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Introduzione

Copertina del numero

Copertina del Supplemento alla rassegna nr. 3/2003 - Serie "Atti" - nr. 1



La materia dello stato giuridico del personale militare da sempre costituisce uno speciale settore normativo del pubblico impiego. Inoltre, per tradizioni storiche, esigenze istituzionali varie e, anche e soprattutto, vischiosità interpretative e applicative, rappresenta una materia particolarmente complessa e di difficile comprensione sistematica per diversi motivi:
- il personale militare è stato costantemente suddiviso in diverse categorie (ufficiali, sottufficiali, militari di truppa), considerate rigidamente separate e disciplinate con provvedimenti legislativi ad hoc: non è possibile esaminare la posizione giuridica di un militare, se prima non lo si inquadra in una delle categorie considerate, con il conseguente esatto riferimento normativo;
- il rapporto di impiego del personale militare (il servizio permanente) non corrisponde esattamente con lo stato giuridico, concetto più ampio che comprende uno speciale rapporto tra militare e amministrazione che non si estingue con la cessazione del rapporto di impiego, ma si collega alle vicende attinenti al grado gerarchico: in sostanza per i militari vige una doppia relazione giuridica con l’amministrazione, l’una, indipendente dall’impiego, riguardante il grado, l’altra connessa con la costituzione dello speciale rapporto di impiego militare che, nella sua costanza, assorbe quella relativa allo stato giuridico;
- gli istituti salienti dello stato giuridico e del rapporto di impiego non sono considerati in provvedimenti di legge onnicomprensivi (sull’esempio del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato), ma sono stati costantemente trattati in differenti complessi normativi, ognuno dei quali comprende un aspetto particolare: quello relativo alla costituzione del rapporto (si parla allora di leggi di reclutamento); quello relativo allo sviluppo di carriera (in questo caso si parla di leggi di avanzamento); quello connesso con gli aspetti generali, e residuali, dello stato giuridico (le vere e proprie leggi di stato giuridico).

Senza considerare che il vero e proprio contenuto del rapporto di impiego, meglio ancora del rapporto di servizio del militare, è sostanzialmente disciplinato, nei suoi rilevanti aspetti connessi con i diritti e i doveri dei militari, nella normativa riguardante la disciplina militare (principalmente la legge di principio e il Regolamento di disciplina militare). Dobbiamo, infine, tener conto che alcuni importanti settori del rapporto di servizio sono stati recentemente sottratti alla normativa disciplinare, per trovare sistemazione organica nei provvedimenti di concertazione che arricchiscono un quadro normativo estremamente complesso;
- per concludere, il personale militare è inquadrato organicamente all’interno di organizzazioni militari che hanno istituzionalmente una propria identità, un proprio ordinamento e differenti esigenze funzionali, spesso, quindi, proprie leggi di riferimento. In definitiva, ogni qual volta vogliamo esaminare una problematica giuridica riguardante un militare, dobbiamo preliminarmente individuare: prima di tutto, e necessariamente, a quale categoria il militare appartenga, se cioè sia un ufficiale, un sottufficiale o un militare di truppa; se costui abbia o meno un rapporto di impiego con l’amministrazione militare; quale istituto giuridico del rapporto di impiego vogliamo analizzare; infine, a quale Forza armata o Corpo armato il militare considerato appartenga. Ad esempio, la legge sul reclutamento degli ufficiali dell’Arma dei Carabinieri in servizio permanente, sarà differente sia da quella riguardante gli ufficiali ausiliari della stessa Arma dei Carabinieri, sia da quella riguardante gli ufficiali delle altre Forze armate o Corpi armati, sia da quella inerente al reclutamento degli altri militari dell’Arma dei Carabinieri, e, infine, sarà differente dalla legge sullo stato giuridico applicabile agli ufficiali in servizio permanente dell’Arma dei Carabinieri.

Il quadro normativo è eccessivamente frammentato e disorganico, situazione aggravata (ma è un male comune a tutta la legislazione italiana antecedente alle grandi riforme degli anni novanta del XX secolo) da un succedersi di norme interne e regolamentari, leggi e “leggine”, circolari ministeriali interpretative che, da una parte, ha reso difficile l’applicazione concreta, dall’altro ha, talvolta, determinato una vera e propria “confusione interpretativa”(1). Paradossale, inoltre, è la circostanza per la quale, nonostante la pletora di norme e di regolamenti, molti importanti settori soffrono di una carenza di disciplina legislativa, che ha lasciato ampi margini di intervento al diritto giurisprudenziale, con una conseguente, originale opera di creazione normativa: come nel caso del trasferimento d’autorità, inquadrato nella categoria degli ordini gerarchici militari.

La minor attenzione (forse di tecnica legislativa, più che di politica legislativa) del legislatore nei confronti della materia in esame è, d’altra parte, direttamente proporzionale alla scarsa attenzione della dottrina giuridica e del mondo accademico ed universitario per i temi di “diritto amministrativo militare”, anche se le responsabilità vanno indubbiamente condivise con il settore scolastico militare, dove, anche in tempi recenti, la formazione giuridica veniva relegata ai margini, lasciando preponderante spazio a quella tecnico-professionale, a quella delle scienze politiche e sociali, a quella scientifica e a quella prettamente militare. In questo contesto, tentare di ricostruire questo complesso quadro normativo, attraverso un’opera compilativa, potrebbe già apparire meritorio, ma non si andrebbe al di là di una magari pregevole e organica sinossi.

Cercare di risistemare la materia, prescindendo dalla classica illustrazione degli istituti giuridici che segua pedissequamente il dato normativo, suddividendo la trattazione in più parti relative - appunto - agli ufficiali, ai sottufficiali e agli appartenenti ai gradi iniziali dei corpi militari, è l’ambizioso progetto che si prefigge questo lavoro. Forse si riuscirà a dimostrare l’omogeneità della normativa, ormai inutilmente suddivisa per categorie di militari, i molti punti di contatto che rendono superflue e diseconomiche le molteplici, relative norme che hanno l’unico scopo di complicare l’attività dell’interprete. Si riuscirà, forse, a dimostrare la necessità anche nel settore del pubblico impiego militare, di un testo unico, di facile ed immediata utilizzazione, anche e soprattutto, per coloro che basano l’efficienza e il buon andamento della loro amministrazione sulla celerità e sull’adeguatezza delle scelte, prese in contesti situazionali spesso difficili e dominati dall’eccezionalità e dall’emergenza.


(1) - Per tutti: S. MURGIA (1995), “La disciplina del personale militare in Italia: un caso esemplare di sviluppo ‘per frammenti’ del tessuto normativo”, 369.