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  • N.4 - Ottobre-Dicembre
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UNFICYP

United Nations Peacekeeping Force in Cyprus

Alessio Rumori


Alessio Rumori
Maresciallo Capo,
in servizio alla Rassegna dell’Arma dei Carabinieri



1. Cipro: cenni storici

a. Premessa

Cipro (Kypros in greco, Kibris in turco) è la terza isola per dimensioni del Mar Mediterraneo e l’unica nel continente asiatico (e non europeo come viene talvolta indicato(1)).
Grazie alla sua straordinaria collocazione geografica nel bacino orientale del Mediterraneo - settanta chilometri a sud della Repubblica di Turchia, cento chilometri dalle coste della Repubblica Araba di Siria e Libano, nel Vicino Oriente e cinquecento chilometri a nord della Repubblica Araba d’Egitto - Cipro ha beneficiato, nel corso dei secoli, sia degli influssi provenienti dalle varie culture europee sia di quelli orientali, in particolar modo dell’Impero Ottomano.Europa. Cipro. Fonte: Wikipedia
Da sempre crogiuolo di civiltà, popoli e culture, ancora oggi costituisce un patrimonio per l’archeologia e un punto di riferimento negli scambi commerciali  tra Occidente e Oriente. È proprio questa sua specificità, dovuta alla sua posizione strategicamente delicata nella geopolitica dell’area mediorientale, che le ha consentito di occupare un ruolo economico e politico di prim’ordine.
Solitamente a Cipro è sempre stato dedicato qualche distratto capitolo della storia antica di Venezia, dell’Impero Ottomano o di quello britannico, e ancora oggi l’identità di questa bella ma sfortunata isola viene annullata nella contrapposizione fra la comunità greca e quella turca, che finisce con il negare l’essenza stessa della sua storia millenaria(2). Riassumere, quindi, in queste poche righe la sua lunghissima e articolata storia, risulterebbe impresa non priva di presunzione.
È naturale pensare che uno studio di sintesi come questo non possa eliminare del tutto la necessità di ulteriori approfondimenti sulla "questione di Cipro"; così come continuerà ad apparire nuovo materiale in proposito.
Ciò non impone, però, che ci si debba limitare nel ripercorrere storicamente gli eventi salienti per meglio comprendere quali siano state le cause che hanno dato origine all’attuale quadro politico di un Paese che è ormai parte integrante dell’Unione Europea.

b. Le origini

Le vestigia del passato sono una delle più importanti caratteristiche di Cipro, ed i relativi siti archeologici testimoniano senza dubbio la sua vera ricchezza. Numerose sono le località di notevole interesse storico ed artistico, un’eredità culturale d’incalcolabile valore.
Considerata la vastità degli scavi archeologici presenti sul territorio, prenderemo in considerazione solo le aree di maggiore interesse attualmente inserite nella lista UNESCO; al fine di dare risalto all’indiscutibile fascino che la terra di Afrodite (per la quale i Micenei costruirono un tempio nel XII secolo a.C.) ha da sempre suscitato nei suoi visitatori, sin dagli albori della civiltà.
Ad oggi, tre sono i siti ciprioti tutelati: Choirokoitia nel distretto di Larnaca, il centro storico dell’antica città portuale di Paphos sul versante occidentale dell’isola, le chiese e i monasteri affrescati con stile pittorico bizantino e post-bizantino nella regione dei monti Troodos (la più grande ed elevata catena montuosa che occupa gran parte del lato occidentale dell’isola).
Altri siti naturali e storico-artistici sono oggi inseriti nella Tentative List e in attesa di valutazione(3).
La nascita storica dell’isola - intesa come primi insediamenti di civiltà stabili - si attribuisce ai primi uomini provenienti dalla vicina Siria e dall’Anatolia, l’odierna Turchia asiatica. Le più antiche testimonianze della presenza dell’uomo sul territorio, risalgono ad una già avanzata fase dell’era neolitica (7000-2000 a.C.). Il sito archeologico più importante sotto questo profilo - che costituisce uno dei più significativi complessi neolitici mai scoperti prima in Europa - è appunto quello di Choirokoitia, inserito nel 1998 nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità, come uno dei primi insediamenti permanenti di Cipro.
Nel corso dei millenni Cipro subirà molte colonizzazioni. Dopo la caduta di Cnosso, nella vicina Creta, vi si stabilirono gruppi di Micenei (XVII-XV secolo a.C.). Successivamente fu la volta dei Fenici che si insediarono soprattutto nelle aree costiere. In seguito si impossessarono del territorio gli Assiri fino a quando, nel 475 a.C., l’isola verrà assoggettata all’impero Persiano. Tra questi due importanti periodi di egemonia, vi è stata una breve parentesi di dominio egizio, durante il quale il sovrano della XXVI dinastia, Ahmose II, fu considerato dai regnanti ciprioti dell’epoca, loro overlord (signore supremo).
L’occupazione persiana terminò nel 333 a.C. quando, con la battaglia di Isso, l’isola entrò a far parte dell’impero di Alessandro Magno per poi passare ai tolemaici d’Egitto per i due secoli successivi, durante il periodo Ellenistico.
Dal 58 a.C. al 330 d.C. sarà parte della Repubblica Romana e, in seguito, dell’impero Latino. I Romani mantennero l’isola in relativa pace e sicurezza per quasi seicento anni, fino a quando gli imperi bizantino - che aveva stabilito a Costantinopoli la propria capitale - ed islamico diedero vita a tre secoli di contese.
Nel periodo delle Crociate, dalla fine del XII secolo in poi, l’isola assunse una valenza importante nei rapporti tra l’Europa e la Terra Santa. In questo periodo verrà acquistata dai Templari e dagli Ospedalieri (Cavalieri di Malta) che ne arricchiranno notevolmente il patrimonio artistico-culturale, fino all’età bizantina che vede la fondazione dell’Islam e le prime invasioni arabe.
Nel 1191, Riccardo I Cuor di Leone (Re d’Inghilterra dal 1189 al 1199), lungo il percorso che lo conduceva alle Crociate, tentò di conquistare l’isola approdando nel porto di Lemesos (ora Limassol) assediando la città. La tenace resistenza dei ciprioti che si opposero al nuovo conquistatore, convinse il regnante a cedere l’isola sotto compenso ai Templari che, a loro volta, la cedettero al Cavaliere crociato Guido di Lusignano - divenuto per via matrimoniale Re Consorte di Gerusalemme - inaugurando così un lungo periodo che vede la nobile casata francese dei Lusignano signori di Cipro. Gli eredi di Guido di Lusignano regnarono per circa tre secoli, reprimendo la cultura e la religione ortodossa ma facendo meraviglie per quel che riguarda l’economia.
Nel 1489, l’isola venne annessa alla Repubblica di Venezia fino allo storico evento della battaglia di Lepanto del 1571. Lo scontro tra le flotte musulmane dell’Impero Ottomano e quelle cristiane della Lega Santa, che riuniva tra le forze navali anche quella di Venezia, si concluse inizialmente con la vittoria delle Forze alleate. La scarsa coesione tra i vincitori però impedì di sfruttare appieno la loro vittoria ed ottenere una supremazia duratura sugli Ottomani. Cipro divenne così possesso ottomano, fino a quando un’altra potenza straniera si impose nella regione. Nel 1874, infatti, Costantinopoli cedette all’Inghilterra l’amministrazione dell’isola e, con il Trattato di Losanna del 24 luglio 1923, Cipro assunse definitivamente lo status di colonia della corona britannica.
Con il Trattato di Losanna si stabilirono i confini tra Grecia, Bulgaria e Turchia e la fine di ogni pretesa turca su Cipro.

L'assetto della Turchia dopo il Trattato di Losanna del 1923

Il trattato stabiliva il riconoscimento della Repubblica di Turchia, che comunque doveva garantire la protezione della minoranza greca, così come il governo greco si impegnava a rispettare le minoranze musulmane. Nonostante l’accordo, durante gli anni successivi sia i turchi sia i greci denunciarono più volte violazioni del trattato operate dalla controparte. La maggioranza della popolazione greca di Cipro accolse favorevolmente l’annessione all’Inghilterra convinta che tale condizione avrebbe favorito l’unione in uno stato di Grecia e Cipro (movimento noto come Enosis) mentre, per questo motivo, i turco-ciprioti si opposero all’annessione inglese invocando la restituzione del Paese alla Turchia o perlomeno la Taksim, ovvero la spartizione dell’isola.
Furono proprio tali fermenti a gettare le basi per l’odierno "conflitto" fra Grecia e Turchia.


2. Storia contemporanea e il "problema Cipro"

Il 16 agosto 1960, la Repubblica di Cipro ottenne finalmente l’indipendenza dalla Gran Bretagna, divenendo - un mese più tardi - membro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). La Costituzione in vigore dal giorno dell’assunta indipendenza, fu concepita in modo da bilanciare e garantire i rispettivi interessi. L’Arcivescovo Makarios III, guida religiosa e civile greco-cipriota, fu eletto presidente, mentre il leader del Partito Nazionale Turco Faisal Küçük divenne vicepresidente. Tale accordo non fu tuttavia risolutivo e la questione cipriota assunse un rilievo internazionale.
La convivenza delle due comunità etniche, infatti, incontrò da subito grandi difficoltà, e per quanto la supervisione in qualità di "potenze garanti" di Gran Bretagna, Grecia e Turchia avrebbe dovuto garantire l’equilibrio - con diritto di intervento in caso di vere o presunte violazioni dei termini dell’accordo - la tensione accumulata tra le comunità greco-cipriota e turco-cipriota sfociò in una serie di episodi di intolleranza e violenza che culminarono nel dicembre del 1963 con il tentativo di incrementare l’autonomia della Repubblica di Cipro da parte della comunità greco-cipriota. Questo periodo di instabilità portò all’inevitabile divisione in due dell’isola e alla formazione di due comunità ognuna con una propria amministrazione: da una parte di lingua, usi e costumi greco-ortodossi, dall’altra turco-musulmani.
Il 15 febbraio del 1964, dopo il fallimento di tutti i tentativi di ristabilire la pace sull’isola, i Rappresentanti ONU della Gran Bretagna e di Cipro chiesero al Consiglio di Sicurezza di porre in essere azioni immediate; il 4 marzo 1964, con la Risoluzione n. 186, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, istituì la missione UNFICYP che divenne operativa il 27 marzo successivo(4) con mandato semestrale, da allora sempre rinnovato.
Il mandato di UNFICYP, nell’ottica di preservare la pace e la sicurezza internazionale, consisteva nel porre in essere tutte quelle azioni atte a prevenire un ritorno allo scontro interetnico tra i greci e i turchi residenti nell’isola(5) nonché, se necessario, contribuire alla stabilizzazione ed al mantenimento della legge e dell’ordine, oltre alla restaurazione delle normali condizioni di vita, svolgendo funzioni di assistenza umanitaria presso la comunità greca e maronita (comunità di cattolici di rito siro-libanese) al Nord, e presso la comunità turco-cipriota del Sud. Attività, queste, tuttora garantite dai caschi blu dell’ONU che sostituirono la Forza di interposizione anglo-turco-greca, in un contesto dove - allo stato attuale - le due comunità condividono molti costumi ma di fatto con identità ben distinte, basate sulla religione e profondi legami rispettivamente con la Grecia e la Turchia.


3. La guerra civile del 1974

Durante la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, i tentativi di contenere la tensione tra le due comunità, i "continui" fallimenti da parte dei rispettivi governi nella gestione di quella che sarebbe divenuta di lì a poco una "Cuba del Mediterraneo" - anche e soprattutto in vista di una possibile entrata in campo dell’Unione Sovietica - e considerata, inoltre, la linea politica che stava prendendo il governo Makarios, sfociarono in una vera e propria guerra civile. Il 15 luglio 1974, un tentativo di colpo di Stato da parte dei greco-ciprioti, appoggiati dal governo di Atene per annettere Cipro alla Grecia, provocò la reazione del governo di Ankara che, per proteggere la minoranza turco-cipriota, inviò proprie truppe ad occupare la parte nord dell’isola. Il Consiglio di Sicurezza chiese alle parti in conflitto di cessare il fuoco (che di fatto entrò in vigore il 16 agosto 1974) e pose le basi per le negoziazioni tra la Grecia, la Turchia e la Gran Bretagna(6).
A seguito di tali avvenimenti, si arrivò così nei fatti alla Taksim, ovvero alla spartizione dell’isola tra le due etnie. Mentre precedentemente all’invasione turca, infatti, le due comunità vivevano disperse sull’intero territorio, dopo il 1974 la demarcazione si è acutizzata a causa della conseguente separazione geografica della popolazione, forzata dagli eventi bellici. Seppur di breve durata, la guerra civile fu particolarmente sanguinosa e causò un gran numero di rifugiati, dando vita a faide familiari, o di comunità, difficilmente conciliabili. Questo scambio di popolazione forzato, dovuto appunto alla deportazione di centinaia di migliaia di persone sia dalla zona settentrionale dell’isola verso l’area meridionale per quanto riguarda i greco-ciprioti sia dal sud verso la parte nord per quanto concerne la popolazione di etnia turcofona, hanno reso difficile la ricomposizione delle due parti dell’isola. I conflitti interreligiosi e interetnici che hanno caratterizzato gran parte della storia di Cipro sono tuttora motivo di accese discussioni da parte dei rappresentanti delle due comunità e di conseguenza dei rispettivi governi di appartenenza.
Il 15 novembre 1983, avvenne la proclamazione unilaterale della Repubblica Turca di Cipro, riconosciuta unicamente dal governo di Ankara ma non dall’ONU, né dalla comunità internazionale. Le continue difficoltà nell’individuazione di un accordo hanno caratterizzato i successivi venti anni di contenziosi, periodo durante il quale i risultati dei dialoghi non hanno portato a sostanziali mutamenti né ad un accordo di massima per una potenziale riunificazione(7). Bisognerà attendere il 2003 per osservare i recenti sviluppi delle trattative(8).
Nel dicembre del 2002, Bruxelles ha invitato formalmente Cipro ad associarsi dal 2004 all’UE, insistendo che la partecipazione sarebbe stata applicata all’intera isola e sperando che ciò potesse fornire un incentivo alla riunificazione.
Dopo la bocciatura da parte della comunità greco-cipriota del referendum del 24 aprile 2004(9) - che avrebbe dovuto decidere sul piano messo a punto dall’ONU per la riunificazione dell’isola - il primo maggio 2004, la Repubblica di Cipro divenne - insieme ad altri nove Paesi - membro a pieno titolo dell’Unione Europea, ma solo la parte greco-cipriota ottenne i benefici dell’appartenenza. Il problema cipriota rimane per la Turchia una delle questioni più spinose nelle relazioni con l’Occidente, soprattutto perché la riunificazione dell’isola continua ad essere uno dei pre-requisiti fondamentali nel percorso di adesione di Ankara all’Unione europea(10).


4. United Nations Peacekeeping Force in Cyprus

UNFICYP(11) è una delle missioni di pace dell’ONU più longeve. La Forza di Peacekeeping(12) delle Nazioni Unite a Cipro (UNFICYP, dall’inglese United Nations Peacekeeping Force in Cyprus) è stata istituita nel 1964, per prevenire ulteriori scontri tra le due etnie presenti sul territorio: le comunità greco-cipriota e turco-cipriota; per contribuire al ripristino, mantenimento e rispetto della legge, e permettere un ritorno alle normali condizioni ed attività civili.
Dopo le ostilità del 1974, il Consiglio di Sicurezza ha adottato una serie di nuove risoluzioni che hanno permesso una considerevole estensione del mandato originario, il che ha richiesto specifiche funzioni aggiuntive in modo da vigilare maggiormente sull’applicazione del "cessate il fuoco" nella zona neutrale.
Nel corso degli anni la Missione divenne un fattore critico nel mantenimento dello status quo, poiché, se da un lato prevenne una nuova escalation delle violenze, dall’altro ritardò il raggiungimento di una nuova soluzione politica duratura. L’accettazione della politica di Peacemaking, messa in atto dall’ONU, in ogni caso, non fu posta in discussione, divenendo una sorta di "istituzione"; ed entrambi i contendenti confidavano nel suo proseguimento, anche indefinitivamente.
In questo scenario, le Nazioni Unite continuano a favorire il Partenariato Euro-Mediterraneo, privilegiando le relazioni economiche, sociali e culturali tra gli Stati ed incentivando, in ambito politico, l’instaurazione di una cooperazione costante in ambiti quali la formazione del personale diplomatico, lo scambio di informazioni sul disarmo e sulla tutela dei diritti umani, creando un nuovo contesto nel quale perseguire una soluzione della questione cipriota ed una definitiva normalizzazione dei rapporti tra Grecia e Turchia. 
La missione UNFICYP si basa sul lavoro sinergico di tre componenti basilari (three-pillar): UNFICYP’s Military, UN Police e Civil Affairs Branch, ed esercita la sua autorità principalmente all’interno della zona controllata.

a. Buffer Zone

La Buffer Zone (linea di cessate il fuoco o Green Line) si estende per una lunghezza di 180 chilometri, su una superficie di 346 chilometri quadrati - dalla località Kato Pyrgos nel versante nord-est a Dherynia nel distretto di Famagosta ad est - attraverso tutta l’isola.
La sua ampiezza varia da venti metri (distanza che si riduce fino a pochi metri in alcuni tratti all’interno della città vecchia di Nicosia(13)), a circa sette chilometri nei pressi del villaggio di Atheniou. Di fatto, con i suoi limiti settentrionali e meridionali, questa zona cuscinetto, separa la comunità greco-cipriota a sud (per i due terzi della superficie), dall’auto proclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord (TRNC) per il restante terzo del territorio.

Distretti di Cipro e Buffer Zone. Fonte: Wikipedia

Vi sono inoltre due aree dell’isola rimaste sotto la sovranità Britannica ed occupate da basi militari: Akrotiri e Dhekelia; nonché la città abbandonata di Varosha (Famagosta) dal 1975, sotto il controllo dei militari turchi.
La Buffer Zone costituisce il limite meridionale raggiunto dalle truppe turche durante l’invasione del 1974. I suoi confini sono sottoposti alla permanente vigilanza armata da parte delle rispettive Forze militari: dal nord sino al limite della zona cuscinetto, dall’esercito turco e turco-cipriota e viceversa, a sud, dalla Guardia Nazionale greco-cipriota (GCNG). L’interno dell’intera Buffer Zone è affidata al controllo esclusivo del personale delle Nazioni Unite; ed il suo attraversamento da parte dei civili è consentito previa esibizione del passaporto o carta d’identità solo attraverso i passaggi ufficiali (checkpoints).

b. UNFICYP’s Military

La componente militare della Missione ha il compito primario di sorveglianza all’interno della zona cuscinetto con pattuglie a bordo di veicoli, a piedi, in bicicletta e in elicottero. Nel corso degli anni, più di 150 mila soldati hanno preso parte alla missione. Attualmente, circa 860 militari di varie nazionalità prestano servizio a rotazione su tutto il territorio controllato.
La componente militare di UNFICYP è suddivisa in tre settori(14):
- Settore 1 (ovest), dal 1993 di competenza del contingente argentino.
Questo settore copre un’area di circa 90 chilometri, dal villaggio di Kokkina(15) al villaggio di Mammari ad ovest della capitale Nicosia;
- Settore 2 (centrale), dal 1993 di competenza del contingente britannico. È il più piccolo per estensione territoriale (circa 30 chilometri lungo la Buffer Zone) e comprende l’area tra il villaggio di Mammari ed il villaggio di Kaimakli ad est della capitale, inclusa quindi la città vecchia di Nicosia all’interno delle mura veneziane;
- Settore 4 (est) di competenza dei contingenti sloveno e ungherese. La sua estensione territoriale copre una distanza di circa 65 chilometri, dal villaggio di Kaimakli al villaggio di Dherinia sulla costa sud-orientale dell’isola.
L’originario settore 3, di responsabilità del contingente canadese fino al 1993, è stato annesso ai settori 2 e 4 nel momento in cui i canadesi hanno ritirato le truppe interrompendo il loro contributo.
Oltre ai citati tre contingenti, la Missione si compone anche della MRF (Mobile Force Reserve) costituita da personale militare argentino, inglese, slovacco ed ungherese, della Force Military Police Unit (FMPU) e della UN Flight (ARGAIR), dal 1994 di competenza dell’Argentine Air Force.
Il Quartier generale della Forza è ubicato nella United Nations Protected Area (UNPA) situata all’interno dell’ex aeroporto internazionale di Nicosia. Il personale militare, inoltre, coopera costantemente con le Forze militari di entrambi i "fronti" al fine di prevenire eventuali escalation di tensioni all’interno dell’area controllata.

c. UN Police

Il personale della United Nations Police opera di concerto sia con la componente militare sia con la componente civile (Civil Affairs Branch), nonché con le Forze dell’ordine di ambedue gli Stati, al fine di ottimizzare la collaborazione interna ed adempiere alle direttive del mandato di UNFICYP. Operando in uno scenario di monitoraggio e supporto della Polizia locale, la Forza di Polizia civile UNPOL non ha il potere di applicare la Legge con provvedimenti limitativi o restrittivi la libertà personale, riferiti all’arresto o alla detenzione.
La componente UNPOL è guidata da un Senior Police Advisor (SPA) e da un Deputy Senior Police Advisor (DSPA) ed è composta da circa settanta agenti di polizia (police officers) provenienti da dieci Paesi, unitamente ad uno staff di supporto civile. I membri dell’UNPOL sono generalmente impiegati per sei o dodici mesi (mandato estendibile fino a due anni per il personale proveniente da El Salvador, Montenegro e Ucraina), e sono dislocati in nove Stazioni di Polizia. Alcuni di essi svolgono mansioni di carattere burocratico direttamente nella sede dell’HQ (dall’inglese Headquarters, Quartier Generale - UNPA) in Nicosia.

UN Police Chain of Command (Organigramma UNPOL)


Le attività di polizia della UNPOL comprendono(16):
- le indagini sui reati commessi all’interno della Buffer Zone;
- la gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni nella BZ e nelle aree immediatamente adiacenti;
- la mediazione e la conciliazione delle controversie tra la popolazione civile di entrambe le comunità, residente in alcune aree della zona cuscinetto;
- il mantenimento dell’ordine pubblico nel villaggio bi-comunale di Pyla, unica area della BZ dove le due comunità vivono insieme;
- il controllo dei permessi di accesso nella BZ dei civili e dei mezzi autorizzati;
- l’attività di monitoraggio presso i vari crossing points (punti di attraversamento) tra il nord e il sud, lungo la BZ; 
- la verifica dei permessi ed autorizzazioni per attività agricole ed edilizie, in alcune aree della BZ;
- il monitoraggio e le relative indagini sulla illegal dumping (discarica abusiva) all’interno della BZ;
- la prevenzione e il contrasto della caccia e raccolta di vegetali nella BZ;
- il contrasto e gestione del fenomeno dell’immigrazione clandestina all’interno della BZ;
- le attività relazionali con le varie Autorità delle due comunità;
- il favorire la cooperazione tra le due Forze di polizia, greco e turco cipriota.

UN Police Stations. Fonte: www.unficyp.org


d. Civil Affairs Branch

Questa componente è formata da civili, militari, UNPOL’s Officers e personale di supporto. è stato istituito nel 1998, ma la sua funzione umanitaria era già operativa nel 1964 con il mandato originario UNFICYP; e successivamente potenziato per la situazione di crisi creatasi con gli eventi dell’estate del 1974.
Le competenze del Civil Affairs comprendono:
- il rilascio e la gestione delle autorizzazioni per gli agricoltori e per gli imprenditori edili che desiderano utilizzare i terreni di loro proprietà ricadenti nella BZ;
- l’istruzione dei residenti all’interno della BZ sulla pericolosità delle aree minate e non ancora completamente bonificate;
- l’accompagnamento dei pellegrini nei luoghi di culto presenti nella BZ;
- il monitoraggio, ai fini della manutenzione e restauro dei siti culturali e religiosi di maggior interesse sul territorio dell’isola;
- l’assistenza umanitaria attraverso la distribuzione di beni di prima necessità ed assegni assistenziali, alle comunità di etnia greca nella parte settentrionale dell’isola (Karpas e Kormakiti), nonchè alle comunità turco-cipriote presenti nel sud dell’isola (Limassol e Paphos).
Il Sector Civil Affairs Team (SCAT), della Civil Affairs Branch, è una unità speciale composta da personale della UNPOL che costituisce, in particolare, il primo contatto con la popolazione locale della Buffer Zone per qualunque esigenza. La Forza dello SCAT è articolata su tre squadre, distribuite in ciascuno dei tre Settori, nelle Stazioni di Polizia di Mammari (Sector 1), Ledra (Sector 2) e Pyla (Sector 4).


5. L’Arma dei Carabinieri nella Missione(17)

Nel quadro della partecipazione alle operazioni internazionali di Peacekeeping, l’Italia partecipa alla missione UNFICYP dall’11 giugno 2005, con l’impiego di quattro Ispettori dell’Arma dei Carabinieri presso il Quartier Generale della Forza a Nicosia, inseriti con vari incarichi nella componente UNPOL e nel Civil Affairs Branch.
La catena di comando e controllo multinazionale prevede che la componente italiana dipenda dal Capo della Missione (Chief of Mission/ Rappresentante Generale del Segretario Generale, attraverso il Capo della Missione di Polizia ovvero il Senior Police Advisor).
In campo internazionale l’Arma, ancora una volta, rappresenta il connubio virtuoso delle qualità militari e di quelle proprie dei tutori della legalità. È proprio in questa duplicità, in cui i peculiari compiti militari sono affiancati a quelli di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, che va cercata l’unicità dell’Arma. Un modello organizzativo che dimostra costantemente la sua straordinaria efficienza negli obiettivi raggiunti nelle operazioni di Peacekeeping con le Nazioni Unite, grazie soprattutto alla piena integrazione del suo personale con le altre Forze di Polizia.
Sintetizzando al meglio, in un’unica realtà, spirito di corpo e capacità professionale, i vari Contingenti che si sono avvicendati nella Missione UNFICYP, hanno sempre dimostrato di saper gestire con versatilità ed affrontare con successo la sfida che l’attuale condizione di instabilità rappresenta nell’area mediorientale e nella fattispecie nell’isola di Cipro.
A tutt’oggi le tensioni sull’isola perdurano e, dopo quaranta anni, la Missione di Peacekeeping delle Nazioni Unite UNFICYP mantiene ancora intatto il suo significativo sostegno, finalizzato alla prevenzione, gestione e soluzione di una crisi che altrimenti comprometterebbe ulteriormente la stabilità politica dell’isola.
Il Contingente dell’Arma, che si avvicenda con periodicità annuale, si compone esclusivamente di personale conoscitore di lingua Inglese che viene selezionato attraverso l’accertamento dei requisiti previsti da parte delle Nazioni Unite, prima della sua immissione in Teatro.
Durante il periodo di permanenza nella Missione, al personale vengono assegnati diversi tipi di incarico.

UNFICYP Deployment


Tra questi:
1. in ambito di Settore:
- Patrol Officer, Team Leader, Police Patrol Coordinator (PPC), Deputy Sector Commander (Vice Comandante di Settore), Sector Commander (Comandante di Settore);
2. nell’ambito del Civil Affairs Branch:
- SCAT (Sector Civil Affairs Team) coordinator, Deputy SCAT coordinator, SCAT team member, SCAT member;
3. nello staff dell’HQ:
- Staff Officer Personnel, Staff Officer Operation, Staff Officer Logistic, nonché come FMPU Liaison Officer, UNLO (Ufficiale di collegamento con i liaison officers delle due Forze di Polizia, CYPOL - TCP) e CAPLO (Civil Affairs Police Liaison Officer: Ufficiale di collegamento UNPOL con il Civil Affairs Branch - SCAT team).
Inoltre, il personale può cambiare mansione (a richiesta o su disposizione) al verificarsi delle periodiche vacanze organiche (solitamente ogni tre mesi), manifestando la propria expression of interest (interesse personale), o su direttiva dell’SPA, al quale vanno comunque inviate le richieste.

6. Conclusioni e prospettive future(18)

In un mondo post-moderno e globale, in cui si assiste all’abbassamento pacifico di molte barriere economiche e commerciali, confini e separazioni tanto resistenti fanno tornare in mente un passato non così remoto di Stati nettamente distinti tra loro, se non addirittura nemici.
Il "problema Cipro" nasce soprattutto dalla decolonizzazione(19), si presenta sostanzialmente come scontro etnico e come tale va inquadrato e trattato. Turchi e greci, ortodossi e musulmani hanno da sempre avuto difficoltà a coabitare nelle stesse aree. Lo status delle minoranze turcofona e grecofona, la questione della sovranità sulle isole egee, la delimitazione della piattaforma continentale e del mare territoriale, la definizione dello spazio aereo nazionale, sono le controversie che più caratterizzano la questione cipriota.
Il peso della storia, in questa isola del Mediterraneo orientale, è più vivo che altrove, e la formula della convivenza, invocata da molti, rischia in molte situazioni di essere poco realistica.
I precedenti, in questi casi, ci hanno insegnato che spesso non si è giunti  definitivamente a un risultato positivo, come lo si è visto - senza andare molto lontano - in Jugoslavia dove gli odi etnici e religiosi sembrano solo assopiti. Non si possono nemmeno dimenticare, d’altra parte, le soluzioni pacifiche di convivenza che hanno avuto un buon esito: ad esempio in Cecoslovacchia. Una volta libere dal giogo sovietico, la Repubblica Ceca e la Slovacchia decisero di intraprendere cammini differenti senza alcun rancore o violenza.
Nel corso degli ultimi anni, i molteplici tentativi di negoziazione posti in essere dai Rappresentanti delle due comunità cipriote ruotano soprattutto attorno al tema dell’assetto costituzionale e alla definizione dei confini territoriali, oltre che al problema dei rifugiati ed al godimento delle Libertà fondamentali.
Gli accordi di base più importanti sinora raggiunti restano comunque il Set of Ideas e gli otto suggerimenti noti come Confident Building Measures(20); inizialmente ritenuti ottimi punti di partenza per costruttive discussioni e successivamente respinti poiché ritenuti implicitamente orientati al riconoscimento della Turkish Republic of Northern Cyprus (TRNC).
Dal canto suo, la Turchia continua a premere affinché la realtà turco-cipriota acquisisca quel riconoscimento politico e giuridico internazionale finora negatole.
L’interesse dei turco-ciprioti a entrare nell’UE costituirebbe, infatti, un’opportunità economica, come lo sarebbe per la "sorella maggiore" Ankara; e risulta comprensibile anche il timore di subire la sottomissione ai greco-ciprioti: più numerosi, più ricchi e più forti.
Analogamente il governo di Nicosia - speculare a quello di Atene - non nasconde la paura che un gigante demografico come la Turchia possa così assumere il controllo dell’intera scena nella politica mediterranea dell’UE.
Nel complesso, si tratta di un insieme di problematiche e di preoccupazioni comprensibili. I Paesi più piccoli temono i vicini più grandi ed entrambi si muovono seguendo le proprie ambizioni. Il pericolo è che se ne esca con nuovi scontri ed impasses irrisolvibili, oppure con compromessi dilatori destinati a rivelarsi insoddisfacenti per tutti. Le possibili soluzioni che si prospettano, comunque, sono ancora molto diverse tra loro.
Come abbiamo accennato, il primo tentativo organico di risoluzione del problema si ebbe con il "piano Annan" dove si ipotizzò un unico Stato Federale di tipo svizzero, con il riconoscimento, al suo interno, delle due comunità etniche e, di conseguenza, una progressiva smilitarizzazione dell’isola. Nel referendum per la conferma del piano, il 65% dei turco-ciprioti si espresse favorevolmente, ma il 76% dei greco-ciprioti lo respinse per i motivi che abbiamo visto in precedenza. Ciononostante, una settimana dopo le votazioni, la Repubblica di Cipro è entrata a far parte dell’Unione Europea come unica rappresentante dell’isola. Da allora ha potuto utilizzare la propria membership per bloccare l’entrata della Turchia all’interno dell’Unione (soprattutto per il timore che tale passo possa portare maggiore forza alle istanze che premono per il riconoscimento della "Repubblica di Cipro del Nord").
Va ricordato che, nel corso degli anni, vari tentativi di mediazione internazionale hanno avuto esito negativo, e la situazione è rimasta congelata fino alle elezioni politiche del febbraio 2008. Da quelle elezioni risultò vincitore ed eletto Presidente, Dimitris Christofias, leader del partito di ispirazione comunista AKEL. Unitamente al Presidente della Repubblica Turca di Cipro del Nord, Mehmet Ali Talat, il leader greco-cipriota portò avanti la trattativa raggiungendo importanti accordi, dai quali ripartì un negoziato che si svolse dal settembre 2008 all’agosto 2009. In linea di massima, entrambi le parti, raggiunsero il comune accordo basato su una "suddivisione" dell’isola in due Stati con un’unica personalità giuridica internazionale, e con unica cittadinanza.
L’andamento dei negoziati, in ogni modo, è stato continuamente alterato dalle diverse varianti che, di volta in volta, hanno fatto propendere i due leaders per soluzioni non sempre concordanti tra loro. La struttura dello Stato, la suddivisione dei poteri (power sharing) e la presidenza, ad esempio, hanno sempre rappresentato i nodi più complessi da sciogliere.
A tutt’oggi, un altro problema è quello legato alla gestione del territorio, delle proprietà, ed alla relativa restituzione o compensazione mediante pagamento dei terreni e degli immobili. Nonostante queste inevitabili difficoltà, dovute alla lentezza dei progressi per la riunificazione, è indubbio che nell’ultimo decennio sono stati fatti passi da gigante(21), ed i risultati dei continui dialoghi sembrerebbero convergere ad un accordo di massima per una potenziale e futura risoluzione della crisi; benché le frequenti batture d’arresto nei negoziati per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea abbiano avuto i loro effetti negativi sul turismo e sull’economia della parte nord dell’isola.
Il 18 aprile 2010 - nell’area settentrionale dell’isola - Dervis Eroglu è stato eletto nuovo Presidente della Repubblica Turca di Cipro del Nord. Il leader storico del Partito di unità nazionale, benché abbia dichiarato di voler proseguire le trattative già avviate dal suo predecessore Talat, si è dichiarato contrario al negoziato per la riunificazione dell’isola invocandone la piena indipendenza.
Il neo eletto Presidente, infatti, ha da subito manifestato la volontà di voler continuare il percorso di negoziati - sponsorizzati dalle Nazioni Unite - con il suo omologo della Repubblica di Cipro ma, a differenza di Talat che come abbiamo accennato aveva in passato accettato, come soluzione per la riunificazione, la creazione di una Federazione suddivisa amministrativamente in due zone, Eroglu si è fatto sostenitore di una diversa soluzione che prevede una confederazione di Stati indipendenti(22).
Su richiesta di Christofias, inoltre, le trattative sono ripartite dal capitolo che presenta attualmente le maggiori difficoltà di carattere tecnico, politico ed economico: le proprietà.
A spingere sull’accelleratore dei negoziati - dichiarando tutto l’appoggio della comunità internazionale - è stato anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che si è detto ottimista circa il raggiungimento di un accordo, auspicando per una riunificazione dell’isola in breve tempo.

a. Possibili scenari

In linea di massima, è possibile ipotizzare diversi tipi di scenari che si profilano per il futuro, derivanti dall’accordo o dal fallimento delle trattative in corso per la riunificazione del Paese con la presidenza Christofias/Eroglu:
-  la separazione definitiva delle due comunità, derivante dalla mancata realizzazione del progetto di Federazione cipriota con la conseguente e finale partizione dell’isola. In questo caso, la Repubblica di Cipro del Nord diventerebbe l’ottantaduesima provincia turca, compromettendo per sempre i negoziati e quindi il processo di adesione della Turchia all’UE. L’impatto sui greco-ciprioti, invece, sarebbe limitato in quanto già appartenenti all’UE, mentre la Turchia potrebbe spostare l’asse della sua politica più verso il Medio Oriente;
- concessioni unilaterali della Turchia per favorire la risoluzione della questione cipriota con una conseguente prosecuzione dei negoziati per l’adesione all’UE. In quest’ottica il governo turco potrebbe imporre la sua volontà al leader Eroglu e concedere l’apertura dei porti marittimi ed aerei per agevolare le trattative con l’Europa;
- coinvolgimento della Grecia, della Turchia, dell’UE e dell’ONU. La partecipazione congiunta di tutte le parti favorirebbe il raggiungimento di un accordo globale, includendo il problema di Cipro nel più vasto scenario di rapporti tra UE, Grecia e Turchia; integrandosi così nel percorso si adesione della Turchia all’UE.


Approfondimenti
(1) - L’inclusione di Cipro tra gli Stati appartenenti all’Europa o all’Asia è, da tempo, controversa. Se dal punto di vista storico-culturale, infatti, l’isola di Cipro si può ritenere uno Stato europeo (e questa considerazione è maggiormente avvalorata da quando la stessa è entrata a far parte dell’Unione Europa), dal punto di vista geografico sembra appartenere - secondo la logica per cui un territorio fa parte di un continente in ragione della sua vicinanza geografica - al continente asiatico. Ne consegue che a Cipro ci si può riferire come paese europeo o asiatico, a seconda del criterio adottato. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Cipro.
 N.d.A. Cipro è la terza isola per dimensioni del Mar Mediterraneo dopo Sicilia e Sardegna, con una superficie totale di 9.250 km2 (di cui 3.355 km2 costituiscono la parte turca). Ha una larghezza massima di 240 km da est a ovest e una lunghezza massima di 100 km da nord a sud.
(2) - Cfr.: A. Rocco, La storia di Cipro, Argo editrice, Lecce, 2001.
(3) - Vedasi al riguardo: G. Natali, L’isola di Afrodite, divisa da Marte; disponibile on line in formato pdf, al sito www.sitiunesco.it.
(4) - Vedasi al riguardo: Scheda Notizie relativa alla Partecipazione italiana alla missione ONU "UNFICYP" (United Nations Peacekeeping Force in Cyprus), Repubblica di Cipro, dello Stato Maggiore Difesa - Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore - Ufficio Pubblica Informazione; disponibile on line al sito www.difesa.it.
(5) - Ibidem.
(6) - Ibidem.
(7) - Dopo il 1983, Cipro raggiunse comunque la prosperità economica soprattutto grazie al turismo, agli aiuti stranieri e al commercio internazionale che fece dell’isola un importante centro  finanziario (in sostituzione di Beirut, paralizzata dalla guerra civile libanese). La principale beneficiaria, naturalmente, era la borghesia greco-cipriota. Nella zona nord dell’isola, intanto, si registrava una forte immigrazione di coloni turchi, arrivati ad oltre 40 mila. Se si aggiunge la presenza di 35 mila soldati e l’emigrazione di 20 mila turco-ciprioti, all’inizio degli anni Novanta si contava un turco continentale per ogni turco-cipriota. Cfr.: Kipros/Kibris, consultabile on line al sito www.fratesole.com/wp-content/uploads/Cipro.pdf.
(8) - Vedasi al riguardo: XV legislatura. Cipro tra Unione Europea e Nazioni Unite, a cura del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.), n. 62, dicembre 2006. Disponibile on line in formato pdf, al sito www.senato.it.
(9) - Il cosiddetto "piano Annan" - promosso dal segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan - è stato sottoposto al referendum di entrambe le comunità il 24 aprile 2004. Il lato greco cipriota lo bocciò considerando l’integrazione incondizionata con la parte nord dell’isola un possibile pericolo dovuto al trasferimento di ricchezza e di risorse dal lato greco a quello turco (storicamente più povero), anche da parte dell’Unione Europea. Cfr.: Cipro tra Unione Europea e Nazioni Unite, op. cit.
(10) - Per un maggior approfondimento, vedasi: G. Iacovino, Cipro, Osservatorio di Politica Internazionale, a cura del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.), n. 12, giugno 2010, disponibile on line al sito www.camera.it.
(11) - Vedasi al riguardo: www.unficyp.org.
(12) - La definizione di Peacekeeping è usata spesso erroneamente per definire tutti i vari tipi di operazioni di supporto alla pace mentre il Peacekeeping è solo una delle tipologie di azioni appartenenti alla più vasta categoria delle Peace Support Operations (Pso), termine con cui si intendono tutte quelle forme di intervento finalizzate alla prevenzione, gestione e soluzione di situazioni di crisi esterne al territorio nazionale e non incidenti sugli interessi vitali di un Paese. […] Nella categoria delle Pso rientrano, dunque, vari tipi di operazioni (Conflict prevention, Peacemaking, Peacekeeping, Peacebuilding, Humanitarian aid, Peaceenforcement) che spesso non si distinguono nettamente le une dalle altre ma finiscono per costituire un complesso continuum. Fonte: L’Italia e il Peacekeeping: le missioni italiane di pace nel mondo, a cura del Ministero degli Affari Esteri, disponibile on line al sito www.esteri.it.
(13) - Nicosia (Lefkosia in greco, Lefkosa in turco) è la capitale di Cipro. Il nome usato in italiano deriva dalla dizione francese Nicosie usata sotto il dominio dei Lusignano. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Cipro.
 N.d.A. Nicosia si trova, pressappoco, al centro dell’isola e di fatto è divisa tra Nicosia sud (parte greco-cipriota) e Nicosia nord (parte turco-cipriota). Nicosia - dopo la caduta del Muro di Berlino - è conosciuta come l’ultima capitale europea tuttora divisa, per le conseguenze di una guerra, dalla cosiddetta "Green Line".
(14) - Scheda Notizie relativa alla Partecipazione italiana alla missione ONU "UNFICYP", op. cit.
(15) - N.d.A. Kokkina è una piccola enclave turca situata sul versante nord-occidentale dell’isola che, dal 1974, si è trovata circondata dal territorio greco-cipriota.
(16) - Vedasi: www.unficyp.org.
(17) - Scheda Notizie relativa alla Partecipazione italiana alla missione ONU "UNFICYP", op. cit.
(18) - Vedasi al riguardo: Cipro tra Unione Europea e Nazioni Unite, op. cit.
(19)  - N.d.A. È interessante sottolineare cosa si intende per decolonizzazione  ovvero quel processo, quasi mai pacifico, attraverso il quale un paese, occupato stabilmente da un altro ed espropriato per questa via delle proprie risorse e della propria cultura, si sottrae al dominio dell’occupante e riconquista autonomia e libertà, oppure il paese di provenienza. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Decolonizzazione.
(20) - Per un maggior approfondimento di tali impostazioni, vedasi: Set of Ideas on an Overall Framework Agreement on Cyprus (1992), disponibile on line in formato pdf ai siti www.cyprus.gov.cy e www.mfa.gov.tr; e Confident Building Measures (2004), disponibile on line in formato pdf al sito www.mfa.gov.cy.
(21) - Il 13 aprile 2008 - per citare un esempio - fu ufficialmente aperto il valico nella via più famosa di Nicosia, nella Green Line: Ledra Street. Prima di quella data, comunque, era già possibile attraversare la Buffer Zone attraverso il checkpoint di Ledra Palace (questo valico è situato nei pressi dell’ex Ledra Palace Hotel ora sede del Contingente Militare Britannico, nonché sede della UN Police Station di Ledra).
 N.d.A. Il checkpoint separava la greco-cipriota Ledra Street dalla turco-cipriota Lokmaci. Ledra Street è la via più famosa di Nicosia, lunga poco più di un chilometro. Negli anni Cinquanta questo tratto di strada era noto come il "miglio assassino" dato che, durante le lotte per l’indipendenza dal dominio inglese, era la zona più pericolosa di Cipro per chi indossasse un’uniforme britannica. [...] Ledra Street conobbe le prime barricate già nel 1958, in occasione dei primi scontri tra greco-ciprioti e turco-ciprioti. All’inizio si trattava di barriere di filo spinato che, durante gli scontri interetnici del 1963, vennero rinforzate da sacchi di sabbia. Nel 1964, quando gli inglesi disegnarono la cosiddetta Green Line sulla mappa di Nicosia, la barricata di Ledra divenne parte della divisione. Nel 1968 vi fu un’apertura selettiva che consentì il passaggio ai lavoratori turco-ciprioti impiegati nell’area greco-cipriota. L’intervento della Turchia nel 1974 coincise con la totale chiusura di Ledra/Lokmaci, fino al 3 aprile 2008. Fonte: http://www.occhiaperti.net/index.phtml?id=6244.
(22) - Vedasi: G. Iacovino, Cipro, op. cit.