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Chiusura dell'Anno Accademico 2003-2004

Il 29 luglio 2004, alla presenza delle Autorità civili e militari, del Corpo Docente dell’Istituto e degli Ufficiali frequentatori, si è svolta la cerimonia di chiusura dell’Anno Accademico 2003-2004. Hanno preso la parola il Comandante della Scuola, Gen. D. Vittorio Barbato e il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Luciano Gottardo.

Chiusura dell'Anno Accademico 2003-2004

Relazione del Comandante della Scuola Ufficiali Carabinieri

Signor Comandante Generale,
Signor Comandante delle Scuole dell’Arma,
Eccellenza Reverendissima,
Autorità, Signore e Signori.

Anche a nome del Corpo Docenti, del personale del Quadro Permanente e degli Ufficiali allievi, desidero rivolgere il mio più caloroso saluto di benvenuto e di sentito ringraziamento per la Loro ambita presenza, in un momento di così grande rilievo per la vita dell’Istituto. Mi sia consentito rivolgere un saluto del tutto particolare al Signor Comandante Generale dell’Arma che interviene, in forma ufficiale e per la prima volta, alla chiusura dell’Anno Accademico. Il 15 gennaio 1999, per Sua iniziativa quale Comandante della Scuola, veniva concessa la Bandiera d’Istituto, simbolo dell’unità nazionale che, d’allora, viene, gelosamente, custodita nell’ufficio del Comandante.

Relazione del Comandante della Scuola Ufficiali Carabinieri, Gen. D. Vittorio Barbato

La presenza del Comandante Generale, per la prima volta proveniente dall’Arma dei Carabinieri, dopo la fine del 2° conflitto mondiale, mi permette di indicare, a voi giovani ufficiali, quello che deve essere considerato per l’Ufficiale dell’Arma, il più ambito e “unico” traguardo da raggiungere, a coronamento di una vita dedicata alla Patria, all’Istituzione, alla Giustizia, alla sicurezza e al servizio degli Italiani. Oggi, voi giovani Ufficiali del 10° Corso di Perfezionamento, del 9° Corso Formativo e del 43° Corso Applicativo, al termine di un severo ciclo di studi, vi accingete a lasciare l’Istituto per raggiungere i Reparti d’ impiego ed iniziare, così, un’esaltante esperienza quale è quella di essere Comandante di uomini e di donne. Si tratterà di un impegno oneroso, con immancabili difficoltà, segnato da rinunce ma, ne sono certo, denso anche di soddisfazioni e gratificazioni che solo una vita dedicata all’Arma può donare, soprattutto quando si tengono costantemente presenti, nel proprio agire, i valori morali, l’etica militare ed il rispetto delle tradizioni. Sono questi i valori che, nel corso degli anni, hanno consentito di realizzare quel patrimonio unico di efficienza ed affidabilità che il Paese, da sempre, unanimemente ci riconosce.

L’Anno Accademico, appena trascorso, ha visto la Scuola ospitare ben 736 Ufficiali, per complessivi 8854 periodi didattici. In particolare, sono stati svolti: - cinque Corsi annuali per la formazione di base, rivolti agli Ufficiali del Ruolo Normale, del Ruolo Speciale e del Ruolo Tecnico-Logistico; - due corsi di Istituto per Capitani prossimi al grado di Maggiore; - tre corsi tecnico-professionali per Ufficiali Ausiliari in Ferma Prefissata di trenta mesi; - un corso per Tenenti e Capitani destinati, per la prima volta, al comando di Compagnia; - un corso di formazione per formatori; - un seminario per Comandanti di Regione; - una sessione propedeutica per Ufficiali dell’Arma frequentatori del 6° corso ISSMI; - un corso di perfezionamento universitario di II° livello riservato agli Ufficiali già frequentatori del Corso di Istituto; - un corso MSU per l’impiego di unità specializzate di polizia nelle operazioni di mantenimento della pace; - un NATO CIMIC STRATEGIC COURSE sotto l’egida del Comando SHAPE, rivolto alla cooperazione civile e militare; - un corso di diritto internazionale umanitario; - una sessione di informatica per Ufficiali e Funzionari frequentatori del corso di alta formazione presso la Scuola di perfezionamento per le Forze di Polizia.

La Scuola ha, inoltre, ospitato, nell’ambito delle iniziative assunte dall’Italia per il semestre di Presidenza dell’Unione Europea, l’esercitazione per posti comando di pianificazione e condotta di una Unità Integrata di Polizia: “Lucerna 03”. Il quadro, appena delineato, fornisce palpitante testimonianza dell’impegno, particolarmente oneroso, che ha coinvolto il qualificatissimo Corpo Docenti ed il personale tutto del Quadro Permanente che, qui, desidero ringraziare sentitamente per aver assunto, con vivo spirito di servizio, la gravosa responsabilità - ognuno nel proprio settore - di costituire un essenziale punto di riferimento per i nostri giovani Ufficiali, non solo per le discipline culturali e tecnico professionali impartite, ma anche per i valori morali, irrinunciabili per ogni Comandante, che hanno saputo trasfondere nei giovani Ufficiali, con tanta sensibilità e sapienza: l’amore verso l’Arma, il gusto per la legalità, l’esempio ed il buon senso. Valori, ripeto ancora una volta, che oggi devono rappresentare la “stella polare” del nostro quotidiano cammino sulla strada del dovere.

In tale ambito, si è cercato di: - sviluppare il “senso di appartenenza” alla nostra Istituzione, anche attraverso un più approfondito studio della “Storia dell’Arma”; - radicare il bagaglio professionale con costanti riferimenti alle attività addestrative tecnico-militari connesse con le crescenti esigenze di impiego dell’Arma in Teatri Operativi internazionali. Si è tenuto conto, in particolare, della recente “Direttiva per la formazione del personale ai fini dello sviluppo delle capacità di integrazione interforze”, approvata, il 26 marzo scorso, dal Signor Capo di Stato Maggiore della Difesa; - confermare, ampliandola, la collaudata tipica formazione dell’Ufficiale dell’Arma nel servizio territoriale. La programmazione didattica è stata oggetto di continue riflessioni e di talune conseguenziali modifiche che hanno tenuto conto della necessità di pervenire ad un armonico sviluppo degli insegnamenti professionali, compreso lo studio della lingua inglese e dell’informatica, con le materie universitarie svolte sotto la responsabilità degli Atenei di Modena e Reggio Emilia e di Roma Tor-Vergata.

Al riguardo evidenzio, con soddisfazione, che nei giorni scorsi, oltre agli ufficiali allievi del 10° Corso di Perfezionamento che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza, sono stati conferiti, per la prima volta, proprio in questa Aula Magna, per effetto delle Convenzioni siglate dal Comando Generale dell’Arma con i due Atenei, i diplomi di laurea di I° livello in “Scienze Giuridiche” agli Ufficiali Allievi del 183° Corso di Applicazione che conseguiranno la laurea specialistica in “Giurisprudenza”, nell’estate del 2006. Quelli che ho, se pur brevemente, esposto rappresentano gli obiettivi che, in stretta aderenza alle direttive del Comando Generale ed alla memoria addestrativa del Comando delle Scuole, l’Istituto si ripromette di perseguire anche in un prossimo futuro.

Con riferimento ai luminosi esempi dei Comandanti che ci hanno preceduto, tra breve, nel piazzale delle Bandiere, inaugureremo il Monumento ai nostri Caduti nell’adempimento del dovere in guerra ed in pace e scopriremo, alla presenza dei due figli dell’eroe, Paolo ed Enrico, mio compagno di Scuola Militare, il busto dedicato al Maggiore dei Carabinieri Medaglia d’Oro al Valor Militare Ugo De Carolis, adamantina figura di Ufficiale dell’Arma trucidato dai nazisti alle Fosse Ardeatine, alla cui memoria è dedicata la Sede della Scuola Ufficiali Carabinieri. Ufficiali Allievi e soprattutto voi Ufficiali del 10° Corso di Perfezionamento, del 9° Corso Formativo e del 43° Corso Applicativo che, tra qualche giorno, raggiungerete i Reparti di destinazione, sappiate mettere a frutto il patrimonio scientifico e dottrinale finora acquisito ma, soprattutto, sappiate porre a riferimento del vostro lungo e, Vi auguro, fortunato percorso nell’Istituzione la forza dei valori morali che potrà sostenervi nelle decisioni più difficili, quelle che vi imporrà la vostra coscienza di uomo e di soldato.

Considerate, in proposito, un brano del famoso discorso sull’“Essere Giovani” che il Generale Mac Arthur rivolse ai cadetti di West Point, nel 1945: “non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni, si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale. Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l’anima”. Mi piace concludere, facendo anche riferimento ad un volumetto: “Consigli ai giovani Ufficiali dei Carabinieri” che, negli stessi anni, era il 1947, compariva, in unica edizione, in Accademia Militare, la cui premessa recita: “Siate sempre compresi dell’altissima importanza che, specialmente per ogni Istituzione militare, ha e deve avere la tradizione: il che non significa staticità, che sarebbe un errore perché bisogna sempre camminare con i tempi, nello spirito e nei mezzi; ma culto delle memorie, delle glorie passate, di tutto quanto contribuì a rendere amata, rispettata e considerata l’Arma nostra.

Ricordatevi che è più facile demolire che ricostruire e che sarebbe insensato rinunciare, per solo amore di novità, a quello che è stato collaudato e consacrato da un’esperienza e da una tradizione secolari e perciò costituisce un patrimonio che non è lecito e non sarebbe neppure logico disperdere. Procedete tranquilli e sereni nel vostro cammino e siate certi che il successo non potrà mancarvi se agirete sempre con fede, con onestà, con piena dedizione alla Vostra missione”. Ufficiali del 10° Corso di Perfezionamento, del 9° Corso Formativo e del 43° Corso Applicativo, con affetto: In bocca al lupo e Buona fortuna! Chiedo ora al Signor Comandante Generale di dichiarare chiuso l’Anno Accademico 2003-2004 della Scuola Ufficiali Carabinieri.

Intervento del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri

Autorità, graditi ospiti, Docenti, Personale del Quadro Permanente, Ufficiali frequentatori, sono particolarmente lieto di tornare, oggi, in questo prestigioso istituto che ho avuto il privilegio di dirigere negli anni 1997 e 1998. Il periodo trascorso presso la Scuola è stato per me un’esperienza molto gratificante e indelebile, perché mi ha dato la possibilità di vivere un periodo significativo e stimolante a contatto con numerosi Ufficiali allievi, motivati ed entusiasti, che ora vivono nei reparti dell’Arma la complessa e affascinante realtà della vita professionale. La chiusura dell’Anno Accademico 2003/2004 costituisce, come sempre, una tappa importante sia per coloro che, terminato il ciclo formativo, vengono assegnati ai Reparti per essere avviati al servizio istituzionale, sia per i Corsi di Applicazione che proseguono l’iter di studi, in vista del loro completamento.

Intervento del Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Luciano Gottardo.

Per tutti Voi si conclude ora un periodo decisivo per la Vostra formazione, cui fornisce un contributo determinante, come sempre, il Corpo dei docenti, civili e militari: ad essi, alcuni dei quali rivedo oggi con piacere, va il mio saluto più cordiale ed affettuoso accompagnato da sentimenti di gratitudine per il prezioso lavoro che costantemente svolgono con tanta professionalità ed entusiasmo. Il ruolo di insegnante non è certamente facile, poiché richiede, a parte una approfondita preparazione, una notevole capacità di comunicazione e di approccio con i frequentatori, con i quali occorre tener vivo il dialogo suscitandone costantemente l’interesse. Ciò presuppone anche da un lato una scelta mirata delle materie e degli argomenti da sviluppare e dall’altro una particolare predisposizione dei frequentatori, che devono essere consapevoli della necessità di seguire i corsi con scrupolosa attenzione e senso di responsabilità. Per questi ultimi non è sufficiente possedere ottime qualità di fondo, o giuste motivazioni.

Ad esse bisogna unire una buona dose di umiltà, molto buon senso, tanto impegno e la consapevolezza che l’Accademia prima e la Scuola Ufficiali dopo costituiscono - al pari di tutte le scuole - soltanto il punto di partenza del ciclo formativo. Esso, infatti, continua presso i Comandi ed i Reparti d’impiego, dove quotidianamente ciascuno di noi misura il livello delle proprie conoscenze nell’esame delle problematiche emergenti, la cui soluzione richiede costante aggiornamento, versatilità, equilibrio, capacità di applicazione della teoria alla pratica. La conclusione degli studi finora svolti, inerenti prevalentemente alle materie giuridiche, tecnico-professionali e militari, rappresenta dunque una tappa iniziale, significativa, ma non esaustiva. La Scuola vi ha posto nelle condizioni di raggiungere un eccellente livello di preparazione. Ora per i frequentatori che hanno ultimato il ciclo formativo viene la parte più difficile del cammino, perché dovranno confrontarsi con la realtà, talvolta insidiosa, di ogni giorno.

L’Arma è un’Istituzione complessa, le cui linee organizzative spaziano, dal punto di vista operativo, in diversi settori, che richiedono non solo un costante aggiornamento della formazione di base, ma anche una specializzazione ulteriore, con lo studio e l’approfondimento di discipline particolari. Inoltre l’impiego sempre più diffuso del nostro personale all’estero ed in contesti interforze comporta la necessità per tutti di migliorare la conoscenza delle lingue straniere e particolarmente dell’inglese. L’esigenza poi di adeguare lo strumento operativo all’organizzazione sempre più avanzata della criminalità richiede l’introduzione di nuove tecnologie, un crescente uso del mezzo informatico, ma in primo luogo l’affinamento delle procedure e delle tecniche investigative. La Scuola Ufficiali, negli ultimi anni, ha dimostrato di avere grandi capacità di rinnovamento grazie anche alla collaborazione ed all’impegno di tutto il quadro permanente e del Corpo dei docenti: i risultati, particolarmente positivi, sono evidenti.

Essi devono costituire tuttavia motivo per ricercare nuovi stimoli e introdurre continue innovazioni, che devono tenere conto della necessità di proiettare l’Istituzione in una dimensione che sia sempre al passo con i tempi per vincere le sfide che provengono da una criminalità sempre più agguerrita e sofisticata. La legge n. 78/2000 ha riconosciuto all’Arma il rango di Forza Armata, consolidandone ulteriormente la “militarità”, per noi irrinunciabile, che qualifica il “Carabiniere” come “soldato della legge”. La conseguente duplice funzione dell’Arma, che la porta ad essere Forza Armata in servizio permanente di pubblica sicurezza, la impegna in compiti diversi, sia di natura militare, per ultimo divenuti rilevanti con l’impiego nelle missioni all’estero, che di polizia. Anche questi ultimi sono diventati sempre più impegnativi, per la crescente esigenza di migliorare ulteriormente l’azione di prevenzione e di contrasto e garantire così la sicurezza a fronte di una criminalità che ha assunto dimensioni trans-nazionali.

La diffusa “capillarità” dell’Arma, con circa 5.200 presidi, l’introduzione del servizio di Carabiniere di Quartiere e la vicinanza del personale delle nostre Stazioni ai cittadini contribuiscono a migliorare, in ogni contrada del Paese, la percezione della sicurezza tra la gente. Questa molteplicità e delicatezza dei compiti esige professionalità ed impegno da parte di tutti. Gli Ufficiali in particolare devono acquisire una grande capacità di gestione, perché, come “Comandanti” hanno il dovere di utilizzare al meglio le risorse, ottimizzandone l’impiego. In particolare, devono essere consapevoli che la principale risorsa resta l’uomo, da considerare nella sua “centralità”, con i valori che rappresenta, da esaltare in ogni circostanza. L’inserimento nel “mondo Arma” della donna ha consentito poi all’Istituzione di completarsi con un ulteriore arricchimento della sua componente più significativa, quale é quella del personale. In questo processo di valorizzazione delle risorse la Scuola Ufficiali ha assunto un ruolo fondamentale. Mi rivolgo ora agli Ufficiali che concludono oggi il ciclo di studi e si accingono ad essere immessi nella realtà operativa: Vi aspetta certamente un servizio delicato e gravoso, che richiede grande spirito di sacrificio, continue rinunce ed un elevato senso di responsabilità e del dovere.

Ricordatevi che presso i Reparti diventerete “Comandanti di uomini”, e come tali dovrete usare, in ogni circostanza, grande attenzione, cercando di indirizzarne l’operato con l’esempio costante, indispensabile per ottenere una collaborazione piena e leale. L’azione di comando presuppone la conoscenza dell’uomo, la valorizzazione delle sue qualità, la cura dei problemi che inevitabilmente l’accompagnano, la disciplina serena, ma giustamente determinata, dei comportamenti. Tutti, infatti, a cominciare da noi Ufficiali, dobbiamo ispirarci nel quotidiano, in privato ed in servizio, a quei sani principi che storicamente hanno caratterizzato lo stile di vita del “Carabiniere” e di quanti si sono sacrificati nell’adempimento del dovere. In quasi due secoli di storia l’Arma ha sempre dimostrato di essere un baluardo della legalità, sicuro e costante punto di riferimento per i cittadini e le Istituzioni in ogni tempo ed in ogni più lontana contrada del Paese. Coloro che ci hanno preceduto hanno scritto pagine gloriose di storia, dimostrando con i fatti che il “Carabiniere” porta dentro di sé una ricchezza di valori che ne caratterizzano in ogni momento l’azione.

Generosità, altruismo, abnegazione, senso di umanità, determinazione, coraggio, disciplina, senso del dovere e di responsabilità, rispetto delle Istituzioni democratiche, amor di Patria, fedeltà al giuramento prestato costituiscono il suo unico “credo”. Noi abbiamo il dovere di alimentarlo, per difendere, con “spirito di corpo” ed una forte coesione morale, quel patrimonio di valori che abbiamo ricevuto in eredità e che costituisce un riferimento non soltanto per l’Istituzione ma per tutta la società. A Voi il gravoso compito e l’onore di continuare sulla via del dovere! Nell’avviarmi alla conclusione, desidero ringraziare il Gen. Goffredo Mencagli per la validissima azione di indirizzo e coordinamento del comparto scuole ed il Comandante della Scuola Ufficiali, il Gen. Vittorio Barbato, per l’incisiva azione che ha svolto nel dare a questo Istituto un’impronta sempre più efficace, migliorandone i programmi e la metodologia didattica e proiettandola verso traguardi sempre più prestigiosi. Un grazie sentito a tutto il personale del quadro permanente per il supporto qualificato e apprezzato volto ad assicurare piena funzionalità alla Scuola. Un ringraziamento particolare rivolgo all’Ordinario Militare, S.E. Mons. Angelo Bagnasco, che ci ha onorato della Sua presenza: tra poco procederà alla benedizione del busto realizzato per ricordare il Magg. Ugo De Carolis, martire delle Fosse Ardeatine, M.O.V.M., cui questa Scuola è intitolata. Ai Familiari del Magg.

De Carolis oggi presenti rivolgo il mio abbraccio più caloroso, ringraziandoli per la Loro partecipazione. Ho ancora vivo il ricordo dell’intervento della figlia dell’eroe, Signora Nicoletta, in qualità di madrina della cerimonia di consegna della bandiera di Istituto nel Gennaio 1999. Ufficiali del 10° Corso di perfezionamento, del 182° e 183° Corso di Applicazione, del 43° Corso Applicativo e del 9° Corso Formativo, nel porgervi, in chiusura dell’Anno Accademico, il mio saluto più cordiale e nell’esprimervi il mio compiacimento più vivo per l’impegno con cui avete concluso, quest’anno, i Vostri studi, Vi auguro sempre maggiori affermazioni, con tanta serenità anche per i Vostri Cari. Ricordate che fate parte di una grande Famiglia, l’Arma, il cui prestigio noi tutti abbiamo il dovere di tutelare, mantenendo fede, in ogni circostanza, al giuramento prestato a prezzo di qualsiasi sacrificio. A tutti grazie e buona fortuna!.