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Editoriale

Copertina del mese




Tanti e diversi sono i temi che proponiamo con questo nuovo fascicolo della Rassegna: dagli aspetti strategici ed internazionali a quelli giuridici e tecnico-amministrativi. Il nostro lettore può sicuramente trovare argomenti di interesse culturale e professionale che più riterrà confacenti alle proprie esigenze di approfondimento e di aggiornamento. Un tema, però, vorrei segnalare, traendo ispirazione dal breve saggio di un nostro giovane ufficiale sul ruolo del “Carabiniere” e sulla sua capacità di costituire un modello operativo di riferimento. Il tema è quello complesso e, talvolta, discusso dell’autorità, ed è indubbio che la figura e il ruolo del Carabiniere si identifichino con una ben precisa idea di autorità: l’autorità dello Stato e della Giustizia. Il concetto di autorità è importante anche nel processo di formazione dei Quadri dell’Arma, di coloro che naturalmente saranno chiamati a svolgere la funzione del comando e, quindi, ad incarnare l’immagine carismatica ed eticamente pregnante del “Comandante”. L’arte del comando (una disciplina morale e professionale sempre attualissima ed oggetto di riflessioni e studi di settore) è sostanzialmente la pratica dell’autorità, l’atto concreto di ciò che potenzialmente risiede in chi ha la responsabilità di gestire e impiegare soprattutto risorse umane. Il termine autorità non ha avuto grande fortuna nel secolo scorso a causa delle degenerazioni sfociate nell’autoritarismo. Nonostante questi effetti, marcatamente negativi, non possiamo prescindere da una serena riflessione del concetto di autorità, con riguardo alle funzioni e alle responsabilità demandate alla gerarchia militare. In questo contesto, l’“autorità” è una delle componenti dell’identità di ruolo e di attribuzioni del comandante: nella fase di formazione costituisce l’obiettivo del “saper essere”, strettamente congiunto con quello del “saper fare”, poiché l’“autorità” non è solo il riconoscimento formale di un modello istituzionale, ma soprattutto capacità e volontà di operare per il raggiungimento degli stessi fini istituzionali per i quali essa è posta. Questo concetto oltre ad una vocazione spiccatamente formale, espressione di potere giuridico in un contesto di certezza e di tutela dei rapporti tra consociati, comprende un precipitato etico irrinunciabile. La sovraordinazione e la conseguente subordinazione sono manifestazioni di superiorità funzionale e strutturale che si possono riscontrare in qualunque contesto organizzativo. Sono, però, fenomeni necessari ma non sufficienti a rappresentare la complessa realtà del mondo militare, dove si esige in chi comanda un così alto senso etico dei propri doveri che conduca all’esemplarità. L’esempio è il più potente motore nelle relazioni umane, capace di suscitare ammirazione ed emulazione. Il nostro Regolamento Generale, fonte di antica saggezza oltre che di concrete prescrizioni di servizio, nell’indicare i principi fondamentali dell’addestramento, afferma che: “quando, soprattutto con l’esempio, i superiori siano riusciti a connaturare nel carabiniere un elevato sentimento militare ed un’alta idea dei suoi doveri, verrà per ciò solo di molto facilitato il compito dell’istruzione e questa potrà dare rapidamente buoni frutti”. L’autorità nel mondo militare, allora, non è solamente un concetto giuridico formale, ma si caratterizza per una forte componente etica; comprende in sé, se ben coltivata ed utilizzata, l’autorevolezza. Senza stima, rispetto e fiducia, che si impongono in quanto fondati sulla personalità di chi ne gode, non si è comandanti, non si è capaci di parlare al cuore e alla mente dei propri dipendenti; al massimo si può essere “superiori gerarchici”. Si può esercitare autorità senza essere autorevoli, in un contesto di vuota e fredda riproduzione di ordini e disposizioni, meccanicamente eseguiti. Si può essere autorevoli senza esercitare autorità, laddove esista incertezza di relazioni organizzative ed il tutto sia lasciato all’improvvisazione. Si deve consapevolmente ricoprire il ruolo di autorità, quindi, ricercando costantemente l’autorevolezza, nell’adempiere una missione così importante come quella di guidare, dirigere e sostenere uomini e donne impegnati nel garantire quotidianamente sicurezza, pacifica convivenza civile, difesa dei diritti (specialmente dei più indifesi) e tutela dei valori da tutti condivisi, tra i quali la nostra cara e bella Patria.
Il tema dell’autorità, in sintesi, non può essere solo oggetto di discussione critica né di ripensamento alcuno. C’è ancora bisogno di ulteriori approfondimenti e di più proficue considerazioni. L’auspicio è che questo argomento possa trovare in qualche nostro collaboratore una vena feconda e costruttiva che, nello spirito e nella tradizione della Rassegna, sarà sicuramente ben accolta.