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Amm. Giampaolo Di Paola, Capo di Stato Maggiore della Difesa

Caro Guido, grazie di questa opportunità che mi hai dato di intervenire a conclusione di questo seminario sulle MSU. È una opportunità che - a dire sinceramente - mi sono anche cercata nel senso che ho sentito il bisogno espresso di venire questa sera alle conclusioni. Forse qualcuno di voi saprà che sono rientrato questa mattina dagli Stati Uniti; questa mattina sono rientrato e sono voluto venire perché sapevo che questo tema è un tema acceso, è un tema dove - checché se ne dica - c’è molta diversità concettuale e soprattutto c’è molto confronto a livello “romano”. Perché è vero quello che ha detto Filiberto Cecchi: per fortuna, la settimana scorsa ero a Nassiriyah e a Kabul, passato prima in Bosnia ed in Kosovo. Quindi so che sul terreno questi problemi non esistono. Sul terreno non c’è problema. Tra tutte le componenti che operano nel nostro contingente, a qualunque Forza armata appartengano, per fortuna sul terreno non c’è problema. Sul terreno si opera insieme perché sul terreno ci sono i problemi, sul terreno ci sono le difficoltà e sul terreno si lavora fianco a fianco senza particolari problematiche né - vorrei dire - rivalità. Diverso è il discorso quando si arriva a Roma, questo è normale. Quando si arriva al centro, quando entrano in giuoco l’elaborazione concettuale, quello che faccio io e quello che fai tu, la dottrina, allora lì iniziano le divergenze.

Per questo ho visto Carlo Bellinzona che si scaldava, da moderatore a eccitatore; faceva parte del contratto: moderatore - eccitatore. Devo dire che conosco e ringrazio tutti i “panelisti” che sono qui: sono persone che conosco e frequento da parecchi anni, quindi sono degli amici. E anche nell’elaborazione, negli interventi, quello del Generale Giovannetti, quello che ha fatto Filiberto Cecchi, è abbastanza evidente che vi sia una certa diversità concettuale, che non fa neanche male, come giustamente ha detto Guido. “Sono molto contento”, ha detto Guido, “di aver organizzato questo convegno MSU in spirito aperto proprio perché venissero fuori tutte le anime”. E questo è anche molto giusto perché, come ha detto prima Luttwak, se no “l’Arma si gonfia troppo”. Queste non sono cose che possono essere gestite in maniera esclusiva, non è che la MSU sia una “proprietà” dell’Arma, perché se poi andiamo a vedere l’Arma è l’anima dell’MSU; ma se andiamo a vedere (chi c’era a quei tempi lo sa) come è nato l’MSU, Clarke forse neanche pensava necessariamente ai Carabinieri.

I Carabinieri erano in quel momento la risorsa disponibile che andavano esattamente a corrispondere a quella che era la sua idea di quello di cui aveva bisogno. E quindi è venuta fuori l’identità Carabinieri - MSU, grazie anche a voi, grazie ai Carabinieri e grazie al fatto che l’Italia in quel momento aveva quella risorsa che si chiamava in quel momento Carabinieri, che rispondeva esattamente al requisito che Clarke aveva in mente: cioè trovarsi delle forze nell’ambito della sola struttura militare, cioè sotto il suo controllo, poi gestite, (in quel caso le soluzioni per la gestione centralizzata a livello operativo) sostanzialmente impostata in quel momento a livello Law & Order. Quello era il suo problema; lui si trovava in grosse difficoltà con le forze ordinarie che aveva di SFOR, che non avevano la capacità di gestire questo problema e, quindi, così nacque l’MSU. Non è una tematica, quindi, che può essere sviluppata unicamente nell’ambito e a livello concettuale dell’Arma dei Carabinieri, ma è una tematica che richiede una risorsa integrata, consapevole da parte di tutte le Forze armate.

Quindi io - come responsabile di tutte le Forze armate, e tra l’altro come persona che intende entrare nelle problematiche - ho detto: “è arrivato il momento che mi faccia vedere: e vado a dire quello che io penso, anche per il modo che tutti sappiamo che il pensiero della difesa che uscirà su queste tematiche è un pensiero che non nasce da un confronto fra tutti, non è una esclusiva appartenenza a questo o a quello”. Detto questo, credo che l’Arma dei Carabinieri, nella sua espressione internazionale che oggi chiamiamo MSU, sia certamente un assetto molto importante che noi abbiamo. Quindi sarebbe estremamente sciocco e limitativo che lo strumento militare italiano, che ha la fortuna e il privilegio di avere anche questa caratteristica, questa componente, non se ne avvantaggiasse, non cercasse di valorizzarla al massimo. Ieri ho incontrato Wolfowitz, il vice di Ramsfeld, che Luttwak conosce molto bene e lui la prima domanda che mi ha fatto è: “ma cosa sono questi Carabinieri e queste MSU?” La prima di tutte le altre cose di cui abbiamo parlato, avevamo i nostri problemi del teatro iracheno ecc., ma la prima domanda è stata questa.

Ci sarà pure un significato. Il significato è che - è chiaro - gli americani tendono a focalizzare la loro attenzione non perché gli italiani sono i Carabinieri, non c’è l’Esercito, non c’è la Marina, non c’è l’Aeronautica. Perché le altre forze, Esercito, Marina, Aeronautica sono più o meno simili concettualmente a quello che hanno gli americani. Siccome loro, però, i Carabinieri non ce li hanno, è chiaro che l’interesse loro è su quell’aspetto che loro non hanno. Quindi non è che i Carabinieri facciano un lavoro importante: concettualmente un americano va a focalizzare la sua attenzione su quell’aspetto che egli non ha perché, probabilmente, quello che è l’Esercito Italiano più o meno lo sa. Se da un lato questo ci deve far capire come sia importante questo aspetto che noi abbiamo, perché il fatto che altri ce lo chiedano vuol dire che non ce l’hanno e quindi guardano con attenzione, però dall’altro lato questo non vuol dire che questo assetto diventi l’unica cosa di cui il nostro militare italiano si debba preoccupare. Altrimenti, come qualcuno ha detto, facciamo una MSU di 115.000 uomini perché così abbiamo risolto il problema.

Nella realtà io credo che la caratteristica fondamentale dell’MSU, che è il suo imprinting di nascita (e quindi gli imprinting di nascita non sono marginali perché in genere rimangono) è stata quella di essere militare. Intanto faccio notare che MSU non era Military Specialized Unit, ma Multinational Specialized Unit, perché Clarke la pensò come un’unità, nell’ambito del suo SFOR, multinazionale perché chiaramente in SFOR tutto è multinazionale, che avesse qualche specialità (specialized sta ad indicare una specificità) non una special force ma una specialized.

E quella specialità di cui sentiva fattivamente bisogno era originariamente Law & Order - perché c’erano i problemi della gestione Law & Order in un Paese come era la Bosnia allora - e poi anche attività che nel tempo sono venute crescendo come il controllo del territorio, le investigazioni criminali quando il problema della criminalità era diventato importante in Bosnia e in Kosovo e aveva effetto anche sulla sicurezza generale del contingente militare che operava lì. Io credo che tra l’altro - come faceva notare Bellinzona nella sua curva della stabilization order & law enforcement and insurgency - in effetti si trovava a quel punto d’incrocio in Bosnia quando le MSU furono create alla fine del ’98. Dopo tre anni (noi entrammo in Bosnia alla fine del ’94, non nel ’95) a quel punto le truppe di Clarke credo fossero quasi all’incrocio o si cominciava a valutare che ci stessimo quasi avvicinando all’incrocio e quindi c’era più attenzione da porre ai problemi della Law & Order.

I compiti e gli incarichi di SFOR di peacekeeping erano stati sostanzialmente assolti e quindi cominciava a diventare prevalente, nelle preoccupazioni di Clarke, il problema del Law & Order, della criminalità che stava minando la possibilità di ricostruzione ed ecco che lui valutò di avvicinarsi a quel punto di curva e quindi pensò che fosse arrivato il momento di impegnarsi in queste tematiche. Quindi l’imprinting rimane ed è l’imprinting che dice “l’MSU è una componente militare perché semmai, il Gen. Bellini prima ricordava, qui siamo una forza di polizia a statuto militare” quindi è una componente militare che opera in… quali sono le sue caratteristiche? Perché è nata l’MSU, perché non si è fatta una forza di polizia civile in Bosnia in quel momento? Perché le caratteristiche sono due: uno deve avere le caratteristiche di forza di polizia, ma le polizie civili hanno le caratteristiche di polizia; ma, due, deve saper operare in un contesto di un paese in cui c’è ancora una presenza militare, dove c’è una Forza militare che costantemente assicura la funzione di controllo del territorio: benché ci fosse già un governo legittimo bosniaco, in realtà il Comandante SFOR in quel tempo era una sorta di governatore militare per cui di fatto aveva l’autorità, cioè nulla il governo bosniaco avrebbe fatto che il Comandante SFOR non avesse voluto.

Quindi una sorta di struttura fortemente ancora non smilitarizzata e, quindi, nell’ambito di questo suo strumento, di questa sua capacità si trattava di uno strumento militare, in una catena di comando militare, in un territorio francamente ancora fortemente militarizzato e in cui lo stato di degrado della sicurezza era tale che non potesse essere assicurata da forze di polizia civili. Il problema era non soltanto avere delle capacità di polizia, ma queste capacità di polizia, o di Law & Order, andarle ad assicurare in un teatro degradato dove, se ci mandi il normale poliziotto o il Carabiniere di quartiere, se lo mangiano vivo. Quindi, quello è il punto ed è lì che è nata la caratteristica del perché i Carabinieri erano militari, perché avevano un addestramento anche combat o pseudo-combat ; avevamo quindi la capacità di agire come forza di polizia in un contesto dove non bastava andare come un normale poliziotto di quartiere, ma bisognava avere ancor di più quelle capacità di tipo militare che consentivano al poliziotto, in un ambiente degradato, di operare.

Questa è l’anima delle MSU e questo io credo che rimanga; perché, come ci ricordava il Gen. Bellini, se poi andiamo a fare altre cose, a questo punto non c’è più nessun motivo che sia l’MSU a farle. Questo non vuol dire che non ci possano essere dei Carabinieri, delle Forze di polizia militare inserite in una european police mission come era, a quel tempo, in Bosnia il IPTF. Nel IPTF, me lo ricordo benissimo, c’erano Carabinieri: avevano la scritta al braccio IPTF; poi c’erano altri carabinieri che avevano la scritta al braccio MSU (ed altri ancora con la scritta MP - ndt). L’MSU ha dei suoi connotati fondamentali che sono quelli non solo di essere militari (perché i Carabinieri VPN erano militari ugualmente, però non costituivano Forza a struttura militare) ma quindi di essere una Forza a connotato militare che opera nel quadro di una forte presenza militare sul territorio, dove quella presenza militare è importante per il controllo del territorio o dove il territorio è degradato. Che poi, dopo, questa Forza militare che inizialmente ha compiti di Law & Order possa avere anche compiti di criminal investigation e possa avere quei tanti altri compiti che sono cari al Gen. Bellini, che vanno oltre queste categorie principali, in questo io non ci vedo niente di concettualmente errato o sbagliato. Io non credo nelle formule rigide, non credo nella rigidità dei compiti, non credo nella rigidità delle organizzazioni strutturali.

E così credo che abbia molta ragione il Gen. Cecchi quando dice: “quando io ho fatto il paragone tra il Kosovo e la provincia di Dhi Khar, sempre lì si va a finire”. C’è stato un dibattito concettuale su dove dovessero andare le MSU in Iraq, sotto chi dovessero andare. È stato scelto così, e credo che non sia questa la sede per dibattere questo argomento. In quel momento chi aveva la responsabilità di definire la natura di comando, che era il Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha ritenuto che fosse giusto così. In un’altra situazione, probabilmente, l’MSU andrà a livello superiore, a parte il fatto che quello che Cecchi ha voluto ricordare è che forse, equiparando la provincia di Dhi Khar a tutto il Kosovo, in un certo senso il governatore militare di quella provincia è il comandante del contingente nazionale italiano e quindi in un certo senso si poteva quasi equipararli a livello operativo, in quella provincia. Quindi quel livello di cui tu Guido hai giustamente richiamato l’opportunità nell’intervento.

Perché certamente l’MSU va equiparata concettualmente più a un combat support che a un’unità di manovra pura e semplice e il combat support, in genere, in tutte le nostre concezioni tende ad essere a livello (come amano dire i nostri colleghi all’interno) alla mano del Comandante e non alla mano del Comandante dell’unità di manovra; e quindi tende ad essere un assetto gestito più concettualmente. Però in queste cose io credo che sia importante non essere dogmatici. Di volta in volta noi dovremmo avere l’intelligenza e la fiducia di capire che chi stabilisce una catena di comando può anche sbagliare (perché si può sempre sbagliare) ma, insomma, dall’insieme di tutti i fattori in quel momento giudicherà quale posizione sia migliore. Si potrà dibattere, ma non è giusto credere che si debba essere sempre da una parte o sempre da un’altra: dipenderà dalla situazione; questo è indispensabile. Quindi insistere dogmaticamente sul fatto che debba essere in un modo o nell’altro io credo che sia un poco non corretto. Credo (e l’ho definito quando ho detto che ritengo l’MSU un’unità di tipo combat support che non vuol dire “da combattimento”) sia un’unità che è più giusto che sia concettualmente a un certo livello di comando. Tuttavia, questo più giusto grado di comando varia da situazione a situazione.

In certe situazioni si può equiparare a quello che in questo momento è il comando di brigata, a volte anche un livello di comando più basso. Quindi nessun dogmatismo su questo, avendo però chiare le caratteristiche delle MSU. Così come il fatto che i compiti delle MSU possano essere allargati: nulla quaestio. Se noi abbiamo un’unità MSU in un certo Teatro Operativo, sotto una catena di comando militare e in quel momento il famoso rappresentante civile ritiene che ci possano essere dei compiti le cui professionalità possano essere inserite nell’ambito di questo elemento MSU, io non credo che ci sia niente di scandaloso che il comandante militare che ha il controllo di questa unità, in collaborazione con l’autorità civile, le faccia svolgere anche questi compiti, ma nel momento in cui la struttura militare viene via, l’MSU cambia di pelle; piaccia o non piaccia. Non possiamo più continuare a chiamarla MSU: diventa una police mission. Se poi vorrà fare, saprà fare l’investigazione criminale, farà questo. Vorrà dire che in quel momento la curva di stabilità è cambiata talmente che può tranquillamente farla quella che oggi i francesi, nel famoso dibattito su cosa succederà alle MSU in Bosnia dopo SFOR, chiamano IPU (Integrated Police Unit): se le vogliono mettere sotto il controllo civile, se le condizioni ci sono, ci andrà.

Ma, a quel punto, non è più l’MSU e, quindi, i Carabinieri che desiderano avere la primazia, il controllo di tutto ciò che è polizia fuori area in Europa, si dovranno render conto che o ci vanno sempre come Carabinieri, ma civili, o non ci vanno: non c’è niente da fare. Non è che l’MSU può diventare un’altra cosa, se la sua caratteristica fondamentale è proprio quella di essere forza di polizia a statuto militare in un contesto di territorio militarizzato. E a quel punto ci saranno delle altre caratteristiche. Io credo che questo sia lo spartiacque e credo che quindi il dibattito che si sta facendo oggi (mentre ero in macchina mi ha chiamato il nostro ambasciatore lì e stavano discutendo su un documento, su cosa deve essere l’IPU, l’IPU style), credo che il compromesso che si è raggiunto, che in questo momento sembrerebbe darvi ragione, è il compromesso che dice: in Bosnia, quando l’EUFOR subentrerà a SFOR, ci sarà una componente militare che si chiama MSU che l’Unione Europea forse non vuole chiamare MSU per via della sensibilità di alcuni Paesi, ma ci sarà una MSU che si chiamerà IPU style, una MSU è in quanto c’è una struttura militare, c’è un’EUFOR comandante di unità e questa unità sarà sotto di lui.

Questa unità potrà svolgere anche compiti su richiesta del rappresentante civile e il comandante militare non avrà nessuna difficoltà ad aderire alla richiesta. Ma allorquando dovesse arrivare in Bosnia il momento in cui la curva di stabilizzazione si sposta e quindi la componente militare viene fuori, è chiaro che questa componente di polizia si trasformerà: perderà la sua connotazione MSU e diventerà qualcos’altro. Ciò non toglie che i Carabinieri in questo qualcos’altro, insieme ad altre Forze di polizia non a statuto militare, possano concorrere come oggi fanno nella european police international mission, come oggi fanno in EPTF, come oggi fanno nella TPHE e così via. Però, a questo punto non è più MSU, perché una caratteristica l’MSU ha, una e fondamentale: è una forza di polizia a statuto militare in un contesto di una presenza militare importante e non ha questo contesto questa forza di polizia integrata. Io ho manifestato quello che penso sia il mio punto di vista, che naturalmente può evolvere nel tempo, ma che credo fosse necessario per fare chiarezza su queste tematiche così importanti. Grazie.


(*) - Trascrizione da registrazione audio corretta dall’autore.
(**) - Ammiraglio, Capo di Stato Maggiore della Difesa.