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Inaugurazione dell'Anno Accademico 2006-2007

Il 31 gennaio 2007, nell’Aula Magna della Scuola Ufficiali Carabinieri, alla presenza dei rappresentanti degli Organi Costituzionali, nonché di numerose Autorità civili, militari, religiose e del Corpo docente, si è aperto ufficialmente l'Anno Accademico 2006-2007. Hanno preso la parola, nell'ordine, il Comandante della Scuola, Gen. D. Massimo Iadanza, il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Gianfrancesco Siazzu, il Ministro della Difesa, On. Artuto Parisi e il Presidente del Consiglio, On. Romano Prodi.

Un momento della Cerimonia



Relazione del Comandante della Scuola

Il Comandante della Scuola durante la relazioneSignor Presidente del Consiglio, Autorità, gentili signore e signori.
È per me un grande onore ed un ambito privilegio, avendo assunto da pochi mesi il comando della Scuola Ufficiali Carabinieri, dare a tutti loro il più sentito benvenuto, certo di interpretare anche i sentimenti del quadro permanente e degli ufficiali frequentatori.
La presenza del Signor Presidente del Consiglio, del Signor Presidente emerito della Repubblica Senatore Francesco Cossiga e dei Signori Ministri della Difesa e dell’Interno, unitamente a quella del Signor Capo di Stato Maggiore della Difesa e del Signor Comandante Generale, è un segno di riconoscimento e di stimolo per le attività che questo Istituto pone quotidianamente in essere.
L’inaugurazione di un anno accademico è un momento solenne, di riflessione sull’attività addestrativa svolta e di presentazione delle linee guida che ne animeranno lo sviluppo futuro.
è l’occasione nella quale si rinnova il corale impegno al perseguimento della nostra missione, a cui contribuiscono in maniera determinante i nostri docenti ai quali rivolgo un particolare saluto e rinnovo la mia fiducia e la mia stima.
La Scuola è deputata a conferire agli ufficiali la preparazione militare, professionale e culturale per assolvere le funzioni direttive e dirigenziali connesse con l’attività istituzionale. Ne deriva il compito principale che ci è stato affidato: quello di preparare al servizio del Paese Comandanti eticamente e professionalmente al passo non solo con l’evoluzione dell’ordinamento giuridico, ma soprattutto con le istanze della società, che da tempo guarda anche verso tematiche umanitarie e di pace a più ampio respiro.
La Scuola, alla ricerca costante di programmi didattici che garantiscano una preparazione culturale e tecnico-professionale vasta e qualificata, svolge attività di ricerca, studio ed elaborazione documentale, anche su indirizzo del Comando delle Scuole e sulla base dell’evoluzione ordinativa e dottrinale dell’Istituzione.
I nostri ufficiali, nei futuri incarichi, saranno sicuramente chiamati a dimostrare le loro capacità in diversi scenari, nazionali ed internazionali, affrontando le moderne sfide nel solco di una tradizione militare che fa dell’Arma dei Carabinieri un’icona di sicurezza non solo per i cittadini italiani, ma anche per quei popoli lontani che hanno imparato a conoscerla ed amarla. Ne discende l’obiettivo di un costante ammodernamento ed aggiornamento della pianificazione dell’attività didattica.
L’anno accademico che sta per essere inaugurato sarà caratterizzato da:
- varie esercitazioni di tecniche di intervento operativo per accrescere le conoscenze pratiche delle modalità d’azione in tutte le situazioni di emergenza;
- un modulo dedicato alle tecniche della comunicazione per migliorare la gestione del comando e le relazioni con il mondo esterno;
- un ciclo di conferenze su tematiche professionali e di cultura generale tenute da personalità di spicco nei vari campi del sapere.
I Corsi di Formazione attualmente presenti alla Scuola sono di quattro tipologie:
- il Corso di Applicazione per i sottotenenti che, dopo il biennio all’Accademia Militare di Modena, frequentano qui un triennio per acquisire le capacità professionali necessarie per ricoprire i primi incarichi di comando e conseguire la laurea in giurisprudenza;
- il Corso Applicativo, della durata di un anno accademico, per gli ufficiali del Ruolo Speciale provenienti dalla ferma prefissata e dai marescialli, allo scopo di affinare la preparazione tecnico-professionale e sviluppare alcune materie universitarie d’interesse;
- il Corso Formativo, della durata di un anno accademico, frequentato - con il grado di Tenente - da ufficiali del Ruolo Tecnico-Logistico, che, laureati in discipline scientifiche, dovranno fornire il necessario apporto tecnico-scientifico alla componente operativa dell’Arma;
- il Corso Tecnico Professionale per ufficiali in ferma prefissata, della durata di circa cinque mesi, riservato a coloro che intendono svolgere nell’Arma un servizio temporaneo di 30 mesi.
Accanto alla formazione di base, l’Istituto è impegnato in un processo ininterrotto di “formazione permanente” e di approfondimento delle tematiche emergenti che accompagnano la vita dell’ufficiale in tutto lo sviluppo della carriera.
Basti ricordare il seminario per Ufficiali Generali che si apprestano a ricoprire alte responsabilità sul territorio o il corso d’Istituto per capitani prossimi al conseguimento del grado di maggiore, che abilita alle funzioni più complesse previste per gli ufficiali superiori.
Nel quadro dell’accordo F.I.E.P., associazione tra Forze di Polizia a status militare, sono intensi i contatti con gli istituti di formazione paritetici per sensibilizzare gli allievi alla dimensione internazionale dell’attività professionale, soprattutto in ambito Unione Europea.
Al riguardo, è data particolare rilevanza alla formazione linguistica con criteri didattici più avanzati, che prevede l’accertamento NATO presso il Centro Lingue Estere dell’Arma dei Carabinieri.
Su direttiva dello Stato Maggiore della Difesa, molti corsi sono aperti anche a frequentatori stranieri. Attualmente la Scuola ospita sei ufficiali albanesi, tre ufficiali afgani, un ufficiale turco ed un ufficiale nigerino, ai quali rinnovo il mio personale apprezzamento per l’assiduo impegno, la serietà d’intenti ed il rapido inserimento avvenuto nella vita dell’Istituto.
Mi sia consentito di rivolgermi ora a tutti gli ufficiali frequentatori.
Giovani ufficiali, vi esorto a vivere con passione, con stile e costanza questa esperienza formativa che, oltre all’affinamento professionale, mira soprattutto a sviluppare la coscienza di essere Carabiniere per rispondere alle legittime aspettative dei cittadini che vedono nell’Arma un baluardo di ordine e sicurezza da circa 200 anni.
Ricordate che quello che vivete alla Scuola è un periodo essenziale per il vostro futuro nell’Arma perchè “L’ufficiale deve possedere le conoscenze teoriche e avere padronanza delle attività pratiche, ma anche e - soprattutto - deve essere un Comandante di uomini, un esempio intransigente di difensore dell’ordine e della legge affrontando con saggezza e fermezza le responsabilità e le sfide che incontrerà lungo il percorso professionale”, in armonia con l’asserto “l’uomo è ciò che è, non ciò che ha”.
Conosco il forte entusiasmo che vi anima ed orgoglioso di essere il vostro comandante, formulo l’augurio di buon lavoro.
Ringrazio le autorità e tutti i convenuti per la cortese attenzione.

Prolusione del Comandante Generale dell’Arma
Il Comandante Generale dell'Arma durante la prolusioneL’inaugurazione dell’Anno Accademico rappresenta, da sempre, l’occasione per tracciare il consuntivo delle attività realizzate ed esporre gli obiettivi che l’Arma intende perseguire nel quadro programmatico istituzionale del Paese.
La circostanza, in se stessa densa di significato, assume per me un particolare rilievo, poiché ho il privilegio di prendervi parte, per la prima volta, come Comandante Generale.
Mi sia concesso, pertanto, rivolgermi ai Comandanti generali che mi hanno preceduto. Alla loro lungimirante azione mi ricongiungo idealmente, conscio delle responsabilità che essi hanno sostenuto nel tempo e che ora mi sono affidate.
La tutela dell’ordine e della legalità è, oggi più che mai, segnata dalla diversità e dalla fluidità delle minacce: dalla criminalità diffusa e locale a quella organizzata e transnazionale, dall’eversione interna al terrorismo internazionale.
Si tratta di un mosaico di indubbia complessità che richiama la continuità tra due ambiti di intervento - difesa esterna e sicurezza interna - che trovano nell’agire concreto sempre maggiori punti di congiunzione.
Questo principio di necessaria coesione è proprio dell’Arma, la quale è in grado di offrire un contributo importante all’intero sistema quale “forza militare di polizia a competenza generale e in servizio permanente di pubblica sicurezza”.
La difesa si avvale delle competenze che fanno parte, da sempre, del patrimonio professionale del carabiniere, in quanto operatore di polizia, e gli consentono di apportare un originale contributo alle operazioni di pace.
Per altro verso, il sistema della sicurezza pubblica si avvantaggia della militarità dell’Istituzione, che garantisce la tenuta della capillare struttura presidiaria.
In tale quadro, l’Arma è dinamicamente protesa ad accrescere la propria efficienza complessiva, coniugando l’attenzione alle proprie tradizioni, espressione dei valori più autentici della Nazione, con le esigenze di innovazione, obiettivo strategico prioritario di ogni moderna Istituzione.
Nell’ambito della Difesa, l’Arma mira a sviluppare una sempre maggiore integrazione negli organismi decisionali interforze e multinazionali ed a potenziare le proprie capacità quale componente specialistica dello strumento militare, attraverso i modelli dell’M.S.U. (Multinational Specialized Units) e dell’I.P.U. (Integrated Police Units).
A livello nazionale, all’impegno di risorse umane per il funzionamento delle strutture di vertice interforze, si unisce il costante miglioramento dell’efficienza complessiva delle unità mobili, rendendo la componente dedicata all’assolvimento dei compiti militari sempre più funzionale alla condotta delle operazioni all’estero e i Battaglioni ancor più efficaci negli interventi a tutela dell’ordine pubblico e a supporto dell’Arma territoriale.
In ambito internazionale, l’Arma è presente presso le principali Organizzazioni - dalle Nazioni Unite, all’Alleanza atlantica, all’Unione europea - partecipando ai processi di pianificazione delle missioni e allo sviluppo della dottrina di riferimento per la condotta delle operazioni.
Sul piano delle attività, è noto l’impegno profuso nei Balcani e in Medio Oriente dove, oltre alla consolidata presenza di contingenti dei Carabinieri, Ufficiali generali dell’Arma hanno la responsabilità delle missioni europee di polizia.
In Iraq e in Afghanistan è in via di definizione il contributo per l’addestramento delle locali forze di sicurezza, nell’ambito dei programmi avviati, rispettivamente, dalla N.A.T.O. e dall’Unione europea, per favorire la stabilizzazione di quei Paesi.
Il richiamo a tali importanti attività mi offre l’occasione per rivolgere un fervido saluto a tutti i 1.146 Carabinieri oggi impegnati all’estero nelle missioni di pace e per garantire la sicurezza delle sedi diplomatiche italiane.
A loro e a quanti li hanno preceduti va il ringraziamento di noi tutti per la professionalità e la dedizione dimostrate, coniugate con quella capacità di “stare tra la gente” che rappresenta il valore aggiunto del “carabiniere” anche quando le popolazioni parlano altre lingue ed appartengono a diverse culture.
Dalle esperienze maturate derivano due importanti iniziative: la Gendarmeria europea (EUROGENDFOR) e il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units (C.O.E.S.P.U.).
Per la Gendarmeria europea procedono con sollecitudine gli approfondimenti volti a definire gli aspetti tecnico-giuridici, operativi e logistici, con l’obiettivo di completare l’approntamento delle forze entro l’anno.
Il C.O.E.S.P.U., dopo soli due anni dalla sua istituzione, è diventato un prestigioso punto di riferimento internazionale per la formazione di militari impegnati in missioni di pace.
Il Centro ha completato 8 corsi per l’addestramento di oltre 500 peace keepers provenienti da Giordania, Senegal, Kenia, Camerun, Marocco, India, Serbia e Nigeria. Inoltre, è stata avviata la collaborazione con il Dipartimento per le operazioni di pace delle Nazioni Unite, per lo sviluppo di una dottrina d’impiego delle unità di polizia di stabilizzazione che i Paesi aderenti all’iniziativa porranno a disposizione dell’O.N.U.
L’ulteriore campo di attività nel quale l’Arma esprime il proprio peculiare contributo alla Difesa è la polizia militare.
I cambiamenti che hanno interessato le Forze armate hanno portato a ridefinirne gli assetti, sulla base delle direttive fissate dal Ministro e dal Capo di Stato Maggiore della Difesa.
La riorganizzazione mira ad esaltare il valore di tale componente specialistica a disposizione dei Comandanti di Corpo, per garantire le condizioni generali di ordine e sicurezza all’interno dei reparti, sul territorio nazionale e all’estero.
Passando alle funzioni di prevenzione e repressione dei reati, i pilastri dell’assetto istituzionale hanno confermato la loro piena efficacia: dalla capillarità del dispositivo territoriale, alle scelte di specializzazione, alla coordinata sinergia con le altre Forze di polizia.
Si è trattato, dunque, di innestare su queste fondamenta nuovi spunti di modernità, con l’obiettivo di fornire una risposta operativa costantemente aggiornata.
L’Organizzazione territoriale, nelle sue componenti direttamente operative - dai Comandi provinciali sino alle Stazioni -, realizza quel sistema integrato di presidio, conoscenza e attività che rappresenta, in concreto, il controllo del territorio.
La funzione presidiaria viene assicurata da 4.626 Stazioni e 41 Tenenze, che offrono al cittadino una vastissima “superficie di contatto”. 3.700 Stazioni, presenti in altrettanti Comuni quali unici presidi di polizia, estendono la loro competenza a gran parte del territorio nazionale, comprendente oltre 7.000 Comuni degli 8.100 complessivi.
Si tratta di una singolarità organizzativa che caratterizza il sistema di sicurezza nazionale e suscita l’interesse di numerosi Paesi esteri che ogni anno chiedono di visitare i reparti carabinieri, considerati un modello utile per configurare o ammodernare le rispettive strutture di polizia.
Questa capillare articolazione si traduce in un rapporto di conoscenza diretta e reciproca con il cittadino, da cui deriva l’esercizio di una vera e propria funzione sociale.
Il ruolo delle Stazioni e dei suoi Comandanti va, infatti, ben oltre la capacità operativa del reparto e si concretizza in un’attività di “rassicurazione sociale” che assorbe anche bisogni minuti non sempre direttamente corrispondenti all’incidenza di fenomeni criminali specifici.
Parallelamente, la piena aderenza del dispositivo territoriale all’apparato amministrativo favorisce lo sviluppo, sino ai minori livelli, di quella dialettica con gli Enti locali che si sintetizza nella strategia della “sicurezza partecipata”.
In definitiva, questo modello, nato con l’Istituzione, mostra un’assoluta vitalità e attualità: un momento d’incontro tra passato e futuro nell’evoluzione dell’Arma e del sistema di sicurezza del Paese, un’“innovazione riuscita” del 1814 che oggi è riconosciuta come una delle “migliori tradizioni” nazionali.
Sul piano delle attività, pochi dati(1) possono rendere la misura dell’impegno profuso.
Nell’anno appena trascorso i Carabinieri hanno segnalato all’Autorità giudiziaria 326.000 persone ed effettuato 89.700 arresti - di cui ben 68.000 in flagranza di reato - con un incremento del 4,5%.
Un rilievo straordinario assume l’attività delle Stazioni che - esse sole - hanno denunciato circa 241.000 persone e ne hanno tratto in arresto oltre 48.200.
Ma, soprattutto, le Stazioni carabinieri hanno perseguito circa 1.900.000 reati, che corrispondono al 66,5% delle denunce complessivamente presentate a tutti i reparti e gli uffici delle Forze di polizia. Un indicatore particolarmente significativo che attesta come la popolazione si rivolga con fiducia alle Stazioni, considerandole un sicuro punto di riferimento.
Inoltre, i Comandi dell’Arma hanno garantito il pronto intervento nell’arco delle 24 ore, svolgendo più di 8.450.000 servizi esterni, in aumento di oltre il 18% rispetto all’anno precedente, ed effettuando quasi 6.000.000 di interventi, in risposta alle richieste pervenute al servizio di emergenza “112”.
Le capacità dei comandi territoriali si arricchiscono delle competenze dei reparti specializzati, componendo un “binomio operativo” di particolare efficacia negli specifici settori d’intervento.
Nella lotta alla criminalità organizzata l’azione combinata dei Comandi territoriali e del Raggruppamento Operativo Speciale ha condotto, nel corso del 2006, alla denuncia di 1.800 persone per associazione mafiosa, all’arresto di 451 latitanti, nonché al sequestro di patrimoni illeciti per circa 432 milioni di Euro.
Dal perfetto e costante raccordo informativo tra le due componenti operative sono conseguiti significativi risultati anche nel contrasto alla minaccia eversiva e terroristica: dall’arresto di alcuni esponenti di rilievo dell’eversione brigatista e anarco-insurrezionalista, all’individuazione dei responsabili di attentati terroristici commessi all’estero ai danni di militari e civili italiani.
Un ulteriore ambito d’intervento riguarda la salvaguardia degli interessi primari della collettività direttamente riconducibili alla qualità della vita.
L’Arma svolge un’attività altamente qualificata per la tutela del lavoro, della salute, dell’ambiente, dei beni culturali, delle politiche agricole e nel contrasto alla falsificazione monetaria, sulla base di una ripartizione di compiti tra le Forze di polizia, da tempo definita e di recente perfezionata nel provvedimento di riordino dei comparti di specialità.
Un rilevante impegno è rappresentato infine dagli onerosi servizi di ordine pubblico, che assorbono complessivamente oltre 2.600 militari al giorno.
La concretezza dei risultati conseguiti, oltre a testimoniare il quotidiano impegno dei Carabinieri, ci sollecita ad esplorare aggiornate soluzioni organizzative per ammodernare l’“offerta di sicurezza” e proiettare l’efficienza dell’Arma nel futuro.
Una prima esigenza è quella di adeguare costantemente il dispositivo alle dinamiche delinquenziali e ai mutamenti sociali, economici e demografici del territorio.
Il “Patto per la sicurezza di Napoli e delle città della provincia”, siglato recentemente nel capoluogo partenopeo dal Ministro dell’interno, attesta come, senza stravolgere gli assetti consolidati, sia possibile pervenire, in tempi rapidi, ad una distribuzione delle risorse meglio aderente alla realtà locale.
Con analoghi criteri, il Comando Generale procede periodicamente alla revisione degli assetti organici delle Stazioni su tutto il territorio nazionale, per adeguare i livelli di forza alle effettive esigenze operative, individuando le aree dove la crescita demografica e lo sviluppo dei fenomeni criminali hanno reso critici gli indici di presenza e di carico di lavoro.
Le risorse necessarie sono tratte anche dalla costante razionalizzazione dei settori gestionali che, comunque, per l’Arma assorbono solo il 9% del personale rispetto alla soglia del 15%, fissata dalla Legge Finanziaria 2007 per tutta la Pubblica Amministrazione.
In armonia con i principi generali di efficienza ed economicità, il 1° gennaio 2007 si è proceduto alla riorganizzazione della struttura logistica per conferirle una maggiore aderenza ai reparti che operano sul territorio, attraverso la valorizzazione delle funzioni di programmazione ed ispettive dei Comandi Interregionali e la concentrazione delle funzioni esecutive a livello regionale.
Un secondo aspetto riguarda l’applicazione di nuove formule operative che accentuino la “prossimità” al cittadino, a partire dai servizi di “carabiniere e poliziotto di quartiere”, che nel 2007 vedranno impiegati oltre 2.000 militari in tutti i capoluoghi di provincia ed in altri 111 Comuni.
Inoltre, sul piano delle applicazioni informatiche, è stato ulteriormente potenziato il sito istituzionale, ora configurato come un portale di servizi che realizza, nel suo insieme, una vera e propria “Stazione virtuale”.
Tra le principali funzionalità la “Denuncia via web”, sviluppata d’intesa con la Polizia di Stato, cui si è aggiunto di recente il progetto della “Stazione mobile”, in modo da poter prenotare un appuntamento presso un Comando dell’Arma per via telematica da telefoni cellulari.
Non meno rilevante è il potenziamento tecnologico delle capacità operative dei reparti e delle attività gestionali, traducendo il “governo elettronico” dell’Istituzione in una effettiva innovazione dei processi.
Tutti i Comandi provinciali e di Compagnia sono stati collegati alla banca dati dattiloscopica del Casellario centrale d’identità, in modo da procedere in tempo reale all’identificazione dei soggetti d’interesse operativo, nonché alla comparazione delle impronte digitali repertate sulla scena del crimine, che oggi è possibile riprodurre con fotografia tridimensionale grazie all’applicativo informatico One click, di ultimissima generazione.
L’intero complesso delle indagini di polizia scientifica beneficia delle più moderne e sofisticate tecnologie, così che il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche si pone sul piano delle migliori unità internazionali, grazie anche alla particolare competenza dei suoi uomini.
La stessa collaborazione con la Magistratura sarà valorizzata dall’avvio del progetto “Notizie di Reato”, sviluppato con il Ministero della Giustizia, per la gestione automatizzata e in piena sicurezza dei flussi documentali tra le Forze di polizia e gli Uffici delle Procure della Repubblica.
Tutti questi importanti risultati sono anche il frutto del potenziamento delle reti in ponte radio digitale ed in fibra ottica, alle quali si aggiungeranno, presto, i collegamenti satellitari del progetto ARMASAT, finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzato dallo Stato Maggiore della Difesa.
Un ultimo e brevissimo cenno alla comunicazione istituzionale, arricchitasi dell’applicativo My site, che permette a tutti i Carabinieri di accedere anche dal domicilio privato al portale intranet dell’Arma, e del sistema “Trasferimenti on-line”, in grado di gestire informaticamente tutto l’iter dei trasferimenti “a domanda”, riducendo sia i tempi di definizione dei provvedimenti, sia gli oneri burocratici dei Comandi.
Questa costante tensione a migliorare il servizio trova speculare corrispondenza negli sforzi compiuti dalle altre Forze di polizia, nel quadro di un modello di coordinamento al quale l’Arma aderisce senza riserve e che mantiene integre la sua efficacia e la sua funzione di moltiplicatore della produttività dei singoli soggetti istituzionali.
Al modello funzionale offerto dai Comitati nazionale e provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si ispirano gli ulteriori consessi istituiti per specifiche esigenze di prevenzione e contrasto, tra i quali vorrei citare, per il qualificato e importante lavoro che vi si svolge, il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (C.A.S.A.) e, da ultimo, la Commissione per la ricognizione dei fenomeni di violenza e grave sfruttamento nei confronti dei lavoratori stranieri.
Tutto quanto ho finora detto assume maggiore concretezza nel quadro delle risorse a disposizione.
Sul piano degli strumenti finanziari e materiali, l’obiettivo è quello di ottimizzare le risorse assegnate, senza ridondanze o sotto utilizzazioni. Sono state, infatti, avviate specifiche iniziative per razionalizzare le dotazioni e, quindi, i costi in importanti settori: il parco autoveicoli e gli assetti aerei e navali.
Un’analoga manovra interesserà l’Organizzazione addestrativa, tenuto conto delle mutate esigenze di formazione derivanti dalla sospensione della leva.
Per quanto attiene alle infrastrutture, si stanno esplorando tutte le possibili forme di collaborazione con le Amministrazioni locali, alla ricerca di adeguate soluzioni logistiche per garantire l’operatività delle Stazioni carabinieri esistenti e, se possibile, raffittire il dispositivo, soprattutto nelle aree a maggior impegno operativo, corrispondendo alle aspirazioni di tante comunità.
Le iniziative del Comando Generale non si fermano naturalmente all’ottimizzazione delle dotazioni materiali, ma si indirizzano con pari intensità alle risorse umane.
La massima attenzione è riservata al riordino di tutti i ruoli, al fine di incentivare la professionalità e migliorare la progressione di carriera, anche nell’ottica di compensare i disagi connessi con il servizio e venire incontro alla diffusa aspirazione ad ottenere giusti riconoscimenti economici adeguati ai rischi sostenuti ed al costo della vita.
Si tratta di garantire un armonico profilo di carriera nell’ambito dei ruoli di base, con l’unificazione del ruolo Appuntati e Carabinieri con quello dei Sovrintendenti, e di sottolineare la centralità professionale dei Marescialli, prevedendo una migliore progressione economico-funzionale attraverso, ad esempio, la trasformazione della qualifica di Luogotenente in gradi.
Inoltre, per quanto attiene agli Ufficiali, è auspicabile la prosecuzione del processo di valorizzazione dirigenziale e l’adozione di mirati provvedimenti che ne sostengano la motivazione nel lungo percorso di carriera.
L’impegno su questi temi corrisponde alla più generale attenzione che l’Arma rivolge, da sempre, al proprio personale.
Le applicazioni tecnologiche e l’ottimizzazione dei processi organizzativi, sin qui descritti, hanno certamente inciso sul “modo” di offrire sicurezza, ma non ne rappresentano compiutamente la “misura”.
La sicurezza è un’espressione sociale, il cui significato più semplice e concreto sta nel sentimento di fiducia verso le Istituzioni che il Carabiniere alimenta ed accresce con il suo agire quotidiano.
Sono questi uomini e queste donne - uomini e donne Carabinieri - la vera “misura” della sicurezza, con la loro capacità di leggere la realtà in cui operano e di presentarsi, in ogni circostanza, quali punti di riferimento informati, qualificati e affidabili.
La consapevolezza della centralità della risorsa umana conduce l’Arma a riservare, da sempre, una particolare cura alla formazione ed al benessere del personale.
Si tratta di aggiornare costantemente le conoscenze tecnico-professionali, ma anche di sostenere la motivazione attraverso la costante attenzione dei Comandanti, protesi a conoscere i militari affidati alla loro responsabilità e ad esaltare lo spirito di appartenenza all’Istituzione e la piena condivisione dei suoi fini.
In questa ottica, è altrettanto importante la convergente attività degli Organismi di rappresentanza, il cui assetto costituisce un modello irrinunciabile, il solo in grado di coniugare le esigenze di rappresentatività con le caratteristiche proprie di una Forza di polizia ad ordinamento militare. Coerentemente, è a questo modello che occorre guardare in ogni prospettiva di riforma.
Mi sia consentito ora di rivolgermi direttamente agli Ufficiali frequentatori, ai Comandanti di domani.
Conosco bene le sensazioni che vi animano: la fierezza per la scelta compiuta e la naturale impazienza di intraprendere la vita operativa.
La carica interiore che avvertite è la chiave per operare con successo all’interno di questa Istituzione, ove vige la solida regola di adempiere i propri compiti con umiltà ed in silenzio, senza indulgere a protagonismi che pure il contesto sociale sembra talvolta sollecitare.
Preparatevi con impegno e serenità ai delicati compiti che vi attendono, guardando alla dimensione europea ed internazionale che caratterizza sempre più l’attività dell’Arma e delle altre Forze armate e di polizia. Ma ricordate che accrescere il proprio “sapere” per “saper fare” non è sufficiente se non si è capaci di cogliere tutto il valore del “saper essere”.
Il perno della formazione dell’uomo è la cultura dell’etica, la sola che vi consentirà di essere, in ogni circostanza, oltre che tutori della legge, un riferimento sociale ed umano insostituibile per dedizione e integrità.
Siate consci di questa importante funzione e delle responsabilità che ne derivano. Da voi dipenderanno la motivazione e l’entusiasmo dei Carabinieri che vi saranno affidati e, in definitiva, la qualità del servizio reso ai cittadini.
Sono certo che saprete essere all’altezza dell’impegno morale e professionale che vi attende. Vi auguro che l’entusiasmo che oggi dimostrate possa accompagnare tutto il cammino della vostra vita, per il bene dell’Arma e del nostro Paese.
Vi ringrazio per l’attenzione ed invito il Signor Ministro della difesa a dichiarare ufficialmente aperto l’Anno Accademico 2006 - 2007 della Scuola Ufficiali Carabinieri.

Saluto del Ministro della Difesa

Signor Presidente del Consiglio,
Il Ministro della Difesa durante il salutonell’accoglierLa in questa sede mi consenta di esprimerle la riconoscenza dei Carabinieri e di tutte le Forze Armate per aver voluto presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico 2006-2007 della Scuola Ufficiali dei Carabinieri. La Sua presenza alla cerimonia è una prova concreta dell’attenzione del Governo, e Sua personale, verso i Carabinieri e, in particolare, nei riguardi degli Ufficiali dell’Arma che iniziano oggi un importante passaggio formativo prima di accingersi al quotidiano, nobile impegno al servizio del Paese.
Saluto e ringrazio i membri del Governo, del Parlamento, della Magistratura, il Capo della Polizia, il Comandante Generale della Guardia di Finanza e tutte le autorità intervenute che, con la loro presenza, rinnovano la testimonianza di stima ed affetto verso i Carabinieri.
Porto a tutti il saluto affettuoso e particolare del Ministro dell’Interno, Onorevole Giuliano Amato, che condivide con me la responsabilità di vertice di questa Forza Armata, patrimonio comune di due sfere organizzative, difesa e sicurezza, che trovano e devono trovare, nell’azione concreta, sempre maggiori punti di congiunzione.
Al Generale Siazzu esprimo la riconoscenza e la gratitudine delle Istituzioni per il visibile ed insostituibile contributo che i Carabinieri danno alla vita nazionale, alla tutela della legalità, alla difesa della nostra sicurezza.
Infine, desidero, rivolgere un particolare, caloroso saluto non solo all’Arma ma anche a questo Istituto, al suo Comandante ed a tutto il personale, per la preziosa opera che assolvono nella funzione di formazione  degli Ufficiali, per prepararli ad essere buoni Comandanti e manager e a divenire, quindi, l’asse portante della Forza Armata.
La formazione costituisce uno dei punti qualificanti dell’Arma dei Carabinieri, e la rende capace di utilizzare al meglio le risorse umane ad ogni livello di impiego. L’efficacia stessa dell’Arma, la sua solidità morale, la sua versatilità sono da sole la prova provata della qualità di questa formazione.
Signor Presidente, sento come un privilegio la possibilità di rinnovare oggi ancora una volta i sentimenti di stima e ammirazione verso gli uomini e le donne dell’Arma per il loro impegno silenzioso, convinto, concreto; per il meritorio servizio che rendono, in Italia come all’estero, nella difesa delle libertà e della legalità, grazie alla loro particolare professionalità e alla riconosciuta capacità di “stare tra la gente”, anche quando la gente parla una lingua diversa dalla nostra ed è portatrice di diverse culture.
La condizione “militare” rappresenta la caratteristica irrinunciabile dell’Arma e rappresenta un fattore di moltiplicazione dell’efficienza per una Istituzione che incarna un vero e proprio punto di riferimento per il rispetto della legge e per la difesa della libertà e della dignità dell’uomo.
è quella militarità che lo stesso legislatore ha sottolineato con i provvedimenti di riordino, elevando l’Arma al rango di Forza Armata e disciplinandone i peculiari compiti militari, storicamente affiancati a quelli di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.
è a tutti noto che l’Arma è giustamente orgogliosa della tipica duplicità che la contraddistingue. Nel passato, a volte si è parlato di “splendida anomalia”. Non mi piacciono gli aggettivi retorici e - in questo caso - nemmeno il sostantivo, perché trovo assolutamente naturale che l’Arma viva nel solco delle tradizioni militari scritte dall’eroismo e dal sacrificio dei carabinieri. Tutti sappiamo che fuori da questo alveo, da questa memoria, da questo sentimento, l’Arma non sarebbe più l’Istituzione che gli italiani riconoscono da sempre come un baluardo prezioso della loro libertà e della loro sicurezza.
è proprio in questa duplicità che, al contrario, deve essere cercata l’“unicità” dell’Arma, quale forza che unisce le competenze militari con quelle di indagine e di diretto intervento nella vita civile del Paese, non solo per affermare l’autorità dello Stato e la legalità, ma anche per aiutare e soccorrere.
L’originalità del modello organizzativo consente all’Arma dei Carabinieri di essere pienamente partecipe sia del sistema di “sicurezza” sia di quello di “difesa” del Paese. La varietà e la globalità delle minacce determinano sempre più la necessità di risposte istituzionali articolate e coordinate, alle quali sia le Forze Armate sia le Forze di Polizia partecipano ognuna con le proprie peculiarità ed esperienze. In tale contesto l’Arma ha impostato le sue attività su criteri d’azione che sintetizzano in modo eccellente le due aree istituzionali.
Questo particolare modello organizzativo ha dimostrato la sua straordinaria efficienza nei risultati, sia nelle missioni per la pace all’estero, sia in Patria, nelle attività di tutela della sicurezza pubblica.
In campo internazionale, il riconoscimento delle capacità operative e di addestramento delle forze di polizia locali ha trovato un’ulteriore conferma nell’attribuzione all’Arma della direzione del Centro di Eccellenza per le Stability Police Units (C.O.E.S.P.U.).
Sul territorio nazionale, nell’anno 2006, i Carabinieri hanno contribuito in modo determinante alle attività di tutela dell’ordine e della sicurezza, effettuando il 62% degli arresti in flagranza complessivamente eseguiti da tutte le Forze di polizia e procedendo nel 69% dei reati denunciati dai cittadini.
Basterebbero queste cifre a dare da sole la misura di una presenza sul territorio forte ed efficace, alla quale sappiamo corrispondere una grande fiducia da parte dei cittadini.
I risultati ottenuti costituiscono, rappresentano perciò il banco di prova più attendibile di quel modello di coordinamento delineato dalla Legge 1° aprile 1981 n. 121 e al quale l’Arma aderisce pienamente.
Tale sistema, che si qualifica tra i più avanzati tra quelli utilizzati dai Paesi dove coesistono più Forze di polizia, è basato sulla scelta della eguale valorizzazione delle due Forze di polizia a competenza generale, sulla condivisione del processo decisionale e sulla reciprocità e circolarità informativa.
All’azione interna si aggiunge ora ogni giorno di più quella internazionale. Le Multinational Specialized Unit (M.S.U.), la Gendarmeria europea, il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units, sono strumenti indispensabili per la comunità internazionale e rappresentano successi tangibili per il nostro Paese, assunto a leader nel settore della conduzione di operazioni di stabilizzazione e pacificazione.
Grazie a queste esperienze i Carabinieri italiani sono divenuti il punto di riferimento di analoghe forze di polizia ad ordinamento militare di altri Paesi, aprendo la via ad un loro più organico e duttile utilizzo nei Teatri di crisi.
Guardando al passato, agli anni dell’esplosione della sventurata tragedia balcanica, ci rendiamo conto del cammino compiuto e della maturazione concettuale avvenuta a livello politico e strategico in tutte le grandi democrazie impegnate a difendere la pace. In questi anni abbiamo imparato a dosare l’uso della forza in funzione dell’intero spettro delle possibili evenienze, evitando il coinvolgimento dei reparti più spiccatamente combat in situazioni più assimilabili al controllo dell’ordine pubblico.
Le esperienze nostre e dei nostri alleati e partner oggi divengono patrimonio da condividere globalmente, per rafforzare ovunque le capacità anche militari delle grandi organizzazioni sovranazionali.
La specializzazione dell’Arma e la sua presenza in tanti scenari di crisi consentono inoltre ai Carabinieri di creare efficaci sinergie nella lotta al terrorismo ed alla grande criminalità internazionale.
Di fronte ad una minacciosa rete delinquenziale che non conosce confini, dobbiamo e possiamo rispondere con un’azione anch’essa senza confini grazie all’apporto di chi difende la sicurezza sia nei territori metropolitani sia nelle aree calde del pianeta.
Sulla vastità dell’operato dei Carabinieri in Italia, ha riferito il Comandante Generale. E non voglio certo entrare nelle competenze dell’amico e collega Amato. Mi preme, però, sottolineare ancora la continuità dell’azione dell’Arma, non parcellizzata fra la sfera militare e quella di polizia. Si tratta, ripeto, di due facce della stessa medaglia, non di due comparti divisi.
Senza strutture territoriali, senza settori di specializzazione, senza i reparti speciali, non vi sarebbero nemmeno le eccellenze sul piano militare ed i brillanti risultati in campo internazionale. è questo che voglio sottolineare con forza e - se mi è consentito - porre all’attenzione dei giovani Ufficiali.
Un altro settore di attività nel quale i Carabinieri esprimono il proprio peculiare contributo alla Difesa è la polizia militare, assicurata sia sul territorio nazionale sia all’estero e nel cui ambito il dispositivo territoriale dell’Arma e i reparti appositamente costituiti presso i Comandi dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica rappresentano un assetto di fondamentale importanza per prevenire e contrastare ogni forma di minaccia per le Forze Armate.
La riorganizzazione in corso del settore mira ad esaltare il valore della polizia militare quale componente specialistica dello strumento operativo a disposizione dei Comandanti di corpo di tutte le Forze Armate per garantire le condizioni generali di ordine e sicurezza all’interno dei reparti.
Merita, infine, una parola di attenzione, il modello della rappresentanza militare, rivelatosi strumento valido ed efficiente, che sarà ulteriormente affinato con i provvedimenti all’esame del Parlamento. Il contributo qualificato fornito dai Consigli di rappresentanza alla formazione delle linee di condotta dei Comandanti su specifiche materie o problemi conferisce un valore aggiunto particolarmente utile per affrontare le questioni con il dovuto approfondimento nell’interesse della compagine militare.
Cari Ufficiali,
ora desidero rivolgermi direttamente a voi, a voi che siete negli anni cruciali della vostra formazione e che fra poco vi avvierete all’attività operativa.
L’Italia si attende molto dal vostro futuro operato, nella certezza di una vostra convinta adesione ai valori dell’Arma, alimentata sempre e sostenuta da un’eccellente preparazione professionale.
Io so che voi siete certamente consapevoli di queste aspettative e delle sfide che vi attendono: sfide dure, impegnative, continue.
La vita di un Carabiniere non è facile. Il contrasto al crimine esige un’attenzione incessante, una motivazione profonda e una convinta interiorizzazione del senso del dovere e dell’amor di Patria. Il detto che chi è Carabiniere poi resta tale per tutta la vita contiene una verità profonda, perché esprime la consapevolezza della gente - della gente comune - in merito all’habitus professionale e morale del Carabiniere.
Per questo motivo è necessario che gli Ufficiali rafforzino la virtù della fortezza, senza confonderla con la forza, di quella sicurezza interiore che vi mette in grado di ritrovare in tutte le situazioni le motivazioni ad agire e di trasmetterle, agli uomini ed alle donne dei quali avrete la responsabilità di comando: in modo da ottenere da ognuno in ogni momento il massimo, con entusiasmo e competenza.
Cari Ufficiali, di fronte a giovani come voi che hanno scelto la difficile carriera di Ufficiale dei Carabinieri, il mio sentimento è innanzitutto di rispetto e di gratitudine. E anche, un po’, di invidia, considerata la fase della vita nella quale vi trovate impegnati ora. Un sentimento vero, profondo, sincero.
Siate certi che identico è il sentimento di tutti gli uomini e di tutte le donne delle Istituzioni, come è profondo e radicato quello dei cittadini.
Siate allora forti, in ogni occasione. E vi giovi la certezza di essere circondati da questo unanime senso di gratitudine e di affetto, che è, poi, la prima e più importante arma di cui disponete.
Fatene tesoro!
Signor Presidente del Consiglio,
sono certo di interpretare quelli che sono anche i Suoi sentimenti, rivolgendo ai giovani Ufficiali dell’Arma il più cordiale augurio per la loro futura carriera e la loro vita personale.
Buona fortuna, cari Ufficiali, buona fortuna a tutti!
Ed ora, con la Sua autorizzazione, Signor Presidente, dichiaro aperto l’Anno Accademico 2006-2007.

Intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri - On. Romano Prodi

Autorità, allievi Ufficiali,
Il Presidente del Consiglio dei Ministri - On. Romano Prodiho accettato con entusiasmo l’invito a presenziare all’apertura dell’Anno Accademico di questa prestigiosa Scuola.
È un entusiasmo che proviene dal cuore, prima ancora che dalla meditata soddisfazione di prender parte ad un evento così importante per l’Arma dei Carabinieri.
Ho ascoltato quanto detto dal Generale Siazzu e dal Ministro Parisi: non posso che condividere appieno i giudizi da loro espressi. Desidero pertanto aggiungere solo poche parole.
Gli Italiani sono orgogliosi dei loro Carabinieri.
Sono orgogliosi per i giudizi lusinghieri che vengono espressi ogni volta che i Carabinieri si trovino ad operare in contesti multinazionali. In ogni circostanza, i giornalisti come gli “addetti ai lavori” degli altri paesi non esitano a definire i Carabinieri italiani “un modello da seguire”, per la loro efficienza e la loro efficacia.
Molte organizzazioni militari straniere stanno cercando di replicare, nei loro ordinamenti, quanto in Italia esiste da quasi due secoli. Spesso non riescono ad imitarci.
Dai commenti dei responsabili di Governo dei Paesi amici, che ho potuto ascoltare nei consessi ove si è discusso dell’andamento delle operazioni multinazionali di stabilizzazione, vi posso assicurare che traspare un reale senso d’invidia circa le capacità d’azione ed il tipo di preparazione dei nostri Carabinieri.
Non è quindi un caso se essi siano, nei fatti, un forza insostituibile nella formazione di componenti di Polizia ad ordinamento militare da destinare alle operazioni di peace-keeping.
I Carabinieri rappresentano infatti il connubio virtuoso delle qualità militari e di quelle proprie dei tutori della legalità. Riescono a sintetizzare al meglio, in un’unica realtà dotata di un invidiabile spirito di corpo, le capacità professionali necessarie per affrontare con successo le sfide che l’attuale ordine internazionale ci propone.
Questo, naturalmente, non è frutto del caso, né della semplice sedimentazione di così tante esperienze operative, maturate nel corso della storia dell’Arma.
Il merito va, in primo luogo, al processo addestrativo e formativo condotto da tutti gli appartenenti all’Arma. Ecco perché la cerimonia odierna è così importante. Perché essa rappresenta simbolicamente l’intera attività di preparazione condotta dall’Arma.
Il Generale Siazzu ha usato un’espressione quanto mai felice. In questa scuola si preparano gli Ufficiali di domani. Ma non si insegna loro solo il “saper fare”, quanto il “saper essere”. Questa è, probabilmente, l’indicazione più importante che mi sento di dare agli Allievi che ci ascoltano qui, oggi.
Voi siete destinati a guidare, con la vostra azione ed il vostro esempio, gli uomini e le donne che avrete al vostro comando.
Diventerete dei Comandanti. Sarete dei dirigenti in una organizzazione complessa e articolata. Eppure, molto spesso avrete l’obbligo di assumervi delle responsabilità, prendere delle decisioni, in autonomia e “solitudine”. In questo, vi sorreggerà proprio la preparazione che state acquisendo in questi anni.
Da parte mia, desidero ribadire che il Governo tutto è profondamente consapevole di quanto questa “virtuosa flessibilità” dei Carabinieri sia indispensabile, per potersi adattare con successo ai molteplici contesti operativi, dalla lotta alla criminalità interna alle missioni oltre confine.
Il mio augurio sincero è quindi che voi possiate in primo luogo guardare con serenità alla vita che vi attende. Le responsabilità che vi si porranno davanti sono grandi. Ma non meno grande è il paese che avete alle vostre spalle.
Buon lavoro!