrasto, sia a dare un termine di valutazione con cui definire i futuri sviluppi del fenomeno.
L’impianto descritto è infatti diretto ad identificare unicamente i macro aspetti di riferimento, così da facilitare la conoscenza e la riflessione sul fenomeno, così da facilitare una più approfondita riflessione sulla tematica.
In ultima analisi si vuole qui evidenziare come i fenomeni descritti rappresentino un aspetto di nicchia nel contesto di un radicale mutamento delle strutture organizzative che ha preso avvio con la caduta dei termini di riferimento della Guerra Fredda.

 

 

 



Approfondimenti
(1) - "Il rapporto servo-padrone è una giustificazione dialettica di un principio già noto che è quello del vincolo di dipendenza: il padrone ha bisogno del servo e ne dipende non meno di quanto il servo abbia bisogno del padrone: la negazione è reciproca e il rapporto è uno solo"; R. Franchini, Il progresso della filosofia, Napoli, Ferraro, 1986, pag. 646.
(2) - E.N. Luttwak, La grande strategia dell’Impero bizantino, Rizzoli, 2009.
(3) - G.E. Rusconi, Scambio, minaccia, decisione, Bologna, Il Mulino,1984, pag. 70.
(4) - Per una panoramica esaustiva delle teorie relative alla Rational Choice si confrontino autori quali Gary Becker, Kevin Murphy, Amartya Sen e Milton Friedman.
(5) - Cfr.: P. Gosse, Storia della pirateria, introduzione di V. Evangelisti, ed. Odoya, Bologna, 2008.
(6) - Archivio di Stato Sezione di Lanciano, Busta 153 Fascicolo IV, Sottoprefettura - Brigantaggio - Scontri a fuoco, aggressioni e uccisioni 1863-1867.
(7) - Altro esempio, seppur connotato da limiti temporali e limitato al solo piano teorico è la grande fucina dell’esperienza fiumana. Cfr.: Franzilli M., Cavassini P., Fiume, edizioni Le Scie, Mondadori 2009 Riordino dell’esercito. Il Disegno di nuovo ordinamento dell’Esercito liberatore, elaborato da D’Annunzio con il contributo del suo aiutante di campo, capitano Giuseppe Piffer, prevede una forza armata imperniata su di un "Consiglio militare che delibera a maggioranza" pag. 220, "Parlammo di fare una rivoluzione che cominciasse a mutare l’ordinamento dell’esercito, di abolire i gradi superiori al capitano, di ricreare le antiche compagnie di ventura di tradizione italiana…" pag. 174.
(8) - Cfr.: D. Ciampini, La formazione del nuovo guerriero, in Folgore, ottobre 2001.
(9)   - Formazione ed organizzazione della pattuglia: la pattuglia è composta di 2 ufficiali e 30 soldati, trasportati su 10 autocarri da 80 cwt ciascuno ed una macchina pilota da 15 cwt… La formazione di queste pattuglie è stata iniziata alla fine del giugno 1940. 6 settimane dopo 3 pattuglie operavano in territorio nemico. Da allora numerosi colpi di mano e ricognizioni sono stati eseguiti…, spingendosi a 700 miglia ad ovest della frontiera; S.I.E. "Studio sulle pattuglie motorizzate per operazioni desertiche a grande raggio nell’interno della Libia", trad. a cura del Com. Sup. FF.AA.AS. di un documento inglese rinvenuto sul campo di battaglia.
(10) - Cfr.: V. Pisano, A. Piccirilli, Aggregazioni Terroristiche Contemporanee: Europee, Mediorientali e Nordafricane, AdnKronos Libri, Roma, 2005; V. Pisano, A. Gaspari, Dal Popolo di Seattle all’Ecoterrorismo: Movimenti Antiglobalizzazione e Radicalismo Ambientale, 21mo Secolo, Milano, 2003; V. Pisano, Conflitti Non Convenzionali nel Mondo Contemporaneo, Edizioni Rivista Marittima, Roma, 2002; V. Pisano, Il Neo-Terrorismo: Suoi Connotati e Conseguenti Strategie di Prevenzione e Contenimento, Centro Militare di Studi Strategici, Roma, 1999.
(11) - "… è organizzata sul modello di una famiglia estesa. Facendo leva sui legami di fiducia che tengono insieme le famiglie, può fare un uso considerevole di sistemi bancari che hanno un raggio d’azione globale… La sua struttura chiusa rende estremamente difficile penetrarla … I valori "pre-moderni" le permettono di operare in maniera molto efficiente in una condizione di globalizzazione. Perciò essi non sono affatto pre-moderni", J. Gray, Al Qaeda e il significato della modernità, Roma, 2004.
(12) - Cfr.: J. Arquilla, D. Ronfeldt, Networks and Netwars, Santa Monica CA, Rand Corporation, 1996. J. Arquilla, D. Ronfeldt, Cyberwar and Netwar: New Modes, Old Concepts of Conflict, Santa Monica CA, Rand Corporation, 1995.
(13) - Aspetto di sicuro interesse è di certo il ruolo rivestito in un sistema non gerarchico dalla cosiddetta burocrazia, intesa come elemento di attuazione e di una decisione "Questa fase, che vede in gioco burocrazie pubbliche, destinatari delle politiche e gruppi d’interesse, è tutt’altro che irrilevante: l’attuazione di una politica non discende, infatti, automaticamente dalla sua decisione, ma richiede la collaborazione di molti altri soggetti, e può, quindi, essere facilmente, distorta o addirittura bloccata e resa inefficace", M. Cotta, D. Della Porta, L. Morlino, Fondamenti di scienza politica, Il Mulino, Bologna, 2001, pag. 32.
(14) - Cfr.: A. Caillè, Critica della ragione utilitaria, trad.it., Torino, Bollati Boringhieri.
(15) - …Known as Critical Mass gained momentum, but leaderless group, following a doctrine of organized coincidence, brought traffic to a halt while proving too elusive to be stopped; J. Keats, The Critical Mass Conundrum, in San Francisco Examiner del 29 luglio 2002.
(16) - "Per comprendere le EBO (Effects-based Operations - Operazioni basate sull’effetto) è necessario comprendere gli approcci objectives-based e target-based per la pianificazione, la valutazione e l’esecuzione delle operazioni militari. EBO non sono destinate a sostituirli.  Piuttosto comprendono entrambi questi approcci ma aggiungono un supporto per il dynamic tasking, la valutazione, l’economia delle forze e per il tempismo delle valutazioni. L’approccio target-based identifica l’entità nemica o gli obiettivi e stabilisce di distruggerli. Il focus è sugli effetti fisici sul solo livello dell’obiettivo (target). Questo è stato il tradizionale - e sanguinoso - approccio per millenni. L’approccio objectives-based guarda la strategia ad un solo livello e tramuta quella strategia (come la sicurezza a livello nazionale) in obiettivi al successivo più basso livello (come a livello di teatro e di compagnia). Il focus qui è sugli obiettivi per soddisfare il più alto livello strategico (delle strategi). Questo è stato un approccio comunemente usato per la pianificazione, la valutazione e le azioni di guerra nella passata decade nella USAF (Aeronautica militare statunitense). Nell’approccio EBO si esaminano esplicitamente e si "modellano" le cause tra azioni ed effetti. Effetti fisici e comportamentali, diretti ed indiretti. Gli effetti sono il focus principale.  Le EBO comprendono e integrano sia l’approccio target-based che quello objectives-based. Lo scopo è quello di "modellare" il nemico come un sistema e di fornire valutazioni dinamiche ed in tempo reale all’opposto degli altri approcci dove non sono fatte valutazioni dinamiche". Cfr. M. McCrabb, Effects-based Operations: An Overview, Air Force Research Laboratory, US Air Force Command, 2004.
(17) - Cfr.: G. Fasanella, A. Grippo, L’orda nera, Milano, Bur, 2009, pag. 19.
(18) - Cfr.: G.U. Rescigno, Corso di Diritto Pubblico, Zanichelli, Bologna, Ed. 13°, 2010.
(19) - U. Rapetto, R. Di Nunzio, Le nuove guerre, Milano, RCS , 2001, pag. 277.
(20) - F. Mickolus, T. Sandler, J. Murdock, International Terrorism in the 1980’s, Ames, Iowa State University Press, 1981. F. Mickolus, Transnational Terrorism a Chronology of Events 1968 1979; London, Aldwyan Press, 1980.
(21) - Si pensi come ad esempio i responsabili dell’attentato di Londra del 7 luglio 2005, che costò la vita a 52 persone e provocò circa 700 feriti, erano giovanissimi britannici cresciuti nella zona di Leeds.
(22) - Ad esempio nella sola galassia skinheads è possibile rintracciare un arco ideologico che va dalla sinistra antagonista sino a giungere ai movimenti neo nazisti internazionali. Cfr.: G. Fasanella, A. Grippo, op. cit.
(23) - U. Rapetto, R. Di Nunzio, op. cit., pag. 278.
(24) - "Grazie al progresso tecnologico e ai vari processi di allargamento e estensione dei fenomeni proprie della globalizzazione, il terrorismo può assumere modalità operative multiformi che potrebbero risultare sconosciute e difficilmente prevedibili nel tempo, per cui la scelta delle convenzioni settoriali di punire i singoli specifici "atti" terroristici potrebbe risultare insufficiente", M. Delli Santi, Terrorismo internazionale - definizioni e problemi, in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, Convegno di studi, serie "atti", Aspetti giuridici internazionali nelle operazioni di mantenimento della pace, n. 4 supplemento al n.1/2006, Roma, 11 ottobre 2005, pag. 97.
(25) - Cfr.: Q. Liang, W. Xiangsui, Guerra senza limiti, a cura F. Mini, LEG, Gorizia, 2001.
(26) - Cfr.: R. Myers, National Military Strategy of the United States of America 2004, Joint Chief of Staff, JCS, 2004, pagg.4-5.
(27) - Cfr.: V. Pisano, L’Italia e la Guerra Fredda, Theorema (maggio 2010). La situazione riguardante la sicurezza europea, occidentale e universale è profondamente mutata tra il 1989 e il 1991 con la caduta del muro di Berlino, lo scioglimento del Patto di Varsavia, la dissoluzione dell’Unione Sovietica e l’infranta chimera del socialismo reale. Non solo è finita la quarantennale Guerra Fredda e con essa l’inerente rischio di uno scontro armato convenzionale e potenzialmente nucleare tra i due blocchi, ma la contrapposizione Est-Ovest e la divisione in Primo, Secondo e Terzo Mondo è stata sostituita dalla dicotomia tra Global North e Global South che comporta, presumibilmente anche nel lungo termine, pericoli multi-dimensionali e multi-direzionali, fra cui risaltano il radicalismo religioso, il terrorismo, l’immigrazione illegale, i traffici illeciti e proliferazione delle armi di distruzione di massa".
(28) - "Questo è un nuovo modo di approcciarsi al problema della lotta alle varie forme di criminalità che ha dato e continua a dare in molti casi i suoi frutti. Del resto, l’attività investigativa condotta con l’utilizzo delle intercettazioni, quando effettuata con modalità che ne esaltano l’intrinseco valore, disvela una notevole capacità di prevenire gli eventi! Proprio sulla reale possibilità di prevenire accadimenti penalmente rilevanti e governare le relative evoluzioni di situazioni che il presente studio tende a dimostrare le notevoli positive ricadute di questo strumento anche per il suo contributo che potrà fornire per la nuova sfida asimmetrica globale al terrorismo internazionale", G. Spirito, Intercettazioni di comunicazioni nelle attività investigative - Principi e possibili nuove applicazioni, in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, n. 2/2004 pagg. 58-59.
(29) - Si pensi ai casi di occupazione di paesi stranieri, cfr. al riguardo "In pratica, una volta che la popolazione locale è entrata in contatto con le forze di occupazione, non è più possibile un vuoto di autorità e le responsabilità degli occupanti sul territorio rimane intatta anche in quelle aree in cui sono state ritirate le truppe. In particolare è importante la responsabilità del mantenimento della legalità e dell’ordine pubblico". F. Mini, Aspetti problematici delle funzioni di comando e controllo nelle PSO, in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, Convegno di studi, serie "atti", op. cit. pag. 18.
(30) - Cfr.: L’intesa con l’ONU è un prestigioso riconoscimento per l’attività dottrinale dei Carabinieri in ambito internazionale New York, 29 giugno 2010, "L’Assistant Secretary General for Rule of Law and Security Institutions del Dipartimento per le Operazioni di Pace delle Nazioni Unite, Dmitry Titov, e il Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri Emilio Borghini hanno firmato stamane, al Palazzo di Vetro, un accordo di cooperazione (Memorandum of Understanding) tra l’ONU e il CoESPU, il Centro di Eccellenza delle Unità di Polizia di Stabilità gestito dall’Arma dei Carabinieri in collaborazione con gli Stati Uniti. L’intesa con l’ONU é un prestigioso riconoscimento del lavoro svolto dal Centro di Vicenza che, a 5 anni dalla sua istituzione su decisione del G8 di Sea Island (USA), ha addestrato oltre 2.500 formatori e quadri provenienti da Paesi emergenti, in maggioranza africani. Con l’accordo, le Nazioni Unite riconoscono il contributo dottrinale fornito dai Carabinieri che abbinano capacità militari a quelle di polizia e di assistenza alle popolazioni civili, per il ripristino della sicurezza e della legalità, compiti che i Caschi Blu sono chiamati sempre più spesso ad assolvere nel quadro delle missioni di mantenimento della pace nelle diverse aree di crisi nel mondo. L’intesa prevede una stretta collaborazione ed un coordinamento sull’addestramento e la preparazione del personale da impiegare in tali missioni, non solo tra New York e Vicenza, ma anche con l’invio in diversi Paesi di squadre di specialisti per assistere ed aiutare i formatori ed i quadri già addestrati a Vicenza nella preparazione delle proprie unità di polizia destinate all’ONU. Lo stesso accordo comprende inoltre il continuo aggiornamento dei moduli addestrativi sulla base della dottrina e delle procedure d’impiego ONU, con periodici contatti tra il Palazzo di Vetro ed il CoESPU, corsi speciali per il personale di polizia ONU di stanza nella base logistica UN di Brindisi. L’obiettivo di fondo del documento, l’unico del genere sinora sottoscritto dall’ONU, è quello di diffondere, nell’ambito degli Stati che forniscono unità di polizia alle missioni di pace delle Nazioni Unite, il sistema addestrativo già sperimentato con successo dai Carabinieri italiani in difficili teatri operativi come l’Iraq e l’Afghanistan. L’intesa, che fa seguito al recente invio di un reparto di 130 Carabinieri ad Haiti nel quadro del rafforzamento della missione ONU deciso dal Consiglio di Sicurezza dopo il terremoto di gennaio, consolida la posizione dell’Italia come partner privilegiato delle Nazioni Unite. Primo contributore di truppe tra i Paesi UE e G8 e sesto contributore finanziario, il nostro Paese é stato di recente definito dal Segretario Generale dell’Organizzazione, Ban Ki Moon, come The ideal partner for the United Nations. Il riconoscimento dell’ONU, infine, conferma gli unanimi consensi riscossi dai Carabinieri in ambito internazionale che, anche di recente, avevano trovato conferma in una lettera di apprezzamento inviata dal Presidente Obama al nostro Governo per il ruolo svolto dal CoESPU., da www.carabinieri.it. Eventi, luglio 2010.
(31) - Si pensi ad esempio al settore delle investigazioni rapportate all’intelligence: "…normalmente l’intelligence militare lavora sempre per essere di supporto a future decisioni politiche e/o militari, per la formazione del processo di pianificazione o per la risoluzione di un particolare problema operativo in fase di condotta. L’attività investigativa opera su particolari attivazioni in relazioni a fatti criminosi (concetto classico di "repressione del reato") o, in una accezione più moderna, sviluppa un’attività anche preventiva per la conoscenza e la lotta alla criminalità, al fine di acquisire formalmente e sostanzialmente un chiaro quadro probatorio, in ordine alla commissione di uno o più reati…, Intercettazione di comunicazioni nelle attività investigative, G. Spirito, in Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, n. 2/2004, pag. 64.
(32) - L’impiego di questi particolari assetti spazia praticamente in ogni tipologia di missione internazionale "Eventi Nell’ambito della missione ONU "Minustah" 120 carabinieri costituiscono una Unità Formata di Polizia. Pisa, 25 maggio 2010… La FPU, composta complessivamente da 120 Carabinieri, opererà sotto i colori della Forza di Gendarmeria Europea Eurogendfor, che è già impegnata sull’isola con un’analoga unità composta da gendarmi francesi e con un plotone della Guardia Civil spagnola… In prospettiva futura, inoltre, l’esperienza maturata dall’Arma nei più impegnativi Teatri del mondo nella formazione delle forze di polizia locali, potrà rivelarsi utile per contribuire alla ricostruzione delle strutture di sicurezza haitiane. Cfr.
http://www.carabinieri.it/cittadino/informazioni/eventi/nell'ambito-della-missione-onu-minustah-120-carabinieri-costituiscono-una-unità-formata-di-polizia.