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La Giustizia Militare attuale assetto e possibile evoluzione

Antonio Sotgiu (*)

Il tema che mi accingo a trattare è tema ricorrente nella storia della Giustizia Militare ed ha di recente meritato l’attenzione di qualificati organismi e di rappresentanti della Magistratura militare. Ritengo pertanto, da parte mia, né ragionevole né opportuno un intervento dotto, incentrato su argomentazioni di natura strettamente giuridica: il livello particolarmente qualificato dell’uditorio è tale da farmi ritenere l’ipotesi quantomeno pretenziosa. Cercherò di ragionare, guidato dall’esperienza di una vita militare, nel corso della quale sono, molto spesso, entrato in contatto con l’Organizzazione della Giustizia Militare e con i suoi rappresentanti traendo sempre un profondo arricchimento culturale, talvolta convinte e sincere amicizie, altre volte motivi di perplessità e di incomprensione dovuti, ritengo alla difficoltà di capire il rispettivo linguaggio.

Difficoltà già a suo tempo evidenziate dall’Amm. Algimiro Natale il quale, in occasione di un analogo Congresso nel 1994, rappresentava la necessità di una maggiore integrazione conoscitiva(1). Quanti passi avanti sono stati fatti da allora è difficile a dirsi. Oggi ci troviamo di fronte alla stessa domanda di allora: quale futuro per la Giustizia Militare? Anche se il contesto odierno è caratterizzato da iniziative legislative che potrebbero realizzare riforme di tale natura da “restituire alla giustizia militare un contenuto suscettibile di giustificarne la permanente esistenza”. Così si esprime il Procuratore Generale Militare della Repubblica presso la Corte Militare di Appello nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2004(2), affermando, inoltre, che “le ragione dell’esistenza di una istituzione pubblica risiedono necessariamente nell’attesa che, da essa possano derivare apprezzabili benefici per la collettività e, per quanto riguarda la nostra Istituzione, questa attesa, al momento attuale, non è sufficientemente confortata dai fatti”. È un’affermazione coerente che pone con chiarezza la problematica dell’esistenza delle Giustizia Militare rapportata ai benefici che la stessa dovrebbe produrre nei confronti della collettività e che, evidentemente, non vengono valutati sufficientemente apprezzabili.

La medesima problematica era stata affrontata dal Dott. Vittorio Veutro, nel 1994 in occasione del Congresso citato(3), ponendo a se stesso ed ai giovani Magistrati alcune domande che ritengo ancora oggi proponibili: - alla funzione dei Magistrati militari conviene accentuare la vicinanza alle Forze Armate, ovvero il distacco da esse? - il ruolo che la Giustizia Militare svolge in seno alla comunità nazionale è necessario, utile o superfluo? - la riforma del 1981, seguita dalla costituzione dell’organo di autogoverno, che effetti ha assunto sull’immagine, l’efficienza, l’indipendenza della Magistratura Militare? - la Giustizia Militare ha un futuro che le appartiene oppure il cammino che ha intrapreso la porterà fatalmente tra le accoglienti braccia della Giustizia ordinaria? Sono quesiti vecchi e superati? Non credo! Sono domande attuali che affiorano nel dibattito, che si impongono con lucidità nelle parole del Procuratore Generale e che evidenziano la necessità di una analisi critica volta a definire il rapporto con le Forze Armate (vicinanza o distacco), le quali costituiscono, peraltro, la collettività che attende apprezzabili benefici dall’istituzione pubblica Giustizia Militare.

Tale rapporto abbraccia una vasta gamma di elementi di natura sostanziale ed organizzativa ed attiene non solo alla reciproca conoscenza tra istituzioni, ma investe l’essenza stessa degli elementi caratterizzanti la Magistratura Militare. Da questo punto di vista si impone inoltre una riflessione sulla qualificazione del ruolo della Giustizia Militare (che può essere considerato come necessario, utile o superfluo in relazione all’attesa degli apprezzabili benefici per la collettività militare) per valutarne immagine, efficienza ed indipendenza. Risposte a questi interrogativi sono state date dalla politica a mezzo di iniziative legislative, di segno opposto per quanto attiene l’ordinamento. Da un lato, infatti, l’iniziativa governativa(4), avendo inciso in modo determinante sugli aspetti sostanziali, sembra confermare l’organizzazione attuale stabilendo solamente i criteri di una revisione delle circoscrizioni; dall’altra la “P.d.l. Minniti”(5) pur mantenendo una giurisdizione militare prevede l’inquadramento nella magistratura ordinaria dei magistrati militari.

Sull’argomento ho richiesto valutazioni ad alcuni Magistrati Militari; l’avvio cauto della conversazione si è, infine, concretizzato nell’affermazione che le due iniziative sono entrambe valide ma che se la Magistratura Militare viene mantenuta è necessario riorganizzarne la struttura affinché sia efficiente e credibile. Nello stesso tempo è stato chiesto cosa ne pensano le Forze Armate. Sembrerebbe in sostanza che dall’interno della Magistratura Militare non vengano poste preclusioni di principio alla confluenza nella magistratura ordinaria, mentre si richiederebbe una trasformazione interna e strutturale nel caso in cui sia confermata la sopravvivenza del Giudice Militare. Lo stesso Consiglio della Magistratura Militare ha precisato peraltro che il recupero di funzionalità è “condicio sine qua non” per il corretto permanere dell’istituzionale esercizio della Giustizia Militare(6). Tale obiettivo, a mio avviso, non può tuttavia essere realizzato semplicemente aumentando il numero dei reati militari nel tentativo di dare all’istituzione un contenuto quantitativo che ne giustifichi l’esistenza. Sarebbe una cattiva risposta ad una richiesta di chiarezza.

La sussistenza della Giustizia Militare non è legata in realtà alle funzioni che dovrà svolgere, poche o tante che siano, ma è condizionata alla sua efficienza, all’immagine che darà di sé, alla flessibilità nel ristrutturarsi adeguandosi alla nuova realtà delle Forze Armate, alla possibilità di seguire le operazioni fuori area con la presenza di Magistrati dislocati in teatro, alla capacità di conservare i connotati della specialità. Lamentava il Dott. Veutro, nell’intervento dinnazi citato: “già non esiste più il Corpo della Giustizia Militare… la presenza dei militari nei collegi è ridotta al minimo… da tempo l’aver prestato servizio militare non è condizione essenziale per partecipare al concorso”(7). Erano segni di una specialità militare che ancor oggi non è da sottovalutare, considerato che l’evoluzione non ha portato a nuove conquiste, ma a rinunzie che stanno svuotando il concetto di “specialità”. Il Dott. Veutro in fondo si chiedeva, allora, quali elementi di specialità fossero ancora presenti. Rispondendo oggi direi che rimangono l’imputato e la composizione dei collegi.

La delicatezza dell’argomento è avvertita da tutti, ciò nonostante esso non viene trattato in modo analitico ed esaustivo, ma con evidente prudenza riconoscendone la valenza positiva ed introducendo dubbi di carattere sostanziale e formale. In tale modo si cambia il meno possibile e si rinvia nel tempo l’eventuale soluzione del problema. Da militare mi chiedo perché il mio giudice non debba sottostare alla stessa legge che a me si applica, alle stesse norme che regolano i rapporti della vita militare(8). Questa è la realtà di altri paesi nei quali l’indipendenza del giudice è garantita dal presidio della legge e dalle decisioni di ciascuno di rispettarla e di farla rispettare. Alla domanda se l’uniforme sia compatibile con una funzione giudiziaria indipendente, posso rispondere che sì, lo è stata, se si considera che i tribunali militari hanno rappresentato nell’immediato dopoguerra un elemento di equilibrio e di serenità; e che lo è ancora dal momento che militari sono chiamati a comporre i collegi ed a giudicare, determinando, con il loro giudizio, l’assoluzione o la condanna: essi sono giudici che hanno pari dignità e pari responsabilità rispetto al giudice togato.

Esiste, tuttavia, un problema connesso alla poca esperienza, al sorteggio, alla brevità del periodo di incarico ed alla scarsa conoscenza che il predetto giudice avrà del caso che andrà a giudicare, visto che ne prenderà conoscenza, peraltro superficiale, solo al momento del processo(9). Le soluzioni che vengono prospettate non modificano sostanzialmente il quadro descritto in quanto si tratta di compromessi che non affrontano il problema che riguarda, in realtà, l’eliminazione dei militari dai collegi, perdendo l’ultimo elemento di collegamento tra Giustizia Militare e Forze Armate, ovvero, in alternativa, il rafforzamento della presenza anche attraverso una nuova definizione della composizione dei collegi. È un problema che deve essere affrontato. Le soluzioni ad oggi prospettate sembrano più che altro la presa d’atto che una soluzione non sia possibile in quanto da una lato sembra improponibile un giudice militare con le stellette, dall’altro non si intende rinunciare alla presenza del giudice di Forza Armata, quale elemento qualificante della specialità, pur accettando le limitazioni negative derivanti dalla mancanza di conoscenza specifica e del fatto che detto giudice si ponga in talune situazioni quale arbitro del giudizio.

Se invece si ritiene che l’Uniforme non sia compatibile con la funzione giurisdizionale indipendente, non rimane che rinunciare alla presenza del Giudice di Forza Armata formando i collegi con soli Magistrati. Cosa rimarrebbe a questo punto della specialità? Quali differenze rispetto alla Magistratura ordinaria? Quale giudizio di necessità o utilità? Quale concreta aspettativa, da parte della collettività militare, di apprezzabili benefici che non possono essere garantiti dalla magistratura ordinaria? Io credo che un punto di incontro possa essere ricercato e trovato; credo anche che la figura del giudice con le stellette meriti una più qualificata attenzione. Sul futuro assetto del Giustizia Militare non può non pesare l’evoluzione, in atto e futura, delle Forze Armate. Com’è noto la Difesa ha radicalmente mutato la sua organizzazione, ridotto i propri organici e ridefinito la presenza sul territorio. I riflessi di queste modifiche sono stati pesanti per i militari, per le loro famiglie e per le stesse regioni/paesi che hanno visto modificare abitudini e sistemi economici radicati.

Sembra naturale aspettarsi una riflessione che riguardi una possibile e necessaria riorganizzazione della Giustizia Militare, che tenga conto dei nuovi organici delle Forze Armate, della dislocazione delle forze e della necessità di assicurare un’equa distribuzione del carico di lavoro e di una adeguata funzionalità degli Uffici giudiziari tenuto, anche, conto delle possibili nuove competenze che la Giustizia Militare potrebbe assumere con la revisione dei codici penali militari. Per quanto attiene alla dislocazione sul territorio ed alla giurisdizione, esistono sufficienti elementi per assumere una decisione (anche se non ho trovato traccia di proposte concrete di riorganizzazione). Qualche preoccupazione può invece sorgere se ci si propone di assicurare un’equa distribuzione del carico di lavoro (proprio in virtù delle nuove competenze) senza prevedere modifiche organiche, sia per il personale appartenente all’ordine giudiziario sia per il personale ausiliario.

Mi sono, pertanto, posto il problema di prevedere di massima l’incidenza dei nuovi compiti sull’organizzazione della Giustizia Militare al fine di adeguarla progettualmente all’organizzazione militare ed alla realtà giuridica che si intende disegnare. Grazie ai dati che ho potuto rinvenire nella Relazione del Procuratore Generale Militare presso la Corte Militare di Appello(10) e dall’Agenda della Giustizia Militare(11) ed avvalendomi dei dati pubblicati dall’ISTAT, ho cercato di ipotizzare il futuro. Dal totale dei reati commessi dai militari, per l’anno 2003, pari a 8.525 procedimenti, sono stati sottratti quei reati riferibili al personale di leva, considerato che con il passaggio al professionale talune fattispecie non dovrebbero più presentarsi, e sono stati aggiunti quelli che potrebbero essere ricompresi nella giurisdizione “allargata”, pari a circa 3.495 nuovi provvedimenti, ipotizzando un tasso di criminalità pari a quello del cittadino comune. Fatte le necessarie addizioni e sottrazioni, mi sono trovato di fronte ad un risultato sorprendente che mi ha costretto a successive verifiche: il numero complessivo dei reati militari potrebbe essere inferiore di circa il 10% rispetto a quello attuale.

Cioè, se si mantenessero le nove procure Militari, con la giurisdizione “allargata” ognuna di esse potrebbe avere un carico annuo di 847 casi, pari ad un totale di 7.621 procedimenti “noti e ignoti”, a fronte degli attuali 8.525. Conseguentemente ed in proporzione il numero dei “procedimenti esauriti” può essere ipotizzato in 953 a fronte dei 1066 del 2003. Il dato non pretende di essere esatto ma è certamente convincente e credibile considerato che, nell’odierna realtà delle nostre Forze Armate, esistono le condizioni suscettibili di garantire un elevato tasso di rispetto della legalità penale, soprattutto se si tiene conto della severità di una legislazione che esige dai suoi destinatari linee di condotta ispirate ad un rigore non richiesto alla generalità dei cittadini. Comunque, in mancanza di altri riferimenti numerici, ritengo che il metodo possa essere accettato ed il risultato possa costituire elemento di serena valutazione per stabilire un assetto strutturale della Giustizia Militare che consenta alla collettività di percepire gli “apprezzabili benefici” che possono derivare dall’esistenza di una specifica Magistratura Militare.

Questo discorso si estende ovviamente alla definizione dei valori organici che devono essere calcolati in relazione alla nuova configurazione ordinativa e territoriale sciogliendo quei nodi che, a tutt’oggi, sono fonte di incomprensioni e di reciproche diffidenze, vale a dire: - la presenza di militari, nella struttura della Giustizia Militare, sottratti, quindi, agli specifici compiti operativi del corpo di appartenenza; - la definizione di uno specifico ruolo ausiliario; - l’istituzione delle sezioni di Polizia Giudiziaria; - l’istituzione di un elemento di organizzazione che abbia funzioni di amministrazione del personale e si proponga come controparte rispetto all’Autorità che dovrà provvedere a fornire il personale ausiliario. Le limitate risorse militari che le Forze Armate possono assegnare alla Giustizia Militare sono frutto di una generale contrazione delle disponibilità e la paventata “anemizzazione”del personale militare rispondono alla medesima esigenza di assicurare l’efficienza dello strumento operativo, favorendo lo sviluppo di adeguata professionalità dei dipendenti civili e ricorrendo all’esternalizzazione di taluni servizi.

È un passo imposto dalla necessità ed è volto ad assicurare l’efficienza dello strumento Giustizia Militare attraverso la costituzione di operatori civili professionalmente qualificati. In sintesi, quale futuro? Se si guarda la realtà con gli occhi della nostalgia e della tradizione è ipotizzabile e perseguibile un consolidamento della Giustizia Militare. Consolidamento che non può trovare tuttavia la sua giustificazione nell’ipotizzato aumento dei reati da attribuire al giudice speciale. Le ragioni dell’affermazione dell’esistenza della Giustizia Militare vanno ricercate altrove, con recupero dei contenuti dell’aggettivazione “militare” che qualifica in modo sostanziale l’organizzazione e, senza la quale, l’intero progetto perde di valore e di credibilità. Rimangono, infatti, forti perplessità sulla soluzione di prevedere la militarizzazione di molti reati comuni(12), operazione che agli occhi dei soggetti interessati (i militari) significa aver attribuito alla conoscenza di un giudice speciale una serie di reati identici a quelli comuni, commessi nelle medesime circostanze di fatto. Il consolidamento della Giustizia Militare, non può che passare attraverso una attenta ristrutturazione dell’ordinamento.

Secondo i principi precedentemente evidenziati e con un occhio rivolto all’economicità ed all’efficienza del sistema, sarebbe necessario attuare la: - revisione dell’ordinamento prevedendo una riduzione del numero dei tribunali militari ed una dislocazione sul territorio che abbia come riferimento la struttura delle Forze Armate; - rivisitazione della composizione dei collegi e del numero dei giudici che li compongono; - razionalizzazione degli organici del personale ausiliario che non dovrà essere inserito e pesare sulle dotazione della Difesa. Se si guarda invece la realtà con spirito pratico e condizionati dalla necessità di far quadrare i conti(13) risulta più difficile spiegare le ragioni della sopravvivenza della Giustizia Militare, anche perchè queste ragioni divengono sempre più tenui nella misura in cui si vanno perdendo i contenuti della specialità Temo che sia ora di concludere e di tentare una risposta alla domanda iniziale.

Non mi sembra che il tentativo di ridefinire la normativa sostanziale abbia creato i presupposti per restituire alla giurisdizione militare un contenuto suscettibile di giustificare l’esistenza di un ruolo di magistrati militari. L’ipotizzato aumento dei reati da attribuire al giudice speciale non dovrebbe in realtà realizzarsi; anzi dovremmo assistere ad un fenomeno di segno contrario che potrebbe evidenziare ulteriori problemi relativi sia alla economicità del sistema ipotizzato che appare non improntato a criteri di razionalizzazione, sia alla giustificazione della militarizzazione dei molti reati comuni che potrebbe evidenziare profili di disparità di trattamento del personale militare rispetto ad altre categorie (si pensi al personale della Polizia di Stato). Se questo è vero, le ragioni dell’affermazione dell’esistenza della Giustizia Militare vanno ricercate altrove, con recupero dei contenuti della connotazione militare. Potrà anche dar fastidio, ma è l’aggettivo “militare” che qualifica in modo sostanziale l’organizzazione e se non se ne rispettano i contenuti l’intero progetto perde di valore e credibilità. Ora, poiché l’unico contenuto di militarità è dato dai giudici con le stellette, è necessario affrontare senza complessi il problema della composizione dei collegi giudicanti, operazione comunque necessaria per ridurre il numero dei componenti.

Non è questa la sede per spingersi oltre; esistono tuttavia idee, qualora non si rinvengano strade percorribili per meglio qualificare la presenza dei militari. Si traggano le conseguenze sul piano giuridico e dell’opportunità, tenendo conto del processo in atto di ristrutturazione delle Forze Armate. Certo è che, non esistendo valide ragioni di sopravvivenza della Giustizia Militare, esse si stanno gradatamente scolorendo nella misura in cui si vanno perdendo i connotati della specialità. Tale processo, a me sembra essere oramai in fase avanzata.


(*) - Ammiraglio Ispettore, Capo Ufficio affari giuridici e contenzioso - Stato Maggiore Marina.
(1) - Cfr.: A. NATALE, Per una migliore integrazione conoscitiva tra FF.AA. e Giustizia Militare, in Atti del Congresso su “Giustizia Militare: quale futuro?” (La Spezia, 28 maggio 1994), RASSEGNA DELLA GIUSTIZIA MILITARE, 1994, 368.
(2) - Vds.: V. BONAGURA, Relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Assemblea generale della Corte militare di appello (Roma- 17 febbraio 2004).
(3) - Cfr.: V. VEUTRO, Atti del Congresso su “Giustizia Militare: quale futuro?” cit., 353.
(4) - Vds.: Disegno di legge concernente “Delega al Governo per la revisione delle leggi penali militari di pace e di guerra, nonché per l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario militare” (Atto Senato n. 2493/2003).
(5) - Vds.: Proposta di legge dell’On. Minniti ed altri concernente “Riforma dei codici penali militari e dell’ordinamento giudiziario militare” (Atto Camera 2807/2002).
(6) - Cfr., in materia, i pareri del Consiglio della Magistratura Militare emanati con Deliberazioni del 4 dicembre 2001 e del 9 aprile 2002.
(7) - V. VEUTRO, intervento ult. Cit.,358.
(8) - Sul punto concorda: P. LA PORTA, Ai generali punire i soldati, LIBERO del 10 marzo 2004 .
(9) - Sull’esigenza di riqualificare la partecipazione dei militari nei collegi giudicanti vds.: F. CAFFIO, Partecipazione dei giudici militari “non togati” all’amministrazione della giustizia militare: L’esperienza italiana in rapporto agli ordinamenti stranieri, Atti del Convegno su “L’ordinamento giudiziario nei suoi riflessi internazionali” (Roma, 22-23 aprile 1998), RASSEGNA DELLA GIUSTIZIA MILITARE, 1-2 , 1998. (10) - Vds. nota 2.
(11) - Agenda della Giustizia Militare 2004, edita a cura della Procura Generale Militare presso la Corte di Cassazione.
(12) - Le ragioni di questa scelta sono peraltro chiaramente indicate nella Relazione illustrativa al Disegno di legge indicato alla precedente nota 4.
(13) - Sul problema degli oneri di spesa connessi al mantenimento della magistratura militare vds.: P. LA PORTA, I soldati valgono un milione di voti, LIBERO del 24 marzo 2004.