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Prof. Edward N. Luttwak

So che siete stati coperti di complimenti, voi Carabinieri, oggi: tutti vogliono copiarvi. Ma, prima che vi montiate la testa: io, prima di andare in college in Inghilterra, a undici anni, ho fatto tre anni di scuola elementare a Palermo. Quindi, per me, sempre sbirri piemontesi siete. Ok? Basta! Altro minipunto: so che dopo aver barcollato per 183-185 anni, adesso avete imbarcato delle donne; quindi, forse, avete un futuro. Terza cosa: Carlo Jean, che è un vecchio mio compagno di scorribande, Carlo Jean vi ricordo ha lavorato per anni a Washington D.C., con incarichi di responsabilità. È la questione dell’MSU nell’intera attività, che è l’attività di peacekeeping, peace enforcement, peace building, ecc. Ora, forse, il mestiere dell’MSU è un bel mestiere a va saputo farlo. E infatti si possono fare altre cose, senza pretendere che l’Italia adesso cominci a fare migliaia di gente MSU, magari per fare la polizia di tutto il mondo. Certe volte la parte orientale di Washington D.C. avrebbe bisogno di MSU. Negli ultimi due anni sono morte 1700 persone uccise: forse abbiamo bisogno di MSU a Washington D.C., invece.

Però, prima di fare questo, anche se il mestiere è molto bello, e voi avete questa integrazione fra le vostre competenze territoriali e le vostre competenze che chiamate nei battaglioni, ecc., comunque è una funzione specifica in una più grande cosa: quindi bisogna lavorare con gli altri; bisogna lavorare con l’esercito, con gli eserciti locali, eserciti stranieri, esercito italiano; bisogna lavorare con i civili che fanno le funzioni. C’è un problema: il mestiere di fare questo particolare mestiere MSU, di entrare in questa zona che non è così calda, non è fredda (non facciamo MSU nei Parioli: non c’è bisogno; e non lo facciamo neanche nel mezzo della battaglia, dove si sparano i cannoni) in questo senso qui è già un mestiere abbastanza difficile farlo perfino a casa, farlo in Calabria, farlo in Sardegna; farlo all’estero è dieci volte più difficile, purtroppo; non si può - però - fuggire dalla ulteriore difficoltà che è un’enorme difficoltà fare anche il mestiere dell’MSU, farlo sul serio, allo stesso tempo di mantenere la cooperazione in maniera dinamica, costruttiva, con le altre presenze che ci sono.

MSU in questa liaison cooperazione - comunicazione - fare cose insieme - fare compromessi - ecc. Questa è quella che si chiama jointness, unità di Forze. Unità con Forze straniere, anche con i civili, civili che fanno le funzioni diciamo macropolitiche di Carlo Jean che ha fatto in quel tempo la o le funzioni civili più normali dell’aiuto economico, sanitario, ecc. Quindi la cosa è difficilissima. E io sono anche conscio del fatto che c’è un vero costo; “jointness”, predicare l’unità delle Forze, come se non avesse un vero costo: ha un enorme costo, perché c’è il pericolo sempre nel cooperare stando insieme e non litigare, si rischia di scivolare verso un basso denominatore comune. Se tu vai a parlare privatamente coi Marines, dopo la guerra dell’Iraq, diciamo che il momento più difficile in Iraq non era evidentemente combattere con gli iracheni: l’esercito iracheno, fedayn, ecc.

Non erano neanche le tempeste di sabbia. Erano quelle 24 ore che hanno dovuto cooperare con l’esercito americano. Cooperare con i britannici, magari: ma quando hanno dovuto… c’era quel momento particolare, quando tutti gli eserciti MRI sono arrivati a Bagdad, loro nella parte occidentale, cioè l’aeroporto e i Marines nella parte sud-est e dovevano passare la città di Bagdad perché MRI sono andati a Tikrit - vi ricordate che la guerra dell’Iraq finisce con i mezzi da sbarco dei Marines, quelli fatti per traversare due chilometri di spiaggia - parcheggiati nelle strade di Tikrit. 216 Questo in funzione di chi poteva muoversi. Ma per fare questo, dovevano passare la città di Bagdad e quindi dovevano cooperare con l’esercito che era presente nella parte occidentale e faceva pattuglia nella città. E questa liaison ha richiesto diciotto ore di negoziazione. È vero che non c’era pericolo che si cominciasse a combattere, però solo ai presenti sembrava che non fosse così lontano.

E alla fine l’esercito ha dato il permesso ai Marines di traversare Bagdad, però senza i carri armati. Come sono andati a finire a Tikrit senza avere i carri armati, incontrando quello che in teoria poteva essere un contrafforte? Quindi fare jointness è difficile, anche in situazioni molto meno drammatiche, per il semplice fatto che uno ha pochi ufficiali che devono fare molte cose in un ambiente complesso e adesso devono accettare e gestire la complessità ulteriore di trattare con altri corpi che hanno diversi linguaggi, terminologie, metodi operativi e concetti del rischio accettabili o non accettabili. Quindi è difficilissimo farlo; c’è il pericolo che si faccia il jointness alle spese del fare. Siamo sempre tutti d’accordo, siamo sempre in riunione tra di noi e, così, uno nemmeno esce per strada a fare i pattugliamenti e il lavoro. Anche questo può succedere. Allora, sorgono le seguenti questioni.

I complimenti li avete già ricevuti: come siete bravi, belli e buoni ecc. Io vorrei dare un suggerimento specifico: una via di mezzo. L’Italia non può moltiplicare il numero, l’entità di MSU in giro per il mondo, perché la domanda può essere infinita. Quello che si può fare è questo: oggi c’è un vero problema, come ben sapete, che ogni volta che si apre una nuova situazione che richiede qualcosa nel senso che i leaders, l’élite e i mass-media internazionali non sono più disposti ad accettare quello che si è sempre accettato, cioè che certi paesi vanno in malora (oggi se Haiti va in malora, si sente il bisogno di intervenire; una volta non si interveniva, si lasciavano fare, ma oggi dobbiamo intervenire dappertutto); vista questa situazione, c’è un meccanismo oggi dove c’è la crisi e qualcuno telefona a New York, Nazioni Unite e così via, dice: “fate qualcosa”; mandateci qualcuno. Quelli delle Nazioni Unite (questo è proprio il mestiere che faceva Kofi Annan prima di essere promosso) telefonano in giro e ci sono due tipi di paesi: i paesi preparati e capaci, che hanno le forze giuste e che dicono: “non possiamo mandarli, perché siamo già lì e lì e lì”; poi ci sono i paesi che sono disperati a forza di trasferire le truppe dalle loro caserme (e di dar loro da mangiare il rancio e cercano di far mangiare il rancio delle Nazioni Unite), i quali però sono completamente e pateticamente impreparati. E il livello di impreparazione varia.

Io attribuisco personalmente ogni anno una peacekeeping, all’inverso però: e c’è la medaglia d’oro, d’argento e di bronzo. La medaglia d’oro qualche anno fa se l’è beccata quel battaglione della Guinea il quale, essendo entrato in seno all’ONU per partecipare al mantenimento dell’ordine pubblico, ha venduto le uniformi - non solo le armi, ma le uniformi - ai ribelli, in cambio di soldi e di diamanti e poi sono rimasti seminudi, senza veicoli o armi, poveretti. Questa è la medaglia d’oro. Però sono rare le medaglie d’oro. Le medaglie d’argento sono frequenti: quelli che vendono metà delle armi o vendono munizioni proprio ai più cattivi che ci sono nella zona. E poi c’è la medaglia di bronzo: a coloro che semplicemente sono incapaci. Allora, qual è il mio suggerimento? Il mio suggerimento sarebbe che invece di moltiplicare all’infinito i Carabinieri (adesso si può anche fare con Genetics, si può fare il clone del carabiniere perfetto; prendi il Carabiniere nella tormenta e lo moltiplichi fino a che non si fa il clone del carabiniere), quello che si può fare è o una scuola (parliamo di un campo addestrativo) dove telefona Kofi Annan e invece di telefonare ai soliti sospetti, al Bangladesh e così via, certuni di questi si qualificano, mandano un battaglione a questa scuola dove si insegna a questo battaglione il mestiere dell’MSU e in cambio costoro si impegnano a tenere questa unità insieme per tre anni.

Diciamo che la validità del training non dura più di tre anni: quindi, Kofi Annan invece di chiamare quelli che hanno la gente pronta e brava, coloro che dicono di no, e chiamare quelli che dicono di si però hanno gente impreparata, avrebbe una lista ristretta di quelli che hanno avuto questo addestramento. Quindi si potrebbe pensare che è molto più economico portare qui della gente e addestrarla. In altre parole, usare una funzione addestrativa come una qualifica per la missione internazionale. Quindi, ci sarebbero tre categorie: i paesi che hanno le buone unità ma non te le danno perché sono già impegnati; poi quelli che sono disposti a venire per fare il lavoro, però sono impreparati e poi una terza categoria: quelli che vogliono fare il mestiere, essenzialmente per ragioni economiche, ma preparati. Ora ci sono questioni tecniche, ad esempio dal lato militare (io non sono pratico del lato militare e delle funzioni di polizia: non so niente e siccome ho lasciato Palermo molto giovane non ho neanche osservato come oggetto i Carabinieri, la parte militare).

Io so che dal lato militare in dieci settimane si può mettere in grado una persona che acconsente ad essere addestrata, di fare la parte militare, diciamo così, di fanteria minimale di guarnigione: fare poche cose ma farle bene così non vengono svergognati e scrollati e sconfitti da qualsiasi banda di ragazzini armati, come è successo in Sierra Leone, dove ragazzini armati catturavano interi battaglioni in funzione alle Nazioni Unite. Questo si può scongiurare. Ora l’addestramento dell’altra parte delle MSU, quell’addestramento che si richiede nel nostro sistema territoriale, cioè le funzioni di polizia, capire il territorio, capire come ci si muove: per queste cose purtroppo dieci settimane sono poche. Ma io non vedo la possibilità, per dare questo tipo di qualifica, di cominciare a dare due anni di addestramento: venti settimane sarebbero già molte. La questione sarebbe, adesso, che abbiamo un’unità di uno di questi Paesi volenterosi, come il Bangladesh; questa unità “si becca” venti settimane di addestramento: dieci militari e dieci territoriali, polizia sociale, integrativa, postconflict e tutto quel che vuoi. Adesso hai un’unità di un Paese che vuole mandartela e che ha subito venti settimane di vero addestramento.

Questa sarebbe una maniera, per l’Italia, di contribuire ad avere dei battaglioni utili che non sono italiani, ma stranieri, addestrati però da questa metodologia particolare dei Carabinieri. L’addestramento si può fisicamente fare in Italia o si può pensare in termini di una squadra mobile addestrativa, dove tutto un contingente di Carabinieri va sul posto non per svolgere la funzione diretta di MSU, ma per addestrare, sulla base di 1 su 20, 1 su 15, il personale. Ora la gente può chiedersi: “ma quanto si può addestrare, quanto si può imparare, quanto fa un carabiniere in venti settimane?”; e così via. La risposta è ricordarsi cosa è la concorrenza. Io non è che vi inviti ad andare ad aprire un ristorante a Napoli per fare la pasta a Napoli (anche il peggiore ristorante a Napoli funziona a un certo livello): io dico di fare un ristorante “peace”: cioè basta che gli dai un po’ di pasta, metti un po’ di pomodoro sopra, la gente è già contentissima perché è molto meglio di quello che mangiano a casa.

Oggi, quello che abbiamo con gli interventi delle Nazioni Unite sono scene paurose: politici, ma anche la stampa, i mass-media che sono così critici verso tutto e tutti, hanno steso un velo pietoso sul comportamento delle forze multinazionali in situazioni come Jugoslavia, per anni, e molte altre situazioni, Sierra Leone in particolare dove si mettono 11.000 soldati, cosiddetti “soldati di vari Paesi”, e non riescono a combinare un bel niente contro nemici che sono dei ragazzini che sventolano kalashnikov e fuggono. Quindi, visto questo bassissimo livello, in questa maniera si può (a mio parere), con un addestramento serio, efficace, duro, dove se la gente non ce la fa la sbatti fuori perché non sei sul territorio e quindi la regola di accettare tutto e di tollerare tutto e di far finta di niente non va applicata, perché l’Italia farebbe lo sforzo di addestrarli ma se questi non sono addestrabili, si ha il diritto di buttarli fuori. Poi hai questa unità, Italian trained unit, unità addestrata da loro che sarebbe molto meglio di quello che esiste oggi e non rappresenta un sacrificio impossibile perché uno potrebbe essere in giro (si può immaginare nel corso degli anni) con 10-20 unità italian trained, molto di più di quello che potrebbe esprimere con unità italian-italian. Questo è il mio piccolo suggerimento e con questo vi ringrazio.


(*) - Trascrizione da registrazione audio corretta dall’autore. (**) - Professore al “Center for Strategic and International Studies” (CSIS) di Washington.