Menu
Mostra menu

Apertura del Seminario

Gen. C.A. Guido Bellini

Desidero innanzitutto rivolgere a tutti un caloroso saluto di benvenuto qui alla nostra Scuola Ufficiali e ringraziarvi per aver accettato il nostro invito. Un ringraziamento particolare alle autorità. Mi piace sottolineare, tra le altre, la presenza in mezzo a voi del Sottosegretario Bosi, in rappresentanza del Ministro Martino. Nei moderni scenari geostrategici, caratterizzati da dimensioni sempre più allargate, le problematiche della sicurezza si determinano e si sviluppano normalmente in contesti globali che non escludono sostanzialmente alcuna area del nostro pianeta. Infatti, le distanze geografiche hanno perduto gran parte del loro significato e tutti i fenomeni sociali, economici e politici, comprese le relative patologie (la criminalità di ogni tipo e quindi anche il terrorismo) si sviluppano di norma su un piano globale.

In sostanza, vi è ormai una consapevolezza concreta e diffusa che nessuno Stato oggi possa pensare di chiudersi nel suo piccolo mondo ed attrezzarsi autonomamente ai fini della sicurezza che dipende, invece, in larga parte, dal clima di sicurezza, di legalità e di stabilità presenti ovunque nel mondo. L’Italia ha ben compreso questo concetto e da tempo si sta adoperando per dare stabilità alle aree di crisi, certamente per aiutare quelle popolazioni a ritrovare la via dello sviluppo e del benessere ma, indirettamente, anche per salvaguardare, per quanto possibile, la tranquillità e lo sviluppo nel nostro Paese.

Questo è lo scenario in cui maturano i presupposti per le operazioni multinazionali e su questi scenari l’Arma dei Carabinieri è stata chiamata a dare il suo contributo, valorizzando, per quanto possibile, le sue peculiarità che hanno caratterizzato sin dal primo momento la sua lunga storia, sempre intimamente intrecciata con quella del nostro Paese. Sin dal primo momento l’Arma ha sempre operato, senza problemi di sorta, sia in contesti tipicamente militari, anche per attività di combattimento, sia in ambiti non militari, per mantenere o ripristinare l’ordine e la sicurezza pubblica o più semplicemente per finalità di sostegno socio-umanitario. Queste particolarità sono risultate assai utili nell’attuale scenario. Infatti, le caratteristiche degli interventi nelle aree destabilizzate possono essere collocate su un largo spettro che va dall’intervento armato per imporre la pace, di competenza delle Forze Armate, alla semplice assistenza tecnica o umanitaria, di competenza di organismi civili più o meno strutturati. All’interno di questo spettro è possibile individuare un segmento, alquanto ampio, che non è più riferibile esclusivamente ad attività operative di tipo “combat”, ma che non è ancora configurabile come impegno attribuibile agli ambiti della pura assistenza tecnica o umanitaria. In questo segmento trova particolare valenza l’impiego delle Forze di Polizia ad ordinamento militare, come l’Arma dei Carabinieri. È infatti richiesta una capacità particolare, una sorta di “polizia intermedia” che l’Arma ha saputo esprimere adeguatamente sin dal primo momento.

Da qui nasce l’originale contributo offerto in materia per mezzo dei reggimenti MSU, nei quali l’Arma ha trasferito, in modo equilibrato e coordinato, le procedure operative ed i moduli organizzativi già efficacemente impiegati in Patria dalle sue variegate componenti. L’esigenza di impiegare in teatro forze di polizia ad ordinamento militare per colmare quello che era stato definito il “security gap” esistente tra le capacità delle Forze militari - non specificamente addestrate per il mantenimento dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica con approccio preventivo - e le carenze delle strutture locali di sicurezza, venne avvertita nel 1997 dal Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa (SACEUR), responsabile dell’attuazione degli Accordi di Dayton.

Nel febbraio 1998, il Consiglio del Nord Atlantico approvò la realizzazione di uno strumento specializzato nella raccolta delle informazioni per finalità di polizia e nel settore della sicurezza pubblica, affidandone l’organizzazione e la guida all’Italia e, in particolare, all’Arma dei Carabinieri. Dal mese di agosto 1998, l’Arma ha pertanto schierato in Bosnia il Reggimento MSU-SFOR con il compito di garantire l’ordine e la sicurezza pubblica, assistere il ritorno dei profughi e dei rifugiati, supportare l’insediamento dei governi e contribuire al controllo della crisi, in coordinamento con l’International Police Task Force (IPTF) sotto egida ONU. La riconosciuta idoneità del modello adottato ed i lusinghieri risultati conseguiti determinarono la richiesta di istituire analoga MSU in Albania, nell’ambito della Missione “Allied Harbour”. A seguito della sottoscrizione del Military Techinical Agreement tra rappresentanti NATO e serbi, fu successivamente autorizzato uno schieramento di una forza NATO in Kosovo (KFOR). Così l’Arma dal 4 agosto 1999 schiera a Pristina una nuova MSU, nell’ambito della KFOR, alla quale sono stati attribuiti, in aggiunta a quelli del Reggimento SFOR, anche compiti informativi ed investigativi nonché di ricerca e cattura di criminali di guerra. Infine un altro Reggimento, come sapete, opera dal luglio scorso in Iraq nel quadro dell’intervento italiano per garantire la sicurezza e la ricostruzione delle libere Istituzioni nella Provincia dello Dhi Khar, con i compiti già previsti per MSU-KFOR, con ulteriori aggiunte di tipo specialistico.

Le MSU operano oggi con una struttura più completa ed articolata, dotata di “moduli” per svolgere compiti di controllo del territorio, di prevenzione e law enforcing in materia di ordine e sicurezza pubblica, di antiterrorismo, di intelligence militare, ricerca e cattura di criminali di guerra, di sostegno logistico e addestramento alla polizia locale, con importanti contributi e consulenze in altre materie specialistiche come la tutela dell’ambiente, della salute, del patrimonio culturale e delle investigazioni scientifiche. I Reggimenti inquadrano tra gli altri personale del Gruppo di Intervento Speciale per l’eventuale condotta di interventi ad alto rischio e per la sicurezza VIP. Si è rilevata particolarmente determinante l’assegnazione ai Reggimenti MSU di carabinieri tratti dai reparti investigativi ed informativi dell’Arma, in possesso quindi di specifiche professionalità ed esperienze, nonché delle tecnologie e degli strumenti di analisi (software) utilizzati in Patria nel contrasto all’eversione ed alla criminalità organizzata. Le scelte adottate hanno risposto appieno alle aspettative. Del resto la loro validità è confermata dai risultati conseguiti dai Reggimenti MSU che, nel solo 2003, hanno svolto 19.840 servizi di pattugliamento, arrestando 344 persone e operando 120.993 sequestri di armi da fuoco, granate e lanciarazzi, oltre a ingenti quantitativi di stupefacenti e tabacchi lavorati destinati al contrabbando.

Ora è giunto il momento di attuare una nuova strutturazione normativa e dottrinale per le MSU e questo Seminario vuole essere un importante contributo agli approfondimenti che si rendono indispensabili per una sistemazione ottimale della materia.


(*) - Generale di Corpo D’Armata, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri.