Menu
Mostra menu

Breve riflessione di carattere storico sui Battaglioni Mobili Carabinieri

Rosario Castello (*)

1. L’ordinamento del primo dopoguerra

I Battaglioni Mobili Carabinieri vennero istituiti per la prima volta negli anni 1919-1920 ( R.D. n. 451 del 20 aprile 1920 “Costituzione dei Battaglioni Mobili di Carabinieri Reali” e Decreto Ministeriale del 2 maggio 1920 contenente norme per il loro funzionamento) allorquando, terminato il primo conflitto mondiale ed avvenuta la smobilitazione delle grandi masse armate, in varie parti d’Italia si manifestarono gravi perturbamenti dell’ordine pubblico per l’inasprimento della lotta politica tra i partiti e per il diffondersi di violenti conflitti a sfondo ideologico e sociale. Lo scopo per cui tali reparti vennero istituiti fu quello di assicurare all’Arma territoriale un valido concorso per l’assolvimento dei compiti d’istituto e di quelli connessi con la tutela dell’ordine pubblico, in un delicato periodo della vita politica italiana, qual era quello del primo dopo guerra.

I Battaglioni, ordinati su tre compagnie carabinieri a piedi e una compagnia carabinieri ciclisti, ciascuno con una forza complessiva di 750 uomini al comando di un Ten. Colonnello, assunsero la denominazione di “Battaglioni Mobili Autonomi” e costituirono, sin dalle prime battute, un efficace strumento d’intervento, idoneo a fronteggiare validamente le situazioni di emergenza del momento. La ragione della loro istituzione, esplicitata dall’art. 1 del decreto istitutivo, consisteva, proprio, nel “concorrere con le legioni territoriali della stessa Arma nei servizi di ordine pubblico e di pubblica sicurezza”. Se, nei primi anni del ’900, i Carabinieri comparivano accanto alle truppe regolari in occasione di manifestazioni popolari e di sommosse, nel primo dopoguerra essi diventarono invece i protagonisti del mantenimento dell’ordine in piazza, soprattutto attraverso i Battaglioni Mobili, creati apposta per interventi rapidi in situazione d’emergenza. I reparti dell’esercito erano ancora presenti (solo a partire dal 1925, dopo il consolidamento della dittatura, essi vennero esautorati da questi compiti e sostituiti dalla milizia fascista), ma in funzione subalterna ed impiegati solo in casi di estrema necessità.

I compiti dei Battaglioni erano ulteriormente esplicitati nelle “Norme per l’impiego dei Battaglioni Mobili” che testualmente precisavano: “I Battaglioni Mobili sono costituiti essenzialmente allo scopo di dare all’autorità politica centrale una forza considerevole per fronteggiare gravi ed improvvise situazioni dell’ordine pubblico. Essi pertanto sono indipendenti da qualsiasi ingerenza delle autorità politiche aventi giurisdizione nelle città sedi dei battaglioni stessi. Nella giurisdizione di ciascun gruppo di Legioni però, quando non sono impiegati dall’Autorità politica centrale, possono essere utilizzati dai comandi stessi di Gruppo per rinforzi richiesti dalle autorità politiche delle province comprese in quel territorio. Le autorità politiche che ricevono in rinforzo nella loro provincia militari di detti reparti, devono curare che siano trattenuti il tempo strettamente necessario per far fronte alle eccezionali ragioni di ordine pubblico che hanno provocato l’invio di detti rinforzi, provvedendo senz’altro per il rientro non appena cessate dette ragioni eccezionali.

Per nessun motivo i militari dei battaglioni mobili potranno essere comandati isolatamente o in pochi presso le stazioni, tenendo ben presente che i distaccamenti di tali militari dovranno essere sempre costituiti da reparti organici di forza non mai inferiore ad una squadra (12 uomini), al comando dei rispettivi ufficiali e graduati”. I Battaglioni mobili autonomi, che prendevano il nome della città loro sede e venivano indicati con numero progressivo nel caso di più Battaglioni residenti nella stessa città, ebbero la seguente dislocazione: Torino (due battaglioni), Alessandria, Genova, Milano (due battaglioni), Verona, Firenze, Bologna, Ancona, Roma (tre battaglioni), Napoli (due battaglioni), Bari, Palermo, Catania. Con l’avvento del regime fascista, i Battaglioni Mobili furono dapprima ridotti a 12 (Regio Decreto n. 1860 del 31 dicembre 1922, Ordinamento Diaz) e successivamente soppressi (Regio Decreto n. 2980 del 30 dicembre 1923). Il citato provvedimento legislativo, pur mantenendo l’ipotesi di mobilitazione, disciolse i Battaglioni Carabinieri (mantenendone però due per la Capitale e uno per la Sicilia), essendo passate le competenze di concorso al mantenimento dell’ordine pubblico alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.), costituita il 1° febbraio 1923, a seguito della deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo del 12 gennaio 1923, con il compito principale della difesa interna dello Stato.

Al riguardo, l’ordinamento allegato al Regio Decreto n. 1169 del 14 giugno 1934 prevedeva alle dipendenze della Legione di Roma due Battaglioni, un gruppo squadroni (oltre allo Squadrone Carabinieri Guardie del Re) ed un Battaglione alle dipendenze della Legione di Palermo. Nella tabella annessa alla “Circoscrizione militare territoriale per il servizio dell’Arma” stabilita dal Regio Decreto n. 265 del 25 febbraio 1935, figuravano alle dipendenze della Legione di Roma il Battaglione Carabinieri Roma I e il Battaglione Carabinieri Roma II, e alle dipendenze della Legione di Palermo l’omonimo Battaglione.

2. L’ordinamento del secondo dopoguerra

All’inizio del secondo conflitto mondiale, tralasciando le vicende delle varie trasformazioni intercorse, i Battaglioni Carabinieri, elevati a quattro con la legge n. 368 del 9 maggio 1940 sull’ordinamento dell’Esercito, avevano la seguente fisionomia: un comando, tre compagnie carabinieri, su 4 plotoni (dei quali tre fucilieri e 1 mitraglieri), per un totale di 503 uomini, 9 mitragliatrici, 9 fucili mitragliatori, 14 automezzi e motocicli vari. Al termine del secondo conflitto mondiale, iniziata la ricostruzione del Paese e con esso delle Forze Armate, i Battaglioni Carabinieri vennero ricostituiti nell’agosto del 1945 con il Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 603 del 31 agosto 1945. Il citato provvedimento riportò a dodici i Battaglioni, denominandoli nuovamente mobili, e li pose alle dipendenze di quattro Raggruppamenti, il cui comando era costituito da un Colonnello, un ufficiale addetto e sei militari di truppa.

L’ordinamento che ne derivò fu il seguente: - 1° Raggruppamento, con sede a Milano, dipendente dalla 1^ Divisione Carabinieri Pastrengo di Milano, comprendente i Battaglioni di Torino, Milano, Genova e Padova; - 2° Raggruppamento, con sede a Firenze, dipendente dalla 2^ Divisione Carabinieri Podgora di Roma, comprendente i Battaglioni di Bologna e di Firenze; - 3° Raggruppamento, con sede a Roma, dipendente dalla 2^ Divisione Carabinieri Podgora di Roma, comprendente i Battaglioni Lazio, Roma e Cagliari; - 4° Raggruppamento con sede a Napoli, dipendente dalla 3° Divisione Ogaden di Napoli, comprendente i Battaglioni di Napoli, Bari, e Palermo. I 12 Battaglioni dipendevano per l’addestramento e l’impiego dai Raggruppamenti, mentre gli aspetti connessi con l’accasermamento, l’armamento, il vettovagliamento e l’amministrazione erano gestiti dalle Legioni di residenza.

3. La riorganizzazione dei battaglioni nei primi anni ’60

La riorganizzazione dell’Arma dei primi anni ’60, durante il comando del Generale De Lorenzo si intrecciò con la ristrutturazione dell’Esercito, che “…rispondeva alle richieste della strategia nucleare flessibile, elaborata in ambito NATO e a quelle di potenziamento delle capacità di azione militare nell’ordine pubblico attraverso il rilancio delle grandi unità della difesa territoriale”. Il 1° aprile 1963 venne costituita l’11^ Brigata Carabinieri Meccanizzata, al fine di rispondere alle esigenze di difesa del territorio e di riserva di manovra per le esigenze di tutela dell’ordine pubblico; in tal modo, i Battaglioni Mobili, denominati “Battaglioni Carabinieri”, vennero riorganizzati e riuniti sotto unico comando.

La Brigata non ebbe mai responsabilità di comando operativo, ma svolse compiti fondamentali di amalgama, addestrativi per i reparti dipendenti e di predisposizione per i concorsi nell’ordine pubblico; non avrebbe, a rigore, potuto essere impiegata in maniera unitaria per l’assenza di supporti logistici di secondo anello e di artiglieria. Ne dipesero inizialmente quattro Reggimenti, tre raggruppanti i Battaglioni e uno a cavallo. I quattro Reggimenti erano così dislocati: il 1° con sede in Milano, il 2° con sede a Roma, il 3° con sede a Napoli, il 4° Reggimento a cavallo con sede a Roma. In particolare, la configurazione ordinativa era la seguente: - 1° Reggimento Carabinieri, alle dipendenze del quale furono posti i Battaglioni I, II, III,e IV; - 2° Reggimento Carabinieri, alle dipendenze del quale furono posti i Battaglioni V, VI, VIII e IX; - 3° Reggimento Carabinieri, alle dipendenze del quale furono posti i Battaglioni X, XI e XII; - 4° Reggimento Carabinieri a cavallo, comprendente due Squadroni e uno Squadrone motoblindato. Dalla 11^ Brigata Meccanizzata dipendevano, altresì, oltre ai quattro Reggimenti Carabinieri, i “Battaglioni VII e XIII”.

Al Primo Reggimento Carabinieri vennero attribuite le tradizioni del Reggimento Carabinieri mobilitato che nella 1^ Guerra Mondiale prese parte eroicamente alle operazioni sul Podgora. Le trasformazioni attuate nel 1963, come detto, rientravano nel quadro dei provvedimenti tendenti a realizzare il potenziamento delle forze dell’Esercito, in linea con la strategia Nato della risposta flessibile, ivi compreso il potenziamento delle forze destinate alla difesa interna del territorio (D.I.T.); in tale ambito si scelse di conferire ai Battaglioni dell’Arma la valenza di un complesso meccanizzato-corazzato. Il Comandante Generale dell’epoca, in una lettera del 27 gennaio 1963 al Capo di SME, nel chiedere l’autorizzazione all’istituzione della Brigata, così ne spiegava i principi ispiratori: “È mia intenzione dare ai reparti mobili ed a quelli a cavallo dell’Arma dei carabinieri un ordinamento rispondente alle moderne esigenze di addestramento e di impiego sulla base dei seguenti criteri: creare degli strumenti idonei, sotto ogni profilo, ad assolvere i compiti operativi veri e propri di guerra e contemporaneamente quelli connessi alla tutela dell’ordine pubblico in tempi di pace”.

La brigata, in sintesi, comprendeva circa 5000 uomini, con 80 mezzi cingolati VTC m113, 200 automezzi (autocarri e autovetture da ricognizione), 130 carri armati M47 con cannone da 90mm, ed un battaglione paracadutisti armato di mitragliatori e bazooka. Si evidenzia, in proposito, che la “difesa interna del territorio” costituiva il complesso di predisposizioni, misure ed azioni, mediante le quali determinate forze dell’ Esercito, distinte da quelle dell’Esercito di campagna, con il concorso di altre FF.AA. e corpi armati dello Stato, consentivano la rapida e sicura attuazione della mobilitazione, la difesa dei punti nevralgici dell’intero territorio nazionale, garantivano, per quanto possibile, l’integrità della zona delle comunicazioni e della zona dell’interno dalle offese nemiche ed, infine, concorrevano a mantenere l’ordine interno.

Era chiaro che, nei cosiddetti primi giorni dell’emergenza, e cioè nella fase più critica e delicata in cui dovevano aver luogo le complesse, impegnative operazioni di conversione dell’intero apparato dello Stato dalle esigenze di pace a quelle di guerra (mobilitazione civile e militare) la difesa dei punti nevralgici e l’occupazione preventiva di località importanti (passi, nodi rotabili, ecc.) era affidata alle forze della D.I.T. e principalmente ai Carabinieri dei Battaglioni mobili. Alla luce di quanto detto, i Battaglioni Carabinieri, istituiti inizialmente con compiti d’istituto e di o.p., videro dilatarsi man mano il campo delle proprie attribuzioni fino a identificarsi con quelle assegnate ai normali reparti dell’Esercito, potendo quindi, pur idealmente, essere collegati ai battaglioni istituiti per compiti di guerra durante la 1^ e la 2^ Guerra mondiale.

La fisionomia organica del Battaglione Carabinieri meccanizzato era quella di una unità meccanizzata integrata da carri e caratterizzata da potente volume di fuoco (a tiro teso, a tiro curvo, controcarro) e nelle sue linee generali, appariva costituita come segue: - un complesso esplorante idoneo a svolgere in proprio esplorazione ravvicinata a favore del btg. per garantirlo dalle sorprese (plotone esploratori); - due complessi di forze omogenee agili e manovriere, idonee a svolgere in proprio o in cooperazione con i carri i vari atti del combattimento (due Compagnie Meccanizzate); - un robusto elemento di fuoco in grado di assicurare la erogazione di adeguato volume di fuoco alle cp. Meccanizzate nelle varie fasi dell’azione (cp. mortai da 81); - un potente elemento di forza in grado di intervenire nella lotta con la manovra e con il fuoco per l’azione risolutiva (cp. carri medi). Si trattava quindi di un complesso tattico robusto, ben coordinato nelle sue varie parti, potentemente armato e spiccatamente idoneo ad agire con rapidità e decisione, quale elemento di manovra, in situazione di emergenza.

Le caratteristiche di potenza del battaglione così configurato non contrastavano con le esigenze del servizio di O.P. ma gli conferivano spiccata idoneità ad intervenire in azioni di forza risolutive. Nella sostanza, in analogia a quanto avveniva ed avviene per le normali forze dell’Esercito e delle altre FF.AA., alle quali si ricorre soltanto nei casi estremi, anche per i Battaglioni mobili si doveva adottare il criterio di impiegarli allorquando le forze di polizia e quelle dell’Arma territoriale si fossero rilevate insufficienti. Ciò, soprattutto, per evidenti motivi di economia, di adeguatezza d’impiego e, anche, per non privarsi di un prezioso strumento di lotta risolutivo, da impiegare a massa e con tutti i mezzi in dotazione. I lineamenti d’impiego, sia per compiti connessi alla D.I.T., sia per quelli connessi alla tutela dell’o.p., prevedevano l’impiego del Reggimento in complessi dell’ordine del btg. o della cp. e comunque mai inferiori al plotone. Per i compiti di o.p., il rgt. era particolarmente idoneo ad azioni risolutive caratterizzate da intervento massiccio dei suoi reparti in situazioni di particolare gravità ed in operazioni di polizia a largo raggio e, poichè soggetto a rapida usura, a compito assolto doveva essere subito sostituito da unità territoriali.

Per compiti tattici, era previsto l’impiego in compiti offensivi con funzione antiparacadutisti e controguerriglia nonché per fronteggiare situazioni improvvise manifestatesi nel corso del combattimento. Dal complesso delle caratteristiche sopra enunciate appare evidente che concettualmente il rgt. CC era un’unità di risoluzione sia in compiti di o.p. che tattici, naturalmente con mezzi e procedimenti diversi, da impiegare a massa, normalmente in complessi tattici dell’ordine dei btg. o della cp. In data 10 gennaio 1973 venne costituito il 5° Reggimento Carabinieri con sede a Mestre, che inquadrò il IV, il VII, ed il XIII Battaglione, ma in data 30 luglio 1976 esso venne soppresso ed i tre Battaglioni che lo componevano ebbero provvisoriamente altra dipendenza. Con circolare n. 310/151 del 6 agosto 1977 lo Stato Maggiore Esercito dispose, a partire dal 1° settembre successivo, lo scioglimento del 1°, 2°, e 3° Reggimento Carabinieri, il cambiamento della denominazione del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo in quella di Reggimento Carabinieri a Cavallo, il passaggio dei 13 Battaglioni alle dirette dipendenze d’impiego e addestrativi dalla 11^ Brigata Carabinieri, mantenendo invariata la dipendenza amministrativa dai comandi di Legione. Altra importante decisione adottata da S.M.E. con il citato provvedimento fu quella di attribuire ai comandanti di Battaglione le funzioni di comandanti di Corpo e da essa derivò l’assegnazione ai Battaglioni della Bandiera di Guerra, sanzionata dal D.P.R. 7 ottobre 1977 n. 861.

4. Il decennio 1978/1989

Negli anni della lotta al terrorismo, i Battaglioni andarono limitando l’addestramento tipicamente militare per svolgere la funzione di tutela dell’o.p., lasciando i compiti bellici al 7° e al 13°, Battaglioni a organico di guerra, composti da due Compagnie Meccanizzate, una Compagnia Mortai e una Compagnia Carri. Essi passarono rispettivamente alle dirette dipendenze del 4° e 5° Corpo d’Armata per l’eventuale impiego bellico, perfezionandosi nell’addestramento militare basato sulla dottrina della serie 900. La componente corazzata dei rimanenti Battaglioni fu gradualmente eliminata per individuare quattro linee ordinative, di valore operativo decrescente, a partire dai Battaglioni a organico di guerra, fino a quelli di minor consistenza, per l’impiego finalizzato all’ordine pubblico.

5. Recenti evoluzioni ordinative

Il mutamento dello scenario politico-internazionale conseguente alla caduta del muro di Berlino e al disfacimento dell’impero sovietico e la conseguente adozione di un nuovo modello di difesa nazionale hanno determinato la completa ristrutturazione dell’organizzazione mobile che ha perso la connotazione spiccatamente militare per assumere quella di forza deputata prevalentemente allo svolgimento dei servizi di ordine pubblico. Dal punto di vista ordinativo, ulteriori provvedimenti portarono alla costituzione del 1° Raggruppamento Carabinieri di Milano e del 2° Raggruppamento Carabinieri di Roma, (come organi di demoltiplica della 11^ Brigata), denominati, a partire dal 1° marzo 1995, rispettivamente Reggimento Carabinieri di Milano e Reggimento Carabinieri di Roma ed alla configurazione del 1° Battaglione Carabinieri paracadutisti nel 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” (1° giugno 1996). Oggi l’organizzazione mobile è recepita dai decreti di riordino dell’Arma che ne hanno sanzionato l’ordinamento, i compiti e le dipendenze. Attualmente l’organizzazione mobile è organicamente costituita dalla Divisione Unità Mobili che dipende dal Comando Unità Mobili e Specializzate dei Carabinieri “Palidoro”.

La Divisione, che ha una forza organica di circa 6.500 unità, si articola su due brigate: la 1^ (erede della 11^ Brigata) ha alle dipendenze 11 Battaglioni Carabinieri ed il Reggimento Carabinieri a Cavallo; la 2^ è ordinata su tre reggimenti carabinieri (di cui uno paracadutisti) ed il Gruppo d’Intervento Speciale (GIS). In base all’art.16 D.Lsg. n. 297/2000, i reparti della 1^ Brigata sono tendenzialmente deputati allo svolgimento dei servizi di ordine pubblico (articolo 2 Regio Decreto n. 1169/1934 e articolo 161 della legge 121/81), al soccorso in caso di pubbliche calamità (legge 225/1992) e alla difesa integrata del territorio, secondo quanto stabilito dall’art. 5 del citato D.Lsg. I reparti della 2^ Brigata, oltre a svolgere i compiti sopra definiti e quelli propri del GIS, sono prevalentemente orientati alla partecipazione alle operazioni militari all’estero. In conclusione, oggi l’organizzazione mobile costituisce la riserva strategica nelle mani del Comandante Generale e quindi una vera e propria massa di manovra che consente una molteplicità di interventi, sia sul piano militare sia su quello della tutela dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza.


(*) - Magg. t.ISSMI dei Carabinieri, insegnante di Tecnica Professionale e servizio di Stato Maggiore presso la Scuola Ufficiali Carabinieri.