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Materiali per una storia dell'Arma

NOTIZIARIO PER L’ARMA DEI CARABINIERI
N. 3 - maggio-giugno 1959

Aspetti dell’Azione di Comando

Cap. CC Domenico Paladino

L’azione di comando è il complesso degli atti con cui il militare investito della responsabilità di comando tende a raggiungere, attraverso i propri dipendenti, le finalità del servizio.
Essa svolge in un clima squisitamente umano, regolato da relazioni fra uomini sospinti dal medesimo scopo l’utilità del servizio; e può dirsi che manchi, in tali rapporti, un soggetto passivo in quanto, se è vero che gli ordini provengono da chi abbia investitura di comando, coloro che sono tenuti ad eseguirli hanno, a loro volta una sfera più o meno ampia di competenze e debbono quindi considerarsi palpitanti elementi di collaborazione.
In un sistema di relazioni fra uomini, sia pure distinti da gradi gerarchici diversi ma ugualmente mossi da pensieri, sentimenti, reazioni umane, è indispensabile che chi abbia poteri di comando assommi doti fisiche, intellettuali e morali veramente di prim’ordine.
In quanto ai requisiti fisici, può considerarsi sufficiente la cernita effettuata dalle sezioni sanitarie, oggi notevolmente perfezionate rispetto al passato. Altrettanto dicasi delle risorse intellettuali, in quanto il conseguimento di un grado iniziale è subordinato al superamento di determinati studi, il che presuppone una selezione compiuta presso scuole civili e militari e, in conseguenza, una acquisita maggiore profondità di pensiero, una più allenata memoria, una più pronta e precisa proprietà di esprimersi, una complessiva sensibilizzazione di tutti valori intellettuali.
Ben diverse sono le considerazioni che possono farsi circa i requisiti morali del comandante. Infatti, se è impossibile nascondere una deformazione fisica o un marcata deficienza intellettuale, è invece ammissibile che incrinature morali o del carattere passino inosservati in sede di arruolamento o anche successivamente, per emergere in seguito, a tutto danno della funzione di comando e del rendimento di servizio. Tale campo è cosi delicato che conviene far cenno ai requisiti morali indispensabili in un campo e, per contro, alle doti negative, assolutamente deleterie per l’organismo militare.
Un comandante deve necessariamente imporsi di essere:
- esplicito e leale con tutti, perché un comandante insincero perde, prima o poi, la stima dei superiori, dei colleghi, dei dipendenti;
- animato da un profondo senso di giustizia, onde poter sempre giudicare con equanimità ed equilibrio, sfuggendo decisamente ad antipatie, rancori, personalismi, che determinerebbero fazioni, invidie, sfiducia nel reparto;
- dotato di tratto calmo, ponderato, sereno, di modi fermi ma cortesi, alieno da eccessi di intransigenza e di asprezza, così come da manifestazioni di accentuata mitezza, fattori questi che - sebbene antitetici - creano ugualmente solchi profondi nella fisionomia disciplinare e nella compattezza del reparto. La condotta del Comandante deve, in ogni circostanza, essere basata su cardini incontrovertibili che esulino dalle sue passioni personali, sì che i dipendesti sentano quanto l’azione disciplinare sia sovrana, intoccabile, impersonale, non una prerogativa legata agli umori del capo, un forziere in cui egli può mettere le mani a suo piacimento;
- sorretto da elevatezza di pensieri e di intenti in cui emergano una scrupolosa onestà, il senso della dignità, il culto geloso dei costumi, delle Istituzioni, dell’Amor Patrio.
Il comandante dovrà essere, quindi, anzitutto un "capo morale" dei suoi uomini.
Se, da un lato, le doti intellettuali affinate dallo studio delle discipline professionali, ed in particolare la vivacità della mente, la rapidità di percezione, l’attitudine all’analisi razionale dei fatti, gli consentiranno una nitida impostazione dei problemi tecnici ed organizzativi, un’ampia visuale delle proprio attribuzioni, il dono di decisioni rapide appropriate, è d’altra parte - innegabile che la fermezza e l’elevatezza dei pensieri e dei propositi, trasposte sul piano del servizio, gli permetteranno di dominare i suoi dipendenti in ogni circostanza e costituiranno, altresì, lo scudo con cui egli riuscirà a vincere le passioni e le debolezze comuni.
Le doti morali e di carattere del capo possono, nello svolgimento della sua azione direttiva, tradursi soprattutto in:
- profondo senso della disciplina e della subordinazione, poiché non è possibile comandare se prima non si sa obbedire. Ma, beninteso, la subordinazione non può essere intesa come una automatica trasmissione di ordini, poiché ciò svuoterebbe i rapporti della gerarchia di quella linfa vitale che è il senso della collaborazione tra i gradi. Gli ordini, è indubbio, vanno eseguiti ma, al subalterno che abbia, a sua volta, funzioni di comando, deve essere concesso di avanzare, con le forme che la disciplina esige, le proprie subordinate osservazioni e di esporre il proprio punto di vista. Il superiore intelligente, accettando il colloquio su tale campo, potrà eliminare le perplessità del dipendente e avvalersi, ove occorra, di nuovi elementi di valutazione, a tutto vantaggio dei vincoli di intesa fra i gradi ed a garanzia della stessa linearità e precisione dell’azione di comando;
- spirito di sacrificio, poiché è fuori dubbio che a ben poco varrà la sagacia e l’intelligenza di cui un comandante è dotato, se egli non sentirà il dovere di sobbarcarsi per primo della gravosità del servizio, se non pagherà di persona ogni volta che sia necessario e non sarà alla testa dei suoi uomini allorché il pericolo incombe. Il rendimento della truppa è sempre in misura direttamente proporzionale all’entusiasmo, al fuoco ideale che il comandante ripone nel servizio, dedicandosi senza risparmio di energie e di tempo;
- concessione di adeguata iniziativa ai dipendenti. Con la stessa fermezza con cui tutela le proprie prerogative, il comandante deve rispettare e far rispettare quelle dei propri sottoposti, indirizzandoli e controllandoli, ma lasciando che ognuno attenda serenamente alla propria sfera di attività. Ciò stimolerà lo slancio e l’emulazione degli uomini, rendendoli gradualmente più esperti e più fiduciosi nelle proprie capacità;
-  capacità di assumersi serenamente e fieramente il gravoso fardello delle responsabilità connesse al proprio grado, soprattutto quando si tratta di adottare - in casi imprevisti - decisioni rischiose e indilazionabili, e di confermarne poi la paternità. Fra le manifestazioni del carattere, il senso della responsabilità costituisce una vera dote di coraggio, fondamentalmente connessa all’ascendente sugli uomini ed alla stima dei superiori;
-  esempio, molla potente del comandante, che riguarda tutta l’azione del capo: si è parlato dello spirito di sacrificio, del senso della responsabilità, dell’integrità morale, delle manifestazioni esteriori: ebbene, se il comandante è, come dovrebbe essere, il primo al traguardo di ciascuno di questi e altri settori, egli avrà assolto il più sacro ed indispensabile dei suoi doveri, poiché avrà dato l’esempio, che costituisce realmente il cilicio del comando.
Nell’Arma dei Carabinieri, l’azione di comando offre aspetti peculiari, date le molteplici caratteristiche del servizio. Tipica ed insostituibile è, in proposito, l’azione del comando territoriale, poiché egli è comandante di reparto (e spesso anche di caserma), ufficiale di polizia giudiziaria comune e militare, ufficiale o agente di pubblica sicurezza, ecc., ed è investito di compiti corrispondenti, tutti di vitale importanza per l’Istituto e meritevoli di ampia trattazione a parte.
Ci sia soltanto consentito, in questa sede, per rimanere in carattere con le premesse precedenti, accennare all’importanza che, sul funzionamento del reparto, ha l’azione formativa ed educativa del comandante, a cominciare dalla cura di tutte le manifestazioni formali del personale, in quanto esse costituiscono sintomo del livello addestrativo e spirituale degli uomini e si elevano a potente coefficiente del prestigio dell’istituto.
Il comandate coscienzioso non può e non deve omettere di svolgere un’assidua e metodica vigilanza su tali manifestazioni, assicurandone la sopravvivenza ed inculcandone l’osservanza, sì che esse diventino genuina regola di vita per tutti. Ben scarsi risultati sarebbe infatti possibile conseguire nel servizio con militari rilassati, trascurati, disordinati; per contro, il successo in ogni settore, l’ascendente sulle popolazioni, la considerazione delle autorità sono intimamente connesse all’aspetto ed al contegno del personale, affinate con l’abitudine all’ordine, alla pulizia, al culto dell’uniforme, alla sostenutezza nel modo di presentarsi e di salutare.
Tale aspetto dell’azione del comandante rientra in quello più vasto della "moralizzazione", che costituisce la parte più nobile dell’amministrazione della disciplina in quanto rivolta a prevenire infrazioni e castighi. Ciascun comandante deve parlare continuamente ai suoi uomini, approfittando di ogni circostanza, e cioè anche quando non sia possibile tenere delle vere e proprie riunioni. è, in questo campo, efficace anche l’azione spicciola, svolta ogni volta che il superiore si trovi a contatto del dipendente o possa intrattenerlo, senza tediarlo o stancarlo, ma parlandogli sempre in senso ed in tono fermo e costruttivo. Il comandate che svolga metodicamente, garbatamente, austeramente tale azione, ritrarrà risultati cospicui, perché il prevenire le mancanze, l’indirizzare militarmente e moralmente i sottoposti senza quasi che essi se ne accorgano costituisce un aspetto saliente della vera e propria arte del comando.
Altrettanto dicasi delle manifestazioni di civismo, di cui il comandate dovrà essere il modello, affinché ogni dipendente vi si adegui nei rapporti con i commilitoni e con la popolazione. è indispensabile che ogni cittadino, a qualunque ceto appartenga, riceva dai militari dell’Arma trattamento umano, esente da spigolosità, da rudezze, da eccessi di qualunque genere. Il prestigio delle singole stazioni, e per riflesso quello dell’Arma, è strettamente legato anche a questo fattore: un reparto composto di elementi privi del necessario tatto, perderà fatalmente i suoi contatti con l’ambiente, troverà gradualmente il vuoto intorno a sé, sì che l’attività informativa, nelle sue varie diramazioni a finalità, diventerà problematica, ed il dominio della situazione, soprattutto in ardue contingenze di o.p., sarà estremamente difficoltoso.
Infatti, più del timore della legge, possono valere, in determinati momenti, l’ascendente che i militari dell’Arma hanno saputo acquistare, giorno per giorno, fra i cittadini, l’esempio di correttezza, d’integrità, di urbanità che da essi deve emanare. Soltanto in tal modo una stazione di pochi elementi potrà controllare una popolazione di varie migliaia di anime, prevedendo disordini e risolvendo spesso situazioni precarie con la sola presenza dell’Arma e con la forza della persuasione.
Il comandante, quindi, deve improntare la sua azione personale e quella dei suoi uomini ai principi del rispetto della personalità e della dignità altrui: ove non vi ottemperasse, mancherebbe ad uno dei più validi segreti del comando di un reparto territoriale ed agli stessi criteri informativi dell’azione capillare dell’Arma.
A conclusione di queste sintetiche motivazioni sui più importanti aspetti dell’azione di comando, è doveroso accennare ai risultati che un buon comandante può ritrarre del proprio reparto. Egli, infatti, attraverso il personale spirito di sacrificio, l’esempio in ogni settore del servizio, l’equità disciplinare non disgiunta da un profondo senso umanitario, riuscirà a ben condurre i propri uomini, dando loro fiducia e garanzia di giustizia. Egli valorizzerà la personalità di ciascuno, trasfondendo in ogni gregario la consapevolezza di non essere una entità trascurabile nel delicato organismo militare, ma un fattore di collaborazione e di successo; e susciterà così in ogni individuo l’iniziativa e la gioia di operare, secondo le proprie capacità, con sufficiente autonomia. Riuscirà ad avere uomini convinti della intrinseca necessità della disciplina, volenterosi nel servizio, docili agli ordini del capo; imprimerà al reparto una fisionomia di ordine, di compattezza e di austerità militare, sì che ogni cosa sarà senza sforzi al suo posto ed ogni uomo attenderà senza difficoltà al proprio compito. Nelle sue mani, il reparto si muoverà. Così con lievi sollecitazioni, senza sforzi massicci, minacce o provvedimenti. è solo allora che l’azione di comando si rivela vera arte e riflette la elevata personalità del comandante.
Ma, a tal punto, è lecito chiedersi se uomini siffatti siano soltanto il frutto di una sintesi teorica, raramente riscontrabile nella realtà. è convinzione di chi scrive che comandanti di questo genere esistono, ed in numero superiore al pensabile, anche se, ovviamente, non tutte le necessarie qualità sono ugualmente sviluppate, esse tuttavia sussistono in germoglio e sono suscettibili di affinamento.
Poiché, in verità, il comando di uomini è mansione sacra ed affascinante, la cui bellezza non può sfuggire a chi di essa abbia già provato le acri e pur tonificanti vicende; fra azioni di comando e comandante si stabilisce così un circolo continuo: quello, con le sue quotidiane vicende e difficoltà, migliorerà e contemplerà il comandante e questi, a sua volta, beneficiando di tali esperienze, si protenderà a perfezionare la propria azione direttiva, rifuggendo da ogni abuso ed avendo, quale meta insostituibile, le superiori finalità del servizio.