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Magg. Andrea Paris


1. Preambolo Buongiorno.

È per me un onore presentare questa breve panoramica riguardo lo sviluppo di una dottrina delle MSU, che rappresentano una delle esperienze più innovative ed importanti maturate negli ultimi anni nel campo della risposta alla gestione delle crisi nei contesti nazionali, Nato e dell’Unione Europea. Procederò secondo i passi successivi: - Introduzione delle MSU; - Aggiornamento sullo sviluppo di dottrine NATO, Unione Europea e nazionali; - Conclusioni.


2. Introduzione delle MSU

L’esperienza maturata negli ultimi dieci anni nel campo delle operazioni di gestione delle crisi ha dimostrato che, per quanto riguarda le operazioni militari, vi è una grande necessità di Forze specializzate in grado di contribuire in maniera efficace nello svolgimento di operazioni complesse di natura essenzialmente militare che, però, comprenda aspetti di carattere non militare: cioè, dove le questioni militari, civili, di ordine e sicurezza pubblica coesistono, sono interdipendenti e hanno un grande impatto sia sulle operazioni militari sia sulla protezione della Forza da minacce non militari provenienti dalla popolazione locale residente nell’area delle operazioni militari. In questo scenario, il contingente militare potrebbe assumere in proprio i compiti di pubblica sicurezza prima che una missione di polizia civile sia schierata per sostituire o rafforzare l’infrastruttura di polizia locale al collasso. Questa necessità fu sentita per la prima volta dalla NATO nel 1977 durante la crisi della Bosnia-Erzegovina per provvedere all’intera attuazione dell’accordo di pace Dayton.

La NATO sentiva la necessità di riempire ciò che fu definito il “vuoto di sicurezza” (the security gap), la zona grigia tra la missione militare della SFOR (le cui truppe erano armate solamente di Forza mortale e non erano particolarmente addestrate o equipaggiate per affrontare problemi di sicurezza pubblica e gestire l’ordine e la sicurezza) e la missione della polizia civile dell’ONU disarmata e priva di un mandato esecutivo. Inoltre, la polizia locale non aveva la capacità di intervenire o non intendeva essere coinvolta in operazioni di ordine pubblico per ragioni etniche o politiche. L’insieme di tutti questi fattori portò alla considerazione che colmare questo vuoto non era compito di una Forza militare da combattimento tradizionale e neppure, in un ambiente operativo destabilizzato, di polizia civile. Fu ritenuto che le Forze più adatte erano le Forze di polizia a statuto militare o Forze di gendarmeria che formano il corpo principale di una MSU. L’Alleanza si rivolse quindi all’Italia e ai Carabinieri per formare un’Unità Specializzata Multinazionale - MSU.

Il nome di MSU deriva dalle sue caratteristiche particolari. “Multinazionale” perché è richiesta una composizione multinazionale e “specializzata” a causa del ruolo specializzato nell’ambito dello strumento militare. La MSU è uno strumento militare specializzato, sperimentato in diversi teatri diversamente dalle Forze militari da combattimento use ad operare su base amico/nemico, che il Comandante della Forza ha al suo comando per gestire le importanti richieste relative all’ordine e alla sicurezza pubblica come, ad esempio, il terrorismo e il controllo delle masse. Come si può capire da questa introduzione vi è una marcata differenza concettuale tra il ruolo di una MSU e quello di una Forza militare da combattimento tradizionale. Possiamo dire che la MSU, essendo parte dello strumento militare, esprime una capacità militare di polizia ordinaria che diventa una nuova funzione militare, accanto alle funzioni di combattimento, supporto al combattimento e servizio di supporto al combattimento, che potremmo chiamare “sostituzione del combattimento” (combat replacement) dove, a causa della natura della minaccia, è necessario sviluppare una risposta militare con l’approccio mentale e operativo di una polizia ordinaria.

Questo sottolinea anche il fatto che il ruolo di una MSU è qualcosa di diverso da quello di una polizia militare tradizionale: la differenza sta nell’orientamento dell’impegno di polizia. Mentre la PM orienta l’attività verso il controllo ed il supporto della comunità e dello strumento militare, la MSU, essendo una componente militare, orienta l’attività verso l’ambiente civile per proteggere la Forza militare dalla comunità civile che risiede nell’AOR e garantire la sicurezza pubblica e l’applicazione della legge, e infine anche per ricostruire la polizia locale. Sebbene il quadro di una MSU sia formato principalmente da Forze di polizia a statuto militare, può essere integrata dalle Forze di polizia militare in considerazione della loro somiglianza professionale, come l’esperienza ha dimostrato. Dico integrata dalla polizia militare e non sostituita dalla polizia militare, perché la maggior parte di quest’ultima - sebbene efficiente e ben addestrata - non è in grado di sostituire tutte le singolari capacità della MSU e conferire il gran numero di uomini necessario alla MSU per mantenere e sostenere i compiti di polizia militare.

Inoltre, alcuni paesi della NATO non consentono l’impiego della loro polizia militare per compiti di MSU. Non entrerò nei dettagli relativi ai compiti specifici e alle funzioni operative delle MSU come la “Scatola Blu”, la “Scatola Verde”, la catena di comando, ecc., perché sono già state trattate nelle precedenti sessioni di questo seminario.


3. Sviluppo delle dottrine NATO, UE e nazionali

Considerata questa panoramica sui principi che supportano l’architettura concettuale delle MSU, è ora di entrare nel vivo di questa presentazione che consiste nel dare una visione aggiornata dello sviluppo delle dottrine delle MSU nazionali, NATO e UE. Vorrei sottolineare che le tre dottrine, avendo coinvolto l’Arma come attore attivo, si basano sugli stessi principi, si armonizzano e sono reciprocamente coerenti. La genesi di una dottrina sulle MSU deve, ovviamente, essere esplorata in ambito NATO dove questa unità è nata. La MSU fu istituita come strumento operativo durante un’operazione militare senza alcun supporto dottrinale, in base alla sola necessità di colmare il vuoto di sicurezza in Bosnia.

Per i suddetti motivi, l’istituzione delle procedure tecnico-tattiche, necessarie all’impiego efficace dell’unità, anticipano e pongono le fondamenta per una dottrina MSU, che si sviluppa conseguentemente in base all’esperienza acquisita sul campo in un processo dalla base al vertice. Sin dal 2000, con il contributo del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, alcuni riferimenti alle MSU sono stati inclusi a tutti i livelli nella dottrina NATO. Si parlò per la prima volta dello scenario per un impiego della MSU nell’ AJP 01 (a) ora superato dall’AJP 01 (b) “Allied Joint Doctrine” dove al capitolo 2204 si legge che i militari, grazie alle loro capacità, possono essere chiamati a contribuire, nelle operazioni di risposta alle crisi non contemplate dall’articolo 5, a compiti propri degli attori civili che vanno dalla pubblica sicurezza alla sicurezza delle frontiere. Questa è la base su cui la dottrina NATO conferisce alle MSU una vasta gamma di compiti specifici che in un contesto tradizionalmente stabile sono propri delle forze di polizia ordinaria (cioè civile).

AJP 3.4. “Non art. 5 - crisis response operations” (Non art.5 - operazioni in risposta alle crisi) prevede al capitolo 0407b che il supporto militare alla sicurezza pubblica possa richiedere il coinvolgimento in operazioni atte a mantenere l’ordine locale e ad applicare l’ordine e la sicurezza pubblica nella fase iniziale di un’operazione fino a quando appropriate autorità civili siano in grado di assumersi questi compiti, nominando la MSU quale unità adatta a condurre tali operazioni. Il medesimo AJP prevede anche, ai capitoli 0405 e 0406, che la capacità di controllo delle masse sia compito della forza impegnata nelle “operazioni di evacuazione delle popolazioni non combattenti”, chiamate NEO, e nelle “operazioni di estrazione”. Questo pone le basi per l’impiego delle Forze MSU anche negli ultimi due scenari. Vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che l’impiego delle MSU è previsto durante la fase iniziale di un’operazione in risposta alla crisi, che è la parte più intensa ed impegnativa in vista del trasferimento della responsabilità relativa alla pubblica sicurezza alle autorità civili. In effetti, il momento in cui una MSU deve essere schierata deve essere sincronizzato e concomitante con quello del componente combattente del corpo di spedizione.

Infatti, quale parte di un componente militare di una missione, si schiera nella fase 2 delle PSO e può estendere la sua presenza fino alla fine della fase 3 quando la forza di supporto alla pace si è ritirata. I compiti specifici di una MSU, tuttavia, la cui missione consiste nel creare un ambiente sicuro e proteggere la Forza da minacce non militari, sono stati elencati nell’AJP 3.4.1 “Peace support operations”, (Operazioni di supporto alla pace) capitolo 0529, e comprendono la raccolta di informazioni, investigazioni, intelligence criminale antiterrorismo, mantenimento dell’ordine e la sicurezza pubblica locale e tutti gli aspetti relativi alla pubblica sicurezza. In fine, il compito di controllo delle masse e, più in generale, quello di contrastare la violenza delle folle come previsto nell’ATP 3.4.1.1 “PSO tactical procedures” (Procedure tattiche di PSO). Mentre la MSU non è dottrinalmente e praticamente una polizia militare, la NATO l’ha inquadrata in un concetto più ampio di capacità di polizia militare.

Questa discrepanza concettuale risale alle origini dell’unità quando la differenza tra Forza di polizia militare e Forza di polizia a statuto militare, cioè una forza di gendarmeria, non era chiaramente percepita in ambiente NATO. Questa è la ragione per la quale le MSU sono incluse nella Pubblicazione Procedurale Alleata 12 “NATO Procedure e Dottrine di Polizia Militare”, ma questa inclusione non ha ottenuto il consenso unanime delle Nazioni a causa dell’impegno di polizia della MSU nell’ambito della comunità civile. La PPA 12 dovrebbe essere superata dalla nuova AJP 3.2.3.3 “Polizia Militare” e deve ancora essere deciso se coprirà o meno i principi generali della funzione MSU, lasciando che le procedure tattiche siano prese in considerazione in un PTA discendente. Probabilmente una pubblicazione NATO procedurale e dottrinale sulle MSU sarebbe più coerente con il corpus dottrinale NATO. Inoltre l’autonomia della funzione di sostituzione del combattimento della MSU rispetto a quella di polizia militare è stabilita chiaramente nell’AJP 3 “Allied Joint Operations”, capitolo 2007, che, mentre descrive la composizione dei Comandi, stabilisce che è anche una componente funzionale del comando integrato della NATO.

Vorrei comunque sottolineare che la MSU non è il nemico pubblico numero uno delle Forze di polizia militare, ma il primo alleato di quelle polizie militari a cui le legislazioni nazionali consentono di assumere compiti di polizia ordinaria nel teatro. Mentre collaborano allo sviluppo di una dottrina NATO sulle MSU, i Carabinieri hanno anche elaborato una pubblicazione nazionale sulle MSU che a tutt’oggi è il solo documento dottrinale e procedurale esistente che disciplina l’impiego di Forze di gendarmeria, facenti parte delle Forze militari, per lo svolgimento di compiti di polizia ordinaria nelle aree destabilizzate. Il documento nazionale, in effetti, basato su riferimenti NATO alle MSU, fonde queste ultime con l’esperienza maturata nei teatri operativi dai Carabinieri che hanno comandato tutti e quattro i reggimenti che sono stati schierati sin qui con le SOP rilasciate dai comandanti della Forza nei teatri e anche con la visione UE su queste operazioni specifiche.

A questo punto devo sottolineare che attualmente nessun’altra nazione è dotata di un tale corpus dottrinale e procedurale e con un’esperienza così consolidata. La dottrina nazionale e le procedure sono attualmente applicate dai 3 reggimenti MSU schierati. Ora devo dire qualche parola sulla MSU UE. Come sapete, non vi è alcun riferimento dottrinale UE. Il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha però elaborato due documenti, dottrinali e procedurali rispettivamente. Il primo, intitolato “European Union Multinational Specialised Union Concept” (Concetto dell’Unione Europea sulle Unità Multinazionali Specializzate), stabilisce i principi generali che governano una MSU; che deve essere considerata una specie di ponte verso una missione di polizia civile e questa è anche la visione della NATO.

La decisione di schierare una MSU dovrebbe essere presa prima possibile nel processo decisionale come aspetto delle Opzioni Strategiche Militari (MSO), prendendo in considerazione che in corso di un’operazione, qualora la situazione lo richiedesse, la MSU potrebbe trasformarsi in un’unità di polizia integrata (IPU) sotto il comando del Capo Missione di Polizia per enfatizzare la funzione di polizia. Il ruolo e i compiti della MSU possono variare in base alle previsioni del concetto militare delle operazioni (CONOPS) e del piano operativo (OPLAN). Il secondo, intitolato “European Union Multinational Specialised Union Procedures” (Procedure dell’Unione Europea per le Unità Multinazionali Specializzate), stabilisce le procedure flessibili tecnico-tattiche che governano l’impiego di una MSU sul campo e che deve essere integrata dalle SOP stabilite dal comandante della Forza. Esso focalizza anche i compiti potenziali di una MSU elencando, per ognuno di essi, i fattori chiave e le ampie procedure di coordinamento con la polizia militare, la polizia locale quando esiste e le eventuali missioni di polizia internazionale che operano nella stessa zona.

L’aspetto cruciale del secondo documento è la flessibilità per essere in grado di adattarsi a qualunque situazione possa emergere sul campo. I suddetti documenti sono stati entrambi sottoposti alla commissione militare UE e attualmente è stato impiegato anche personale militare. Bisogna dire che mentre la MSU è uno strumento che rientra tra gli aspetti militari della gestione della crisi capaci di svolgere compiti di polizia in una situazione altamente instabile, per la gestione di aspetti non militari che potrebbero avere un impatto negativo sulle operazioni militari, la UE ha 169 ITALIANO INTERVENTO DEL MAGGIORE PARIS ulteriori strumenti capaci di svolgere compiti di polizia che rientrano nella gestione di crisi civili, cioè le unità di polizia integrata (IPU) per missioni di sostituzione e di polizia senza alcun mandato esecutivo come ad esempio la polizia militare dell’Unione Europea in Bosnia.

È anche opportuno sottolineare che le missioni di polizia UE hanno già una disciplina dottrinale, elaborata con il contributo dei Carabinieri, e recentemente testata nell’esercitazione “Lucerna 03” condotta a Roma dai Carabinieri stessi sotto gli auspici della UE e con la partecipazione di 25 Nazioni Europee. Qualcuno potrebbe non essere a conoscenza delle differenze tra MSU e IPU. In breve, le differenze stanno nella missione e nella natura dell’unità: la missione della MSU, creare un ambiente sicuro, fa parte della missione della Forza militare e la natura della MSU è militare, mentre la missione della IPU, consolidare un ambiente sicuro, è autonoma da quella del contingente militare e la sua natura è civile.


4. Conclusioni

La MSU è uno strumento specializzato nelle mani del Comandante della Forza per fronteggiare, con tutti gli aspetti correlati, la pubblica sicurezza, incluso eventuali attività terroristiche fin dalla fase iniziale di una missione. La MSU svolge il compito di ponte verso una missione di polizia civile internazionale o finchè la polizia locale non sia in grado di assumersi le proprie responsabilità.

Questa nuova funzione dei militari potrebbe chiamarsi “sostituzione del combattimento” e attribuisce al Comandante della Forza una capacità esclusiva di polizia ordinaria, di cui lo strumento militare ha più che mai bisogno e che non può permettersi di perdere. È di assoluta importanza che la MSU, che ha già operato per sei anni come componente essenziale della NATO e in operazioni di risposta a crisi internazionali, sia disciplinata da dottrine NATO e UE dedicate o, con riferimento alla NATO, anche sotto la polizia militare che tutto include rispetto alla sua autonomia e ai requisiti specifici. In effetti, i succitati riferimenti dottrinali NATO non possono sostituire un testo che stabilisca i principi fondamentali che guidano l’attività delle MSU per compiere la propria missione come pure le procedure con le quali l’Unità conduce le sue operazioni. Inoltre, dobbiamo sottolineare che mentre da un lato la NATO fornisce un sia pur minimo riferimento dottrinale per la MSU, dall’altro lato l’Unione Europea non ne propone alcuno. È quindi necessario che i due documenti UE succitati elaborati dai Carabinieri siano avallati prima possibile per consentire all’UE di schierare efficacemente le MSU nelle operazioni future.


(*) - Maggiore dei Carabinieri, Capo 3a Sezione Ufficio Piani e Polizia Militare del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.