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Identificazione dattiloscopica. Indagine statistica e considerazioni giuridiche sull'utilità ai confronti.

Luigi Capasso


Luigi Capasso
Dir. Sezione di Antropologia dell’Università
di Chieti - Facoltà di Medicina e Chirurgia




Alberto Cordedda

Alberto Cordedda
Maresciallo Capo dei Carabinieri
Dattiloscopista - gestore sistema A.F.I.S.





Gianfranco De Fulvio

Gianfranco De Fulvio
Tenente Colonnello dei Carabinieri
Comandante del Reparto Dattiloscopia Preventiva




Gertrude Hauser


Gertrude Hauser
Histolog. - Embryolog. Institut. Med. Universitat
Vienna





Silvestro Marascio


Silvestro Marascio
Carabiniere Scelto
Dattiloscopista - gestore sistema A.F.I.S.



1. Premessa

La dattiloscopia è la branca della criminalistica che studia le creste papillari esistenti sul palmo della mano e sotto la pianta del piede.
Tramite le impronte digitali, in particolare, si può velocemente addivenire all’identità di un soggetto, anche se i concetti che sono alla base di questa materia sono gli stessi che caratterizzano le impronte palmari e plantari: l’univocità, l’immutabilità e la classificabilità. Tali caratteristiche sottintendono infatti la certezza che non esistono due soggetti con impronte digitali uguali.
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, la dattiloscopia si affermò come strumento di identificazione personale sul Bertillonage, basato sul rilievo di undici misure corporee, che presentava notevoli difficoltà classificatorie dei dati raccolti. Il maggior potere discriminatorio della dattiloscopia su quest’ultimo venne riscontrato nel 1903 nel carcere di Leavenworth, U.S.A, dove furono sottoposti ai rilievi due detenuti dai dati anagrafici e tratti somatici simili - Will West e William West - ma con dati antropometrici identici. Che non si trattasse della stessa persona fu accertato solo in un secondo momento grazie alla comparazione delle impronte digitali dei due soggetti. In un confronto dattiloscopico le valutazioni non si limitano alla sola figura generale -suddivisa in quattro classificazioni denominate adelta, monodelta, concentrica e composta- ma anche alle particolarità del tracciato papillare quali: le minuzie, la frastagliatura della cresta papillare ed i pori.
Degli elementi di valutazione appena citati, solo l’analisi delle minuzie soluzioni di continuità della cresta papillare quali biforcazioni, interruzioni, tratti singoli- ha assunto rilevanza giuridica nonché pratica, in quanto lo studio dei pori presuppone la presenza di impronte di ottima qualità - purtroppo non sempre disponibili - mentre l’analisi della frastagliatura della cresta può solo dare all’investigatore elementi per interloquire sulla datazione dell’impronta.

2. Le minutiae: indagine statistica, metodo e materiali

L’uso dei dermatoglifi per fini di identificazione personale è basato sull’individuazione ed analisi delle minuzie presenti nei due termini a confronto. Ogni sistema giuridico ha poi sviluppato diversi criteri di valutazione basati essenzialmente sul numero e/o sulla tipologia di questi particolari del tracciato papillare, nonché sull’eventuale presenza di contrassegni quali cicatrici o alterazioni del derma dovute a stati patologici.
Per i rilievi dattiloscopici del presente lavoro sono stati utilizzati gli appositi modelli previsti dal Ministero dell’Interno Italiano che nel 2003 ha provveduto ad uniformarsi a quelli adottati dai paritetici organi Europei. Le dimensioni degli spazi dove vengono assunte le impronte digitali sono riportate nell’illustrazione che segue e misurano 5 cm per 4 cm, mentre gli spazi destinati alle impronte “per sovrapposizione” (conosciute anche come “le 4 dita lunghe”) hanno dimensioni maggiori poiché debbono contenere simultaneamente le 4 dita di entrambe le mani ad eccezione del pollice (assunto in spazio dedicato a causa delle dimensioni maggiori dello stesso).

Impronte per rotazione



Dimostrazione di cartellino compilato correttamenteNell’immagine a fianco si nota un cartellino compilato correttamente: in esso le impronte digitali sono apposte in quadrati aventi 3 cm di lato. Dalla figura si può vedere come effettivamente non venga utilizzato per intero lo spazio dedicato all’assunzione dell’impronta digitale poiché le dimensioni della stessa, assunta anche esercitando un’ottimale rotazione sul cartellino, sono sempre inferiori ai 9 cm2 disponibili. Studi statistici sulla relazione intercorrente tra le dimensioni corporee e quelle delle falangi carpali hanno di fatto portato ad accertare - come di seguito indicato - che tale superficie (3 cm x 3 cm) è largamente sufficiente anche per le dita di soggetti con corporatura al di sopra della media:
-soggetto di sesso maschile alto 183 cm con 78 kg di peso: le dimensioni del pollice sono di 1,8 cm di base e 3 cm di altezza; le dimensioni del’indice sono 1,5 cm di base e 2,5 cm di altezza;
-soggetto di sesso maschile alto 173 cm per 106 kg di peso: le dimensioni del pollice sono di 2,2 cm di base e 2,9 cm di altezza, mentre le dimensioni dell’indice sono 1,9 cm di base e 2,3 cm di altezza;
-soggetto di sesso femminile alta 160 cm con 49 kg di peso: le dimensioni del pollice sono di 1,8 cm di base e 3 cm di altezza, mentre le dimensioni dell’indice sono di 1,3 cm di base e 2,3 cm di altezza.

Minuzie dattiloscopicheL’analisi che in questa sede viene proposta non interessa la figura generale dell’impronta - già trattata in precedenti lavori - ma ha per oggetto la frequenza con cui ricorrono taluni punti caratteristici invece di altri.
Il campione di popolazione su cui è stata effettuata l’indagine è stato individuato in 74 soggetti di nazionalità italiana di sesso maschile fotosegnalati nel periodo tra il 1.01.2007 ed il 01.06.2007 nelle provincie di Catanzaro, Roma, Genova, Torino ed Imperia. L’area dattiloscopica sottoposta ad esame è stata ingrandita di 5 volte al fine di facilitarne “la lettura” e l’eventuale raffigurazione su stampa. Sulla figura papillare è stata individuata un’area che sottintende i punti focali dell’impronta (il delta ed il centro di figura), in quanto tali particolari sono senz’altro essenziali per l’interpretazione del disegno dattiloscopico. Ad esempio, l’eventuale esame limitato alla parte marginale dell’impronta, oltre a complicare notevolmente la “leggibilità” della figura (per la possibile confusione tra figure concentriche e adelta), potrebbe sicuramente sottrarre particolari alla valutazione dattiloscopica (anche in presenza di una ottimale rotazione in fase di assunzione). L’area individuata interessa quindi il centro di figura
- sicuramente la parte più ricca di minuzie - e ha dimensioni di 1,2 cm di base per 2,5 cm di altezza, corrispondenti a 6,5 x 12 cm nell’ingrandimento; qui saranno individuate le minuzie presenti e stilata la relativa statistica suddividendole per tipologia. Come detto in precedenza, delle impronte esaminate è stata considerata un’area ben definita che nel prosieguo del testo sarà documentata anche con illustrazioni, allo scopo di semplificare la comprensione dell’attività svolta. Le minuzie osservate sono state in totale 26.576. La loro suddivisione, sia per tipologia che per caratteristica generale dell’impronta, è riportata nella tabella e nel grafico che seguono.



Distribuzione dei punti caratteristici (minutiae) nelle impronte digitali di 74 di sesso maschile

Distribuzione dei punti caratteristici (minutiae) nelle impronte digitali di 74 Italiani di sesso maschile, suddivise per figure dattiloscopiche

Come si evince chiaramente dal grafico, è stata rilevata una predominanza di biforcazioni e di termini di linea - rispettivamente 48,45% e 44,91% dei punti identificativi individuati -, mentre isole, tratti di linea, e laghi si affermano rispettivamente allo 0,97%, 2,07%, 2,85%. Il “ponte”, inteso come linea papillare che interseca due linee tra loro parallele, viene riscontrato invece nello 0,35% dei casi; rarità quali le triforcazioni o la biforcazione doppia sono state rinvenute allo 0,003% ed allo 0,03%. Eventuali accidentalità, quali ad esempio le linee interrotte, sono state individuate nello 0,04%.
L’area che è stata considerata per la ricerca include un numero di punti identificativi variabile tra i 25 ed i 50. La differenza nel dato numerico è essenzialmente dovuta alla qualità dell’immagine considerata. Nel caso di impronte assunte curando spiccatamente la rotazione, si è verificata - soprattutto - nel caso del dito pollice con figura generale di tipo bidelta una certa difficoltà nel-l’inscrivere nello spazio che delimita l’area di ricerca (1,2 x 2,5 cm) tutti i punti focali. È capitato infatti che lo stesso riquadro comprendesse il centro di figura ed uno solo dei delta, per cui si è dovuto intervenire - in questo come in altri casi - ruotando il riquadro per potervi comprendere i punti altrimenti esclusi.
Si riportano di seguito una serie di figure illustrative dell’attività effettuata.

Attività effettuata



Il presente studio ha verificato che la percentuale maggiore di punti caratteristici tipo “lago” sono presenti nelle figure di tipo concentrico, allorquando il decorso naturale delle creste papillari giunge nella zona centrale e concorre alla formazione del centro di figura. Il “punto isolato” si riscontra spesso nel delta, mentre la “linea” nelle figure di tipo monodelta. Questa tipologia di punto caratteristico è contrassegnata dalla presenza di due termini di linea siti alle estremità di una cresta papillare che non interseca e non biforca. Tale minuzia non è però agevolmente identificabile soprattutto nei casi in cui sia operata una eccessiva inchiostrazione in fase di assunzione, oppure ci si trovi in presenza di sporcizia tra le creste papillari nel caso di studio di frammenti di impronte repertate sulla scena del crimine. La presenza della “linea” si riscontra spesso nella progressione delle linee papillari verso il centro di figura; nelle figure di tipo concentrico/composto la presenza di questo tipo di minuzia si rinviene nel delta, spesso frapposto ad una biforcazione: in questo caso il delta stesso verrà individuato proprio su questa piccola linea papillare.

3. Conclusioni e considerazioni giuridiche

L’individuazione statistica degli elementi caratteristici dell’impronta digitale può avere una sua rilevanza giuridica: si consideri che nel mondo anglossone il dattiloscopista esprime un giudizio di identità, a prescindere da dati numerici, basandosi solo sulla propria convinzione ed esperienza professionale. Ciò non avviene invece nella maggior parte dei paesi in regime “civil law”, come in Italia, dove cioè il legislatore basandosi sulle caratteristiche proprie della norma giuridica crea delle fattispecie astratte qualificate successivamente nel contesto soggetto ad analisi, effettuando eventualmente un “combinato disposto” laddove sono da applicare più norme nel caso in disamina. In Italia il dattiloscopista deve individuare nei due termini a confronto almeno 16 punti caratteristici uguali per forma, posizione ed orientamento (Cassazione, Sez. 2 sent. 10567 del 13 novembre 85, Pres. Savina, Rel. Della Penna). La prima sentenza in tal senso risale al 14 novembre 1959 n. 2559 e recita “[…] le indagini dattiloscopiche offrono senz’altro piena garanzia di attendibilità, anche quando esse concernino solo una porzione di dito, sempre che dalle dette indagini risulti la sicurezza dell’identificazione dell’impronta attraverso l’esistenza di almeno 16-17 punti caratteristici uguali per forma e posizione”; e ancora: “[...] conformemente ai risultati delle più moderne ricerche scientifiche, l’indagine identificativa di una persona attraverso le impronte digitali dà piena garanzia di attendibilità senza bisogno di elementi sussidiari di certezza, quando si riscontri l’esistenza di almeno 16-17 punti caratteristici uguali per forma e posizione, anche se le impronte appartengono solo alla porzione di un dito”.
Sono poche le massime nelle quali la Suprema Corte ha optato per un giudizio di “utilità ai confronti” con alla base un parametro inferiore ai 16 punti: Sez. 2 sent. 09051 del 13 ottobre 1982, Pres. Loverro, Rel. Florio; Sez. 2 sent. 01155 del 3 febbraio 1971, Pres. Mosillo, Rel. Germano; nelle quali si fa riferimento alla “corrispondenza di almeno 14/15 punti d’identità”. Considerando le sentenze appena evidenziate, e ponendo l’accento sulla tabella che di seguito riporta i punti caratteristici minimi previsti per l’identificazione personale in altre nazioni, ed altresì considerando la presenza di eventuali accidentalità sul dermatoglifo da esaminare, si potrebbe proporre un abbassamento della soglia attuale ad almeno 14 minuzie identificative, lasciando spazio anche a considerazioni sulla maggiore o minore rarità di alcune minuzie rispetto ad altre, nonché sulla presenza di particolari tipi di figure dattiloscopiche (es. tridelta).

Numero minimo di minuzie da riscontrare tra due impronte a confronto per dichiarare l'identità


In merito, si voglia considerare che nei due termini a confronto già la sentenza 01155 del 3 febbraio 1971, evidenziando la presenza “di un identico segno di cicatrice”, ha di fatto abbassato la “storica” soglia dei 16-17 punti caratteristici ritenendo complementare ai fini identificativi una lesione presente nell’ambito dei tracciati papillari posti a confronto.