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  • N. 3/4 - Luglio-Dicembre
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Libri

Sandro Montanari
Gigi Avanti

Alle prese con la famiglia. Esperienze e  riflessioni sui nodi centrali della vita

Edizioni Paoline, 2006, pagg. 123, euro 9,00

Si trascura a volte il fatto che, prima di trasformarsi in problema, la famiglia è una realtà; ma ancor più non si pensa che a far diventare la famiglia un problema sono spesso i suoi membri con quella loro pretesa di volerla perfetta, liscia come l’olio, dimenticando che il medesimo olio arriva a essere liscio dopo e grazie a un naturale processo di trasformazione di ogni singola oliva.
Non si dà, cioè, peso e importanza al fatto che la capacità di star bene o di star male dipende anche da come ci si pone nei confronti della realtà, da come si reagisce o si interagisce con essa… né più né meno come star seduti comodi o scomodi dipende anche da come ci si siede e non solo dalla sedia.
In altri termini, una realtà può diventare un problema quando non la si accetta per quello che è, quando si sprecano troppe energie per resistervi, quando la si osserva e interpreta sempre e solo attraverso un’unica lente, quando la si ritiene sbrigativamente ostile, quando perde quella poliedricità e quelle sfumature che le sono proprie per appiattirsi e trasformarsi in un tracciato monocolore.
Ciò accade in ragione di un meccanismo particolare che potremmo chiamare meccanismo della «mente chiusa e rigida».
In virtù di tale meccanismo la mente, prima ancora di mettersi nella condizione di raccogliere dati provenienti dall’esterno o dopo averne raccolti soltanto alcuni, preferisce partire solitaria per la tangente delle supposizioni, delle congetture, delle interpretazioni, delle ansietà circa il futuro, delle recriminazioni circa il passato.
Così facendo, il risultato è che si può soffrire di più per quello che la nostra mente pensa, che non per quello che la realtà offre.
Individuato, in tale modo, uno dei meccanismi generatori dei problemi occorre a questo punto riconoscere che, ribaltando la logica ad esso sottesa, si potrà scoprire uno dei meccanismi risolutori degli stessi. Infatti anche lo stesso Einstein affermava: «non si può risolvere un problema con lo stesso modo di “pensare” che lo ha generato».
Come dire che se a generare il problema è una «mente chiusa e rigida», a risolverlo potrebbe essere una mente (e un cuore, perché no?) elastica, capace di aprirsi a letture alternative della realtà e di osservarla, conoscerla e viverla nelle sue molteplici dimensioni. In genere, chi ha una mente «aperta e flessibile» tende ad accedere a gradi di libertà e consapevolezza che gli consentono di percorrere con pienezza e intensità i sentieri della vita. Ed è curioso constatare come sia proprio tale tipo di persona ad essere in grado di sperimentare quanto la accettazione più o meno serena della realtà aiuti nell’esplorarla e nell’individuare in essa, oltre che in se stessi, quelle risorse utili per trasformare il problema.
Se questo vale in generale, vale in particolare per la famiglia dove la rete dei rapporti, anche trigenerazionali, è, per sua natura, complessa e dove la corda che tiene collegati i suoi membri si fa a volte troppo tesa oppure nodosa.
I nodi problematici che si presentano nella vita familiare, nella sua storia e nelle sue espressioni relazionali, sono talvolta così stretti e duri da non potersi sciogliere, ma fanno pur sempre parte della corda e ogni sforzo per scioglierli, mosso sempre e solo nella medesima direzione (espressione del meccanismo di funzionamento della «mente chiusa e rigida»), assomiglia sovente allo sforzo di «voler raddrizzare l’ombra di un bastone storto».
Sembrerebbe, quindi, più ovvio e conveniente farsene una ragione anche mediante un atteggiamento di sana accettazione fatalistica della realtà… evitando però con cura di cadere nella melma di una sospirosa rassegnazione vittimistica, ma iniziando a confrontarsi con essa da altre angolature, avviando così processi di trasformazione interiore.
La consapevolezza adulta dell’inevitabilità dei nodi problematici costituisce, pertanto, uno degli alimenti principali per la mente pensante (aperta e flessibile). Tale presa di coscienza può far nascere, nell’individuo, la spinta a mettersi in discussione e cambiare al fine di vivere meglio tra le pareti familiari ed affrontare, con maggiore competenza e creatività, i compiti evolutivi e le situazioni che la vita gli prospetta.
I concetti sopra delineati sono ben approfonditi e ampliati nel bel libro “Alle prese con la famiglia. Esperienze e riflessioni sui nodi centrali della vita” scritto da Sandro Montanari, giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Roma e psicoterapeuta esperto di dinamiche familiari, che da anni si contraddistingue per il pregevole impegno profuso in attività di tutela del minore e della famiglia, e da Gigi Avanti, consulente familiare e scrittore che, con inesauribile entusiasmo, ha dedicato e continua a dedicare la sua vita ai giovani e alle famiglie, occupandosi, tra l’altro, di preparazione al matrimonio e di educazione all’amore in varie parti d’Italia.
Gli Autori, attingendo soprattutto al pozzo dei ricordi e delle esperienze vissute, intraprendono un avvincente e autentico dialogo, offrendo al lettore spunti di riflessione e suggestioni proprio attorno ai nodi centrali dell’esistenza umana, quali: la nascita, la comunicazione, il mistero del vivere, l’amore, il rapporto tra nonni, genitori e figli, la morte e la spiritualità.
È quindi un libro utile, se non indispensabile, per chi volesse iniziare a confrontarsi con (piuttosto che negare) tali nodi. In questo modo, egli avrà la possibilità di comprendere che questi, un po’ come quelli dei lacci delle scarpe, sono a volte necessari e, se ben fatti, possono aiutare la persona a camminare meglio, magari insieme agli (piuttosto che contro gli) altri; altre volte, invece, possono essere trasformati o sciolti anche per consentire alla medesima persona di sperimentarsi in nuovi ruoli e contesti sociali.
Con l’aiuto delle coinvolgenti e, non di rado, commoventi narrazioni contenute nel volume, che riflettono la logica della «mente aperta e flessibile» non si raddrizzerà certo l’ombra di un
bastone storto, ma si eviterà perlomeno di darselo in testa… reciprocamente.

AAAA

Sergio Cimignoli
Raffaele Tortora
Luca Marzocchi

Il procedimento per l’avanzamento degli ufficiali delle forze armate
(I diritti d’autore sono devoluti ai Vescovi del Terzo Mondo attraverso l’opera della Chiesa)

Ed. Rivista Aeronautica, 2005, pagg. 132, euro 9,20

L’opera del Gen. Tortora e del Dott. Marzocchi ha il grande pregio di sviluppare, in modo non “cattedratico”, uno degli ambiti più complessi delle Forze Armate: l’avanzamento dei “quadri”. è significativa, al riguardo, l’affermazione del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica che, in prefazione, nell’autorizzarne la divulgazione, evidenzia come il settore sia “spesso noto solo ai cultori”.
La stratificazione normativa di settore, più volte novellata dal legislatore, si presenta di difficile lettura, interpretazione ed applicazione.
Il testo, molto agevole nella lettura, anzi in più parti pure stimolante, risulta efficace per la pragmaticità di trattazione laddove, nel ricostruire l’impalcatura della peculiare disciplina, ha la caratteristica di saper riannodare ad un “lungo filo” la stratificazione di un cospicuo numero di provvedimenti di legge (basti pensare che anche numerose leggi finanziarie contengono commi di integrazione e modifica) che hanno variamente inciso sulla coerenza originaria della legge n. 1137/1955.
è di tutta evidenza l’assoluta rilevanza del tema di avanzamento degli ufficiali che si pone l’obiettivo di procedere alla selezione delle risorse umane, per perequare le esigenze organiche in funzione delle delicate missioni che la Repubblica assegna alle F.A.
L’esigenza delle F.A. di selezionare le persone preposte agli incarichi delicati dei vertici dei singoli comparti amministrativi ai vari livelli, secondo meccanismi che sappiano valorizzare anche il legame fiduciario con gli organi di alta dirigenza, in analogia a quanto introdotto nelle altre P.A. con l’art. 21 del D. Lgs. n. 29/1993, trova la sua radice proprio nei criteri meritocratici di valutazione.
Il volume si snoda in cinque capitoli che trattano, in modo sintetico ma ad un tempo esaustivo, il “quadro normativo”, la “procedura d’avanzamento”, la “valutazione” ed il “contenzioso”.
In tale ambito, assume una significativa valenza la chiarezza espositiva del blocco normativo, molto ben attualizzato attraverso il sistematico inserimento di innumerevoli sentenze e decisioni emesse (la mole delle sole decisioni del Consiglio di Stato fa intuire la rilevanza della materia), in epoca recente, dalla giustizia amministrativa che non possono non costituire una guida attiva nella interpretazione applicativa della sedimentazione normativa.
Il sistema legislativo, impostato nel 1955 ha trovato nel 1993 ulteriori momenti di attuazione, con uno specifico decreto ministeriale individuante (già aggiornato nel 2002) le modalità procedurali e di attribuzione dei punteggi a cura dei commissari, facenti parte dell’organo collegiale valutativo.
Particolare attenzione è attribuita al ruolo devoluto alla valutazione tecnica e discrezionale espressa dall’organo valutativo, che correla la propria decisione, in una qualche misura, anche al giudizio intuitu personae, specie per le posizioni verticistiche.
Interessante è, inoltre, l’accostamento allo spirito della Legge n. 241/1990, che non incide sulla struttura della vigente normativa, in forza della quale le valutazioni tecniche sono formulate con espressioni numeriche, non realizzando affatto la omissione della motivazione, ma concretizzando solo una particolare modalità di attuazione, pienamente allineata alla più recente novella in tema di “trasparenza amministrativa“.
Il testo si chiude con una appendice normativa essenziale, per una lettura del testo completa e pertinente.

Col. CC Francesco Bonfiglio

AAAA

Edoardo Chiti

L’amministrazione militare tra ordinamento nazionale ed ordinamento globale

Vol. I, Giuffrè editore, 2006, pagg. X-171, euro 18,00

Anche l’amministrazione militare - finalmente - suscita interesse teorico ed adeguata attenzione da parte della dottrina giuridica. Siamo grati al Prof. Edoardo Chiti per la sua ampia riflessione sull’ordinamento militare nella sua attuale conformazione, storicamente data, e - soprattutto - nelle sue prospettive evolutive. La tesi del Prof. Chiti è allo stesso tempo di estrema evidenza empirica e di straordinario intuito speculativo.
L’amministrazione militare è sempre più influenzata e condizionata dall’ordinamento globale che, lentamente ma inesorabilmente, sta penetrando in tutti gli assetti organizzativi dello Stato, anche in quelli che tradizionalmente e storicamente sono stati sottratti a qualsiasi ingerenza esterna. Questo condizionamento, però, non è meramente incidentale e settoriale, ma coinvolge l’amministrazione militare in tutte le componenti che fondano la sua rilevanza come apparato servente la comunità statale. In tal senso, l’Autore individua una progressiva evoluzione della “funzione difesa”, che da esigenza prettamente nazionale sta diventando un’istanza collettiva della comunità internazionale. In questa dinamica emerge il concetto di sicurezza internazionale come precondizione essenziale per garantire la pace e il rispetto di ogni singolo soggetto dell’ordinamento mondiale. L’emersione di questa nuova funzione globale è chiaramente rinvenibili nei sistemi giuridici ultrastatali e nella prassi delle relazioni internazionali. La funzione, d’altronde, condiziona strutturalmente l’organizzazione (è quest’ultima che deve conformarsi ai compiti da svolgere, nell’ambito delle finalità da perseguire), impone a quest’ultima i cambiamenti necessari per adeguarsi ai nuovi compiti. Anche in questo settore l’Autore intravede profondi mutamenti e, addirittura, una progressiva costruzione di un’organizzazione globale della difesa con propri singolari caratteri.
Le riflessioni del Prof. Chiti partono da un’attenta descrizione della formazione del modello tradizionale dell’amministrazione militare, considerando come l’analisi storica sia un’utile (se non necessaria nel caso dell’ordinamento delle Forze armate) premessa per l’indagine giuridica. L’assunto ci rammenta l’identità di prospettiva speculativa fatta propria da Vittorio Bachelet nella sua ormai famosa illustrazione giuridica della disciplina militare(1); e sappiamo a quali fecondi risultati portò quell’analisi, ancora in parte valida a distanza di più di quarant’anni. L’esperienza storca, d’altra parte, dimostra la crisi (considerata ormai irreversibile) dello stesso modello tradizionale dell’amministrazione militare. Una crisi che ancor prima coinvolge il paradigma statale come entità politica elementare capace di assicurare nel futuro stabilità e sicurezza.
In sintesi, una lettura stimolante e dagli ampi orizzonti, consigliabile non solo a chi si occupa di problemi giuridici e di questioni inerenti all’ordinamento militare, ma anche a tutti coloro che vogliono cogliere le dinamiche evolutive di un mondo sempre più piccolo ed interconnesso.

Ten. Col. CC Fausto Bassetta

AAAA

Vito Tenore

L’incidenza della nuova legge n. 241 del 1990 sulle pubbliche amministrazioni (e su quella militare in particolare)

Cedam, 2006, pagg. XX-362+cd-rom, euro 39,00

La nuova fatica di Vito Tenore, consigliere della Corte dei conti e docente di diritto amministrativo militare presso la Scuola Ufficiali Carabinieri, rappresenta un ulteriore, prezioso contributo dottrinale nell’ambito dell’infaticabile attività dell’Autore, quale profondo studioso dell’ordinamento militare.
L’opera è un commento organico alla legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo le modifiche apportate dalle leggi n. 15 e n. 80 del 2005, con ampi riferimenti di giurisprudenza e di dottrina. Correda il volume una ricca appendice bibliografica consultabile anche nell’allegato cd-rom.
Tra i primi a cogliere la straordinaria importanza della legge n. 241/1990 nella quotidiana dinamica giuridica ed operativa della Pubblica Amministrazione, Tenore si è da subito interessato ai peculiari profili applicativi della innovativa legislazione nell’ambito delle Forze armate. L’interesse non è mai stato così propizio e fecondo.
Non c’è dubbio che tra tutte le pubbliche amministrazioni quella militare ha avvertito l’impatto della l. n. 241/1990non solo come qualcosa di veramente innovativo, ma anche come un radicale cambiamento rispetto a prassi e procedure consolidate nel tempo. Ciò ha comportato una revisione sistematica dei particolari procedimenti amministrativi militari, alla luce di principi talvolta antitetici a quelli propri di un ordinamento fortemente gerarchizzato. Il cambiamento, allora, è stato anche e soprattutto culturale ed ha determinato un processo di riqualificazione formativa che ha trovato in opere specifiche, come il presente commentario, un valido ed irrinunciabile ausilio didattico.
Il pregio di questa opera è duplice, poiché essa costituisce un testo di studio ed approfondimento puntuale ed efficace, ma allo stesso tempo è un vero e proprio manuale operativo, capace di orientare adeguatamente nella risoluzione degli innumerevoli problemi applicativi. La stessa articolazione interna del volume consente di cogliere immediatamente le questioni fondamentali che l’ormai legge generale sull’attività amministrativa pone all’interprete ed all’operatore pratico: lo svolgimento procedimentalizzato dell’azione amministrativa e l’accesso ai documenti amministrativi. Particolarmente interessanti le parti che contemplano la casistica tipica riguardante le Forze armate, con particolare riguardo alla motivazione del provvedimento, alla comunicazione di avvio del procedimento e ai profili peculiari dell’accesso agli atti dell’amministrazione militare.
In sintesi, l’opera di Vito Tenore è un testo fondamentale, utile non solo a chi deve percorrere un iter formativo orientato alla qualificazione alle funzioni direttive e dirigenziali, ma anche per chi deve gestire quotidianamente procedimenti amministrativi più o meno complessi.

Ten. Col. CC Fausto Bassetta

AAAA

V. Poli - V. Tenore

L’ordinamento militare

Giuffrè editore, 2 voll., 2006, pagg. LXI-1397 e pagg. LXI-1657, euro 105,00 e 125,00

Da tempo (da troppo tempo) non vedeva la luce un’opera giuridica di tale imponenza sull’ordinamento militare. Per avere un’idea sommaria della completezza e della complessità del lavoro svolto dagli autori è utile, preliminarmente, riportare per intero il piano dell’opera.
Il primo capitolo illustra le basi costituzionali del diritto amministrativo militare.
Il secondo capitolo si occupa dei profili internazionali, con particolare riguardo alle organizzazioni internazionali che tutelano la sicurezza collettiva e alle politiche di difesa e sicurezza comuni.
Il terzo capitolo è dedicato ai profili organizzativi relativi sia alle strutture centrali sia agli apparati operativi.
Il quarto capitolo tratta dell’incidenza della l. n. 241/1990 in tema di procedimenti e di provvedimenti amministrativi in ambito militare.
Il quinto capitolo è dedicato alla leva e al sistema (orami congelato) del reclutamento obbligatorio. Segue un sesto capitolo che tratta del servizio civile nazionale.
I successivi sei capitoli si occupano di beni militari, di dismissione di beni militari, di modi di acquisto coattivo dei beni militari, di diritti militari su beni altrui, di governo del territorio e opere militari e di appalti.
Il tredicesimo capitolo tratta la responsabilità civile dell’amministrazione militare e dei suoi dipendenti, concludendo il primo volume dedicato alle fonti, all’organizzazione, alle funzioni e ai mezzi.
Il quattordicesimo capitolo apre il secondo volume, interamente dedicato al personale militare, con il tema del reclutamento.
Seguono i capitoli che trattano dei ruoli e delle posizioni di stato giuridico, dell’avanzamento, del trasferimento, della sospensione dal servizio, della disciplina, della responsabilità amministrativo-contabile del personale, dei diritti dei militari, del trattamento economico e di fine rapporto e, infine, del trattamento previdenziale e della tutela del rischio professionale del personale militare.
In sintesi, un vero e proprio trattato di diritto amministrativo militare che mette in risalto le peculiarità (non poche) di un sistema giuridico per molti aspetti singolare. L’impresa degli autori si pone come punto di arrivo di una pluriennale attività di studio e di approfondimento sui temi svolti che parte da un primo volume sistematico, edito nel 2002, sempre per i tipi Giuffrè, dal titolo “I procedimenti amministrativi tipici e il diritto di accesso nelle Forze armate”. Lo sviluppo di quei temi e, soprattutto, la consapevolezza che l’ordinamento militare meritasse un’esposizione giuridica quanto più completa possibile (colmando una lacuna troppo evidente) hanno indotto i due curatori ad abbandonare visioni settoriale e a gettare uno sguardo, acuto e penetrante, a 360° sulle Forze armate. Dopo numerose analisi sociologiche, socio-psicologiche, storiche, tecnico-operative, tecnico-amministrative (ed altro ancora), si è finalmente giunti anche ad un’analisi giuridica a tutto campo. La maggiore utilità dell’opera sta proprio in questo: nell’aver voluto ricondurre l’intero ordinamento militare ai parametri interpretativi e valutativi del diritto, senza la mediazioni di altre scienze conoscitive. L’approfondimento teorico ha fatto emergere in tutta la sua importanza e nel suo valore di paradigma sistematico l’ordinamento delle Forze armate, come apparato servente, predisposto per garantire e salvaguardare le funzioni essenziali dello Stato. La particolare cura (talvolta anche eccessiva) con cui l’attività di normazione giuridica ha disciplinato tutti gli ambiti funzionali ed organizzativi di questo ordinamento dimostra il ruolo strategico che esso gioca all’interno dello Stato e, soprattutto, nel contesto internazionale. Questa finalità speculativa, seppur emerge dalla trama complessiva dell’opera, non è certamente lo scopo principiale del presente lavoro. È indubbio che i due volumi sono stati pensati e concepiti per una utilità immediata: consentire agli operatori pratici di orientarsi opportunamente nel ginepraio di norme e di procedure, fornire ai cultori (non molti) della materia un testo di riferimento, adeguato anche per un itinerario formativo di alto livello, costituire un valida opera di consultazione, facile e completa, per gli operatori giuridici (avvocati e magistrati). Non sempre un’opera riesce a soddisfare tutte queste esigenze; L’ordinamento militare ha anche quest’ulteriore pregio. La prospettiva applicativa non nasce solo da un preciso obiettivo editoriale, ma è particolarmente congeniale per il profilo professionale dei singoli collaboratori, tutti magistrati (militari, amministrativi e contabili). Ricordiamo tra gli autori, oltre ai due curatori Vito Poli e Vito Tenore, anche Andrea Baldanza, Rosanna De Nictolis, Adele Simoncelli, Maria Teresa Poli, Adelisa Corsetti.
Speriamo solo che questa fatica non sia un punto di arrivo, ma rappresenti l’inizio di un itinerario che porti a sempre più fecondi risultati, con la certezza che si tratta - comunque - di un vera e propria pietra miliare, difficilmente eguagliabile.

Ten. Col. CC Fausto Bassetta

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Alfio Caruso

Noi moriamo a Stalingrado

Longanesi editore, 2006, pagg. 269, euro 16,60

è la storia sconosciuta dei 77 Ufficiali, Sottufficiali e Soldati italiani che, nell’imprevedibilità della guerra, condivisero con la VI Armata del Maresciallo Paulus, la IV Panzeramee e il VI Corpo d’Armata romeno, la terribile esperienza dell’assedio nella sacca di Stalingrado ad opera dell’Armata Rossa. Quasi tutti appartenevano al 248° Autoreparto di stanza a Millerovo e al 127° Autoreparto schierato a Vorosilovgrad. Tra il 14 e il 15 novembre 1942, i due Autoreparti furono inviati a Stalingrado con i FIAT 626 per portare rincalzi e rifornimenti ai tedeschi impegnati nella battaglia contro i difensori della città. Giunsero a destinazione, a Gumrak e Voroponovo, rispettivamente a nord e sud della città, giusto in tempo per rimanere insaccati dall’Armata Rossa che, il 19 novembre, aveva lanciato l’operazione Urano. I militari delle due autocolonne e gli altri tre italiani rinchiusi nella sacca (un Ufficiale medico, un Aiutante di Sanità e un Ufficiale di collegamento con i tedeschi, che si trovavano a Stalingrado già da tempo) vissero l’esperienza dell’assedio, della fame, del cannibalismo, della malattia e, per coloro che ebbero la ventura di essere presi prigionieri, dell’inumano trattamento dei gulag sovietici, all’insaputa gli uni degli altri, tagliati fuori da tutto, chiusi nel proprio microcosmo di tragedia, fino alla morte in prigionia. Se ne salvarono due soli.
L’autore ha ricostruito questa sconosciuta odissea grazie all’aiuto e alle ricerche dei familiari dei militari e alle lettere che questi riuscirono ad inviare dalla sacca tramite la posta militare tedesca.
Ancora oggi, di quasi tutti loro si ignora se siano rimasti in vita fino ad essere catturati, in quale campo siano stati imprigionati e dove siano sepolti. La storia minima di 77 italiani incastonata nell’enormità della battaglia di Stalingrado, che si snoda, umile, a fianco dell’epopea della ritirata dell’ARMIR, incisivamente descritta, tra gli altri, da Rigoni Stern e Bedeschi. è un libro che va letto.

Ten.Col. CC Andrea Paris

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Pietro Burla - Giorgio Fraccastoro

Il diritto di accesso ai documenti della Pubblica Amministrazione

Laurus Robuffo, 2006, pagg. 172, (II ed.) euro 20,00

La legge 7 agosto 1990, n. 241, ha rifondato le basi del rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadino, improntandolo ai principi di pubblicità e partecipazione dei privati ai procedimenti e agli atti amministrativi.  Questo primo intervento organico del Legislatore nel campo del procedimento amministrativo è stato nel tempo, dapprima, novellato con le leggi 26 gennaio 2005, n. 15, e 14 maggio 2005, n. 80, e, successivamente, nello specifico settore dell’accesso agli atti amministrativi, completato e arricchito dal d.P.R. 12 aprile 2006, n. 184, e da diversi interventi giurisprudenziali. Una materia in costante accrescimento, quindi, che ha sollecitato gli Autori, a solo un anno dalla 1^ edizione, a ritornare sull’argomento con uno studio aggiornato sia sul piano normativo sia su quello giurisprudenziale.
L’opera si apre con una panoramica sulla portata innovativa della l. 241/90 e delle novelle del 2005, per poi concentrare l’attenzione sull’oggetto specifico enunciato nel titolo. Successivamente, dopo l’esame complessivo del nuovo procedimento di accesso, dedica attenzione particolare al rapporto esistente tra diritto di accesso e tutela della riservatezza delle persone nonché all’accesso agli atti del procedimento tributario. Chiude l’opera un articolato capitolo contenente la disamina di interessanti particolarità afferenti l’esercizio del diritto di accesso.
Complessivamente un lavoro concreto, aggiornato e utile per chi si accosti alla materia per la prima volta ma anche per gli operatori già consolidati.

Ten.Col. CC  Andrea Paris

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Filippo Cappellano - Bruno Marcuzzo

I bombardieri del Re

Gaspari Editore, 2005, pagg. 286, euro 12,80

Il titolo del volume “I bombardieri del Re - La storia e l’armamento del Corpo dei Bombardieri della Grande Guerra” realizzato dal tenente colonello Filippo Cappellano e da Bruno Marcuzzo colma una lacuna nella storia dei reparti e della tattica impiegata durante la Prima Guerra Mondiale.
Il volume oltre che da una premessa è costituito da due parti: la prima dedicata alla “Storia del Corpo dei Bombardieri” con l’impiego della specialità e dei materiali mentre la seconda è dedicata alla “Tecnica dei materiali” in cui si approfondiscono con rigore le varie esperienze dei materiali utilizzati dai bombardieri tra i quali si possono ricordare ingegnose esperienze come “gli esperimenti con bombe ad ancora” oppure l’apparecchio “lanciaruote esplosive Cantono” o ancora la bombarda da 320 “Maggiora ad acetilene”.
Già in passato era stato analizzato l’impiego delle bombarde durante la Grande Guerra (basti pensare all’opera di Montù sull’Artiglieria italiana) ma mancava un’analisi di dettaglio così attenta e puntuale nel ricostruire l’evoluzione di questo particolare corpo dalla breve vita che contribuì notevolmente ad alcuni importanti successi durante quelle difficili operazioni militari: basti pensare al positivo impiego nel corso della grande offensiva dell’agosto 1916 che portò alla conquista di Gorizia e del San Michele.
Tale esperienza permise di saggiare le positive esperienze condotte presso la Scuola di Susegana e di impiegare a massa le bombarde con ottimi risultati per i militari italiani nel battere le difese passive austro-ungariche e le prime linee, tanto che i comandi nemici corsero ai ripari rivedendo completamente le modalità di impiego delle truppe in prima linea, al fine di scongiurare proprio gli effetti devastanti delle bombarde italiane.
Certamente l’impiego della specialità non era possibile con gli stessi risultati in zone montagnose allo stesso modo che in zone pianeggianti o, meglio ancora, collinari, dove i bombardieri avevano invece riscosso notevoli risultati operativi.
Inoltre, è da segnalare che il corpo dei Bombardieri pagò con alte percentuali di caduti sia tra gli ufficiali sia tra la truppa l’impiego in zone di combattimento molto vicine, o addirittura in prima linea dovendo fornire un supporto ravvicinato alla fanteria nonché un’azione di osservazione dei risultati di tiro molto puntuale ai fini di una efficace direzione di tiro.
La vita del corpo dei bombardieri terminò con la fine della guerra vista anche l’impellente necessità con la quale era nata la specialità, dovendo sopperire ad esigenze operative legate all’urgenza di avere strumenti bellici adeguati ai bisogni del momento.

Magg. CC Flavio Carbone

AAAA

Raffaella Del Puglia

Notizie Istoriche riflettenti il Corpo dei Reali Carabinieri - 1820-1821

Edizioni Settimo Sigillo, 2006, pagg. 69, euro 15,00

L’opuscolo è costituito dal manoscritto intitolato “Notizie Istoriche riflettenti il Corpo dei Reali Carabinieri specialmente negli ultimi sconvolgimenti Politici Distese dal Cav. Gio. Maria Cavassanti - Agosto 1821”, integrato da otto pagine di prefazione di Raffaella Del Puglia che introduce le memorie di Cavassanti, senza peraltro commento e note al testo, che avrebbero, invece, potuto offrire maggiori e più significative chiavi di lettura circa l’operato del giovane Corpo dei Carabinieri Reali e del fallito moto liberale.
Secondo la curatrice “le pagine scritte, a volte hanno una vita propria, una loro avventura culturale. Aspettano con ostinata pazienza - per queste circa 200 anni - il momento di uscire dal silenzio, di far udire la loro verità. Queste carte escono da un archivio autorevolissimo, che non perde nulla, ma che a volte non stimola a consultare vecchie carte” (p. 7).
In base a quanto desumibile dai ringraziamenti, sembra che l’archivio citato sia “l’Archivio Storico del Gruppo Medaglie d’Oro al V.M. di Roma”. In realtà, all’inizio del XX secolo il manoscritto originale si trovava custodito presso la biblioteca del Duca di Genova a Torino.
Spiace molto, inoltre, dover rilevare che le pagine di Cavassanti furono pubblicate con il titolo Il Corpo dei Reali Carabinieri nei rivolgimenti politici del 1821, in “Il Risorgimento italiano, Rivista storica”, anno V, n. 1 - febbraio 1912, pagg. 1 - 48, dall’allora tenente colonnello dei bersaglieri Eugenio De Rossi, studioso di questioni militari, che riuscì a reperire il menzionato originale a Torino (è noto che il De Rossi donò la propria trascrizione al Museo Storico dei Carabinieri). Peraltro, anche l’immagine di Thaon di Revel sulla copertina dell’opuscolo suscita perplessità stante il fatto che morì a Torino nel luglio del 1820: forse si sarebbe potuto utilizzare un’effigie di Cavassanti, ad esempio, riproducendo il quadro dedicatogli e attualmente custodito presso il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri.
È, poi, purtroppo, raffigurato il secondo stemma araldico dell’Arma e non l’attuale (il quarto in ordine di tempo).

Magg. CC Flavio Carbone

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Erwin A. Schmidl - Graz

Going International in the Service of Peace

Vehling Verlag GmbH,  2005, pagg. 200, s.p.

Il volume “Going International in the Service of Peace - The Austrian Armed Forces and Austrian participation in International Missions since 1960” (Diventando internazionali nel servizio della Pace - Le Forze Armate austriache e la partecipazione austriaca nelle missioni internazionali dal 1960) è stato realizzato in occasione del cinquantesimo anniversario della costituzione dell’esercito federale.
Il testo, realizzato in tedesco ed in inglese, ricostruisce brevemente il percorso seguito dalle Forze Armate austriache dopo la Seconda Guerra Mondiale e continua nell’analizzare la presenza di queste ultime in numerosi Teatri di operazione a partire dalla missione in Congo nel 1960 con un ospedale da campo e personale medico e paramedico.
Il contributo austriaco alle diverse  missioni (sia per il continente, sia per i compiti attribuiti) è cresciuto continuamente soprattutto in occasione della “Diversificazione” dopo la fine della “Guerra Fredda”; ciò ha reso necessario anche la trasformazione dello strumento militare che si è dovuto adeguare a tale importante processo di sviluppo a livello internazionale con nuove missioni e compiti.
Così, si è assistita ad una presenza sempre più puntuale del nostro contingente in Namibia, Cambogia, Sahara Occidentale, Timor Est per non parlare delle missioni in America Latina, in Albania, Kossovo e Macedonia nonché della partecipazione di unità con bandiera rossa-bianco-rossa alla missione di assistenza e sicurezza in Afganistan (ISAF).
Il testo affronta anche gli aspetti relativi alla cooperazione civile-militare (CIMIC), alle missioni umanitarie ed alle missioni di verifica ed osservazione delle elezioni, fornendo un quadro molto ampio e completo delle differenti esperienze condotte sul campo dai militari austriaci.
Resta da sottolineare come, al pari della partecipazione di oltre 56000 austriaci (di cui più di 53000 militari nonché 1300 appartententi alle forze di polizia, della dogana e delle prigioni) anche l’Austria, abbia pagato un contributo di sangue di  44 vite.
L’autore, in sintesi, ricostruisce sinteticamente la presenza delle Forze Armate austriache durante 45 anni di missioni condotte all’estero. Il volume è arricchito da numerose immagini fotografiche che ne aiutano la lettura.

Magg. CC Flavio Carbone

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Svetozár Nad’ovic ed altri

The Great withdrawal

Ministero della Difesa della Repubblica Slovacca, 2005, pagg. 290, s.p.

Il volume che porta il titolo di “La grande ritirata” è stato realizzato da quattro maggiori generali, nell’ordine Svetozár Nad’ovic, Harmut Foertsch, Imre Karácsony e Zdzislaw Ostrowski, all’epoca, rispettivamente della Cecoslovacchia, della Repubblica Federale Tedesca, dell’Ungheria e della Polonia.
Il sottotitolo del volume, “Il ritiro dell’esercito sovietico - russo dall’Europa Centrale 1990-1994”, consente di comprendere meglio la questione trattata ovvero l’abbandono, dopo circa cinque decenni di presenza, degli Stati dell’Europa Centrale dalla presenza dell’esercito sovietico che, come il Paese a cui apparteneva, stava collassando grazie alle varie spinte centrifughe dei singoli Stati una volta parti integrate dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (esemplare fu il caso della flotta del Mar Nero, contesa tra Russia ed Ucraina).
Le vicende che assunsero una maggiore drammaticità, brevemente riportate nel testo, furono l’invasione dell’Ungheria nel novembre del 1956 per “la restaurazione dell’ordine sociale socialista” (p. 206) e quella della Cecoslovacchia, quando, per reprimere il fenomeno della c.d. “Primavera di Praga”, nell’agosto del 1968, l’Unione Sovietica inviò il proprio esercito, insieme a quelli di altri quattro Stati appartenenti al c.d. Patto di Varsavia.
Ciascuno degli autori, dopo aver delineato le vicende della presenza sovietica nel territorio dei quattro Stati, a partire dal 1945, approfondisce le relazioni tra le forze armate dei singoli Paesi e quelle dell’Unione Sovietica, sino al ritiro di queste ultime avvenuta sulla base di accordi bilaterali a partire dal 1990.
Inoltre, tutti gli autori hanno vissuto in prima persona le fasi del ritiro sovietico e tracciano con attenzione e capacità i singoli momenti di tale movimento di mezzi e di truppa. Si tratta di una sintesi abbastanza efficace del più grande movimento di truppe in Europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, supportato da una ricca bibliografia per ciascuna delle quattro parti che compongono il volume.
In definitiva, il testo offre una visione di primissima mano di avvenimenti recenti che già sono entrati a far parte della Storia d’Europa.

Magg. CC Flavio Carbone

AAAA

Associazione Europea degli Amici Archivi Storici,

Storia dello spionaggio

L’Artistica Editrice, 2006, pagg. 166, euro 15,00

Il volume “Storia dello spionaggio” reca come sottotitoli “L’intelligence militare italiana - l’intelligence elettronica - l’intelligence cinese” e costituisce la pubblicazione degli atti del convegno omonimo tenutosi nell’ottobre 2005 a Biella, organizzato dall’Associazione Europea degli Amici Archivi Storici in collaborazione con la Società Italiana di Storia Militare, il Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali di Firenze ed la Vialardi di Sandigliano Foundation. I curatori degli atti sono stati il dottor Tomaso Vialardi di Sandigliano e il professor Virgilio Ilari.
Tali atti costituiscono un contributo alla negletta storia dell’intelligence e particolarmente quella militare.
A partire proprio da tali atti è possibile osservare quanto il campo di ricerca storica rivolto ai servizi di informazione e sicurezza sia ancora così aperto e quanti contributi possano essere offerti per lo studio di tale organizzazione.
Deve essere sottolineato, proprio a proposito di ciò, che “nell’ultimo quarto di secolo, soprattutto nei Paesi di cultura sassone, si è manifestata una forte ripresa quali-quantitativa della storiografia militare, con un ruolo non indifferente della storia dell’intelligence. L’Italia è rimasta ancora ai margini”. In effetti, tolti gli atti in questione e altri due convegni organizzati nel 2002 e nel 2003 rispettivamente da Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali, dal Centro Studi “Gino Germani” e dall’Istituto Lombardo di Storia Contemporanea e dal Museo di Storia Contemporanea del Comune di Milano, non compaiono altri sforzi su di tale argomento.
Tra i numerosi contributi se ne segnalano alcuni particolarmente interessanti: Problematiche costanti nel servizio di informazioni militari italiano dal 1861 al 1949 (di Maria Gabriella Pasqualini), L’azione del servizio informazioni dell’Esercito italiano verso l’Austria-Ungheria fino al 1915 (di Filippo Cappellano), Soviet penetration of the Italian intelligence services in the 1930s (di Brian Sullivan) e L’intelligence cinese: un miliardo di spie e di spiati (di Fabio Mini).
In sostanza, il volume fornisce un primo e valido contributo per conoscere alcuni aspetti dello spionaggio (principalmente militare) e per offrire una base di partenza dalla quale poter sviluppare ulteriori aspetti sino ad ora poco conosciuti o addirittura inesplorati.

Magg. CC Flavio Carbone

AAAA

Carl Schmitt

Teoria del partigiano

Adelphi, 2005, pagg. 179,  euro 10,00

La casa editrice Adelphi ripubblica in Italia il volume di Carl Schmitt dal titolo la “Teoria del partigiano”, dopo aver già dato alle stampe altri suoi lavori, tra i quali si può ricordare “Il nomos della terra”. Il testo è stato integrato da una nota di Franco Volpi.
L’autore, giurista e filosofo del diritto, dopo aver sostenuto negli anni Trenta le teorie della Germania hitleriana, continuò a sviluppare e condurre ricerche nei suoi due principali campi d’interesse tanto che fu molto apprezzato da numerosi esponenti della sinistra in tutta Europa durante il periodo della “Guerra Fredda”.
Nonostante tutte le sue particolarità, vi sono numerosi aspetti che mantengono un interesse attuale e che emergono chiaramente nel lavoro di Schmitt.
L’avvio delle riflessioni dell’autore parte dal fenomeno che storicamente per eccellenza consente di parlare di guerra irregolare, o meglio, partigiana: la resistenza spagnola all’invasore francese durante il periodo napoleonico.
Tale concetto della figura del partigiano si sviluppa ed è assunto anche nel Regno di Prussia, con l’immagine del suddito che combatte per la difesa della propria Patria come supposto dai militari riformatori dell’esercito prussiano superando l’organizzazione della nazione in guerra dell’Ancien Régime. Tra questi giova ricordare il più famoso, Carl von Clausewitz.
Schmitt attribuisce al partigiano quattro criteri fondamentali che fanno differire la sua azione da quella del soldato appartenente ad un esercito regolare, ed in particolare: “irregolarità, accresciuta mobilità, intensità dell’impegno politico e carattere tellurico” (p. 35).
Tali elementi costituiscono l’essenza del partigiano in modo tale che, perdendone anche solo uno, il suo operato cessa di possedere quel vantaggio che poteva esercitare nei confronti di un combattente regolare.
Nel corso dei secoli si è, in ogni caso, arrivati ad una classificazione che tutela il partigiano e che passa - sia pure incidentalmente - dalla convenzione dell’Aja del 1907, per giungere sino alla codificazione internazionale con le quattro convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949. Di tali trattati, in questa sede, quello che interessa maggiormente è la quarta convenzione in materia di protezione della popolazione civile in tempo di guerra (senza dimenticare i due protocolli aggiuntivi alle convenzioni in materia di conflitti intrastatuali).
È così riconosciuta una maggiore tutela giuridica ad i vari attori che partecipano alle operazioni belliche i quali ottengono, finalmente, “riconosciuta la qualifica di combattente” (p.37) conquistando gli stessi diritti e prerogative al pari dei combattenti regolari.

Magg. CC Flavio Carbone

AAAA

Bortoletti Maurizio

Paura, criminalità, insicurezza. Un viaggio nell’Italia alla ricerca della soluzione

Rubbettino editore, 2005,  pagg. 136, euro 10,00

“Negli ultimi 12 mesi e, più in generale, nei primi tre anni della Legislatura, le Forze di Polizia hanno colto successi importanti nella loro attività di prevenzione e contrasto al crimine in tutte le sue forme … Eppure, nonostante questi risultati di indubbio valore, in molte zone del Paese si avverte il persistere di un accentuato senso di insicurezza …”.
Le parole del Ministro dell’Interno, con cui inizia l’ultimo “Rapporto sullo stato della sicurezza”, fotografano esattamente il problema ed evidenziano lo stupore con il quale il “ primo tra gli addetti ai lavori “  guarda ad un sentimento di insicurezza  che continua a “drogare” la civile convivenza nonostante le statistiche sulla delittuosità indichino una criminalità in calo.
La paura della criminalità sembra essere diventata una costante della vita quotidiana e la progressiva americanizzazione della politica ha fatto entrare la “questione sicurezza” nelle agende politiche di Sindaci e  Presidenti delle Giunte Regionali e Provinciali: i cittadini, infatti, identificano il problema criminalità con quello della vivibilità e della qualità della vita, aspetti dei quali vengono considerati responsabili, prima di tutti, i Sindaci divenuti, così, gli attori emergenti delle nuove politiche di sicurezza a livello locale.
Dalla costituzione, circa dieci anni orsono, del Comitato scientifico di “Città sicure” su iniziativa della regione Emilia Romagna, molta strada è stata percorsa e, oggi, le scelte politiche locali sembrano sempre meno condizionate dalla visibilità mediatica di cui beneficiano i responsabili e sempre più ispirate a concreti contenuti frutto della elaborazione dottrinale. Ma la richiesta di maggiore tranquillità e sicurezza, che sale inarrestabile dalla popolazione almeno in alcune zone del Paese, resta una “minaccia” che fornisce alla politica un’interessante “opportunità”: quella di collocare il  cittadino “al centro della scena”, con l’implementazione di politiche “one to one” caratterizzate da puntuali interventi di rassicurazione, da una migliore informazione e da una tempestiva, aderente attenzione verso le vittime dei reati.

AAAA

Marco Marsilio

Razzismo. Un’origine illuminista

Vallecchi editore, 2006, pagg. 188, euro 18,00

“Questo è un libro sgradevole. E scomodo. Sgradevole perché non è simpatico che qualcuno ti ricordi che Kant pensava che i negri puzzassero e che la nazione è tale per comune discendenza di stirpe. Mentre Voltaire era convinto che le negre si accoppiassero con gli scimpanzè dando vita a mostri sterili. E che ancora oggi in Calabria si uccide qualche mostro generato dalle donne.
Non è improbabile che, nei paesi caldi, delle scimmie abbiano soggiogato delle fanciulle. D’altra parte sempre Voltaire notava che i negri e le negre, trasportati nei paesi più freddi, continuano a produrvi animali della stessa specie e che i mulatti sono semplicemente una razza bastarda”.
Il razzismo ha rappresentato per oltre due secoli la più pericolosa infezione dello spirito nella cultura occidentale. Il trauma del nazismo ha costretto a una riflessione accentrata quasi monotematicamente sulla Shoa. In questo studio, l’Autore, ha voluto ricostruire più complessivamente la storia del mito della razza, individuando nei filosofi che fondano il pensiero moderno le radici di un nuovo atteggiamento di fronte il genere umano. Si è spesso notato come la cultura occidentale, non volendo più essere razzista, abbia cercato di non esserlo mai stata, scaricando ogni responsabilità sul nazismo. Marco Marsilio costruisce la galleria degli orrori da Linneo a Darwin a Spencer, passando per Lombroso, Marx e Carrell, comprendente il meglio della filosofia e della scienza moderna; smontando così, pezzo per pezzo, il luogo comune autoassolutorio che l’uomo contemporaneo europeo e occidentale si è costruito per evitare di fare fino in fondo i conti con le proprie radici.
Con questo libro l’Autore ricostruisce quindi il filo nero che lega tragedie diverse di tanti “razzismi” ma tutte riconducibili agli esiti dell’illuminismo-positivismo, intrecciati con il romanticismo e con l’idea etnica di nazione. L’opera osserva anche, nella prefazione di Gianni Scipione Rossi, che la storiografia, naturalmente, non è un tribunale. Ma forse la verità sta nel mezzo. Nel senso che - chiarito il contesto - i posteri possono esprimere un giudizio etico. Secondo le mentalità del loro tempo. Senza moralismi ne giustificazionismi. Dal pensiero filosofico aristotelico dove “l’essere che può prevedere con l’intelligenza è capo per natura, mentre quello che può col corpo faticare, è soggetto e quindi per natura schiavo”, di passi ne sono stati fatti. Fortunatamente l’attuale e comune auspicio rivela una volontà ben più nobile.
Marco Marsilio è laureato in filosofia. Vive a Roma ed ha una lunga e consolidata esperienza di politica attiva. Ha affrontato i temi del confronto tra culture differenti, dell’integrazione etnica, dei conflitti di civiltà. Temi che ha sviluppato in varie conferenze, e che sono alla base degli studi dai quali e nata questa opera.

Mar.Ca. CC Alessio Rumori