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Inaugurazione Anno Accademico 2009-2010

Il 18 febbraio 2010, nell’Aula Magna, alla presenza dei rappresentanti degli Organi Costituzionali, nonché di numerose Autorità civili, militari, religiose e del Corpo docente, si è aperto ufficialmente l’Anno Accademico 2009-2010. Hanno preso la parola, nell’ordine, il Comandante della Scuola, Gen. D. Ugo Zottin, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Leonardo Gallitelli e il Ministro della Difesa, On. Ignazio La Russa.


Un momento della cerimonia

Relazione del Comandante della Scuola


Signor Presidente del Consiglio, Autorità e gentili ospiti, sono molto lieto e onorato di porgere loro, per la seconda volta, il benvenuto al tradizionale e solenne appuntamento dell’inaugurazione dell’Anno Accademico, certo di interpretare anche i sentimenti del personale del Quadro Permanente e di tutti i frequentatori della Scuola Ufficiali Carabinieri.
La Sua presenza, Signor Presidente, quella del Signor Ministro della Difesa e del Signor Ministro dell’Interno, di altri eminenti esponenti del Governo, del Parlamento e del nostro Comandante Generale, delle più alte cariche istituzionali, delle Magistrature, delle Forze Armate e di Polizia, degli organi di stampa e di informazione, costituiscono una tangibile testimonianza della premurosa attenzione rivolta alle attività di questa "Università dell’Arma".
Un particolare saluto desidero rivolgere ai Comandanti che mi hanno preceduto, tanti qui presenti, nonché al Generale Clemente GASPARRI, Comandante delle Scuole dell’Arma, ringraziandolo per averci sempre assicurato il Suo chiaro e costante indirizzo e sostegno.
Questa annuale cerimonia rappresenta un’occasione privilegiata per rinnovare con entusiasmo il complesso percorso formativo, sviluppato con impegno e consapevole responsabilità assieme a illustri docenti civili, in prevalenza dell’Università di Roma Tor Vergata, che ringrazio sentitamente per il loro qualificato apporto e che saluto cordialmente.
Il mio più riconoscente plauso va ai docenti militari, ai Comandanti di Sezione ed al quadro permanente, che si dedicano con straordinaria passione e professionalità alla formazione militare e morale dei frequentatori.
Sono loro, gli insegnanti civili e militari, la "linfa" che alimenta il tessuto profondo del nostro Istituto, i "custodi" dei valori etici e della cultura, la "forza" che dà significato e concretezza alla preparazione e alla vita stessa dei nostri Ufficiali.
È in virtù del loro fattivo contributo nella ricerca delle più avanzate metodiche d’insegnamento che l’Istituto può sostenere il continuo processo di aggiornamento dei programmi formativi, nell’intento di realizzare un’equilibrata sintesi tra la preparazione giuridica e la formazione dei Comandanti.
Non meno rilevanti sono gli sforzi profusi per tenere "al passo coi tempi" gli standard delle strutture didattiche e alloggiative, ottimizzando le risorse disponibili, al fine di migliorare la qualità di vita degli allievi ed offrire loro i più aggiornati ausili formativi.Il Comandante della Scuola
Grazie a questo intenso sforzo organizzativo la Scuola è chiamata a svolgere, in questo anno Accademico, un numero di Corsi di formazione di base (ben 9) superiore al passato. In effetti, oltre ai consueti:
-  tre Corsi di Applicazione per gli Ufficiali del ruolo normale provenienti dall’Accademia Militare;
- Corso Formativo frequentato, per un anno, dai tenenti del ruolo tecnico-logistico, vincitori di concorso per laureati in discipline prevalentemente scientifiche;
-  Corso Applicativo che inquadra, per un anno, i sottotenenti del ruolo speciale provenienti dai marescialli e dagli ufficiali in ferma prefissata,
questo Istituto provvede a completare la formazione dei tenenti e dei sottotenenti che transitano nel servizio permanente, al termine di oltre 3 anni di ferma, per accedere al ruolo Speciale e a quello Tecnico-Logistico.
A questa intensa e complessa attività, si affianca la formazione permanente sviluppata nei diversi corsi di aggiornamento per gli Ufficiali alla vigilia dell’assunzione di importanti incarichi di comando o di particolare specializzazione.
Ai menzionati corsi formativi partecipano, anche quest’anno, Ufficiali Afgani, Albanesi, Iracheni, Senegalesi, Turchi e 3 funzionari della Gendarmeria della Città del Vaticano, che ci onorano con la loro presenza ed ai quali pure rivolgo un cordiale saluto.
Mi rivolgo ora a Voi, giovani Ufficiali!
Quella che state vivendo alla Scuola è un’opportunità unica per prepararvi ad affrontare con serietà, onestà, lealtà, coraggio le complesse difficoltà che il futuro da Comandanti vi riserva.
Un momento vincente del governo del personale è l’esempio che costituisce lo stimolo imitativo per i dipendenti i quali mutuano dall’impegno del loro Comandante il comportamento da assumere per l’assolvimento dei propri doveri.
Noi, responsabili della formazione, siamo chiamati a sostenervi e a trasferirvi il nostro Sapere e il codice di comportamento (i Valori) che sono alla base dell’agire dell’Ufficiale. Il binomio indissolubile di Sapere e Valori vi dovrà sempre motivare e guidare nella ricerca del bene comune e del consenso da parte della società, ottenendone la più importante delle gratificazioni: quella morale.
Pertanto, consapevole del vostro entusiasmo e dell’orgoglio di appartenere alla Nostra Benemerita Istituzione, auguro a ciascuno di voi un proficuo anno accademico.

Un momento della cerimonia



Prolusione del Comandante Generale dell’Arma

La Scuola Ufficiali, Signor Presidente, è innanzitutto una scuola di valori. Un istituto dove la cultura professionale e l’esercizio di comportamenti etici si coniugano per la formazione degli uomini che governeranno la più preziosa delle risorse istituzionali: i nostri Carabinieri.
Quei Carabinieri ai quali affidiamo la vigilanza sulla realtà sociale e l’applicazione dell’aggiornato concetto di sicurezza, direttamente correlato alla qualità della vita.
è infatti ormai acquisito che la domanda di sicurezza sottende oggi molteplici esigenze. Non più solo la fondamentale protezione dell’incolumità fisica e della proprietà privata. Oggi si è altrettanto sensibili a fenomeni quali le manifestazioni di disordine urbano, la sicurezza stradale, la sanità dei cibi, la salubrità dell’ambiente, la sicurezza dei luoghi di lavoro: in uno, si è sensibili alla complessiva qualità della vita.
è verosimilmente questa la ragione per la quale i positivi dati sull’andamento della delittuosità non trovano speculare rispondenza nella percezione di sicurezza.
Infatti, nonostante il calo stimato del 6% dei reati consumati nel 2009 rispetto al 2008, la domanda di sicurezza dei cittadini permane elevata, differenziandosi naturalmente da regione a regione, da comunità a comunità. E ciò perchè sul nostro territorio le dinamiche sociali si scompongono negli 8100 comuni e si sviluppano su un piano essenzialmente orizzontale.
Una orizzontalità che da un lato chiama le Forze di polizia a registrare costantemente le proprie capacità e che dall’altro, coerentemente con l’affermato concetto di sicurezza partecipata, sollecita alla cooperazione le autonomie locali e tutti quegli enti pubblici e privati che con le Forze di polizia condividono progetti e responsabilità nel settore della sicurezza.
A questo spirito di condivisione non può e non deve rimanere estranea la famiglia, luogo rasserenante e matrice di educazione civica, che va anzi sempre più aiutata nella sua delicata funzione educativa. è invero sorprendente che oltre il 20% degli omicidi del 2009 siano stati consumati tra le pareti domestiche, evidentemente non più idonei argini alla violenza.
è dunque in questo spirito di condivisione che possono maturare i presupposti di conoscenza per decifrare le dinamiche sociali e per intercettare tempestivamente, ad esempio, la formazione di sacche di marginalità o di isolamento, sovente causa di forti tensioni ambientali.
In questo quadro si sviluppa la risposta operativa dell’Arma, che può contare sulla sua efficienza matura e sulla flessibilità del modello organizzativo, la cui tenuta è garantita dallo status militare, nostra irrinunciabile caratterizzazione.
Un modello che comprende reparti di altissima e diversificata specializzazione e che ha le sue pietre d’angolo nelle Stazioni, pedine essenziali del controllo del territorio e fonti di "rassicurazione sociale" per le rispettive comunità, alle quali riservano un esclusivo rapporto di vera e propria amicizia, a sua volta ricambiata con sentimenti di fiducioso affidamento.
Ne sono conferma le numerose istanze di istituzione di nuove Stazioni, le preoccupate reazioni alla sola prospettazione di accorpamenti o ripiegamenti dei comandi e, con mai sopita insistenza, le richieste di tenere aperte le nostre Stazioni giorno e notte. In quest’ultima direzione, l’Arma si accinge ad avviare un progetto che consentirà di incrementare progressivamente il numero delle Stazioni che assicurano il servizio di apertura al pubblico nelle 24 ore.
è un progetto importante, responsabilmente condiviso dai Carabinieri e reso possibile da due fattori.
Il primo è lo sblocco del turn-over previsto dalla recente manovra finanziaria per il prossimo triennio, che ci permetterà di preservare le potenzialità operative raggiunte in questi anni.
Il secondo è costituito da un’ulteriore razionalizzazione di strutture e procedure, che consentirà di dedicare al controllo del territorio le 600 unità così recuperate.
Alla realizzazione del progetto concorre anche la disponibilità di una solida piattaforma tecnologica. Mi riferisco, in particolare, alla conseguita informatizzazione delle attività di amministrazione del personale e dell’intera gestione logistica, dal parco automezzi alle infrastrutture, dagli arredi agli equipaggiamenti.
In questo percorso di razionalizzazione, l’Arma ha già potuto alleggerire le proprie strutture burocratiche di oltre 5.200 unità. Solo tra il 2008 e il 2009 sono stati circa 1.000 i carabinieri recuperati al controllo del territorio, dagli organici del Comando Generale, delle Scuole, del Servizio Navale e della 1^ Brigata Mobile.
Dunque, due progetti importanti: la razionalizzazione delle strutture e il potenziamento della funzionalità delle Stazioni. Il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri
Altro settore prioritario, in cui è stato avviato un progetto di profondo aggiornamento, è quello dell’addestramento.
Per quanto concerne gli allievi carabinieri, ad esempio, potendo contare su uomini e donne militarmente già addestrati, saranno trasferiti nel corso di base - esteso da undici a dodici mesi - alcuni degli insegnamenti, aggiornati nei contenuti, ora impartiti in successive fasi di specializzazione, in modo da disporre subito di militari in grado di fronteggiare le molteplici esigenze di intervento.
Il progetto è pienamente coerente con i positivi risultati conseguiti, in poco più di un anno di funzionamento, dall’Istituto Superiore di Tecniche Investigative, il cui obiettivo è quello di riportare l’"uomo investigatore" al centro delle indagini, pur senza trascurare il necessario supporto delle più evolute tecnologie.
La capacità addestrativa dell’Arma e la capacità di adeguarne i contenuti ai più diversificati contesti riscuotono, peraltro, unanimi riconoscimenti anche a livello internazionale.
In Iraq, il nostro centro di addestramento, operativo sin dall’estate 2007, ha provveduto alla formazione di circa 6.600 agenti dell’Iraqi Federal Police.
In Afghanistan, 200 Carabinieri hanno assunto la responsabilità di 3 centri addestrativi e di 2 team di monitoraggio e assistenza e, dallo scorso mese di dicembre, hanno indossato anche i segni distintivi della Forza di Gendarmeria Europea.
Parlando di addestramento non possiamo non citare anche il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units di Vicenza, gestito in collaborazione con il Dipartimento di Stato americano, che ha addestrato sino ad oggi 2.228 unità, 614 Ufficiali Superiori e 1.614 tra Ufficiali Inferiori e Sottufficiali, appartenenti a 17 nazioni impegnate in operazioni di supporto alla pace. Da questi successi sono scaturite, per il 2010, le richieste di ben 51 Paesi per l’ammissione di 220 frequentatori a tutti i corsi di specializzazione organizzati dall’Arma.
Tornando alle attività fuori dai confini nazionali, permane l’impegno dell’Istituzione per il rafforzamento della sicurezza pubblica nelle aree destabilizzate e lo svolgimento delle funzioni di polizia militare. 700 Carabinieri sono tuttora schierati in Bosnia, in Kosovo, in Libano e in Palestina, nell’ambito delle missioni dell’O.N.U., della N.A.T.O. e dell’Unione europea.
L’impegno all’estero al fianco delle altre Forze armate risponde anche alla prioritaria esigenza di difesa avanzata della collettività nazionale dalla minaccia terroristica di matrice quaidista, cui è riconducibile lo stesso terrorismo homegrown, recentemente manifestatosi anche in Italia con l’attacco alla caserma "Santa Barbara" di Milano.
Una minaccia a cui si affianca quella eversiva interna che, sebbene depotenziata dall’intenso contrasto alle formazioni di ispirazione filo-brigatista e anarco-insurrezionalista, registra la presenza di alcuni focolai estremisti, pronti a sfruttare le situazioni di disagio e di conflitto per tentare riaggregazioni e progettualità sovversive. Scorrendo l’analisi della minaccia, l’attenzione prioritaria va ai gravi condizionamenti esercitati dalle organizzazioni di stampo mafioso, che mirano ad accrescere la dimensione economica delle proprie attività delittuose e ad infiltrare parassitariamente il tessuto produttivo del Paese.
Le Forze di polizia, nel loro insieme e accanto alla Magistratura, hanno conseguito nel 2009 risultati straordinari, coerenti peraltro con gli strumenti normativi predisposti dal Governo e dal Parlamento. Lo attestano il sequestro e la confisca di beni per oltre 5 miliardi e mezzo di euro, la cattura di 54 latitanti di rilievo e l’arresto di 2.935 soggetti.
Un impegno comune che trova applicazioni particolarmente significative anche in mirati modelli operativi quali, ad esempio, il c.d. "modello Caserta", che si avvale, fra l’altro, del prezioso contributo dell’Esercito per il controllo del territorio.
La risposta operativa è altrettanto efficace nel contrasto della criminalità di strada. Nel corso del 2009, i Carabinieri hanno denunciato all’Autorità giudiziaria oltre 375.000 soggetti e ne hanno arrestati 92.600, tra i quali sono compresi 1.244 per associazione mafiosa e 31 latitanti.
Solo un cenno ai settori che attengono alla più ampia sfera della qualità della vita. Mi riferisco ai protocolli sottoscritti con il Ministero per le Pari Opportunità, per il contrasto dello stalking, e con il Ministero dell’Ambiente, che ha affidato all’Arma la gestione del centro operativo per la sicurezza e la tracciabilità informatizzata dei rifiuti.
Due iniziative che si affiancano alla pianificazione coordinata dei servizi di vigilanza sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, promossa dal Ministero del Lavoro, e alle collaborazioni con il Ministero dei Beni Culturali e il Ministero della Salute, presso i quali operano reparti ormai di storica specializzazione.
Signor Presidente, il merito dei risultati cui ho appena fatto cenno va integralmente ascritto al generoso impegno di tutti i 110.000 Carabinieri.
Un impegno che spesso si eleva a supremo sacrificio. Nell’ultimo anno sono stati 9 i caduti in servizio, ai quali va il nostro riconoscente, commosso pensiero. Un impegno che l’Istituzione sostiene con una puntuale attenzione ai bisogni dei singoli, grazie anche alla collaborazione degli Organismi di rappresentanza, a loro volta sensibilmente attivi su tutti i temi di maggiore interesse dei nostri militari.
Mi riferisco innanzitutto al riconoscimento della "specificità" del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia. è auspicabile che la sua imminente approvazione parlamentare possa costituire la premessa di concreti interventi, specialmente sul piano previdenziale.
E proprio in tema di "tutela previdenziale" mi preme segnalare l’urgenza di idonei interventi normativi ed economici, che risolvano il mancato avvio della previdenza complementare e vadano a sanare le innumerevoli posizioni di svantaggio sinora maturate.
Un altro tema di prioritaria rilevanza è il riordino dei ruoli e delle carriere, la cui realizzazione non potrà prescindere da un’ulteriore assegnazione di risorse, per la giusta valorizzazione economica e funzionale dell’impegno dei singoli.
Una valorizzazione che deve trovare equo riconoscimento anche nella sollecita approvazione del contratto.
Mi rivolgo ora ai giovani Ufficiali.
Non è la prima volta che ci incontriamo. Già in altre circostanze vi ho tratteggiato l’identità dell’Arma, sottolineando la straordinaria relazione con il territorio che sanno tessere le nostre Stazioni.
Vi ho parlato del Carabiniere pronto a soccorrere in caso di calamità. Penso al terremoto dell’Aquila e alle alluvioni in provincia di Messina.
Vi ho parlato dell’impegno del Carabiniere nei Teatri Operativi all’estero, ove è stato offerto anche il supremo sacrificio della vita.
Vi ho raccomandato di prepararvi ad ascoltare e a sostenere i vostri uomini, attingendo al patrimonio di valori che è nella nostra storia, nella nostra cifra distintiva.
Tutto questo vi viene ogni giorno ricordato dai vostri comandanti, dai vostri straordinari docenti.
Ma oggi voglio dirvi che ogni volta che lascio questa Scuola, dopo avervi incontrato, dopo aver toccato il vostro entusiasmo, la vostra tensione ideale, la vostra preparazione, il vostro già solido orientamento al bene comune, sono io a sentirmi rigenerato dentro.
Ebbene, vi auguro di cuore che, crescendo, possiate vivere le stesse sensazioni quando incontrerete i Carabinieri più giovani di voi. Vorrà dire che l’Arma continua ad essere una storia straordinaria e un rassicurante presente per la nostra amata Italia.
Prego il Signor Ministro della Difesa di voler dichiarare ufficialmente aperto l’Anno Accademico 2009 - 2010.



Saluto del Ministro della Difesa

Signor Presidente del Consiglio,
nel rivolgerLe il mio saluto personale Le esprimo la riconoscenza dei Carabinieri e delle Forze Armate per aver voluto essere qui oggi all’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 della Scuola Ufficiali dei Carabinieri. La Sua presenza è prova della continua attenzione dell’intero Governo, ma in particolare Sua personale, verso i Carabinieri e verso tutti coloro che quotidianamente sono impegnati a garantire la sicurezza del Paese, dentro e fuori i confini nazionali.
Saluto e ringrazio i colleghi Ministri, e in particolare in questa circostanza il Ministro dell’Interno on. Maroni, gli Onorevoli membri del Parlamento, le Alte cariche della Magistratura e tutte le Autorità intervenute che, con la loro presenza, rinnovano la testimonianza di stima ed affetto verso i Carabinieri.
La particolare connotazione di "Forza Armata in servizio permanente di pubblica sicurezza" fa sì che l’Arma dei Carabinieri continui ad essere pilastro insostituibile e del tutto peculiare sia del sistema della "Difesa" sia di quello della "Sicurezza" del Paese, attraverso una compiuta integrazione nello strumento militare nazionale e nel complesso delle forze di polizia.
La specificità della condizione militare, tuttavia, costituisce fondamento irrinunciabile da cui scaturisce un modo di concepire i Valori della Patria e della tutela della convivenza civile, basati sullo spirito di servizio, sul coraggio e sull’abnegazione al bene comune.
In quasi due secoli di storia l’Arma ha sempre saputo rinnovarsi ed adeguarsi ai mutamenti del contesto sociale, mantenendo però sempre fermi questi principi. Così si è guadagnata quella stima costante e quella gratitudine che gli italiani le riconoscono con il tradizionale appellativo di "Benemerita".
Un crescente credito di fiducia, confermato anche di recente dai dati del rapporto "Eurispes 2010", che, ancora una volta, assegnano all’Arma il primato nel gradimento dei cittadini, nell’ambito del più ampio consenso accordato a tutte le Forze di polizia.
Un rapporto speciale con il Paese, che nasce dal caratteristico modello organizzativo territoriale, che vede i Carabinieri presenti in tutte le realtà del Paese, urbane e periferiche. Le Stazioni sono il simbolo dello Stato e della legalità, un punto di riferimento sicuro al quale i cittadini si rivolgono anche per problemi non connessi al crimine ed alla sicurezza, ma spesso per ricevere un consiglio o un aiuto.
A questo proposito, sono particolarmente significativi i progetti, a cui ha fatto cenno poco fa il Comandante Generale, per aumentare l’orario di apertura al pubblico delle caserme. è una misura che contribuirà da un lato ad accrescere ulteriormente la sicurezza dei cittadini ma dall’altro a far loro sentire ancor più vicine le Istituzioni.
L’impegno profuso dagli uomini e dalle donne dell’Arma dei Carabinieri è del resto quotidianamente sotto gli occhi di tutti ed è confermato dai lusinghieri risultati operativi conseguiti nella lotta alla criminalità.
Risultati che sono anche il frutto di scelte lungimiranti nell’impiego delle risorse disponibili. Scelte rivolte innanzitutto alla crescita costante della preparazione professionale della componente umana, patrimonio principe dell’Arma; all’adeguamento delle dotazioni tecnologiche; alla razionalizzazione dei processi di lavoro, per conferire sempre maggiore efficacia allo strumento operativo.
Signor Presidente del Consiglio,
voglio ora sottolineare, da Ministro della Difesa, lo straordinario contributo offerto dall’Arma come componente qualificata delle Forze Armate.
In Patria, i Carabinieri operano in stretta sinergia con gli altri militari impegnati nell’operazione "Strade Sicure", che, dopo un anno e mezzo di attività, ha confermato la sua efficacia nel perseguimento dell’obbiettivo di accrescere la sicurezza complessiva dei cittadini.
Fuori dal territorio nazionale, l’opera che i Carabinieri svolgono nelle aree del mondo dove la pace e la sicurezza sono a rischio è altrettanto importante.
L’Arma ha dimostrato eccezionale dinamismo organizzativo, nelle varie aree di crisi, proponendo nuovi modelli operativi capaci di rispondere ai bisogni emergenti delle mutate esigenze di sicurezza internazionali.
Oltre un decennio fa, la nascita della Multinational Specialized Unit (MSU), inizialmente schierata in Bosnia Erzegovina e divenuta modello di riferimento per la comunità internazionale. Integrando in un’unica struttura la natura militare e la funzione di polizia, i compiti di mantenimento dell’ordine pubblico e l’attività di prevenzione, la MSU ha costituito una svolta nella modalità di partecipazione alle missioni umanitarie e di supporto alla pace, caratterizzata anche in Paesi di diversa tradizione e, cultura da quel modello di "vicinanza alla popolazione" che tanto bene conosciamo.
Oggi, di fronte alla richiesta di nuove capacità che contribuiscano direttamente alla rinascita delle Istituzioni dei Paesi dilaniati dalla guerra, l’Arma si pone come leader nell’addestramento e nella ricostituzione delle Forze di polizia. Un ruolo di grande importanza, atteso che proprio attraverso la riorganizzazione di questi corpi si pongono le fondamenta per la nascita dello stato di diritto e si garantisce il processo di miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni.Il Ministro della Difesa
La capacità dei Carabinieri di addestrare gli operatori di polizia, emersa con particolare evidenza in Iraq e in forte sviluppo proprio in questo periodo in Afghanistan, trova la sua naturale continuità in Patria con l’attività del CoESPU di Vicenza, centro di eccellenza internazionale per la formazione delle unità di polizia militare destinate ad essere impiegate in missioni di pace.
è su questi presupposti di professionalità indiscussa che ai Carabinieri è ormai riconosciuto, nel quadro delle missioni all’estero, un ruolo di prim’ordine, unanimemente apprezzato, come anche Lei stesso, Signor Presidente, ha avuto modo di constatare in vari consessi internazionali.
Mi piace ricordare che solo pochi giorni fa, nei corso della sua visita a Roma, il Segretario alla Difesa statunitense Robert GATES mi ha espresso la gratitudine e l’apprezzamento del Governo degli Stati Uniti per l’opera svolta dall’Italia in Afghanistan e, in particolar modo, proprio per la missione di addestramento condotta dai Carabinieri, che con parole entusiastiche ha definito "Corpo d’élite".
In conclusione del mio intervento, ritengo doveroso rivolgermi direttamente a coloro i quali sono protagonisti della cerimonia di oggi.
Giovani Ufficiali Allievi, sentitevi onorati e orgogliosi di appartenere a quest’Arma le cui virtù militari e i Valori di generosità e dedizione hanno ispirato e continuano ad ispirare i suoi uomini da quasi due secoli.
Seguite con entusiasmo il percorso che il Comandante Generale vi ha indicato per divenire Carabinieri autentici, Comandanti giusti, al servizio della Patria e dei cittadini.
A voi, la fiducia e l’affetto del Ministro della Difesa!
Dichiaro, quindi, ufficialmente aperto l’Anno Accademico 2009-2010 della Scuola Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri.

Viva l’Arma dei Carabinieri!
Viva le Forze Armate!
Viva l’Italia!