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Contrassegni matricolari su arma da fuoco impressi con tecnologia laser. Normativa e prove sperimentali di ripristino

Davide Zavattaro, Roberta Mazzoni
Davide Zavattaro

Maggiore dei Carabinieri, Comandante della Sezione Corsi del Reparto Addestramento del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche, laureato in Fisica e Dottore di Ricerca in Scienze Forensi.


Roberta Mazzoni


S.Tenente dei Carabinieri, ufficiale addetto al Reparto Addestramento del Raggrupamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche. Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche.



1. Premessa

La materia delle armi da sparo riveste istituzionalmente un ruolo fondamentale, delicato e complesso, che necessita di una disciplina puntuale e aggiornata, capace di adeguarsi con rapidità ed efficacia alle mutate condizioni della società e della tecnologia. Presso il Ministero dell’Interno è appositamente istituita una “Commissione Consultiva centrale per il controllo delle armi(1)”, che è chiamata ad esprimere parere obbligatorio sulla catalogazione delle armi prodotte o importate nello Stato, accertando che le stesse, anche per le loro caratteristiche, non rientrino nelle categorie delle armi da guerra, nonché su tutte le questioni di carattere generale e normativo relative alle armi e alle misure di sicurezza per quanto concerne la fabbricazione, la riparazione, il deposito, la custodia, il commercio, l’importazione, l’esportazione, la detenzione, la raccolta, la collezione, il trasporto e l’uso.
A fronte del crescente pericolo derivante dall’attività clandestina di traffico internazionale di armi, la predetta Commissione ha all’ordine del giorno la trattazione di problematiche quali la rintracciabilità, l’identificazione e la marcatura delle armi comuni da sparo.
Le esigenze relative alla rintracciabilità ed identificazione per le armi, dal punto di vista puramente tecnico e procedurale, sono le stesse di quelle di altri settori, come quello alimentare o farmaceutico, perché riconducibili al concetto più generale di “qualità totale”, tuttavia, proprio per la criticità della specifica materia in termini di ordine e sicurezza pubblica, è qui che diventa necessario, prioritario ed inevitabile, l’impostazione di un sistema efficace di rintracciabilità. Per le armi, al giorno d’oggi, sono richiesti tre elementi fondamentali:
- un’adeguata marcatura per l’identificazione di ogni singola arma;
- un dettagliato ed accessibile sistema di registrazione;
- un meccanismo che consenta il coordinamento fra i diversi sistemi di registrazione nazionale e soprattutto internazionale.
La legislazione italiana, tuttavia, non ha ancora specificato le modalità per raggiungere questi tre obiettivi. Si ponga l’attenzione sul primo punto: il primo comma dell’art. 11 della L. 110/1975 stabilisce perentoriamente quali siano i segni distintivi che devono essere apposti sull’arma ed ha previsto in quali casi occorre che sulla stessa vi siano la sigla o il marchio del produttore, la matricola(2) ed il numero del catalogo nazionale(3). La mancanza di uno di questi segni distintivi sulle armi in cui essi sono prescritti fa sì che le armi siano qualificate come arma clandestina(4).
Tra le ipotesi di reato che hanno per oggetto le armi o le canne clandestine previste dalla legge esiste la cancellazione, alterazione, contraffazione di numeri di catalogo o di matricola ovvero degli altri segni distintivi (reclusione da due a otto anni e multa da 154 a 1549 ¤): è infatti pratica diffusa da parte dei soggetti criminali rimuovere o alterare i numeri di matricola impressi sulle armi da fuoco allo scopo di impedirne l’identificazione e, di conseguenza, la provenienza; ogni attività che comporti l’impossibilità del diretto e immediato riconoscimento del segno integra il reato. Ciò vale anche quando si abbia una cancellazione parziale, intesa come cancellazione di una parte del segno (ad esempio metà matricola), oppure come cancellazione mal riuscita. Se il segno rimosso non è unico ma compare anche su altre parti dell’arma, questa è comunque identificabile ed il reato non si realizza. Si consideri che talvolta un’abrasione può essere necessaria per una riparazione o per montare un accessorio.
Il contrassegno matricolare, costituito da una sequenza alfanumerica, viene impresso su una o più parti dell’arma e corrisponde alla posizione identificativa della stessa come registrazione e come individualità. Quest’insieme di numeri e lettere permette di risalire con univocità allo stock e all’anno di fabbricazione; essendo inoltre, almeno in Italia, obbligatoria la denuncia del possesso di un’arma da fuoco, è possibile attraverso il numero di matricola, risalire anche all’ultimo proprietario.

2. Metodi di impressione tradizionali

Il tradizionale metodo industriale utilizzato in tutto il mondo per imprimere sulle armi il numero di matricola è quello della ‘rullatura’ (detta anche punzonatura meccanica), ossia la creazione di un solco nel metallo utilizzando un apposito punzone in acciaio indurito (acciai per utensili tipo AISI H14) che agisce sull’arma spinto da un torchio (Fig. 1). Questa azione meccanica crea:
- una deformazione permanente(5) degli strati di metallo periferici all’impressione;
- un aumento della densità degli strati immediatamente sottostanti l’impressione (compressione plastica), che crea una profonda modificazione del reticolo cristallino.
Per le armi portatili, tuttavia, la punzonatura può avvenire manualmente (Fig. 2), nel qual caso si può ottenere, a costi bassi, una buona profondità di marcatura. Il rovescio della medaglia è lo scarso controllo dell’uniformità della profondità dei solchi impressi.
Un altro metodo impiegato (non molto diffuso) consiste nell’asportazione del materiale, attuando una vera e propria incisione (Fig. 3). In questo caso si ottiene maggior controllo sulla profondità a fronte di costi piuttosto alti, motivo che rende il sistema più adatto ad operare su materiali in lega leggera.
In tutti questi casi il controllo dell’esistenza, conformità, univocità e memorizzazione del contrassegno nel Sistema è affidato all’operatore.

Fig. 1 Stampatura per rullatura Fig. 2 Stampatura manuale con punzoni Fig. 3 Incisione dei caratteri con utensile tagliente azionato da macchina automatica.

3. La novità: impressione tramite laser

Dall’inizio del 2005 le più grandi fabbriche d’armi hanno iniziato ad imprimere contrassegni matricolari mediante l’innovativa tecnologia laser, che presenta indubbi vantaggi, non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista della sicurezza perché garantisce il controllo dell’esistenza, dell’univocità e della conformità della marcatura in modo completamente automatizzato, evitando così eventuali errori umani.

Fig. 4-5 Apparecchiatura L.A.S.E.R. della Holding Beretta.   Fig. 4-5 Apparecchiatura L.A.S.E.R. della Holding Beretta.

La tecnologia laser viene utilizzata per marcare “frame” in lega di alluminio o acciaio, canne ed otturatori; il laser impiegato è un laser ad impulsi(6). Si usa un laser ad impulsi per minimizzare la degradazione termica del materiale circostante alla zona di incisione e per avere più vaporizzazione che fusione e dislocamento della zona fusa(7).

Fig. 6 Contrassegno inciso mediante tecnologia L.A.S.E.R.

La potenza del laser e la durata dell’impulso sono le variabili fondamentali che determinano la temperatura della zona di fusione e il tempo di interazione con il metallo: in questa zona, essendo presente del metallo fuso, la cui velocità aumenta all’aumentare del tempo di riscaldamento, il fenomeno di convezione gioca un ruolo tanto importante nel trasferimento di calore quanto maggiore è la quantità di metallo fuso. Quando le temperature della zona di fusione sono molto alte il vapore che si forma esercita una grande pressione nella zona di trattamento, al punto che piccole particelle di metallo liquido possono essere proiettate perciò, quando si usa un laser ad alta potenza, in aggiunta alla sublimazione della lega, può aver luogo anche l’espulsione di minuscole gocce di metallo. La frazione di materiale perso sotto forma di liquido dipende dalle caratteristiche dell’impulso del laser e dalle proprietà del materiale.
Il laser potrebbe indurre variazioni microstrutturali di superficie sul metallo e perciò indurre variazioni delle proprietà meccaniche superficiali, nonché differenze delle caratteristiche elettrochimiche fra i costituenti della lega (fasi o precipitati) e la matrice. Potrebbe variare quindi a livello superficiale la resistenza alla corrosione, a seconda però dei parametri operativi del laser.

Fig. 7-8 Particolari di contrassegni incisi mediante tecnologia laser. Visione dall'Alto e in sezione, al microscopio   Fig. 7-8 Particolari di contrassegni incisi mediante tecnologia laser. Visione dall'Alto e in sezione, al microscopio

Si può notare dalle immagini acquisite al microscopio come i bordi del solco ottenuto siano piuttosto irregolari e questo è attribuibile ai fenomeni di condensazione del metallo liquido conseguenti al raffreddamento del materiale. Attualmente, presso la Beretta, circa il 60% della produzione delle armi sportive, corte e lunghe, è marcato (Serial Number, Modello, Produttore, Paese) con il metodo LASER. I vantaggi dell’utilizzo della tecnologia laser per un grande produttore di armi sono diversi: oltre ad una buona profondità di marcatura l’esecuzione risulta molto semplice ed il costo contenuto con il valore aggiunto della sicurezza garantita dal controllo automatico dell’esistenza, dell’univocità e della conformità della marcatura.

4. Problematiche tecniche e giuridiche

La legislazione vigente non impone ancora parametri tecnici da rispettare: non è imposta nessuna metodologia in particolare per la marcatura delle armi da fuoco né tantomeno le dimensioni e la profondità minima del solco tali da determinare una buona immagine latente nel metallo sottostante, di vitale importanza per i laboratori delle investigazioni scientifiche che debbono provvedere al ripristino delle matricole abrase. L’operazione di abrasione operata dai malviventi viene effettuata in vari modi e mediante utensili di vario tipo (limatura, ribattitura, trapanatura…) fino a cancellare ogni traccia visibile della sequenza alfanumerica. Se l’asportazione del metallo, tuttavia, è praticata ad ampiezza e profondità inferiore all’immagine latente delle cifre impresse, sarà possibile procedere al recupero delle stesse. Poiché, dunque, le possibilità di successo del ripristino del numero di matricola dipendono dalla profondità della deformazione plastica subita dal metallo in fase di impressione, risulta evidente la necessità di disciplinare tecnicamente e giuridicamente questa operazione, al fine di massimizzare le possibilità di recupero da parte degli organi investigativi senza incidere, possibilmente, sui costi di produzione. In particolare è doveroso porre l’attenzione sul fatto che, a differenza delle tecniche di impressione meccanica, l’incisione laser potrebbe richiedere una disposizione che specifichi più parametri e non solo la profondità minima del solco macroscopico (peraltro già indicata nella normativa americana BATF(8)), in quanto le modalità di incisione (potenza del laser, numero di ripetizioni ecc…) potrebbero influire, a parità di profondità raggiunta, sull’entità della deformazione sottostante.

Fig. 9 Esempio di abrasione di un contrassegno matricolare



Le tecniche che usualmente impiegano i R.I.S. per il ripristino dei contrassegni matricolari abrasi si basano sull’attacco del metallo effettuato con agenti chimici di vario tipo ed hanno sempre avuto un’ottima efficacia perché permettono di evidenziare la deformazione plastica generata nel materiale dai metodi tradizionali di impressione della matricola per punzonatura.
Dal momento che il laser, però, non agisce sul metallo inducendo una deformazione plastica ma creando una sublimazione del materiale, in primo luogo ci si è posti il problema di verificare l’efficacia del metodo chimico-fisico anche su questo tipo di contrassegno. Le sperimentazioni condotte dagli scriventi, utilizzando materiale proveniente direttamente dalle fabbriche produttrici di armi, hanno consentito di verificare che le tecniche tradizionali di ripristino rimangono efficaci anche per l’esaltazione di matricole incise mediante tecnologia laser. Questo primo risultato è stato utile per considerare questa nuova tipologia di incisione non ostativa ai fini delle indagini di Polizia Giudiziaria.
In particolare non si prevedono impatti negativi nemmeno sulle procedure di laboratorio. Tornando al problema normativo, in assenza di una specifica sulla profondità minima del solco da imprimere, ci si è posti il quesito se le modalità di incisione, a parità di laser impiegato e di solco realizzato, possano influire sulle successive possibilità di ripristino.

5. Diverse modalità di incisione laser: un esperimento

Sono state effettuate ulteriori prove su campioni specificamente prodotti per questo scopo dalla ditta Beretta, che ha gentilmente fornito 3 serie di provini (sezioni di canna di arma da fuoco della pistola PX4) che presentano incisioni della stessa profondità (0,10 mm), ma ottenute mediante diverse impostazioni laser(9).
Sui provini iniziali è stato asportato in laboratorio materiale in maniera controllata e diversificata sulle singole cifre, nel caso specifico:
- 0,10 mm;
- 0,15 mm;
- 0,20 mm;
- 0,25 mm;
- 0,30 mm;
- 0,35 mm;
- 0,40 mm.

Si è quindi eseguita la tradizionale procedura tecnica di ripristino del contrassegno matricolare: trattamento con una soluzione acida di cloruro rameico e ad intervalli di 15 minuti circa si è provveduto a rimuovere il reagente e a trattare nuovamente il provino.

Provini prima del trattamento:

Provini prima del trattamento Provini prima del trattamento Provini prima del trattamento

Durante il trattamento:

Provini durante il trattamento



Dopo 45 minuti di trattamento:

Provini dopo 45 minuti di trattamento   

Dal momento che i provini PY e PK sono stati ben ripristinati a tutti i valori di asportazione di materiale, si è continuato a trattare con il reagente solamente il provino PX. Dopo 120 minuti si è riusciti a ripristinare solamente la cifra dove l’asportazione non ha superato la profondità di 0,15 mm.



Sugli stessi provini, dopo il trattamento acido, è stata effettuata un’analisi con un microprofilometro laser, strumento che scansiona la superficie da analizzare con un fascio laser di bassa potenza, capace di ricostruire una mappa topografica che riproduce in falsi colori una visione 3D della superficie. Nella figura che segue è mostrato il campione ‘PYYYYYY’. Si noti come su questo oggetto il trattamento acido abbia consentito il ripristino di tutte le lettere.

  

Per completezza si rappresenta che anche sul provino creato a più bassa potenza del laser (PKKKKKK) le attività di ripristino hanno fornito risultati analoghi, in termini di visibilità, rispetto all’imagine soprastante.

6. Conclusioni

I risultati delle prove sperimentali dimostrano non solo che le incisioni delle matricole su armi da sparo possono essere efficacemente trattate con le tradizionali tecniche (attacco acido) normalmente utilizzate dai laboratori scientifici di Carabinieri e Polizia ma, anche, provano l’esistenza di una relazione tra potenza del laser (e quindi numero di passaggi) e deformazione del metallo sottostante il solco: si è osservato, infatti, che la profondità dell’immagine latente del metallo inciso al laser è di circa 3 volte la profondità del solco a potenze medio-basse (32 W e 19 W), ma si riduce di molto nel caso della potenza maggiore (69 W).
Stante la problematica esistente circa l’attuale mancanza di una normativa comune internazionale che imponga la marcatura minima per l’identificazione e la rintracciabilità (peraltro non esistono disposizioni circa le registrazioni relative ai trasferimenti di armi né tantomeno sulla durata della loro conservazione) alla luce di queste risultanze, che in ogni caso meritano ulteriori conferme e approfondimenti di dettaglio, risulta importante prendere atto che eventuali parametri normativi in materia di rintracciabilità delle matricole impresse mediante tecnologia laser non possano esaurirsi con il solo dato relativo alla profondità del solco ma debbano interessare anche le specifiche tecniche di impostazione dell’apparecchiatura laser, per le quali appare opportuno il suggerimento di privilegiare le basse potenze.

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(1) - Si compone di: un presidente, di due rappresentanti del Ministero dell’Interno, di cui uno della Polizia di Stato, di due del Ministero della Difesa, di cui uno dell’Arma dei Carabinieri, di cinque del Ministero dell’Industria, di uno del Ministero del commercio con l’estero, di due del Ministero delle Finanze, di tre esperti in materia balistica e di un esperto in armi di importanza storica.
(2) - Non esisteva fino al 1975 alcuna legge che imponesse direttamente di apporre il numero di matricola sulle armi: l’immatricolazione delle armi derivava indirettamente dalle norme sulla punzonatura delle armi ad opera di un Banco di Prova italiano o di un Banco straniero riconosciuto.
(3) - L’iscrizione dell’arma nel catalogo costituisce accertamento definitivo della qualità di arma comune da sparo posseduta dal prototipo. Nel catalogo sono indicati: il numero progressivo di iscrizione; la descrizione dell’arma ed il calibro; il produttore o l’importatore; lo Stato in cui l’arma è prodotta o è stata importata. In caso di mancanza di uno di questi tre elementi il Banco di Prova provvede ad apporli ed in luogo del numero di matricola verrà impresso il numero progressivo di iscrizione dell’operazione in apposito registro. Altre norme stabiliscono che sull’arma siano impressi il marchio del
Banco di Prova ed il calibro.
(4) - Secondo l’art. 23 della L. n. 110/1975 l’arma clandestina è quell’arma che: dovendo essere soggetta a catalogazione, non è stata catalogata; che non reca i segni distintivi previsti dall’art. 11 L. n. 110/1975.
(6) - Laser tipo Neodimio-YAG con una lunghezza d’onda di 1024 nm e durata degli impulsi di 11-13 ns.
(7) - Il fascio del L.A.S.E.R. (Light Assisted Stimulated Emission Radiation), inteso come sorgente di calore, permette di concentrare una quantità di energia estremamente grande in una piccolissima zona con elevata precisione e di distribuirla tanto da fondere e far evaporare il metallo.
(8) - Il Bureau of Alcohol, Tabacco and Firearms (BATF) è un’agenzia federale, un servizio di polizia federale speciale inquadrato nel Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Fra i suoi compiti ci sono quelli di investigazione e prevenzione di reati federali riguardanti l’uso, la produzione
e la detenzione di armi illegali. Secondo la normativa americana BATF la profondità minima del solco della marcatura delle armi da fuoco deve essere pari a 0,08 mm.
(9) - I parametri sono espressi nella tabella seguente:

Incisioni laser su canne pistola PX4