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L’Esercito degli Stati Uniti Messicani

Alessandro Ferranti

Alessandro Ferranti
Primo Segretario presso l’Ambasciata d’Italia in Guatemala.
Già Primo Segretario commerciale presso l'Ambasciata d'Italia a Città del Messico.
Tenente di complemento in congedo dell'Arma dei Carabinieri.





“Soldati, oggi andate a combattere per un oggetto sacro, andate a combattere per la Patria;
io vi prometto che nella presente giornata conquisterete un giorno di gloria.
I nostri nemici sono i primi soldati del mondo,
ma voi siete i primi figli del Messico e vi vogliono strappare la vostra Patria.
Soldati, leggo nella vostra fronte la vittoria, viva la indipendenza nazionale, viva la Patria”.
(Parole di esortazione del generale messicano Ignacio Zaragoza alle proprie truppe all’alba della celebre battaglia di Puebla del 5 maggio del 1862 contro le truppe francesi)


Capitolo I. Storia ed epigoni dell’Esercito messicano

1. Prolegomeni della tradizione militare messicana

a. Le vestigia militari del tempo pre-ispanico

I prodromi della storia militare delle civilizzazioni succedutesi nel susseguirsi del tempo ad incidere entro lo spazio geografico oggi pertinente alla sovranità territoriale degli Stati Uniti Messicani si perdono nei tempi primigeni delle varie civiltà precolombiane, rimontando nei loro preludi più vivi all’epopea guerriera meso-americana pre-azteca tolteca(1).
Nell’arco temporale di massimo splendore dell’egemonia náhuatl(2), la ridda di campagne di conquista condotte dal popolo dei mexica e degli aztechi, lungo viatico della formazione e solidificazione di un impero che si estese a gran parte dell’espressione cartografica meso-americana(3), quello che per vastità di latitudine ed eterogeneità di sudditi lo storico Arnold Toynbee definirebbe un “Impero Universale”, oltre a costituire nerbo e fondamento della complessa ispirazione religiosa e dei suoi sofisticati rituali(4) nonché le sue elaborate liturgie, rappresentarono il germe di una pratica permanente e raffinata della guerra, volta ad alimentare l’originario spirito conquistatore delle prime comunità meso-americane, da mantenere ben desto pure quale minaccia deterrente per i vicini anch’essi usualmente bellicosi(5).
Gli usi ed i costumi in cui si immedesimavano le consuetudini e le gerarchie sociali e si impregnavano lo stesso fluire ed il divenire di tali civiltà costituiscono le tracce testimoniali del radicamento della cultura della guerra nei più viscerali anfratti ancestrali del meticciato messicano a tutto tondo tra comunità indigene e colonizzazione spagnola, scaturito dall’incontro tra due mondi sino allora a compartimenti stagni e tanto divaricati nelle proprie impronte di umanesimo, eppure assai affini quanto ad attitudine bellica, e forgiatosi in una nuova identità di sintesi coagulata su di una maieutica di sincretismo non afferente solo alla liturgia cristiana ed all’arte cosiddetta indo-cristiana(6).

b. La “Conquista”

Con lo sbarco dei “conquistadores” guidati da Hernán Cortés, la battaglia di Centla(7) costituì uno dei primi apologetici fatti d’armi del complesso confronto tra le disciplinate soldataglie spagnole, tra le migliori e più efficaci espressioni dell’arte della guerra del tempo, ed i pugnaci guerrieri del Nuovo Mondo, agli occhi occidentali inaspettatamente avvezzi alla marzialità. Con alcuni di questi Cortés poté stabilire presto anche una vera e propria alleanza militare(8), la prima di una lunga serie, quando verso la metà del 1519 trenta villaggi totonachi si riunirono nella località di Cempoala per marciare insieme ai castigliani alla volta della Gran Tenochtitlan, capitale dell’impero(9).
Secondo le cronache del tempo, al loro arrivo all’ambita meta, l’8 novembre del 1519, furono accolti dall’imperatore Motezuma con tutti gli onori. Pochi giorni dopo, con un’audace iniziativa Cortés invitò quest’ultimo a recarsi nell’antico palazzo reale di Axayácatl ove gli spagnoli erano stati ospitati e lo fece prigioniero imponendogli voto d’obbedienza a Carlo V Re di Spagna. L’indole straordinariamente supina del loro imperatore non valse a scongiurare la reazione degli aztechi al sopruso spagnolo. Fu piuttosto l’inizio di una dura e sanguinosa lotta, culminata con l’espulsione dei “conquistadores” da Tenochtitlan nel corso di quella che sarebbe passata alla storia come la “noche triste”(10).
Un episodio che mostrò in tutta la sua brutalità la notevole bellicosità del popolo mexica, i cui combattenti per la propria drammatica sopravvivenza, pur di riuscire a fare prigionieri anziché uccidere i soldati castigliani per poi poterli immolare in sacrificio, si esposero ad enormi perdite sui campi di battaglia, affrontando impavidamente, con in braccio i propri rudimentali armamenti, le luccicanti armature e le impressionanti armi da fuoco degli spagnoli(11).
Dopo l’affronto subito e perseguendo con rinnovata bramosia il mordace intento d’espugnare una volta per tutte la capitale dell’impero, da valente stratega quale indubbiamente era, Cortés fece bloccare ogni via di comunicazione di Tenochtitlan, impedendo così ogni suo rifornimento. Nella città, già piegata dalle piaghe della peste e del vaiolo pervicacemente introdotte nel - sino allora intonso - ecumene azteco dai mali secolari degli uomini della “Conquista”, si scatenò un’autentica guerra civile per il controllo del potere tra i nobili superstiti, che ne indebolì ulteriormente le difese.
Intaccati nel corpo e nella morale, i nativi non poterono resistere a lungo agli oltre 80.000 uomini di cui Cortés arrivò a disporre (la maggior parte dei quali di comunità indigene che si erano man mano andate alleando con gli spagnoli, lasciandosi ingenuamente sedurre dalle promesse di libertà) e molti di coloro che per ventura sfuggirono alla terribile sorte delle malattie scelsero disperatamente d’immolarsi petto al nemico, mentre gli ultimi valorosi difensori della città arrivarono ad accamparsi nella vicina Tlatelolco.
Il 13 luglio del 1521, al termine di oltre due mesi di continui combattimenti di posizione e precessioni di fronte, gli spagnoli catturarono Cuauhtémoc, ultimo signore - “Tlatoani” - di Tenochtitlan, e posero fine alla guerra con quello che è ricordato come il massacro di Tlatelolco, che costò la vita, come ebbe il vanto di scrivere a futura memoria lo stesso Cortès, ad oltre 40.000 aztechi.
Le terre conquistate furono ribattezzate “Nueva España” (Nuova Spagna) e nel 1525 un decreto di Carlo V consegnò ad un governo locale - denominato Udienza Reale - i poteri amministrativo e giudiziario. La Nuova Spagna(12) si sarebbe chiamata Messico dall’assonanza del nome della capitale azteca, México, distrutta e poi fatta ricostruire da Cortés ispirandosi ai canoni urbanistici delle città spagnole del tempo(13).
La “Conquista” diede ai Reali di Spagna il dominio di un territorio vastissimo e ricchissimo di materie prime e di minerali preziosi, primi fra tutti oro e argento. Per gli aztechi e le altre popolazioni indigene significò l’annientamento quasi totale della propria cultura ed identità, che però sarebbero tracimate e confluite nei secoli successivi in una nuova miscellanea meticcia, una rinnovata civiltà erede di due popoli piantata in un nuovo Paese, il Messico.
Già, ma quando il Messico comincia ad essere tale? Come ha scritto Octavio Paz, il celeberrimo letterato messicano, nel voler proporre una risposta a tale domanda, “il Messico non era ancora Messico nel 1550, però senza quello che si fece allora il nostro Paese non sarebbe ciò che è. Le fondamenta ed i cimenti della moderna nazione messicana si trovano nella realtà variopinta e contraddittoria di quella epoca. In certo modo il secolo XVI, più che una nascita, fu una profezia di ciò che saremmo stati ed anche di ciò che avremmo potuto essere”(14).
È, dunque, dalla conquista della Gran Tenochtitlan fino al raggiungimento dell’indipendenza del Paese che si possono trovare alcune delle più profonde ed autentiche radici del Messico e dei suoi stessi simboli patri, e rintracciare segnatamente i prodromi della tradizione militare nazionale così come sono andati delineandosi e fissandosi nel lento evolvere del processo di fusione e formazione della nazione.
Si è, infatti, che i “conquistadores” spagnoli ed i loro discendenti furono la prima rappresentanza militare nelle terre della Nuova Spagna, che non poté però ignorare nell’invenzione e definizione del proprio ruolo almeno un barlume, ognora assai tenace, di testimonianza delle vestigia militari tramandate dalle civiltà native sconfitte e deturpate.

c. Lo strumento militare della colonia. L’Esercito Realista

Completata la “Conquista” gli spagnoli stabilirono un sistema militare strutturato in milizie, con piccoli contingenti che potrebbero considerarsi quali germinali distaccamenti di presidio. Vero è che durante il tempo coloniale(15), peculiarmente caratterizzato dalla presenza di autorità rappresentative del Re di Spagna, alla figura del Viceré incombeva la responsabilità della garanzia e del mantenimento della sicurezza nel ruolo a lui spettante di Comandante Generale. Per il clima di stabilità imperante nei primi decenni della colonia, non si avvertì la necessità di allestire un corpo armato permanente sino allorquando, a seguito di varie minacce di invasione da parte inglese dei territori d’oltremare, ci si affrettò ad attrezzare preparativi di difesa cui seguì l’inizio del reclutamento volto ad integrare le sparute milizie esistenti(16).
Sforzo militare che incrementò la consistenza delle già esistenti compagnie di presidio, unità di combattimento costituite sin dal XVII secolo per contrastare la bellicosità di alcune comunità indigene, soprattutto di quelle presenti nel nord del Paese(17). A quel tempo, l’unica forma di rappresentanza professionale militare era data dalla scorta di alabardieri del Vicerè a protezione del suo Palazzo(18).
L’occupazione dell’isola di Cuba da parte degli inglesi nell’agosto del 1762(19) montò oltremodo l’inquietudine militare nella Nuova Spagna, principalmente nel porto di Veracruz(20).
Nel 1764 venne fondato il Reggimento dei “Dragones de España”, alimentato con ufficiali ed elementi di truppa chiamati dalla Spagna ed articolato su otto compagnie, alle quali nel 1765 se ne aggiunsero altre quattro, disponendosi in tre squadroni dispiegati a Città del Messico e Jalapa.
Nel giugno del 1768 sbarcarono a Veracruz truppe cosiddette “peninsulari” appartenenti ai Reggimenti di Fanteria di “Flandes” e “Saboy”, e a quelli di Cavalleria di “Castilla”, “Granada”, “Zamora” e “Guadalajara”(21).
Nel novembre del 1783 giunse dalla Spagna il tenente generale Juan de Villalba, al quale si deve la fondazione del Reggimento di Fanteria “Real América”, con proprio reclutamento(22). Sulla scorta del nuovo modello, si formarono milizie regionali di fanteria e di cavalleria, alimentate con l’introduzione della leva, che furono dislocate in alcune delle città più importanti fino a somigliare ad un corpo militare di stanza permanente, il primo embrione del futuro dispositivo militare di sicurezza di quelle terre.

2.  Il processo di Indipendenza nazionale. L’Esercito Insorgente e l’Esercito Trigarante

Il processo che condusse all’indipendenza del Messico fu assai lungo e travagliato. La Nuova Spagna rimase sotto l’egida della Corona spagnola per circa trecento anni, e solo verso la fine del XVIII sec. la maturazione nella struttura sociale, economica e politica della colonia mosse l’avanguardia illuminata a ricercare un fondamento diverso per la propria identità rispetto all’insistente, minuzioso e sempre più invadente retaggio del dominio spagnolo. Una tale introspezione indusse a forgiare, sull’onda degli ideali indipendentisti che andavano permeando quasi tutti i territori d’oltreoceano, un moto di emancipazione e di vera e propria insurrezione, alimentato nella sua virulenza pure ideologica dal vacuum generato dall’occupazione napoleonica della Spagna nel 1808(23). Fu così che si diede fuoco alle polveri della guerra di liberazione dal giogo coloniale in cui il Messico si trovava imbalsamato, sulla miccia di un’idealistica rivoluzione contadina che vide allineati a braccetto, sotto i deflagranti principi dell’Illuminismo traghettati oltreoceano, “liberales” e “conservadores”, avverso il sistema coloniale.
Quello che era cominciato come un quasi spontaneo moto rivoluzionario si trasformò rapidamente, e nemmeno surrettiziamente, in una guerra di chiaro smalto indipendentista, combattuta in prima linea da un Esercito Insorgente che venne traguardandosi sempre più su un’impronta repubblicana.
Dopo una sequela di azioni militari degli insorgenti guidate dal suo primo ispiratore, il celebre prete di Dolores don Miguel Hidalgo y Costilla(24), per una proposta concreta di istituzioni politiche esecutive, legislative e militari svincolate finalmente dal retaggio coloniale si dovette attendere l’avvento alla guida del processo di emancipazione nazionale del generale José María Morelos y Pavón(25), l’altra icona del movimento rivoluzionario, il quale il 13 settembre del 1813 presentò al Congresso di Chilpancingo un suo documento denominato “Sentimenti della Nazione”, destinato nei propositi del sacerdote condottiero a fungere da fondamento per l’edificazione del Messico libero ed indipendente. Sulla scorta delle così denominate “Dichiarazioni del Congresso di Chilpancingo”(26) - per il tema che a noi qui interessa - il Decreto Costituzionale per la Libertà dell’America Messicana del 22 ottobre del 1814, ratificato a Apatzingán nello Stato federato di Michoacán, istituì all’art. 134 la Segreteria di Guerra(27), primo Dicastero da cui veniva a dipendere, perlomeno sulla carta, lo strumento militare della originaria entusiastica rivendicazione d’indipendenza nazionale.
Una serie di sconfitte militari inflitte dalle truppe spagnole comandate dal generale Calleja, che continuò a combattere fedele al Re di Spagna anche quando quest’ultimo era stato di fatto detronizzato dal Bonaparte, e la morte del generale José María Morelos y Pavón, costrinsero il movimento d’indipendenza ad una fase di sofferta retrocessione e recessa introversione, sino a ridursi a pochi sparuti e spesso inservibili nuclei ribelli.
La fine della parabola napoleonica e la conseguente restaurazione in Europa restituirono legalmente la potestà sulle colonie dell’opposta sponda atlantica a Re Ferdinando VII di Spagna. Epperò, Ferdinando non poté conservare a lungo la pingue ed altrettanto onerosa eredità; nel 1820 una rivoluzione portò i liberali al potere a Madrid: questi abolirono l’Inquisizione, confiscarono i beni della Chiesa ed ingiunsero al Vicerè della colonia messicana di fare altrettanto, in addendum ad abolire la schiavitù, la discriminazione razziale, i processi da parte dei tribunali militari ed ecclesiastici, e ad introdurre un immaginifico principio di tolleranza religiosa. Gli ambienti conservatori tradizionalmente detentori del potere in Messico, pregni nella specie di latifondisti e di esponenti delle alte sfere dell’Esercito e della Chiesa, vedendo nel nuovo Governo di Madrid un alter ego liberale che minava alle radici gli equilibri consolidati della società, furono così indotti a perseguire essi stessi l’indipendenza dalla Spagna(28), contribuendo in modo decisivo a ridare vigore ed anelito all’asfittico movimento insorgente.
Il primo mandatario della nazione messicana designato dall’ondata indipendentista fu il colonnello realista Agustín de Iturbide, creolo, cattolico fervente, proprietario terriero, che paradossalmente già si era distinto nella repressione dei moti guidati da Hidalgo e Morelos, pur se d’ispirazione alquanto moderata. Fu lui che nel febbraio del 1821 seppe ricomporre un’alleanza con tutte le fazioni divise, esortando i cittadini della Nuova Spagna a lasciare da un canto le divisioni ideologiche e ad unire gli sforzi per conseguire il comune obiettivo dell’indipendenza(29).
Il 24 agosto del 1821 il Vicerè Juan O’Donojú e Iturbide firmarono il Trattato di Cordoba, che riconosceva il Messico come una nazione indipendente secondo quanto statuito dal “Plan de Iguala”(30). Nel settembre O’Donojú fece smantellare l’Esercito Reale, ed il 27 dello stesso mese Iturbide entrò trionfante a Città del Messico a capo dell’Esercito Trigarante(31), un imponente contingente “composto da ottomila uomini di fanteria e diecimila cavalli”(32).
Il primo atto della Giunta provvisoria di Governo, costituita da 34 persone incluso Juan O’Donojú, consistette nel decretare l’Atto d’Indipendenza dell’Impero Messicano(33), il 28 settembre del 1821(34). Per acclamazione venne nominato Agustín de Iturbide Capo Supremo delle Armi di Mare e Terra, con il titolo di “Generalísimo Almirante”. L’incoronazione di Iturbide con il nome di Agustín I, primo imperatore costituzionale del Messico, avvenne il 21 luglio del 1822. Il nascente impero si estendeva sull’enorme vastità di circa 5 milioni di chilometri quadrati, dall’attuale Oregon fino all’istmo di Panama(35).
Nel mettere mano al difficile compito di gestire il gravoso fardello dell’improvvisa indipendenza, Iturbide si impegnò nella ricerca di un riequilibrio sociale ed economico interno, consapevole che le feritoie nelle rivalità di classe erano sempre più incontenibili: abolì le leggi discriminatorie ai danni degli indios, e soppresse i vasti ed anacronistici poteri ancora in dote all’Inquisizione(36).
Non poté o non volle spingersi oltre, e non accolse così le richieste delle avanguardie liberali sull’ampliamento della tolleranza religiosa. Rimaneva pertanto il dogma che solo la religione cattolica poteva essere praticata. Per essere più espliciti, gli ufficiali dell’Esercito prestavano giuramento di difendere non solo la nazione, ma anche la Chiesa Cattolica.
Per altro verso, tra gli altri provvedimenti adottati, Iturbide organizzò l’amministrazione pubblica in quattro Segreterie di Stato, tra le quali figurava la Segreteria di Stato della Guerra e della Marina, incaricata di trattare tutti i temi relazionati con l’Esercito e la Marina militare. A capo del nuovo Dicastero venne nominato Antonio de Medina, che divenne il primo Ministro della Guerra e della Marina del Messico indipendente; questi organizzò il Ministero(37) dividendolo in otto sezioni incaricate di trattare i temi di Fanteria, Cavalleria(38), Artiglieria, Fortificazione e Ingegneri, Marina, Capitanerie e Comandi Generali, Presidi e Punti Militari, Militari Ritirati, Ospedali, Pensioni e Premi, così come il personale inquadrato in ciascuna di esse. Una simile struttura, che di fatto veniva a coincidere con l’articolazione organizzativa dell’Esercito spagnolo(39), fu denominata Esercito Imperiale messicano(40). Il 1° febbraio del 1822 venne istituita la “Academia de Cadetes” per la formazione dei nuovi ufficiali dell’Esercito(41). Si ritenne inoltre conveniente creare, a mo’ di contrappeso alla rete incipiente di reparti regolari territoriali, una milizia civica o “Guardia Nacional”.
Nonostante i buoni e nobili propositi, e seppure al neoimperatore si debba riconoscere la forza morale e materiale di sancire il disconoscimento del diritto di sovranità del Re di Spagna sulle terre messicane, Iturbide non riuscì però nell’intento di coagulare una adeguata stabilità politica. Il 6 dicembre del 1822, infatti, i liberali sostennero il brigadiere Antonio López de Santa Anna(42) nella risoluzione di emanare il cosiddetto “Plan de Veracruz”, ove si disconosceva Iturbide per avere sciolto il Congresso del 12 maggio precedente nel quale si era proposto di eleggere con il voto popolare una nuova forma di governo, auspicabilmente di tipo repubblicano. Il 24 gennaio del 1823 scoppiò una vasta ribellione alimentata ad arte dagli ispiratori liberali contro il Governo di Iturbide. Contemporaneamente, da Veracruz Santa Anna lanciava il “Plan de Casa Mata”, formulato dal brigadiere José Antonio Echavarría, ottenendo l’adesione di quasi tutti i corpi dell’Esercito e costringendo Iturbide ad abdicare, il 19 marzo del 1823.
Ristabilito il Congresso l’8 aprile dello stesso anno, si dichiarò nulla l’elezione dell’Imperatore Iturbide, nominando in sua vece una reggenza composta da tre membri incaricati di governare nel mentre si elaborava la Costituzione e nelle more dell’elezione del futuro Presidente della Repubblica, che sarebbe stato López de Santa Anna(43). Il 16 aprile del 1823 venne decretato che tutto ciò che prima si chiamava imperiale avrebbe portato il nome di nazionale, per cui l’Esercito Imperiale Messicano venne ora denominato Esercito Nazionale Messicano.
Con la firma dell’Atto d’Indipendenza, si constatò l’importanza di disporre di un Esercito professionale per far fronte alle necessità di carattere militare della nuova amministrazione, il cui primo passo fu l’istituzione, nell’ottobre del 1823, di un “Colegio Militar” per la formazione dei cadetti e futuri ufficiali(44). Dinnanzi a tali cambiamenti il Ministro della Guerra e della Marina, maresciallo di campo José Joaquín Herrera, emanò il 18 ed il 24 ottobre del 1823 due decreti relativi rispettivamente alle nuove uniformi d’ordinanza ed alla nuova classificazione degli ufficiali generali(45).
Il 4 ottobre del 1824 fu promulgata la Costituzione Federale degli Stati Uniti Messicani, con la quale venne istituito un Governo repubblicano, rappresentativo e federale, composto da Stati liberi e sovrani. In quel frangente, “…un’ombra ignominiosa, l’ombra dei caudillos, portò i costituenti del 1824 a creare un Esercito debole, un Potere Legislativo dotato di ampie facoltà e un Governo nazionale dipendente dagli Stati e sottomesso ad essi in due aree vitali: la riscossione delle imposte ed il reclutamento delle truppe. La mancanza di risorse proprie e di forza efficace per far eseguire le disposizioni del Governo federale furono due carenze che cominciarono a minare la sua autorità”(46). La nuova Costituzione diede il “la” ad un incipiente processo di agglomerazione di distinte fazioni politiche partitiche, suggellata in una più compiuta differenziazione euristica: la direttrice conservatrice proponeva che si cercasse la protezione e tutela di una potenza straniera mentre quella liberale puntava a mantenere e rafforzare l’indipendenza politica del Paese, situazione che si cercò di risolvere con la promulgazione delle Sette Leggi Costituzionali del 29 dicembre del 1836 da parte del Presidente Santa Anna, cambiando così il sistema repubblicano federale in sistema repubblicano centralista(47).
Dopo di allora e fino al 1846 si assistette ad “uno dei periodi più catastrofici di questa epoca. Dieci uomini occuparono la poltrona presidenziale (otto membri dell’Esercito e due civili), e con l’eccezione di uno, gli altri furono espulsi dal loro incarico da ribellioni armate”(48).
Al calare del triste sipario, nel 1845, il generale Mariano Paredes y Arrillaga, del partito conservatore, spodestò il Presidente Santa Anna, e fu a sua volta destituito dal generale José Mariano Salas, esponente del partito liberale. Il risolutivo trionfo di quest’ultimo partito, nel 1846, servì a derogare la Costituzione Centralista del 1836 e la Basi Organiche del 1843, con il reintegro della Costituzione Federale del 1824, alla quale si apportarono significative modifiche ed integrazioni conosciute come Atti di Riforme, del 18 maggio del 1847.

3. La drammatica trasfigurazione dell’Esercito da nazionale a federale

Nei primi quarant’anni d’indipendenza e dopo la breve parentesi imperiale, il Messico ebbe ben 73 Capi dello Stato, con una cronica alternanza tra liberali e conservatori ed un intricato e peripatetico giocoliere di rivalità personali in seno alle medesime divaricazioni partitiche. In questa situazione, pure le Forze Armate, nei vertici come nella base, si trovarono sospese tra le due principali fazioni politiche. Dall’inizio della vita indipendente e repubblicana il neo istituito Esercito Nazionale fu, per giunta, chiamato ad affrontare vari severi conflitti internazionali per scongiurare la disintegrazione della nascente sovranità statuale, nella specie il tentativo d’invasione spagnola del 1829, la secessione del Texas e(49) e, soprattutto, la guerra contro gli Stati Uniti.
a. La Guerra messicano-statunitense

Il Governo messicano non aveva riconosciuto l’esistenza della Repubblica del Texas dopo l’invereconda dichiarazione unilaterale di secessione scaturita dalla rivoluzione texana del 1836. Al compimento di nove anni d’indipendenza di fatto, nel 1845, il Presidente statunitense John Tyler, con un profetico colpo di coda nell’ultimo giorno in carica, ed ottemperando idealmente ai dettami della politica espansiva insita nella “dottrina Monroe”, formalizzò un’offerta di annessione che i reggenti del Texas accolsero, aggiungendo così la 28ª stella alla bandiera degli Stati Uniti d’America.
A distanza di poche settimane il Presidente neo-eletto James K. Polk incaricò il diplomatico John Slidell di recarsi in Messico per avanzare domanda di acquisto della California e del New Mexico(50). Giunto a Città del Messico Slidell non venne ammesso nelle stanze presidenziali, forse subodorando queste l’assenza nella proposta in parola di alcuna compensazione per la cessione, ritenuta ingiusta, del Texas.
Pochi giorni dopo, il 24 aprile del 1846, la cavalleria messicana attaccò con audacia un distaccamento statunitense sagacemente inviato per istruzione presidenziale presso il confinario Rio Grande, facendo prigionieri i soldati superstiti. Polk, appresa la notizia e con la baionetta innestata sin dall’episodio di Slidell, prese la palla al balzo e, rivolgendosi al Congresso l’11 maggio, asserì che il Messico aveva “invaso il nostro territorio e versato sangue statunitense sul suolo statunitense”.
Con buona dose di real politik, sorvolò dal precisare alle orecchie dei legislatori la circostanza che sul territorio in questione esistesse una disputa tra i due Paesi. Per parte sua il Congresso approvò a larga maggioranza la mozione di guerra, che venne dichiarata formalmente l’11 maggio(51).
Punto nel vivo del proprio incipiente orgoglio nazionale, il Messico in quel momento era tutt’altro che pronto a sostenere un conflitto con il potente vicino, ed ancor meno lo era lo strumento militare di cui poteva disporre. Gli effettivi dell’Esercito ed i loro comandanti erano scarsamente armati e peggio equipaggiati. I fucili ed i revolver erano per lo più desueti, ed i cannoni, a corto raggio e ad anima liscia, risalivano alla guerra d’indipendenza. Per contro, gli statunitensi erano dotati di fucili di ultima generazione - tra cui in particolare la carabina a percussione Harpers Ferry, modello 1841, calibro 0,54 - e cannoni a lunga gittata. D’altra parte i soldati messicani erano reclutati eminentemente con la coscrizione e, per giunta, erano scarsamente remunerati e spesso mal nutriti, mentre quelli statunitensi si stringevano nei ranghi di un Esercito regolare con arruolamenti su base prevalentemente volontaria e salari dignitosi e puntuali(52).
Dopo la dichiarazione di guerra, le forze statunitensi invasero il territorio messicano su più fronti. Sul versante del Pacifico, una flotta di unità della Marina militare si diresse alla volta delle coste della California con l’obiettivo di cannoneggiare le poche postazioni poste a baluardo difensivo ed effettuare sbarchi a terra. Nel contempo, truppe di terra al comando di Stephen W. Kearny occupavano praticamente senza colpo ferire il New Mexico(53). Il contingente di terra principale, guidato dal generale Taylor, si aggiudicò dopo lunghe settimane di fronteggiamenti e di scontri la risolutiva battaglia di Monterrey, nel settembre del 1846(54). Il Trattato di Cahuenga, firmato il 13 gennaio del 1847, pose termine ai combattimenti nell’Alta California.
Nel frattempo un’intempestiva dichiarazione d’indipendenza del semi-spopolato Stato dello Yucatán, a sud-est del Paese, provocò un moto di sollevamenti a Città del Messico, che indussero il debole Governo di turno del Presidente Mariano Paredes a riaffidare le sorti del Paese al generale Antonio López de Santa Anna, rientrato dal suo esilio cubano dopo l’umiliante sconfitta patita nella rivoluzione del Texas(55). Contravvenendo ai patti intercorsi con i buoni uffici dell’amministrazione statunitense di negoziare subito la resa a corrispettivo del ritorno in patria, Santa Anna marciò personalmente verso nord alla testa delle raffazzonate pur se ingenti truppe - circa 20.000 uomini, che poté collezionare con uno schema che sembrò sublimare la consuetudine militare di tipo nazionale, qual era stata sino allora, andando a ricalcare piuttosto un primo modello di Esercito a composizione e reclutamento federale - per affrontare il corpo di spedizione guidato da Taylor e nel frattempo stabilitosi a Saltillo, subendo però, nonostante tutto, la completa disfatta(56).
Nel marzo, il Presidente Polk impresse alla guerra il corso finale con l’invio di un secondo contingente alla guida del generale Winfield Scott, che giunse nel porto di Veracruz via mare, incaricato di intraprendere un’invasione su ampia scala marciando dritti sulla capitale, seguendo la medesima rotta solcata da Hernán Cortés. Scott, superata la cintura di Veracruz piegando la strenua difesa opposta dai reparti messicani nell’omonima battaglia, mosse poi verso Jalapa e Puebla(57), che potè espugnare senza che venisse sparato un solo colpo, grazie anche alla mediazione della Chiesa Cattolica, e da lì, ricevuti ulteriori rinforzi, proseguì alla testa di 14.000 uomini alla volta di Città del Messico(58).
All’inanellarsi delle successive sconfitte messicane nelle battaglie di Padierna(59), Churubusco(60) e Molino del Rey, i reparti statunitensi penetrarono inesorabilmente nella capitale giungendo sino all’ultimo ridotto difensivo, il Castello di Chapultepec(61), estremo baluardo fortificato nel cuore di Città del Messico. Fu questo lo scenario di uno degli episodi di maggiore eroismo militare universale, che vide nutrirsi l’aspra ed impari contesa con il sangue dei giovani cadetti del “Colegio Militar” che vi aveva sede, i quali soccombettero stoicamente sotto l’impietoso fuoco nemico pur di non subire l’onta di deporre le armi ed accettare una resa disonorevole con la consegna della bandiera, e per tale supremo gesto se ne celebra il ricordo con maestosa solennità ogni anno, nella ricorrenza del 13 settembre, il giorno dei “Niños Héroes” (fanciulli eroi).
Schiacciata l’estrema resistenza, la capitale venne irriverentemente occupata(62).
Il Trattato di Guadalupe Hidalgo, sottoscritto il 2 febbraio del 1848, servì da lapidario segno della capitolazione messicana, stigmatizzando esso l’annessione agli Stati Uniti di Texas, California, Nevada, Utah, come pure di porzioni di Colorado, Arizona, New Mexico e Wyoming(63). A causa della guerra il Messico perse così due quinti del suo territorio, covando dopo di allora un memore crogiolo di laconico ed angusto risentimento, misto ad algida rassegnazione avverso agli Stati Uniti(64).
Di più, a fronte della “dedizione patriottica che caratterizzò buona parte della truppa, della milizia e delle forze popolari, i generali ed i leaders dei partiti si distinsero per la loro inettitudine nel difendere l’integrità del territorio che avevano ereditato, e furono incapaci di evitare i colpi che abbatterono lo spirito nazionale. L’affondamento militare e morale che lasciò dietro di sé l’invasione nordamericana mandò in frantumi il candido ottimismo dei primi anni dell’indipendenza ... un amaro sentimento di colpa invase la riflessione sui fatti che condussero a quella catastrofe. Angustiati, i messicani si chiesero perché l’invasione straniera non aveva suscitato un movimento di resistenza nazionale. Perché ciascuna delle battaglie che ebbero luogo si tradussero in vittoria per i nordamericani ed in vergognosa sconfitta per i messicani? … queste e altre domande furono motivo di un intensissimo dibattito negli anni che seguirono la guerra”(65).

4. La Riforma e l’intervento francese

Sul tortuoso selciato di anni piuttosto bui di introversione e ripiegamento del Paese, che avevano fatto tabula rasa di un Esercito sconfitto, umiliato ed annichilito nel degrado dalla vittoria del potente avversario, un primo crocevia di ripresa nell’istinto di rifondazione del proprio strumento ed orgoglio militare lo si rintraccia solo nel 1853, allorquando vennero emanate le “Basi per l’Amministrazione della Repubblica”, al cui art. 1 figurava, e ne veniva disciplinata l’articolazione, il Ministero della Guerra e della Marina(66).
Il 1° marzo del 1854 nel dipartimento di Guerrero (corrispondente all’attuale omonimo Stato) veniva pronunciato da Juan Álvarez e Ignacio Comonfort il “Plan de Ayutla”, movimento di sollevazione consolidatosi in un Esercito Restauratore delle Libertà, che si dirigeva a contrastare l’ennesima dittatura di Antonio López de Santa Anna, tornato grazie ad un colpo di Stato ad imporsi al Governo del Paese con il titolo di “Su Alteza Serenísima”. Con il trionfo militare del Piano, e dei settori soprattutto liberali che lo sostenevano e che avevano servito da contrafforte per alimentare il latente malcontento popolare per il regime in essere oltre che a contrastarlo con le armi in pugno, nell’agosto del 1855 López de Santa Anna fu costretto all’esilio scalzato al potere da una generazione di uomini politici e pensatori moderni mossi da inusitati ideali di progresso umano e sociale, affrancato dai lacci e laccioli del conservatorismo reazionario, tra cui spiccava la figura di Benito Juárez(67).
a. Il movimento della Riforma

Sull’onda dei successivi Governi liberali, venne promulgata la Costituzione Politica del 1857, nella quale il Ministero della Guerra e della Marina conservava la medesima denominazione recentemente acquisita, ciò sino al 23 febbraio del 1861, allorquando cambiò appellativo in Segreteria di Stato e Ufficio di Guerra e Marina, e con decreto del 16 aprile dello stesso anno venne più semplicemente denominata Segreteria di Guerra e Marina(68).
L’imprimatur liberale che ammantava la nuova Costituzione del 1857 non si spingeva sino a proclamare la libertà religiosa, epperò, se l’omissione vale quanto l’azione, lasciava cadere il principio sino allora sacrosanto e mai messo in discussione della religione cattolica e romana quale unica confessione di Stato. L’Episcopato messicano vi percepì una minaccia alla propria esistenza, e reagì ordinando al clero di negare l’assoluzione dai peccati a quanti giurassero fedeltà alla nuova Carta. Il gruppo conservatore, che vedeva anch’esso colpiti i propri interessi per altri riflessi liberali nell’impianto generale della Grund Norm, postulò nel dicembre del medesimo anno il cosiddetto “Plan de Tacubaya”, che prevedeva il disconoscimento della predetta Costituzione e la convocazione di un Congresso per redigerne una nuova, per poi indire nuove elezioni e nominare un Presidente costituzionale.
I reparti della Guardia Nazionale presenti nella capitale, come anche il Presidente, il generale Ignacio Comonfort(69), presagendo l’imminente marea montante, annunciarono essi stessi con un manifesto alla nazione la propria adesione al piano, seguiti dai distaccamenti militari presenti a Puebla, México, Tlaxcala, San Luis Potosí e Veracruz.
Comonfort licenziò i propri ministri di fede liberale e li sostituì con una giunta di generali. Uno di essi, Félix María Zuloaga, costrinse di lì a poco alle dimissioni lo stesso Comonfort, tacciato anch’egli di indulgente affinità verso talune posizioni vicine ai liberali(70).
Comonfort, prima di andare ad ingrossare le fila degli esiliati, fece scarcerare Benito Juárez, capofila e trascinatore del movimento liberale e che era stato poc’anzi imprigionato con gli altri ministri liberali. Mentre a Città del Messico si scatenavano sollevamenti contro il Governo e Comonfort fuggiva all’estero, Juárez giungeva a Guanajuato, dove veniva acclamato Presidente della Repubblica(71).
Questi, insieme ai suoi ministri, nel maggio del 1858 si trasferì al porto di Veracruz, dove stabilì la capitale della Repubblica Costituzionalista. Le truppe fedeli a Juárez e quelle sostenitrici del conservatore Zuloaga(72) intrapresero un sanguinoso conflitto che si sarebbe protratto tre anni, ricordato nelle pagine di storia come la Guerra delle Riforme.
Degna di maggiore menzione è la memorabile battaglia di Salamanca, tra il generale conservatore Luis G. Osollo, al comando di un contingente di cinquemila uomini guidato da Miguel Miramón, Tomás Mejía e Francisco García Casanova, ed i liberali al comando di Anastasio Parrodi(73), Leandro Valle(74) e Mariano Moret, il cui esito vide prevalere i conservatori.
La Guerra delle Riforme(75) fu vinta da Juárez, anche grazie all’aiuto degli Stati Uniti, che assicurarono alle forze liberali sostegni in materiali di armamento e rifornimenti ed inviarono unità della Marina da guerra ad incrociare a titolo dissuasivo al largo di Veracruz. Le truppe liberali al comando del generale Ortega entrarono trionfanti a Città del Messico il giorno di Natale del 1860(76).

b. L’intervento francese

Con il trionfo dell’ispirazione liberale, nonostante i resistenti conservatori non si sarebbero arresi all’Aventino dando subito inizio ad azioni di guerriglia, ci si sarebbe attesi finalmente di assistere all’inizio di una stagione di stabilità per il Messico, retto da un Governo legittimato dalla vittoria militare di un uomo di carisma. Tre anni di devastazioni avevano però avuto un costo finanziario - oltre che di vite umane - enorme; sicché nel luglio del 1861 Juárez decretò la grave decisione di sospendere per due anni le quietanze di saldo dei debiti contratti con l’estero durante i Governi di López de Santa Anna, Comonfort e, dopo di loro, Zuloaga. A seguito di tale decisione ed al fine di tutelare e recuperare i pertinenti interessi economici temuti a repentaglio, il 31 ottobre del 1861 Francia, Spagna e Gran Bretagna(77) decisero di intervenire militarmente in Messico, coniugando una inedita Triplice Alleanza(78).
Un corpo di spedizione spagnolo sbarcò a Veracruz nel dicembre del 1861, seguito, il mese successivo, da truppe francesi e da un reparto di fucilieri di marina inglesi. Il Governo di Juárez non si oppose, dando però istruzioni ai suoi cittadini di “non collaborare” con gli invasori e cercando prontamente la trattativa diplomatica(79).
Fu allora che si acclararono le vere intenzioni francesi(80): Napoleone III, che nel marzo aveva inviato in Messico il generale conte Charles Ferdinand de Lorencez, diede infatti ordine alle proprie truppe(81) di marciare speditamente verso l’interno per occupare la capitale(82).
Il primo scontro che vide contrapposti i reparti messicano e francese ebbe luogo nella località delle Cumbres de Acultzingo. Il generale José María Arteaga, al comando di truppe ancora una volta poco addestrate e scarsamente equipaggiate, non poté contenere l’avanzata francese, e solo il sopraggiungere dei rinforzi al comando del generale Porfirio Díaz evitò che la sconfitta si trasformasse in una Caporetto(83).
Seguendo la direttrice verso Città del Messico, nella convinzione di poter sconfiggere facilmente i messicani e senza curarsi nemmeno d’indirizzare una previa dichiarazione di guerra, come stabilito oltretutto dal diritto bellico consuetudinario del tempo, Lorencez mosse temerariamente all’assalto dei forti di Loreto e Guadalupe, posti a difesa della città di Puebla. Il generale messicano Ignacio Zaragoza, al comando di 4.800 uomini, si asserragliò per resistere all’avanzata dei francesi, che furono respinti nei vari battenti tentativi di espugnare le fortificazioni subendo peraltro gravi perdite, sino a dover abbandonare il campo di battaglia e ritirarsi, sconfitti e caricati in fuga a sciabola sguainata dalla cavalleria messicana(84).
Dopo l’umiliante disfatta del 5 di maggio, Napoleone III ordinò un rafforzamento del corpo di spedizione che così superò le 23.000 unità. Il generale Elías Forey, che sostituì Lorencez richiamato in Patria con ignominia, portò nuovamente l’attacco francese a Puebla il 16 marzo del 1863. Nonostante l’eroica resistenza opposta dai resistenti messicani guidati dal generale González Ortega, Puebla cadde dopo 62 giorni di assedio. Il 7 giugno del 1863, con il sostegno dei conservatori messicani, Forey piegò le ultime difese di Città del Messico, occupandola.
Pur se soverchiate, le truppe messicane avevano dimostrato molta più capacità di resistenza di quanto preventivato e, nonostante le sconfitte subite cominciarono un’intensa attività di guerriglia, mentre Juárez decretava, da El Paso del Nord dove era rifugiato, la pena di morte per i collaborazionisti, concentrati tra le fila del rinato Esercito Conservatore.
Il rappresentante francese Pierre Alphonse Dubois de Saligny formò una giunta di governo, alla quale invitò a partecipare molti dei maggiorenti conservatori, dichiarò decaduto il Governo di Juárez e proclamò la costituzione di una monarchia parlamentare. Nacque così nel 1864 il secondo Impero Messicano.

c. Il secondo Impero

Una delegazione di esponenti della fazione conservatrice del Messico ostile a Benito Juárez ed alla Costituzione del 1857 giunse al castello di Miramare a Trieste, dove risiedevano Massimiliano Ferdinando d’Asburgo e sua moglie Carlotta Maria Amalia di Coburgo Gotha, per offrire la Corona del Messico all’arciduca austriaco.
Per convincere il principe la delegazione fornì ampie, e come si sarebbe rivelato ben poco fondate, assicurazioni sulla buona disposizione del popolo messicano a voler accogliere la svolta imperiale. Massimiliano, solleticato nel proprio orgoglio di principe senza corona, si lasciò convincere, giungendo a Veracruz il 27 maggio del 1864 a bordo della fregata austriaca “Novara”(85). Prima della partenza, al di là delle vacue promesse, di concreto Massimiliano aveva potuto ricevere solo le garanzie francesi: ottomila soldati si sarebbero trattenuti in Messico per sei anni, con i relativi costi di mantenimento a carico del Governo imperiale messicano.
Rampollo emblematico della tradizione asburgica, il novizio imperatore era un uomo moderno ed affine alle dottrine dell’Illuminismo. La sua indole si scontrò così subito con i medesimi conservatori, tenaci avversari di ogni intento riformatore, mentre le fazioni liberali gli riservarono una ferrea opposizione ideologica, rappresentando egli “l’invasore” e la prevaricazione straniera della sovranità e delle libere istituzioni del Messico. Inoltre, Massimiliano si trovò a dover fronteggiare una resistenza armata molto più efficace del previsto; le azioni di contro-guerriglia, affidate alla guida del colonnello francese Dupin, non sortirono effetti positivi, intervenendo ad alimentare una spirale inarrestabile di violenza.
Sul piano internazionale gli Stati Uniti, avvinti in quegli anni nella guerra di secessione (1861-1865), erano rimasti fedeli alla scelta iniziale di riconoscimento della legittimità del Governo di Juárez, né sembravano disposti a riconoscere l’impero messicano anche per motivi di filosofia politica. Anzi, in ottemperanza alla sempreverde “dottrina Monroe”, erano ben più inclini a pretendere che le truppe francesi di stanza, cioè a dire occupanti, lasciassero quanto prima il territorio messicano. Per parte sua, a Napoleone III non sfuggiva che l’ormai certa vittoria del Nord nella guerra civile americana lo poneva a rischio di scontrarsi direttamente con gli Stati Uniti(86).


Dinnanzi al precipitare del quadro complessivo degli eventi, e dopo un inutile invito a Massimiliano ad abdicare, Napoleone III ordinò il ritiro totale delle sue truppe entro il marzo del 1867. Celebre dipinto della "Fucilazione di Massimiliano" di Edouard ManetNelle stesse settimane Massimiliano, nel disperato tentativo di supplire al declinato sostegno francese, tentava di riorganizzare l’Esercito conservatore, designando i generali a lui più vicini per le più alte cariche(87). Partite le truppe francesi, tutto il Messico insorse contro Massimiliano e le poche migliaia di uomini che gli erano rimaste fedeli vennero ben presto sovrastate dalle numerose truppe agglutinatesi rapidamente attorno ai rinnovati ideali repubblicani. All’avvicinarsi delle truppe avversarie a Città del Messico Massimiliano riparò a Querétaro. Il 6 marzo del 1867 il generale Mariano Escobedo assediò la città, mentre il generale Porfirio Díaz cingeva Città del Messico, impedendo il rafforzamento delle truppe imperiali. Dopo 71 giorni di agonia Querétaro cadde e dovette arrendersi alle truppe di Escobedo, Massimiliano consegnò la sua sciabola in segno di sconfitta, ed il 19 giugno venne fucilato(88). Benito Juárez, insediatosi nuovamente quale Presidente costituzionale, il 15 luglio entrò con gli onori della folla nella capitale, restaurando così il Governo repubblicano.

d. La transizione repubblicana ed il Porfiriato

Il Presidente Benito Juárez si dedicò a riorganizzare l’amministrazione civile e militare, riducendo significativamente gli effettivi dell’Esercito(89).
Dopo anni di governo improntati ad un impegno di rinnovamento complessivo del Paese in adesione ai principi liberali di riformismo invalsi soprattutto nel campo sociale, attitudine questa mista ad una certa inclinazione autocratica, il 18 luglio del 1872, vittima di un’angina pectoris, Benito Juárez morì. Gli succedette Sebastian Lerdo de Tejada. Di qui, dopo la breve parentesi di stabilità crogiuolo della rinascita del sentimento nazionale volto a costruire il futuro del Paese, riprese la consuetudine tutta messicana di quel tempo dei conflitti intestini per la detenzione del potere. Il 1° gennaio del 1876, appropinquandosi la parabola finale della presidenza di Lerdo de Tejada, i generali Fidencio Hernández e Francisco Meixueiro lanciarono il “Plan de Tuxtepec”, promuovendo il generale Porfirio Díaz a capo del movimento che si proponeva di scongiurare la paventata rielezione del mandatario uscente. Deflagrò di lì a poco il conflitto tra le forze leali al Presidente ed i nuovi insorti. Il 20 maggio del 1876, ad Icamole, il generale Carlos Fuero, leale al Governo lerdista, inflisse una terribile sconfitta ai comandanti sollevati dal generale Porfirio Díaz che si vide obbligato a ripiegare le sue forze nei territori a sud della Repubblica. Il 16 novembre si svolse la battaglia di Tecoac, tra le forze guidate da Díaz e quelle del generale lerdista Ignacio R. Alatorre; l’aspra contesa si risolse con un testa a testa molto sanguinoso in un turbinio esagitato di prolungati combattimenti corpo a corpo, e le milizie contrapposte alla baionetta e falcidiate dall’impiego dei fucili a canne rigate da improvvisate trincee sul modello della guerra di secessione statunitense, finché l’arrivo di rinforzi porfiristi al comando del generale Manuel González fece pendere la bilancia a sfavore di Alatorre.  Con l’annientamento delle sue migliori truppe a Tecoac, Sebastián Lerdo de Tejeda fu costretto a rinunciare alla Presidenza, che fu assunta il 28 novembre del 1876 dal generale Porfirio Díaz(90), entrato trionfalmente nella capitale il 21 dello stesso mese(91).
Cominciò così la lunga stagione di potere del cosiddetto Porfiriato, un regime personale destinato a protrarsi per oltre trent’anni, dal 1876 al 1911 (con una breve interruzione tra il 1880 ed il 1884).
Fu un periodo caratterizzato da un’inedita continuità di gestione del potere politico, aneddoticamente tipica di un regime dittatoriale con tutte le implicazioni connesse soprattutto sotto il profilo della repressione delle voci avverse e dissidenti. Ciò nondimeno, nel corso del suo lungo governo il Paese conobbe uno sviluppo economico mai raggiunto prima, grazie anche alla completa apertura al capitale straniero (in un primo momento soprattutto statunitense) investito prevalentemente nello sfruttamento delle immense risorse minerarie e nello stabilimento di industrie tessili.
Si avviò una modernizzazione del Paese con la costruzione di linee ferroviarie e telefoniche e si registrò un netto incremento del volume di interscambio commerciale con l’estero. Contemporaneamente, le originarie terre comuni degli indios furono concentrate in latifondi concessi da Díaz ad una ristretta cerchia di grandi proprietari terrieri.
Díaz era un militare e giunse al potere grazie al sostegno dell’Esercito, ma forse inaspettatamente una volta insediatosi al governo il ruolo politico delle Forze Armate fu minimizzato, con l’obiettivo che “nessun altro caudillo potesse tornare ad impiegarlo come strumento della sua ambizione politica”(92).
Per altro verso, anche se almeno apparentemente sempre più costrette nel proprio ruolo, fu in tale periodo che le Forze Armate messicane, e l’Esercito in particolare, godettero di una delle migliori tappe della loro storia, beneficiando finalmente di una solida visione programmatica ed organizzativa volta a garantire la soddisfazione delle esigenze di impiego per la salvaguardia della sovranità territoriale e statuale del Paese.
Si guardò molto all’Europa, alla Germania ed alla Francia nella specie, per trarre modelli di ispirazione da applicare nel processo di ristrutturazione, modernizzazione e professionalizzazione dello strumento militare, tradottasi anche nel perfezionamento dei fondamenti normativi con lo scopo di introdurre nelle sue fila una maggiore disciplina militare (il tasso di diserzione nei decenni precedenti era stato sempre ridondante), un adeguato senso dell’obbedienza ed una dedizione assoluta alle finalità d’istituto, sul modello dei canoni dei grandi Eserciti europei dell’epoca(93).
A tangibile testimonianza simbolica nel moto di riedificazione dell’orgoglio nazionale avviato nel periodo in parola, e tante volte sino allora macabramente calpestato dagli eventi, dopo 14 anni di ospitalità presso l’Arcivescovato di Tacubaya, il prestigioso “Colegio Militar” nel giugno del 1883 tornò ad occupare le installazioni luogo del martirio del Castello di Chapultepec(94).

5. La Rivoluzione

Dopo trent’anni al potere il generale Porfirio Díaz aveva conseguito, come si è detto, un’apparente stabilità nel Paese, ciò però al prezzo di una cristallizzazione delle grandi disuguaglianze sociali che ottenebravano la società messicana e di un conseguentemente latente quanto crescente malcontento popolare a fronte di un incipiente nazionalismo diffuso tra tutte le masse. Quando il generale fu per l’ennesima volta rieletto, nel 1910, erano in pochi a dubitare che il suo Governo avrebbe perseverato nel privilegiare i gruppi elitari che ne sostenevano le politiche. Come se non bastasse, gli Stati Uniti si sentivano danneggiati dalla politica di apertura assoluta nella attrazione di capitali stranieri, che stavano giungendo sempre più dall’Europa a discapito delle opportunità d’investimenti per i capitalisti statunitensi(95), e - diligentemente memori dei precetti della “dottrina Monroe” - si mossero a guardare con favore la possibilità di un cambiamento di governo.
A ciò si aggiunse l’affermarsi del settore operaio e della nuova classe media, portatori tutti di istanze e pretese maggiormente liberali. Furono queste le condizioni propizie affinché l’avvento dei nuovi temuti “caudillos” potesse agglutinare attorno a sé gli oppositori del regime ed accendere la miccia di stravolgenti moti sociali alla cadenza della rivoluzione(96).
Anche se sin dagli inizi del Porfiriato vi furono oppositori al suo regime, i cosiddetti anti-rielezionisti si moltiplicarono a partire dai primi anni del secolo XX, arrivando a formare associazioni civiche che funsero da architrave del sistema ideologico rivoluzionario.
In questo contesto, nel 1909 venne fondato il “Club Central Antirrelecionista”, nel quale emerse la figura di Francisco I.
Madero, che seppe ben presto attirare a sé molte simpatie in tutto il Paese. Il suo crescente seguito preoccupò seriamente il regime, tanto da farlo incarcerare durante le elezioni del 1910 nelle quali trionfò ancora una volta - come detto - Porfirio Díaz.
Madero fuggì insieme ad altri membri del ricostituito partito liberale negli Stati Uniti, da dove lanciò il “Plan de San Luis”, che dichiarava nulle le elezioni ed illegittimo il Governo di Porfirio Díaz, ed esortava il popolo a sollevarsi il 20 di novembre di quell’anno. In quella data i generali Pascual Orozco, Pancho Villa(97) ed altri combattenti iniziarono la lotta armata(98).
Molti altri si sarebbero uniti prima della fine dell’anno. Aveva così inizio la Rivoluzione Messicana(99).
Le fazioni rivoluzionarie sorsero in tutto il Paese; di fronte all’imponente consistenza della sollevazione, l’Esercito federale e le Forze Rurali di presidio (che altro non erano se non semplici milizie contadine di supporto) furono incapaci di arrestare l’imponente movimento. Alla fine di novembre dello stesso anno scoppiarono ad effetto domino numerose insurrezioni in tutto il Paese.
Gli strati più umili della popolazione seguirono Madero e Carranza, formarono le unità combattenti dell’Esercito di Alvaro Obregón, aderirono alla mitica Divisione del Nord guidata da Pancho Villa e formarono le milizie di Emiliano Zapata, che sarebbero passate alla storia come Esercito Liberatore del Sud(100).
Il 10 maggio del 1911 Francisco Madero, Pancho Villa e Pascual Orozco riuscirono ad espugnare Ciudad Juárez(101). Dopo ripetute sconfitte il generale Porfirio Díaz decise di rinunciare alla Presidenza e di imbarcarsi verso l’esilio in Francia per scongiurare ulteriori bagni di sangue. Il suo incarico venne assunto interinalmente da Francisco León de la Barra. Celebrate le elezioni presidenziali, il 6 novembre del 1911 Francisco I Madero fu nominato allo scranno presidenziale.
Tra le prime misure adottate figurò lo scioglimento dell’Esercito Rivoluzionario, iniziativa che causò ammutinamenti e ribellioni tra le sue fila(102). Il nuovo mandatario cercò di conciliare l’antico regime con i precetti della rivoluzione, nella convinzione che il Paese necessitasse di un cambiamento politico e non di una riforma sociale, per cui concesse sì alcune libertà in materia civile - come una certa libertà di stampa, duramente repressa al tempo del Porfiriato - ma nulla in tema di riforme economiche.
Rotto il connubio con molti di coloro che avevano condiviso con lui sino a poc’anzi il moto rivoluzionario, Madero si trovò rapidamente in mezzo al guado tra opposte fazioni progressiste e reazionarie. Arroccatosi su posizioni più radicali tra i suoi oppositori, il generale Pascual Orozco prese le armi contro di lui alla fine di gennaio del 1912. Il generale José González Salas partì alla volta dello Stato di Chihuahua per contrastarlo, subendo la sconfitta a Rellano. Madero inviò pertanto a combattere contro Orozco il generale Victoriano Huerta e Pancho Villa, che in una rapida campagna sconfissero totalmente gli “orozquistas” nelle battaglie di Conejos, Rellano y Bachimba (12-30 maggio del 1912).
Dal 9 al 19 febbraio del 1913 ebbe luogo la “Decena Trágica”, guidata dai generali Aureliano Blanquet, Félix Díaz e Bernardo Reyes sostenuti da unità dell’Esercito e della Scuola Militare di Aspiranti. La prima azione fu quella di tentare di occupare il “Palacio Nacional” della capitale, ma gli si contrapposero le truppe leali al Governo(103), e gli insorti dovettero rifugiarsi nella vicina “Ciudadela”.
Nello stesso giorno gli allievi del “Colegio Militar” scortarono il Presidente Madero fino al “Palacio Nacional”, episodio noto come la “Marcha de la Lealtad”. Madero pose dunque il generale Victoriano Huerta al comando delle forze leali per combattere gli insorti. Si rivelò ben presto, questo, un grave errore, perché Huerta, assunta la guida delle Forze Armate e quindi dell’unico potere in quel momento ancora legittimante una titolarità di governo, cioè a dire quello militare, obbligò Madero a rinunciare alla Presidenza dietro la promessa di avere salva la vita. Promessa poi rivelatasi mendace, dal momento che questi venne fatto assassinare il 22 febbraio del 1913 insieme al Vicepresidente José María Pino Suárez.
Il 26 marzo dello stesso anno il Governatore di Coahuila, Venustiano Carranza, proclamò il “Plan de Guadalupe”, con il quale esortava i messicani a lottare contro il Governo huertista(104). Carranza si auto-nominò quale Primo Capo del nuovo Esercito Costituzionalista(105) da egli stesso fondato, e unto dal potere esecutivo per abbattere Huerta(106). Questi, sostenuto peraltro dagli Stati Uniti, una volta conquistato il potere instaurò una feroce dittatura, un regime sul quale sarebbe rimasto in sella sino al 1915, allorquando fu costretto all’esilio stretto all’angolo dai suoi oppositori, Carranza in testa, con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Madero.

6. Post-Rivoluzione e tempi attuali

Conclusasi la tappa armata della Rivoluzione Messicana con il suo trionfo ed annichilito l’establishment conservatore, sotto la guida militare del Presidente Venustiano Carranza e del Segretario di Guerra e Marina generale Alvaro Obregón, l’Esercito messicano si istituzionalizzò e riavviò la sua professionalizzazione, costituendosi anche nuovi dipartimenti incaricati di amministrare le nascenti fabbriche militari.
Il 5 febbraio del 1915 Carranza, quale Capo dell’Esercito Costituzionalista, emise un decreto con il quale veniva costituita l’Arma dell’aviazione militare all’interno dell’Esercito, incipit dell’attuale Forza Aerea Messicana, con la conseguente costituzione in seno alla Segreteria di Guerra e Marina del Dipartimento, Direzione e Infrastruttura dell’Aeronautica Militare. A seguito della promulgazione della Costituzione del 1917, con la predisposizione dei decreti del 14 aprile e del 31 dicembre dello stesso anno, si ratificò l’esistenza della Segreteria di Guerra e Marina.
Dopo gli anni di lotta rivoluzionaria era comprensibile che i militari avessero una certa preponderanza nel Congresso Costituente che avrebbe elaborato la nuova Costituzione. Molti dei deputati costituenti erano stati, infatti, militari in servizio attivo. Come militari furono coloro che vigilarono sulle loro sessioni di lavoro all’esterno del “Teatro de la República” della città di Querétaro. Il primo Presidente a governare sotto l’egida della nuova Costituzione, che ancora oggi regge le sorti del Paese, fu lo stesso Venustiano Carranza, che pochi anni dopo sarebbe stato assassinato dai suoi oppositori. Dopo un breve interinato di Adolfo de la Huerta, giunse alla Presidenza della Repubblica un altro generale, Alvaro Obregón, che sarebbe stato a sua volta ucciso entro pochi anni.
In quella epoca, la possibilità di governare efficacemente su tutto il territorio messicano era praticamente nulla, il che propiziò il sorgere di diversi potentati locali che si mantenevano al potere con la forza delle armi(107). Octavio Paz ha descritto con le seguenti parole la situazione imperante allora: “anche se la recentemente adottata Costituzione - quella del 1917 - avesse previsto la trasmissione pacifica del potere attraverso elezioni democratiche, la realtà era molto diversa: i partiti politici non esistevano ed il Paese era retto dalla dittatura rivoluzionaria, cioè a dire, dalla dittatura dei caudillos militari della Rivoluzione. La lotta tra le fazioni non fu mai democratica: non era il numero di voti ma quello di soldati e fucili ciò che dava la supremazia politica”(108).
Per avere il polso della posizione preponderante dell’Esercito in questi anni, basti citare pochi dati significativi: tra il 1920 ed il 1933 il 32% dell’ammontare totale della spesa pubblica fu destinato al bilancio delle Forze Armate, e durante il Governo di Carranza il 28% degli incarichi di Gabinetto fu assicurato a militari, percentuale che salì addirittura al 48% nel Governo di de la Huerta ed al 59% con Obregón, per poi finalmente cominciare ad invertire la tendenza(109).
Durante questa delicata e prolungata fase di transizione, dal 1926 al 1929 l’Esercito venne ampiamente impiegato per reprimere la sollevazione popolare conosciuta come la rivolta dei “Cristeros”(110), allorquando una consistente fetta della popolazione cattolica si ribellò in armi al Governo del Presidente Plutarco Elias Calles, che aveva fatto dell’anticlericalismo una stella polare della propria politica imponendo leggi fortemente restrittive delle libertà e delle guarentigie della Chiesa Cattolica messicana in linea con i contenuti fortemente laicisti ma sino allora di fatto rimasti negletti della Costituzione del 1917. La guerra costò la vita a decine di migliaia di persone, esponendo molte fila dell’Esercito alle contraddizioni di un severo conflitto di coscienza tra i dettami fortemente anticlericali ed il più spesso ispirati a taluni precetti massonici delle élites di governo e le convinzioni morali solidamente ancorate alla religiosità cattolica ed alle sue gerarchie ampiamente diffuse tra i ranghi specie più bassi delle truppe, alimentati prevalentemente dai ceti popolari e contadini(111).
Più in generale, la sfida che si trovarono a dover affrontare i vari Governi post-rivoluzionari abbracciava il contenimento delle oligarchie locali, l’estromissione dei militari sleali alle autorità elette e l’istituzionalizzazione delle condizioni politiche basilari per poter governare il Paese.
La strategia per conseguire i predetti obiettivi, dopo anni di violenti conflitti stigmatizzati dagli assassini dei diversi eroi rivoluzionari (Obregón uccise Carranza, il quale a sua volta aveva fatto uccidere Zapata), e dalla guerra “Cristiada”(112), iniziò a prendere forma nel 1929, quando il Presidente Elías Calles fondò una nuova istituzione politica, il Partito Nazionalista Messicano (PNM), concepita per fungere da centro gravitazionale e di convergenza di tutte le componenti sociali del Paese, partito che sarebbe divenuto in seguito il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) destinato a reggere le sorti del Paese per 72 anni di fila sino alle elezioni presidenziali del 2000.
Si può lasciare la parola ad Octavio Paz per descrivere gli inizi del PNM: “agente, braccio civile del potere rivoluzionario, il partito non possedeva forza per sé stesso; il suo potere era il riflesso del potere del caudillo e dei militari e potentati che reggevano le province”(113).
Il PNM, che includeva di quattro settori uno militare che annoverava gli ufficiali di maggiore spicco dell’Esercito Costituzionalista, poté comunque amalgamarne gli intenti verso il condiviso obiettivo di unificare le Forze Armate e rifondare l’Esercito messicano.
I diversi gruppi armati sorti dalla rivoluzione si fusero per dare forma al nuovo Esercito Nazionale Messicano di cui il progetto di nazione in cantiere abbisognava, avviando un processo di ristrutturazione per renderlo idoneo a svolgere le funzioni assegnate dalla Carta Costituzionale, di difesa della sicurezza e della sovranità nazionale. Con il decreto presidenziale del generale Lázaro Cárdenas, il 25 ottobre del 1937 la Segreteria di Guerra e Marina cambiò il nome in Segreteria della Difesa Nazionale, ed il 31 dicembre del 1939, per disposizione legislativa, le sue funzioni si separarono dalle questioni relative alla Marina militare costituendosi il Dipartimento della Marina Nazionale.
L’11 settembre del 1940 fu promulgata la Legge sul Servizio Militare obbligatorio, che tuttavia entrò in vigore solo il 3 agosto del 1942. Il servizio era obbligatorio per tutti i cittadini messicani per nascita o naturalizzazione tra i 18 ed i 40 anni di età.
Nel dicembre del medesimo anno ebbe inizio il Sessennio presidenziale di Manuel Ávila Camacho, l’ultimo generale Presidente. Fu infatti a partire dalla decade degli anni ’40 che si sedimentarono nuove consuetudini imperiture per un definitivo riassetto dell’ambito di pubblico dominio del potere militare rispetto ai settori civili, con la scomparsa del settore militare in seno al PRI prima e, pochi anni dopo, l’arrivo di un esponente della società dei borghesi (nel proprio significato di non indossare un’uniforme) a sedere sulla poltrona presidenziale del Paese.
Da quel momento di cesura la presenza e l’influenza dei militari nella vita pubblica andarono contraendosi inesorabilmente, pur cristallizzandosi nel contempo un complesso di appannaggi di carattere finanziario ed assistenziale a beneficio dei membri delle Forze Armate e dei loro vertici nella specie, tale da garantire una posizione sociale ben al di sopra dei canoni normalmente condivisi da altre influenti categorie.


a. L’Esercito messicano dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri

Il primo atto del Governo messicano relazionato con il secondo conflitto mondiale fu un decreto di requisizione di navi appartenenti ai Paesi belligeranti emanato il 10 aprile del 1941, 9 bastimenti da carico italiani rifugiati a Tampico, che furono posti a disposizione della compagnia petrolifera statale “Petróleos Mexicanos”, e 3 navi tedesche da trasporto merci e passeggeri, rifugiate a Veracruz e consegnate alla “Compañía Mexicana de Navegación”. Il 13 maggio del 1942 venne affondato il bastimento messicano per trasporto merci “Potrero del Llano” da un sottomarino tedesco davanti alle coste della Florida, ed il 20 dello stesso mese venne affondata la nave “Faja de Oro”.
Il Governo messicano protestò, ma non ricevette soddisfazione da quello tedesco, e quindi il Presidente Ávila Camacho, con l’avallo del Congresso, dichiarò il 2 giugno del 1942 lo stato di guerra tra il Messico e le potenze dell’Asse (Germania, Italia e Giappone).
Una volta entrato in guerra, il Governo messicano collaborò direttamente con quello statunitense, inviando in particolare nel luglio del 1944 lo Squadrone aeronautico 201, come parte della così denominata Forza di Spedizione Messicana, nel teatro di guerra del Pacifico meridionale, ove avrebbe realizzato diverse operazioni tra cui si ricordano le missioni di combattimento a sostegno degli Eserciti alleati durante la campagna di liberazione delle Filippine e di Formosa, prima volta in cui un contingente militare messicano lasciava il suolo patrio per combattere in un conflitto internazionale(114).
Dopo lunghi anni di sostanziale tranquillità sociale ed una quantomeno rassicurante continuità politica, nel corso dei quali si era conseguito di interrompere definitivamente il sodalizio di potere tra militari e politici, consolidando l’indipendenza funzionale del regime presidenziale dalle istituzioni armate, nel 1968, sull’onda dei movimenti giovanili e studenteschi che andavano mettendo a ferro e fuoco molte società occidentali del tempo, montò un intenso fermento sociale, guidato da alcuni settori di un certo sindacalismo dissidente ed impersonato da ampie frange di studenti delle università pubbliche.
Le mobilitazioni, che portarono fiumane di persone nelle piazze di molte città, furono avversate dal potere con azioni di repressione condotte spesso in spregio del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali di espressione, financo della stessa incolumità fisica dei manifestanti.
E fu così che si raggiunse l’acme della tensione con la tragica “mattanza” di studenti nella “Plaza de las Tres Culturas” di Tlatelolco(115), che con il sangue giovanile versato a causa dell’uso spregiudicato della forza pubblica nell’attività di repressione da parte dell’Esercito costituì un punto di rottura mai più sanato del tutto tra il regime priista, incapace in quel momento di disciplinare idealmente e pragmaticamente la propria azione, e la società messicana, che rimase a lungo scossa ed intimorita per l’orrida violenza.
Questi fatti secondo alcuni(116) produssero almeno due conseguenze. In primis, il Governo fu indotto ad affidarsi sempre più al sostegno delle Forze Armate, l’unico organo dello Stato con una presenza sufficientemente capillare ed una capacità di presidio e di rapidità d’intervento nel territorio della Repubblica, al fine di poter mantenere l’ordine pubblico e la continuità della detenzione del potere politico e, in secondo luogo, una parte della gioventù dissidente e contestatrice si lasciò ammaliare dalla via dell’opposizione anche armata per tentare di destabilizzare e sfiancare il regime. Le due circostanze, generatesi a braccetto, condussero il Paese ad una spirale di violenza e repressione lungo un crinale privo di soluzioni alternative ad una rivalutazione del potere militare in seno alla politica attiva, che in ogni caso già aveva conservato la consuetudine di affidare la titolarità dei Dicasteri d’interesse militare - le Segreterie della Difesa Nazionale e della Marina - ai due Ufficiali più alti in grado delle rispettive Forze Armate designati dal Presidente della Repubblica e membri attivi del suo gabinetto di Governo.
Un simile passaggio è anche testimoniato dall’aumento incrementale cui si assistette in quegli anni nella spesa destinata alle esigenze della Difesa e nel numero di effettivi, che dal 1973 al 1977 passò da 60 mila a 90 mila, per raggiungere i 175 mila nel 1992.
Nel 1994 si voltò bruscamente un’altra pagina della storia dell’Esercito e dell’evoluzione del suo ruolo, con la sollevazione dell’“Ejército Zapatista de Liberación Nacional” guidato dal Subcomandante Marcos(117), che nei primi giorni fu contrastato con una imponente offensiva armata da parte, per l’appunto, dell’Esercito messicano.
Nonostante l’esizialità degli scontri con gli insorti e le dubbie necessità di contenimento del fenomeno rivoltoso su cui non è qui il caso di dilungarsi oltre, a partire da quel momento la presenza militare in zone caratterizzate da una certa o presunta instabilità sociale, in particolare negli Stati di Guerrero, Oaxaca e Chiapas, per giunta ultimi tre Stati della Federazione e nel medesimo ordine ancora oggi quanto ad indici di ricchezza, aumenta vertiginosamente, accompagnato da un proporzionale incremento della spesa militare.
Tale inedita attitudine verrà presto affiancata da nuove funzioni in capo alle Forze Armate ed all’Esercito in particolare, tra le quali spicca la lotta al narco-traffico e la conseguente assunzione da parte dei militari di compiti di pubblica sicurezza, pur se costretti a muoversi nel limbo della mancanza di tutele e funzioni normate ad hoc dall’ordinamento giuridico di pubblica sicurezza(118).

7. Un orgoglio nazionale: l’“Heroico Colegio Militar”

La prestigiosa istituzione castrense, fondata nel 1822 con il titolo di “Academia de Cadetes” con sede nell’edificio che secoli addietro era stato il Palazzo dell’Inquisizione e di cui il primo direttore era stato Manuel Mier Y Terán, l’11 ottobre del 1823 venne ribattezzata come “Colegio Militar” insediandosi nella fortezza di Perote, vicino la località di Jalapa nello Stato federato di Veracruz.
Nel 1828 fu riportata a Città del Messico, prima nell’edificio di Betlehemitas e nel 1835 in quello di Recogidas, e a partire dal 1841 la sede venne trasferita nel Castello di Chapultepec, dove nel 1847 i cadetti frequentatori, come si è visto, avrebbero partecipato alla difesa della capitale contro l’invasione statunitense assurgendo essi e l’Istituto cui appartenevano a simboli altissimi dell’eroismo nazionale, estremi usberghi dell’onore della Patria(119).
Nel 1860, al termine della Guerra dei Tre Anni, Benito Juárez soppresse il “Colegio Militar” sostituendolo con la “Escuela Militar de Infantería y Caballería”, nell’ex convento di San Fernando, poi chiuso a seguito dell’invasione francese.
Al trionfo della Rivoluzione il Collegio venne ristabilito con sede nel “Palacio Nacional”, da dove fu spostato presso l’ex convento di Santa Catarina e poi in quello che era stato l’edificio dell’Arcivescovato nel quartiere capitolino di Tacubaya. L’8 giugno del 1883 fu riportato nel Castello di Chapultepec, sotto la direzione del generale Francisco P. Méndez, dove rimase fino al 1913, quando venne ricollocato nei vecchi locali di quella che era stata la “Escuela Militar de Aspirantes”.
Durante il conflitto rivoluzionario degli inizi del XX secolo, il Collegio fu chiuso dal Governo di Venustiano Carranza per essere sostituito nel 1916 dalla “Academia del Estado Mayor”, con sede nell’ex convento della Encarnación. Chiusa pure questa Accademia, il Collegio fu ripristinato nel 1920 e sei anni dopo fu trasferito nel quartiere capitolino di Popotla, dove rimase fino al 1976, quando gli furono assegnate le attuali installazioni al fianco dell’autostrada Città del Messico-Cuernavaca.
I cadetti di marina frequentarono il Collegio dal 1837 al 1897, anno in cui venne fondata la “Escuela Naval” di Veracruz.

Capitolo II. Articolazione e compiti dell’Esercito degli Stati Uniti Messicani(120)

1. Fondamenti normativi costituzionali e secondari

a. La Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani e le Forze Armate

La Costituzione messicana, trattando dei “Poteri degli Stati Uniti Messicani”, radica la legittimità costituzionale delle Forze Armate all’art. 73, comma XIV(121), sancendo che il Congresso, composto dalle Camere dei Deputati e dei Senatori, ha facoltà di costituire e sostenere le istituzioni armate dell’Unione, e cioè l’Esercito, la Marina da Guerra e la Forza Aerea, e regolamentarne l’organizzazione ed il funzionamento.
Proseguendo nello scorrere il dettato costituzionale, la tutela della sicurezza nazionale è affidata all’esistenza di Forze Armate sotto un unico comando, quello del Presidente della Repubblica, al quale è attribuita la funzione di vegliare sulla pace e l’ordine pubblico del territorio nazionale. Più precisamente, l’art. 89, comma VI(122), stipula che è facoltà ed obbligo del Presidente della Repubblica di disporre della totalità della Forza Armata permanente, cioè l’Esercito, la Marina da Guerra e la Forza Aerea, per la sicurezza interna e la difesa esterna della Federazione. Tale precetto, in combinato disposto con i commi IV, V e VII del medesimo art. 89, concernenti le nomine degli alti comandi delle Forze Armate(123), contiene ciò che si potrebbe estrinsecare quale la primazia del potere politico su quello militare, primato avvalorato per esclusione dall’interpretazione analogica dei commi II e III dell’art. 118, relativi al divieto per i Governi degli Stati federati della Repubblica di disporre di truppe o navi da guerra, né di dichiarare guerra ad alcuna potenza straniera, salvo nelle ipotesi di invasione o pericolo imminente(124).
Dalla lettura delle norme sopra illustrate, che formano nel loro complesso l’architrave fondamentale della disciplina delle Forze Armate, discende sinallagmaticamente la mancata previsione nella trama costituzionale di un seppur minimo appiglio giuridico che ne consenta a qualsiasi titolo l’impiego al di fuori dei confini nazionali non ancorato teleologicamente alle evenienze esplicitamente statuite e sopra richiamate.
Seguono alcune norme più di dettaglio, ad iniziare dall’art. 13, che sancisce il foro militare delimitando pure i limiti della esclusiva giurisdizione castrense(125).
La Costituzione del 1917 si addentra poi a regolamentare l’attività del personale militare formalizzando alcuni precetti che evidenziano date incompatibilità tra l’esercizio della professione militare e la titolarità di alcune cariche pubbliche(126).
Un altro aspetto interessante è ciò che riguarda la distribuzione di competenze in materia di dichiarazione di guerra e di mobilitazione delle Forze Armate fuori del territorio nazionale a fronte, naturalmente, delle necessità di difesa esterna della nazione in costanza di stato di guerra.
Entrambe le competenze incombono al Presidente della Repubblica, ma nel primo caso questi potrà pronunciarsi “previa Legge del Congresso” (art. 89, comma VIII), e nel secondo necessiterà del permesso del Senato (art. 76, comma III(127)).
Un ultimo cenno per completare il quadro costituzionale concernente l’Esercito messicano lo merita l’art. 129(128), legiferante in materia di funzioni che competono alle autorità militari in tempo di pace.
La prima parte della norma si lega a quanto disposto dall’ultimo paragrafo dell’art. 16, in tema di limiti ed ambiti di ammissibilità di varie forme di requisizione militare(129), e la seconda si richiama a ciò che statuisce l’art. 132(130) quanto alla giurisdizione di riferimento per le infrastrutture militari.
b. Quadro normativo secondario

Scendendo al piano normativo secondario ermeneutico ed esecutivo, occorre citare la “Legge Organica dell’Esercito e della Forza Aerea Messicani”(131), che all’art. 1 stabilisce i compiti generali assegnati alle predette Forze Armate:
- difendere l’integrità, l’indipendenza e la sovranità della nazione;
- garantire la sicurezza interna;
- aiutare la popolazione civile in caso di pubbliche necessità;
- realizzare azioni civiche e opere sociali che tendano al progresso del Paese;
- in caso di disastro prestare aiuto per il mantenimento dell’ordine, alle persone e ai loro beni e per la ricostruzione delle zone colpite.
Le prime due missioni, nella specie, sono volte ad assicurare la permanenza e continuità delle Istituzioni create per mandato costituzionale, e a garantire alla nazione stabilità, tranquillità e sviluppo sociale. È poi da segnalare la “Legge Organica della Amministrazione Pubblica Federale”, che all’art. 29 sciorina i compiti assegnati alla Segreteria della Difesa Nazionale (d’ora innanzi Sedena) quale Dicastero di Stato(132), dal quale vengono a dipendere per quanto attiene alla direzione ed amministrazione sia l’Esercito che la Forza Aerea.
Ancora, è d’interesse osservare che sulla base di una mozione di incostituzionalità formulata dalla Camera dei Deputati nel 1996, nel corso della LVI Legislatura, circa la legittimità della partecipazione dei Segretari della Difesa Nazionale e della Marina al Consiglio Nazionale di Sicurezza Pubblica basandosi sull’articolo 129 prima citato, che come si ricorderà stabilisce che in tempo di pace nessuna autorità militare può esercitare più funzioni di quelle che abbiano diretta connessione con la disciplina d’istituto, la Suprema Corte di Giustizia della Nazione(133) ha emesso nel 2000 sei tesi giurisprudenziali, che dopo di allora hanno acquisito carattere di osservanza obbligatoria, le quali chiariscono ulteriormente gli ambiti di impiego istituzionale delle Forze Armate:
-  34/2000. Trattandosi di sicurezza pubblica, ogni autorità ha due chiare limitazioni: non vulnerare le garanzie delle persone e non superare le attribuzioni che la legge le conferisce;
-  35/2000. Lo Stato messicano attraverso i suoi tre livelli di governo deve coadiuvare il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza pubblica, tradotti in libertà, ordine e pace pubblica, come condizioni imprescindibili per godere delle garanzie che la Costituzione conferisce ai governati;
-  36/2000. È costituzionalmente possibile che l’Esercito, la Forza Aerea e l’Armata (la Marina militare), nel tempo in cui non sia stata decretata la sospensione delle garanzie, possano agire a sostegno delle autorità civili per compiti di sicurezza pubblica;
-  37/2000. Le Forze Armate sono costituzionalmente legittimate ad agire, attenendosi agli ordini del Presidente della Repubblica, quando esista una situazione che ponga la società in grave pericolo o conflitto.
-  38/2000. Le Forze Armate possono agire in aiuto alle autorità civili, in materia di sicurezza pubblica, quando queste sollecitino il sostegno della forza di cui dispongono;
-  39/2000. La partecipazione dei Segretari della Difesa Nazionale e della Marina nel Consiglio Nazionale di Sicurezza Pubblica non viola l’articolo 21(134) della Costituzione.

2. Organizzazione

a. Livelli di comando

Il Comando Supremo dell’Esercito e della Forza Aerea spetta al Presidente della Repubblica, che lo esercita direttamente attraverso il Segretario della Difesa Nazionale o l’autorità militare altrimenti designata.
L’Alto Comando corrisponde al Segretario della Difesa Nazionale; questi, sulla base delle direttive ed istruzioni che gli vengano impartite dal Presidente della Repubblica, è responsabile di organizzare, addestrare e amministrare l’Esercito e la Forza Aerea.
Per l’esercizio delle sue funzioni si affida ai seguenti organi ausiliari:
- Sottosegretario;
- Ufficiale Maggiore;
- Ispettore e Controllore Generale;
- Organi del Foro di Guerra;
- Stato Maggiore della Difesa Nazionale.
Il Messico adotta ancora il servizio di leva, obbligatorio per tutti i cittadini di sesso maschile idonei dai 18 ai 49 anni, con coscrizione sottoposta ad un articolato sistema di sorteggio ed aperta anche a forme di servizio civile, mentre per le donne, a partire dal 2000, esiste la possibilità di prestare servizio militare su base volontaria.

b. Divisione Territoriale Militare

La cartografia della difesa territoriale nazionale suddivide il Paese in Zone Militari raggruppate in Regioni Militari. Le Zone Militari si dividono a loro volta in Settori e questi in Sottosettori. Assecondando il medesimo principio, lo spazio aereo nazionale si divide in Regioni Aeree Militari e queste in Basi e Stazioni Aeree Militari. La Divisione Territoriale Militare in tempo di pace è chiamata ad adempiere le “Missioni Generali” previste all’art. 1 della “Legge Organica dell’Esercito e della Forza Aerea Messicani” sulla base delle direttive e delle previsioni stabilite, in relazione alle varie situazioni contingenti, dall’Alto Comando nei piani militari strategici finalizzati alla difesa nazionale.
Guardando all’organizzazione d’impiego, l’Esercito e la Forza Aerea si suddividono in Armi e Servizi, articolati in Unità, Dipendenze, Installazioni e Organismi Circostanziali.

c. Le Armi ed i Servizi

Le Armi dell’Esercito sono quelle di: Fanteria, Cavalleria, Blindata, Artiglieria e Zappatori.
L’Arma nella Forza Aerea è data dal personale dei Piloti Aviatori.
I Servizi si distinguono in:
-  servizi tecnici(135): Ingegneri, Trasmissioni, Materiali di Guerra, Trasporti, Intendenza, Sanità, Informatica, Meteorologico, Controllo Militare dei Voli, Mantenimento di Materiale Aereo, Materiale Aereo Elettronico, Rifornimento di Materiale Aereo, Materiale Bellico di Forza Aerea;
-  servizi Amministrativi: Amministrazione, Giustizia Militare, Cartografico, Polizia Militare, Di Personale, Di Archivio e Storia:
-  servizi Generali: Generali di Stato Maggiore, Intelligenza Militare, Comunicazione Sociale;
-  servizi Speciali e di Sicurezza Sociale: Amministrazione Specialità di Musica, Sicurezza Sociale.
d. Le Unità

Le Unità sono gli organismi di costituzione di base della truppa, strutturati internamente in vari gradi, equipaggiamenti ed addestramenti, per realizzare missioni operative secondo schemi tattici.
Esse di dividono in:
-  grandi Unità Superiori: raggruppano sotto la direzione di un Quartier Generale comune due o più Unità Elementari o due o più Unità Superiori di minore livello(136);
-  grandi Unità Elementari: sono le Unità di organizzazione ed operatività permanente, soggette a pianificazione organica, che sotto la direzione di un Quartier Generale raggruppano un certo numero di piccole unità di combattimento delle diverse Armi e di sostegno ai diversi Servizi(137).





3. Compiti istituzionali

I compiti dell’Esercito e della Forza Aerea, i cui effettivi in termini percentuali hanno raggiunto negli ultimi anni quasi lo 0,2% della popolazione messicana, si sostanziano nella garanzia della sicurezza interna e nella difesa esterna della Federazione, e in una serie di obblighi di carattere interistituzionale da cui discendono molteplici attività, tra cui segnatamente il sostegno alle politiche di governo, il mantenimento dello Stato di diritto, la lotta al narco-traffico, la protezione ambientale, il sostegno e conforto alla popolazione in caso di disastri nel territorio nazionale e in Paesi amici nel pieno rispetto della loro sovranità. Le attività peculiarmente svolte dall’Esercito e dalla componente della Forza Aerea sono elencate di seguito:
-  vigilanza del territorio nazionale: garantire la sorveglianza e protezione del territorio nazionale, mediante attività di riconoscimento negli ambiti terrestre, aereo e anfibio, pianificate, dirette e supervisionate dai comandi responsabili di Regioni, Zone, Settori e Sottosettori Militari;
-  rafforzamento della sovranità nazionale: contribuire a salvaguardare l’integrità e la sovranità della nazione, attraverso la dislocazione su tutto il territorio in un quadro strategico di sicurezza e difesa nazionale;
-  rafforzamento dell’identità nazionale: rafforzare lo spirito civico ed il senso di nazionalità e di comune appartenenza del popolo messicano, contribuendo allo sviluppo e al benessere della società, in ossequio al quadro normativo vigente;
-  attività di contrasto a situazioni di rischio per lo Stato di diritto e la sicurezza interna della nazione: oltre alle predette funzioni di carattere generale, possono essere chiamate a svolgere altre funzioni dietro mandato specifico del Comandante in Capo, cioè a dire il Presidente della Repubblica, a fronte di specifiche situazioni di rischio per la salvaguardia dello Stato di diritto e della sicurezza interna.

a. Lotta al traffico di stupefacenti

Il Governo federale avviò le prime attività di contrasto del traffico di stupefacenti già nel lontano 1924, avvalendosi sin da allora del sostegno della Sedena. Nel 1966, a fronte del repentino aggravamento del fenomeno, venne avviata su tutto il territorio nazionale l’applicazione del cosiddetto “Plan Canador”, con la partecipazione di Sedena a sostegno delle attività istituzionali intraprese in prima battuta dalla Procura Generale della Repubblica, assimilabile a Dicastero della Giustizia federale. Da quel frangente in poi l’Esercito ha partecipato, per la verità più o meno assiduamente, ad un concerto interistituzionale senza apparente soluzione di continuità di attività volte a contrastare il traffico criminogeno in questione sulla base delle direttive volta a volta fissate dal Governo, che nelle ultime amministrazioni si sono concretate in linee di azione esplicitate entro Piani nazionali sessennali per il controllo del traffico di sostanze stupefacenti, i cui paradigmi sono de plano assimilabili alle motivazioni qui di seguito riportate:
-  la difesa della sicurezza nazionale del Paese, poiché la delinquenza organizzata e la sua influenza nel narco-traffico rappresentano oggi uno dei possibili rischi per la sicurezza delle istituzioni e lo sviluppo di uno Stato di diritto;
-  la salute della popolazione, giacché è evidente che attualmente il narco-traffico colpisce tutto il Paese in modo eguale;
-  la cooperazione internazionale, nell’avere chiaro che la lotta contro il narco-traffico è di carattere transnazionale e può realizzarsi in maniera efficiente solamente attraverso la cooperazione tra tutti i Paesi(138).
Anche facendo leva su simili argomentazioni già precedentemente in essere, l’amministrazione attualmente in carica guidata dal Presidente della Repubblica Felipe Calderón Hinojosa, insediatosi quale titolare del nuovo Sessennio di Governo il 1° dicembre del 2006, ha dall’inizio largamente impiegato lo strumento militare nella lotta al crimine organizzato ed in particolare al traffico di sostanze stupefacenti, con un dispiegamento di elementi dell’Esercito senza precedenti con particolare concentrazione negli Stati federati maggiormente interessati dal fenomeno. Ciò pure in conseguenza di una esiziale affidabilità ed efficacia riscontrata nell’assolvimento dei compiti di prevenzione e repressione da parte delle forze di polizia federali e men che meno di quelle operanti localmente, ma con l’effetto di montare una crescente sensibilità ed attenzione sociale al tema dell’uso dello strumento militare per compiti di ordine pubblico, pur se riconducibili in questo contesto a funzioni di mera repressione e prevenzione di certe fattispecie di reato e ad adempimenti tipici dell’attività di polizia giudiziaria, i quali ultimi peraltro, almeno codici alla vista, non spetterebbero strictu sensu al personale militare, e di ingenerare un profondo e divaricato dibattito politico interno sull’opportunità e legittimità medesima di un simile impiego.
Non è il caso, a miglior ragione per la sua indubbia attualità, di approfondire in questa sede limiti e risvolti della spinosa questione rapidamente accennata, la cui possibile lettura si lascia alle parole dello stesso Presidente Calderón il quale, nel rivolgere un messaggio alla nazione a suggello della presentazione del suo primo Informe (i.e.: rapporto) di Governo dinnanzi al Congresso messicano il 1° settembre del 2007, affrontando il tema dello Stato di diritto e della sicurezza ha affermato che: “Quando assunsi la Presidenza trovai una delicata situazione in materia di sicurezza pubblica, per questo durante il tempo che comprende questo Informe abbiamo intrapreso una lotta frontale contro la violenza ed il crimine organizzato. L’obiettivo fondamentale di questo sforzo è stato di garantire il rispetto della legge in tutto il territorio nazionale … il problema non era solo la presenza del crimine organizzato, ma anche la belligeranza e la impunità con cui varie organizzazioni criminali avevano assunto il controllo territoriale di diverse regioni del Paese … la situazione aveva sovrastato le capacità delle autorità locali e, di conseguenza, imponeva l’azione sussidiaria e solidale della Federazione … è per questo che abbiamo deciso di agire con tutta la forza dello Stato per ristabilire l’ordine e l’autorità … abbiamo dispiegato varie operazioni, che … hanno contato con l’appoggio decisivo e con la determinazione delle nostre Forze Armate. L’obiettivo primordiale era ed è restituire allo Stato il suo potere non delegabile ed irrinunciabile … Rendo un riconoscimento molto speciale alle Forze Armate del Paese, che con valore e patriottismo hanno dato grandi prove della loro lealtà e servizio alla Nazione … L’Esercito Messicano è un Esercito per la pace, in effetti la lotta contro il crimine organizzato è una lotta per la pace, è una lotta per la sicurezza e per la libertà delle famiglie messicane”(139).

b. Sostegno al sistema nazionale di sicurezza

In tempi più recenti il problema della salvaguardia della sicurezza ha indotto il Governo federale a stabilire meccanismi che articolino gli sforzi delle autorità dei tre livelli di governo per raggiungere gli obiettivi di sicurezza ai fini della tutela dell’integrità e della protezione dei diritti delle persone, così come la preservazione delle libertà, dell’ordine e della pace pubblici. In questo contesto le Forze Armate coadiuvano le autorità responsabili della sicurezza sviluppando le seguenti azioni:
-  l’integrazione della Sedena nei Consigli di Sicurezza: il generale Segretario della Difesa Nazionale forma parte, come detto(140), del Consiglio Nazionale di Sicurezza Pubblica e partecipa alla ricerca di soluzioni istituzionali per il contrasto alla criminalità; i Comandanti di Regioni e Zone Militari fanno parte dei Consigli di Sicurezza Pubblica Statali e Municipali;
-  la sua partecipazione nelle Basi di Operazioni Miste di Sicurezza: queste sono strumenti ideati per applicare le deliberazioni assunte in seno ai Gruppi di Coordinamento di Sicurezza Pubblica, affrontando la problematica della criminalità organizzata e comune nel Paese mediante azioni dissuasive e coattive che coadiuvino a ridurre gli indici delittivi.
Infine, con la recente costituzione del Sistema Nazionale di Sicurezza Pubblica, il Messico si è attrezzato di un dispositivo per fare fronte alla criminalità organizzata, i cui strumenti principali sono dati dal Sistema Nazionale di Informazione sulla Sicurezza Pubblica(141) ed dalla Rete Nazionale di Telecomunicazioni(142), alimentata dal Centro di Comando, Controllo, Comunicazione e Computo (C-4) di Sedena.

4. Sostegno ai programmi di interesse civile

a. Programmi di lavoro sociale

Hanno l’obiettivo di coadiuvare il Governo della Repubblica nel sostegno delle popolazioni del Paese maggiormente emarginate ed affette da grandi carenze ed indici di povertà, individuate dalla Segreteria dello Sviluppo Sociale. Per lo svolgimento di queste attività si usa organizzare gruppi costituiti da personale medico, logistico e di sicurezza e tecnici del genio. Per l’esecuzione di tali programmi i comandi territoriali realizzano attività sociali:
-  di grande impatto, nelle aree di maggiore povertà, dove sia più difficile il sostegno governativo federale, statale e municipale;
-  a beneficio diretto della popolazione in età scolare, al fine di garantire maggiore sicurezza, igiene e comodità, mediante la realizzazione di lavori di restauro e mantenimento di edifici e materiali scolastici;
-  nell’ambito delle campagne nazionali di salute, vaccinazione e antirabbica, con azioni specialistiche di prevenzione medica.
b. Piano acquifero

La Sedena agisce normalmente a supporto delle attività istituzionali svolte dalla Commissione Nazionale delle Zone Aride per l’erogazione del liquido vitale nelle aree più secche, ed aderisce al Programma Nazionale di Riforestazione (PRONARE), nel cui contesto partecipa, in coordinamento con la Commissione Nazionale Forestale (CONAFOR), con un proprio programma annuale di produzione di alberi nei Vivai Forestali Militari teso a soddisfare le necessità previste dai Comitati Statali di Riforestazione.

c. Salvaguardia della vita e dei beni delle persone di fronte a disastri di origine naturale o antropogenico in coordinamento con il sistema nazionale di protezione civile

Il Messico è un Paese esposto a diverse temibili tipologie di disastri; la sua ubicazione geografica lo rende particolarmente vulnerabile all’attività sismica o vulcanica e la sua posizione nella regione intertropicale espone le popolazioni incidenti soprattutto sulle coste del mar dei Caraibi, del Golfo del Messico e dell’oceano Pacifico al passaggio ricorrente di cicloni tropicali e ai conseguenti danneggiamenti, sia per l’azione dei forti venti sia per le intense precipitazioni.
In questo quadro, è bene ricordare il cosiddetto “Plan de Defensa Nacional III” (DN-III-E)(143) per l’aiuto alla popolazione civile nei casi di disastri, che costituisce lo strumento operativo militare di pianificazione strategica contenente i lineamenti generali di impiego dell’Esercito e della Forza Aerea per realizzare le attività di aiuto alla popolazione colpita da qualsiasi fenomeno perturbatore che origini un disastro, contemplando attività di prevenzione, aiuto e recupero dell’area colpita(144).
Dal Piano DN-III-E derivano i piani particolari di pertinenza di ciascun livello di comando denominati Piani di Operazione ed Applicazione del Piano in questione, e come parte di questi si prevede l’intervento della Forza di Appoggio per Casi di Disastri (FACD). Si tratta di un organismo di carattere contingente, che si attiva dietro sollecitazione dell’Alto Comando ed agisce sotto gli ordini diretti dei comandi di Regione o di Zona Militare per rafforzare le operazioni di aiuto quando gli effetti di un disastro possano superare la capacità di risposta ai fini dell’adeguata protezione della popolazione.
In ordine decrescente, quanto a capacità ed applicazione, vi è il livello tattico, nel quale si collocano i procedimenti specifici di esecuzione del Piano DN-III-E riguardanti la valutazione iniziale dei danni, le modalità di organizzazione e funzionamento dei centri di coordinamento, di ricovero, dell’assistenza sanitaria, dei trasporti, della sicurezza e vigilanza delle zone colpite, ed altro.
Gli strumenti di pianificazione strategica e tattica menzionati costituiscono la base per l’educazione, l’addestramento e la formazione dei comandi, dei quadri e della truppa nell’applicazione del Piano DN-III-E, e sono costantemente attualizzati(145).
d. Attività rilevanti di aiuto umanitario


Per il Messico l’aiuto umanitario in ambito internazionale assume unicamente carattere bilaterale e si pone come proposito la prevenzione e mitigazione della sofferenza cui siano esposte le popolazioni.
La Sedena coadiuva in tal senso il Sistema Nazionale di Protezione Civile negli interventi in tale campo decisi direttamente dal Presidente della Repubblica. È così che ha fornito aiuto umanitario a Paesi come El Salvador, Belize, Bolivia, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, Guatemala, Haiti, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Venezuela, e da ultimo gli Stati Uniti - con personale disarmato - in occasione delle devastazioni causate in particolare nella regione di New Orleans dal passaggio dell’uragano “Katrina”, nel 2005.
Perseguendo la finalità di approfondire la cooperazione nel campo umanitario, è prevista l’impartizione di un corso di specializzazione intitolato “Corso di Sostegno alla Popolazione Civile in Casi di Disastri” da parte di idoneo personale militare nei Paesi che ne abbiano bisogno e ne facciano richiesta, tra cui si annoverano sino ad oggi Belize, El Salvador, Guatemala, Honduras e Panama.
Inoltre, la Sedena contempla, nell’ambito del Programma di Promozione e Rafforzamento dei Diritti Umani (S.D.N.), una serie di azioni finalizzate a diffondere e rinsaldare la conoscenza ed il rispetto per i diritti umani tra il personale militare(146).

e. Applicazione della Legge Federale di Armi da Fuoco e Esplosivi

Da segnalare l’esistenza entro la Sedena di alcuni servizi, tra cui in particolare la Direzione Generale di Industria Militare, deputati allo stretto controllo del maneggio e del commercio di armi, sostanze esplosive e loro componenti o derivati, al fine di reprimerne il commercio ed il traffico illeciti.

5. Struttura e compiti di Polizia Militare

Durante il regime del Presidente Porfirio Díaz esistette una forza denominata Gendarmeria dell’Esercito, il cui compito precipuo era quello di repressione dei reati militari ed anche di persecuzione degli oppositori politici, e le cui sorti seguirono inesorabilmente quelle del Porfiriato.
Chiusa quell’embrionale esperienza, si dovette attendere il 1948 per assistere alla costituzione di un Corpo di Polizia Militare, dipendente direttamente dal Segretario della Difesa Nazionale, con i compiti di garantire la sicurezza alle installazioni della Segreteria così come agli alti funzionari del Governo (Presidente della Repubblica e Segretari di Stato). Nel 1959 venne istituito il Battaglione unico di Polizia Militare con l’integrazione delle Compagnie di Polizia Militare del Campo Militare n. 1-A e delle installazioni della Sedena, seguito nel 1969 dalla fondazione del 2° Battaglione di Polizia Militare. Nel 1977 si organizzò la 1ª Brigata di Polizia Militare con il proposito di disporre costantemente e sull’intero territorio nazionale di personale altamente addestrato per fare fronte a situazioni di minaccia per l’ordine pubblico interno, articolata su un Quartier Generale, una Compagnia del Quartier Generale, un Gruppo Blindato di Informazione e Sicurezza e tre Battaglioni di Polizia Militare(147). Partendo dallo schema sin qui illustrato, dalla metà degli anni ’80 la Polizia Militare ha incrementato considerevolmente le proprie dotazioni organiche e di materiali, beneficiando di una maggiore professionalizzazione e di un addestramento dedicato dei suoi effettivi, con la costituzione tra il 1987 ed il 1996 di 3 Brigate aggiuntive di Polizia Militare(148).
Al 1° giugno del 1998 risale l’istituzione del rinnovato Corpo di Polizia Militare, con dipendenza operativa dall’Alto Comando ed amministrativa dalla Direzione Generale del Personale della Sedena, articolandosi in un Quartier Generale, le 1ª, 2ª e 3ª Brigata di Polizia Militare, il Gruppo Aeromobile di Forze Speciali e la Scuola del Servizio di Polizia Militare(149). Il Corpo di Polizia Militare è così divenuto:
- l’organo di direzione e controllo tecnico, di addestramento e operativo del servizio, generando la dottrina necessaria … per l’impiego nelle missioni che assegna l’Alto Comando(150);
- I compiti e le funzioni del servizio di cui si tratta sono disciplinati nel “Manuale per l’organizzazione e funzionamento delle unità di Polizia Militare” edito dallo Stato Maggiore della Sedena(151).

6. La formazione militare

a. L’educazione militare

L’educazione militare si propone di formare i futuri quadri di comando delle Istituzioni militari al fine di disporre di personale militare professionale, istruito ed idoneo ad eseguire efficientemente le proprie missioni istituzionali.
Le fondamenta dell’educazione militare poggiano sulle premesse e le norme contenute nel Piano Nazionale di Educazione e nel Piano Generale di Educazione Militare.
Il sistema educativo militare è diretto dalla Sedena attraverso la Direzione Generale di Educazione Militare ed il Rettorato dell’Università di Esercito e Forza Aerea, ed è articolato nei vari livelli di erogazione dei corsi di istruzione con Collegi, Scuole, Centri di Studio e diversi Corsi di Applicazione, Formazione e Perfezionamento; la struttura amministrativa ed accademica è orientata a sviluppare conoscenze umanistiche, militari, scientifiche e tecniche di livello superiore, medio superiore, di formazione, di aggiornamento, di applicazione e di perfezionamento(152).

b. L’addestramento militare

Le caratteristiche dell’addestramento del personale militare poggiano su quattro attività fondamentali: la pianificazione, l’esecuzione, la valutazione e la supervisione. L’istituto in parola è organizzato in cinque livelli(153).
L’addestramento basico ha come obiettivo principale l’adattamento delle reclute alla vita militare e la loro formazione quali soldati. Si prosegue con un addestramento specializzato che prepara e forma il militare allo svolgimento di una funzione od un compito specifici. Al termine dell’addestramento specializzato il personale somministrato viene inserito nelle attività di addestramento di gruppo con la propria unità, che si realizzano permanentemente nelle Corporazioni e nei Centri di Addestramen