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  • N.2 - Aprile-Giugno
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Libri

MANUALI E OPERE MONOGRAFICHE


Paolo di Martino
Criminologia. Analisi interdisciplinare della complessità del crimine
(Prefazione di Piero Luigi Vigna e Premessa di Francesco Sidoti)

Giuridiche Simone 2002, pagg. 204, euro 16,00

La criminologia vede allargare il suo ambito di utenza ad un numero sempre crescente di soggetti interessati, anche in ragione della estrema pubblicizzatone operata dai talk shows televisivi, che sempre più frequentemente ricorrono agli esperti della materia per spiegare al grande pubblico origini e modalità dei più impressionanti fatti criminosi. L’autore si prefigge di semplificare, nella esposizione, i principali cardini fondanti della materia, traendo spunti dalle diverse materie consorelle e tracciando un prezioso riferimento, utile per successivi approfondimenti, ai padri della materia, che, nel tempo, hanno indicato i sentieri percorribili per armonizzare il bagaglio conoscitivo, a tratti sofferente di confusione sistematica.

L’Autore mette in risalto come l’ambito sociale è, da un punto di vista causale, logicamente distinto dall’ambito individuale, oggi studiato con metodi ben più rilevanti che in passato. Di Martino, comunque, non tralascia di evidenziare la complementarietà dei due distinti campi di studio.
Soprattutto le neuroscienze sembrano aprire, anche in tema di criminologia, orizzonti prima inesplorati, integrando e rettificando quella importanza del contesto sociale, economico, istituzionale, che è stata sottolineata da tanti pedagogisti, sociologi, economisti, giuristi.
Analogamente, i fattori conformati dall’ambiente, con ciò che è sociale, istituzionale, culturale, economico, incidono sui fattori biologici dell’individuo, plasmandone i comportamenti.

L’opera, inoltre, esamina i recenti dibattiti sulla dignità della criminologia come scienza, affrontando anche i problemi di ordine sistematico in ordine al metodo. L’Autore prosegue poi con una attenta disamina dei contributi sulla personalità criminale, con riferimento specifico al rapporto tra disturbo mentale ed azione criminale, tra contesto sociale ed urbano e fenomeni delittuosi.

Lo studio della complessità e delle implicazioni che seguono alla commissione dei crimini, oggi più che nel passato, non può prescindere da un approccio necessario con l’esame della vittima: da quest’ultima possono, difatti, trarsi gli elementi più significativi che spiegano origini, moventi e modalità dell’azione criminosa. Ed inoltre, non è più consentito ovviare ad un apporto, necessario e moralmente dovuto, da parte delle organizzazioni statali alla vittima dei reati, sia per valorizzarne l’apporto in tema probatorio sia per evitare ulteriori ed ingiustificate forme di vittimizzazione, dovute alla sensazione di abbandono. Né, secondo di Martino, debbono essere trascurate delle forme di mediazione penale, peraltro già proficuamente sperimentate in altri Paesi. Un positivo contributo dell’opera è il riferimento assai articolato al tema della prevenzione, affrontato nel duplice aspetto della sua esplicazione ante e post delictum. Si tratta di un terreno che offre levata fertilità sia per la ricerca sul campo sia per la elaborazione di più aggiornate teorie sui fattori generanti la criminalità: ne possono difatti derivare nuovi temi circa il controllo ed il trattamento degli autori di reato.

In definitiva, si tratta di un’opera che, finemente elaborata e dotata di un modello espositivo assai agevole, consente un approccio alla materia assai ricco di stimoli e, contemporaneamente, esaustivo sotto il profilo dottrinale.

Ten. Col. CC Luigi Cortellessa

Sergio Romano
Il rischio americano. L’America imperiale, l’Europa irrilevante.

Longanesi & C. 2003, pagg. 132, euro 10,00

 

Gli Stati Uniti d’America sono il protagonista politico di quest’alba di millennio. Lo dimostra l’Ambasciatore Romano che, in quest’opera, compendia la sua poliedrica esperienza di diplomatico e di fine saggista politico.

L’Autore, attraverso una esplorazione storica piuttosto analitica, anche in riferimento ai valori religiosi comunemente condivisi in quella società, dimostra la vocazione naturale alla leadership esercitata dagli Stati Uniti, che trae origine dalla dottrina di Monroe, con la quale si manifestava il più forte pronunciamento contro il dispotismo tendenziale del vecchio Continente.

Il baluardo alle tentazioni imperiali degli USA viene individuato nella presenza dei due blocchi contrapposti nella guerra fredda; queste ambizioni egemoniche vengono nuovamente alla luce quando l’URSS, non controllando più i regimi satelliti, rovinò su se stessa.

Un’attenta analisi viene sviluppata sulle diverse impostazioni di politica estera dei Presidenti americani e sul ruolo giocato in politica estera nelle aree di crisi, definita a volte delle mezze misure, con accenni interessanti all’azione di contenimento delle altre superpotenze, volutamente relegate a ruoli regionali. In questo ambito, assumono rilievo i vecchi ufficiali che avevano combattuto in Vietanam - Clark, Powell, Schwarzkopf, Franks -, che, divenuti autorevoli protagonisti delle scelte strategiche, hanno significativamente modificato la dottrina, realizzando il sogno del combattere senza morire, attraverso la realizzazione e l’utilizzo di armi ad alta tecnologia.

Nel corso degli anni ’90, inoltre, compare un nuovo gruppo di ideologi, convinti di dover elaborare un diverso ruolo del paese nella politica mondiale: essi, con l’11 settembre, colgono l’occasione per manifestare i piani a cui avevano lavorato negli anni precedenti.
Il grave attentato delle Torri Gemelle viene analizzato dall’autore con particolare riferimento all’aspetto mediatico dell’evento, che ha reso più drammatica la natura terroristica dell’attentato, consentendo a milioni di persone di osservare, in diretta, la morte di migliaia di cittadini americani.

È a questo punto che gli ideologi si impongono sull’amministrazione Bush, per indurre la Presidenza ad abbandonare ogni indugio ed assumere iniziative militari contro l’asse del male, ovunque localizzato ed indipendentemente dalle volontà dei singoli paesi alleati.

Dopo una sintetica trattazione degli aspetti politici e militari della guerra in Afghanistan, l’Autore passa ad esaminare il comportamento dell’Europa irrilevante, sottolineando, anche con la forte aggettivazione adoperata, le indecisioni, i disaccordi e le incertezze dei partners Europei sulle esigenze della lotta al terrorismo internazionale. Ne discende un’attenta valutazione dei possibili scenari futuri, anche in rapporto al mutato ruolo delle Organizzazioni Internazionali, forse, secondo l’Autore, non più in linea con le esigenze di un mondo mutato rispetto alle condizioni che ne permisero la istituzione.

In definitiva, si tratta di un’opera di agevole lettura, capace di offrire un quadro di insieme alquanto esaustivo sulle complesse tematiche dell’attuale scenario internazionale.

Ten. Col. CC Luigi Cortellessa
D. Siracusano,
G. Tranchina,
E. Zappalà

Elementi di diritto processuale penale

Giuffrè, pagg. 361, euro 21,00

 

Completezza e sinteticità sono le caratteristiche salienti del volume.

Le vicende e gli aspetti attinenti il rito penale trovano dettagliata trattazione sia sotto il profilo della vicenda c.d. statica del procedimento penale (atti, soggetti, parti, nullità, prove ecc.), sia sotto il profilo dinamico (indagini preliminari, investigazioni difensive, udienza preliminare, giudizio, riti speciali, procedimento per reati di competenza del Tribunale monocratico, procedimento per reati di competenza del Giudice di pace, impugnazioni ecc.).

Completa l’opera la trattazione - sia pure sommaria - di due argomenti strettamente connessi quali il procedimento minorile e le recentissime disposizioni sul procedimento per illeciti amministrativi dipendenti dal reato.

Trattasi, in quest’ultimo caso, delle disposizioni di cui al D. Lgv. 8 giugno 2001, n. 231, che ha introdotto nel sistema normativo processual-penalistico l’accertamento giurisdizionale in sede penale di illeciti amministrativi dell’ente, dipendenti da ipotesi di reato.

La trattazione è agile, scorrevole, capace di condurre per mano, nella complessa trama processuale, anche il lettore meno attrezzato, offrendogli ampie e chiare spiegazioni non solo in ordine al susseguirsi degli atti e delle forme costituenti la procedura penale, ma anche dei presupposti costituzionali sottesi ai singoli istituti.

Dott. Edoardo Boursier
Niutta

 

Emilio Gentile
Le origini dell’Italia contemporanea. L’età giolittiana

Laterza, 2002, pagg. 306, euro 20,00

Il testo, è opportuno ricordare, nasce sul substrato del precedente lavoro dell’autore già apparso nelle edizioni del Mulino, tra il 1990 ed il 1997 dopo la sua prima apparizione nel 1977 come secondo volume della Storia dell’Italia contemporanea diretta da Renzo De Felice e pubblicata dalle Edizioni scientifiche italiane.

Con “Le origini dell’Italia contemporanea. L’età giolittiana”, l’autore intende introdurre il lettore ad una completa, quanto condensata, comprensione della storia contemporanea italiana proprio del periodo giolittiano che si contraddistinse per lo sviluppo delle industrie insieme all’intenzione (almeno nell’Italia del nord) di rimanere arbitro e non parte nella composizione dei dissidi tra i proprietari terrieri e industriali italiani e le componenti proletarie che si confrontarono in quel periodo storico.

L’Autore sviluppa una maggiore attenzione ad alcuni temi, quali ad esempio l’antigiolittismo, trascurati nei precedenti lavori, ma già affrontati dal medesimo autore in altre monografie (Il mito dello Stato nuovo, Laterza, Bari, 2002) per focalizzare in maniera ampia e completa l’evoluzione del periodo dello statista di Dronero con le conseguenze che nelle singole parti di quel periodo riuscì a sviluppare a favore della sua politica.
Certamente l’attenzione rivolta a questo periodo rimane fondamentale per comprendere la successiva evoluzione non solamente della politica italiana interna ed internazionale, ma anche della vita sociale, economica e culturale che, attraverso il primo conflitto mondiale, condusse poi alla salita al potere del partito fascista.

Così, “Le origini dell’Italia contemporanea. L’età giolittiana” ripercorre le vicende politiche, economiche, sociali ed economiche attraverso una precisa sintesi storica che è riveduta ed ancora più arricchita nella sua bibliografia completamente aggiornata ed ulteriormente, per quanto possibile, approfondita.

In conclusione, “Le origini dell’Italia contemporanea. L’età giolittiana” si presenta come un testo necessario per la comprensione di uno dei più importanti momenti storici ed apprezzato sostegno da parte di studiosi e studenti.

Cap. CC Flavio Carbone

 

Michael Howard
L’invenzione della Pace - Guerre e relazioni internazionali

Il Mulino, 2002, pagg. 110, euro 10,00.

Michael Howard, professore emerito di Storia militare a Yale e presidente dell’International Institute for Strategic Studies ha al suo attivo numerosi testi, dei quali “La guerra e le armi nella Storia d’Europa” è stato tradotto in italiano e pubblicato con i tipi della Laterza nel lontano 1978.
“L’invenzione della Pace - Guerre e relazioni internazionali”, di agevole e veloce lettura con le sue 110 pagine, è stato articolato su quattro capitoli: Sacerdoti e principi: 800 - 1789; Popoli e nazioni: 1789-1918; Idealisti e ideologi 1918-1989; Tomahawk e Kalasnikov (anno 2000).

Il filo di Arianna che viene seguito nel testo, sottolineato sapientemente dal titolo, è l’analisi del concetto di pace che ha visto la luce nel periodo illuministico, del quale Karl von Clausewitz fu uno dei pensatori più importanti e significativi per l’attenta e profonda analisi della Guerra.
“Per tutta la storia l’umanità si è divisa tra coloro che credevano che la pace dovesse essere preservata e coloro che credevano che essa dovesse essere conquistata”. Solo con l’Illuminismo si arrivò a dire che “… la pace, ovvero la visione di un ordine sociale da cui la guerra è abolita, sia stata inventata; un ordine, cioè, che risultava … dalla previdenza di esseri umani razionali che avevano preso in mano il proprio destino”. Quindi, grazie all’Illuminismo è stato possibile dare vita alla pace, nel concetto contemporaneo del termine, sopravvissuta al difficile periodo della “Guerra fredda”, durante la quale si sviluppò una attenta politica di dissuasione.

La fine di quel periodo ha posto altri problemi, tra i quali, l’erosione dello Stato nazione sia dall’alto (con i sempre più forti poteri delle organizzazioni sovranazionali), sia di lato (ad esempio con le pressioni di alcune grandi multinazionali sugli stati più deboli), sia dal basso (per l’assenza di una nazione all’interno della pluralità di stati che si sono formati dopo il 1945 senza una lotta per l’indipendenza).

Conseguentemente vi è uno squilibrio che “… rende alquanto problematica l’imposizione di un ordine mondiale” reso tangibile dai missili Tomahawk e Cruise che dominano i cieli, ma che sono impotenti di fronte al kalasnikov padrone incontrastato della terra, a dimostrazione che la guerra terrestre è destinata ad essere condotta con metodi tradizionali.

Così, con “L’invenzione della Pace - Guerre e relazioni internazionali” Howard intende analizzare il significato della presa di coscienza dell’esistenza della pace (correttamente da lui chiamata l’invenzione della pace) e le difficoltà che l’umanità ha trovato nell’attuarla.
In conclusione, il testo costituisce un valido contributo all’attualissimo dibattito sulla pace e sulla guerra che vede coinvolta anche l’Arma.

Cap. CC Flavio Carbone

 

Giuseppe Fioravanzo (a cura di G. Giorgerini)
Comandi Navali

Edizioni Forum di Relazioni Internazionali, 2002, pagg. 165, euro 35,00

Il libro “Comandi Navali” è la riedizione, curata da G. Giorgerini, del lavoro - pubblicato una prima volta a ridosso del secondo conflitto mondiale - dell’Ammiraglio Giuseppe Fioravanzo, ufficiale, storico e teorico navale e autore di testi che ben rappresentano la cultura militare italiana soprattutto nel periodo a cavallo tra le due guerre mondiali.

Il testo, opportunamente mondato dell’apodittica conservatrice propria della visione di una Marina dell’epoca e di una politica di potenza, resta un contributo rilevante per la formazione della mentalità e dei compiti dell’ufficiale di stato maggiore.

Di questo sforzo forte attualità mantengono principalmente le funzioni di Comando contenute nella parte prima “Teorica del Comando Navale” ed i primi tre capitoli (compiti dello Stato Maggiore, Composizione teorica e funzionamento) della parte seconda “Tecnica del Comando navale”. Della terza ed ultima parte “Organica del Comando navale”, vi può essere un interesse conoscitivo per la narrazione dell’evoluzione degli Stati Maggiori delle Marine più potenti dell’epoca.

L’attenzione è incentrata sulla figura dell’ufficiale e dello Stato Maggiore; quest’ultimo, è noto, in Marina costituisce parte essenziale della Forza Armata, ma mantiene una valenza anche nell’Arma, con una lunga tradizione a livello centrale e uno sviluppo a livello territoriale - con l’istituzione dei Comandi di Regione - molto più recente.

Dell’impegno di Fioravanzo si può sicuramente apprezzare la sua sensibilità verso la cultura (oggi si potrebbe dire formazione permanente) degli ufficiali - poiché parte attiva di uno Stato Maggiore e Comandanti di unità navali ai vari livelli - che sta a dimostrare quanta importanza rivestano le sue sempre valide riflessioni a carattere generale e riferibili ad ogni tipologia di ufficiale sia esso imbarcato o meno, appartenente alla Marina o ad altra Forza Armata.

Proprio rivolgendosi agli aspetti culturali di quest’ultimo, l’Ammiraglio ricorda che […] la compenetrazione sempre più intima tra organizzazione civile e organizzazione militare rende ognor più necessario l’eclettismo culturale degli Ufficiali, con speciale riferimento alle discipline politiche economiche e sociali […] rilevando come il percorso formativo per la preparazione dei futuri dirigenti della sua Forza armata […] è cosa molto ardua […].

Questa non può avvenire solamente con il percorso formativo istituzionale, ma può e in qualche caso deve essere integrata da un “autodidattismo”, con il quale l’ufficiale allarga la propria cultura generale e perfeziona quella professionale.

Il lavoro di Fioravanzo si può presentare come un supporto per la formazione degli ufficiali, ma si rivela decisamente un valido sostegno allorché il compito consista nel preparare degli ufficiali in grado di svolgere i compiti in uno stato maggiore. “[…] E per avere Stati Maggiori efficienti, cioè composti di uomini “parlanti la stessa lingua”, si è dovuto dare agli studi una disciplina, dedicandovi Istituti appropriati. Ecco […] siamo giunti all’attuale situazione, che implica e impegna doti intellettuali, morali e culturali di primissimo ordine.

In definitiva il testo, eccettuati i numerosi refusi, rimane un documento prezioso ed utilissimo per lo studio e le riflessioni necessarie per la preparazione culturale e professionale di un ufficiale delle Forze Armate.

Cap. CC Flavio Carbone

 

Vladimiro Satta
Odissea nel caso Moro

Edup, 2003, pagg. 445, euro 16,00

Il 13 marzo 2003 è stato presentato all’Archivio di Stato di Roma “Odissea nel caso Moro - Viaggio controcorrente attraverso la documentazione della Commissione Stragi”. Si tratta di un lavoro complesso e articolato su 4 sezioni (1a - Le BR fecero da sole, o furono guidate da altri soggetti?; 2a - Moro poteva essere salvato?; 3a - Il sequestro Moro e la Ragion di Stato; 4a - Lo scenario e l’ultimo atto della tragedia) elaborate su approssimativamente 1.500.000 pagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (c.d. “Commissione Stragi”) e i 130 volumi di atti allegati alle relazioni conclusive della Commissione Moro, frutto di un intenso e duro lavoro dell’autore, documentarista presso il Senato.

Come è stato precisato durante la presentazione, “le argomentazioni di carattere logico, da sole, non possono confutare tesi apparentemente plausibili ma non vere [ad es., la presenza del colonnello Guglielmi in via Fani]: tuttavia, Satta fornisce elementi di conoscenza che permettono di rettificare anche quel tipo di affermazioni, altrimenti non attaccabili” (professor Giovanni Sabbatucci), grazie alla principale caratteristica del libro: “la ricchissima documentazione che ha costituito la base del lavoro dell’autore” (professor Carlo Ghisalberti).

È evidente che non si tratta di un’ennesima ricostruzione “romanzata” sulla quale si basa invece una recente pellicola cinematografica. È un lavoro che ha tutte le caratteristiche della scientificità e che non potrà non avere una parte determinante nella comprensione dell’Italia di quel periodo e del dramma vissuto non solamente dall’ostaggio e dalla sua famiglia, ma da tutta una classe dirigente politica tra la tentazione di un avvicinamento (condotto in qualche modo dal solo PSI) e il mantenimento di una linea della “fermezza” seguita sia dalla maggioranza di governo sia dall’opposizione. Ciò nella consapevolezza che trattare avrebbe significato la morte dello Stato senza via di scampo.

Il percorso utilizzato dall’autore nella ricostruzione delle varie ipotesi è da apprezzare per la linearità e compostezza, permette di chiarire in maniera esaustiva non solo i dubbi che la Commissione aveva di volta in volta sollevato, ma offre anche al lettore comune una narrazione dello svolgersi di tutta la vicenda che vide l’onorevole Moro e la sua scorta al centro dell’attenzione, garantendo la piena comprensione degli eventi.

L’autore è stato l’unico, accanto a sforzi minori, che sia riuscito ad armonizzare la grande massa di fonti primarie e non, eliminando definitivamente dalla ricostruzione storica le storture e le forzature che alcuni hanno voluto imporre deformando la visione degli avvenimenti.

Satta percorre tutti i filoni seguiti dalla Commissione sul caso Moro, dalla Stragi e la bibliografia che ne seguì analizzando anche l’operato delle Forze dell’Ordine, soprattutto nel quarto capitolo “Le carenze degli apparati dello Stato: difficoltà oggettive, colpa o dolo?”. Attraverso i documenti che egli ha potuto consultare parlano i principali esponenti dei Carabinieri, della Polizia di Stato e dei Servizi di informazione e sicurezza; dalla preziosa analisi che l’autore ha condotto si può apprezzare lo sforzo e i risultati che principalmente i Carabinieri, grazie specialmente ai Nuclei Antiterrorismo coordinati dal Generale Dalla Chiesa, condussero per scardinare con un’attenta attività preventiva e repressiva il gruppo terroristico “Brigate Rosse”. In conclusione, attraverso questo importante lavoro si può affermare che i misteri del caso Moro non esistono. “L’insegnamento di Satta è un chiaro ed evidente ammonimento a non lasciarsi affascinare dalle troppe teorie dei complotti” (prof. Francesco Perfetti).

Cap. CC Flavio Carbone

Pino Caruso
Il venditore di racconti

Marsilio, 2003, pagg. 178, euro 12,50

Molti, ovviamente, riconosceranno nell’autore di questo libro il Maresciallo Capello, comandante della stazione dello sceneggiato televisivo “Carabinieri”. Quelli che hanno qualche anno in più ricorderanno il Pino Caruso attore comico che ha lavorato in teatro e televisione per oltre quaranta anni, avendone sicuramente apprezzato il sottile umorismo tipicamente siculo. Non tutti, invece, avranno avuto modo di conoscere il Caruso scrittore, la cui attività è peraltro cospicua e inizia già a metà degli anni ’80. Appartenente a quelli che conoscevano la lunga attività dell’attore comico, ma incluso anche nella terza categoria, e senza giustificazioni, ho letto con curiosità questo libro immaginando, come per naturale automatismo, che la voce narrante fosse quella dello scrittore stesso; così, a lettura conclusa, gli episodi me li rammento quasi come se fosse stato l’autore stesso a raccontarmeli. È questo un piacevole effetto che non sempre consegue alla lettura, ma spesso la suggestione del lettore è aiutata dalla memoria di alcune sensazioni, ed in questo caso la particolare impronta sonora della voce dello scrittore ha influenzato la mia lettura.

Il venditore di racconti (questo è anche il titolo del secondo racconto) è una raccolta di brevi scritti in cui l’Autore esterna ricordi, storie vere, esperienze personali vissute e sofferte. Nell’alternarsi delle brevi vicende vengono rievocate sapientemente atmosfere e luoghi della Palermo ante e post guerra e della Roma dal dopoguerra ad oggi, tappe dell’infanzia e del non facile inizio professionale di Caruso. Ma sono inseriti anche racconti che sembrano bozzetti dai colori vivaci ove si svolgono trame poliziesche, esperienze paranormali, riflessioni, fantasie, considerazioni senza mai, però, escludere l’ironia che è il sale del libro e il mestiere dell’autore, un dovere professionale al quale non si sottrae il Caruso scrittore.
La scrittura, i libri, sono una invenzione stupefacente per semplicità, immediatezza e pronta fruibilità; così l’Autore, già nelle prime pagine, citando un fatto naturale abbastanza supponibile pur nella sua infrequenza, come la mancanza di energia elettrica che impedisce i moderni mezzi di comunicazione, mette in luce la preziosa unicità dei libri, la qualità che essi hanno, quella di “non spegnersi” quando va via la luce.

Un ringraziamento a Guglielmo Marconi, quale padre di tutti i moderni mass media, alla fine del libro, contempera (non casualmente) l’atto celebrativo esternato all’inizio per la letteratura. La citazione di un brano di Marconi, datato 1929, sorprende per le lungimiranti considerazioni dello scienziato nel prevedere quanto la rapida diffusione e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione avrebbero influenzato la vita degli individui. Ringraziamento dovuto, quindi, dallo scrittore che non dimentica la televisione e il cinema.

In conclusione una performance convincente, un libro ottimamente scritto e, direi, magistralmente raccontato da una voce familiare dei nostri schermi che conosce bene l’arte di captare l’attenzione del suo auditorio, anche se questo è costituito da un solo spettatore.

S. Ten. CC Moreno Castrati

Ruggero Giuseppe
Compendio delle Investigazioni Difensive

Giuffrè editore, 2002, pagg. 452, euro 27,00

L’autore attraverso un excursus storico descrive le varie vicende delle cosiddette “Indagini Difensive”. Si sofferma, in particolare, sulle fonti normative preesistenti alla vigente legge, sul cammino della dottrina e sul percorso giurisprudenziale. Analizza, poi, dettagliatamente gli articoli della legge 7 dicembre 2000, n. 397.

Dalle disposizioni generali sulle indagini difensive, all’affidamento dell’incarico; dalle forme e finalità delle investigazioni, alla documentazione delle dichiarazioni ricevute e delle informazioni assunte; dalla richiesta dei documenti alla pubblica amministrazione, all’accesso nei luoghi pubblici e privati. Si sofferma, ancora, sull’utilizzazione processuale di quanto acquisito nella fase del procedimento e sulle norme di garanzia del difensore e sui suoi poteri investigativi specifici.

Conclude descrivendo il regime sanzionatorio per le violazione delle disposizioni sulle indagini difensive e le modifiche al Codice Penale con l’analisi delle fattispecie rilevanti.

Il libro, che contiene un’appendice con il testo della legge del 2000 e con un formulario, si pone come un utile strumento di confronto per tutti coloro che svolgono attività di Polizia Giudiziaria, affinché conoscendo le norme applicabili all’altra parte del processo, possano con essa competere in una dialettica di reciproca ma - nel contempo - di spiccata professionalità.

Ten. CC Giovanni Fangani Nicastro

D’Elia Giuseppe
Magistratura, Polizia Giudiziaria e Costituzione

Giuffrè, 2002, pagg. 140, euro 11,00

Il rapporto tra magistratura e polizia giudiziaria è stato da sempre foriero di innumerevoli e accese discussioni esternate non solo in dottrina e in giurisprudenza, ma anche in sede di lavori preparatori della Costituzione della Repubblica.

Una scelta equilibrata indusse i Padri della legge fondamentale dello Stato ad approvare le norma di cui all’art. 109 Cost. “L’Autorità Giudiziaria dispone direttamente della Polizia Giudiziaria”. La disposizione “lapidaria” dal carattere ovviamente programmatico, fece assumere al problema un rango costituzionale che prima non aveva. Storicamente, il Codice Rocco si adattò alla fonte sovraordinaria. Poi, si giunse a una prima riforma nel 1955 che istituì i Nuclei e le Squadre di Polizia Giudiziaria per le Forze di Polizia. Quindi, dopo un lungo e travagliato cammino, si arrivò all’attuale traguardo della divisione tra le Sezioni di Polizia Giudiziaria interforze, i Servizi di Polizia Giudiziaria e gli altri organi. L’Autore illustra nel testo i vari aspetti e le varie fonti normative che disciplinano l’organizzazione e i rapporti tra Autorità giudiziaria e omonima polizia, soffermandosi in particolare sul vigente Codice di Procedura Penale. Approfondisce, quindi, la comparazione delle fonti legislative primarie e secondarie con la direttiva costituzionale.

È un ottimo strumento di studio per l’approfondimento delle tematiche relative alla portata dell’art. 109 della Costituzione.

Ten. CC Giovanni Fangani Nicastro

Denise Danks
Phreak

Marsilio, 2003, pagg. 267, euro 13,50

Con il nuovo progetto editoriale denominato “Black”, la collana Marsilio ha arricchito e rinnovato, sia da un punto di vista espressivo, sia da quello dei contenuti, il genere letterario noir contemporaneo.

Il tecno-noir intitolato “Phreak” (un phreaker di telefoni è una variazione sul tema del normale hacker di computer), ambientato tra l’East End londinese e il cyberspazio, è un romanzo teso e avvincente, un poliziesco a sfondo tecnologico che proietta il lettore in una visione apocalittica della Londra dei nostri giorni.

Quinta opera della pluripremiata scrittrice e giornalista Denise Danks, considerata tra i migliori scrittori inglesi di narrativa poliziesca, “Phreak” è la fusione del violento mondo delle bande londinesi e la rete, dove appunto il cyberspazio incontra la cultura delle gang dell’East End con effetti davvero impressionanti. Sin dalle prime pagine si viene trascinati in un’atmosfera cupa e inquietante dove la protagonista Georgina Powers, giornalista informatica, sexy e amorale, sta investigando su un traffico di cellulari clonati. Le cose si complicano quando la sua principale fonte d’informazioni, il giovane phreaker Abdul, viene ritrovato barbaramente ucciso e lasciato in un cassonetto di rifiuti, e come se non bastasse con uno sbaffo del suo rossetto sulla maglietta. Sospettata di omicidio dalla polizia, minacciata da una gang bengalese che vuole sapere cos’è successo ad Abdul, Georgina è costretta a chiedere aiuto ad un suo vecchio amante, Tony, un’ex pugile e proprietario di un night club dalla dubbia reputazione. Lo stile è potente, nervoso e coinvolgente. I protagonisti toccano una realtà intrisa di violenza, una guerra tra bande combattuta senza esclusioni di colpi tra il cyberspazio e il mondo reale. L’obiettivo di “Black” è tutto questo, evitare le solite formule ormai stantie per allargare i confini tradizionalmente codificati del romanzo noir, operando scelte che forniscono anzi un tipo di informazione molto preciso sui nuovi processi criminali, creando quindi coscienza nel lettore.

M.C. Alessio Rumori

Katja Doubek
Il grande libro degli attentati

Newton & Compton editori 2003, pagg. 303, euro 12,50

L’opera della scrittrice e psicoterapeuta tedesca Katja Doubek, portata in libreria dalla Newton Compton editori, rappresenta un’esauriente sintesi del fenomeno terroristico internazionale da Giulio Cesare a Martin Luter King, da J. F. Kennedy alle torri gemelle. L’Autrice non muove accuse né propone giustificazioni ma, nell’osservazione del fenomeno, analizza le cause e le ripercussioni dei principali attentati che nel corso dei secoli sono stati rivolti contro singoli, soffermandosi in particolar modo sulle motivazioni che hanno spinto altri uomini ad abbattere i “simboli storici” del momento, quelli insomma che avevano in comune un’unica cosa: la caratteristica di impersonare coloro che hanno legato il loro destino a quello di un popolo o di una generazione. L’impatto del terribile attentato terroristico che ha ridotto in cenere le Twin Towers del World Trade Center di New York e un’ala del Pentagono a Washington l’11 settembre 2001, sarà, disgraziatamente, ricordato per lungo tempo. Questa tragedia che ha provocato l’orribile morte di migliaia di persone ha sconvolto il mondo intero, ferito e insanguinato gli Stati Uniti d’America. È indubbio che l’attacco ai simboli della superpotenza americana ha aperto una nuova era nella storia degli attentati. Tuttavia, gli attentati a politici, personaggi celebri e potenti ci sono sempre stati, sia pure con moventi che vanno dalla sete di gloria o di vendetta all’intrigo politico o alla congiura, fino alla gelosia o alla passione. Il volume è caratterizzato da un interminabile elenco in ordine alfabetico, piuttosto che cronologico, stilato dalla Doubek, attraverso l’analisi di molteplici fonti, che inizia con Alessandro I Karagjorgievic re di Jugoslavia ucciso nel 1934, e finisce con Helmut Zilk, uomo politico austriaco sfuggito ad un’autobomba nel ‘93. Ci sono poi dittatori (Hitler, Mussolini ..), re e imperatori (da Giulio Cesare a Umberto I, dalla regina Elisabetta a re Faysal II), capi di stato e uomini politici (da Rabin a Fidel Castro, da Moro a Pim Fortuyn), leader di movimenti (da Ghandi a Malcom X ..), e altri ancora che sono entrati nel mirino di un attentatore folle solo perché famosi come il cantante John Lennon nel 1980 e la tennista Monica Seles nel ’93. L’opera, concludendo con una postfazione, fornisce un’esaustiva raccolta di fatti e personaggi che contribuiscono ad avvicinare il lettore ad una difficile epoca storica qual’è la nostra, ne analizza gli aspetti psicologici dei protagonisti, il tutto in uno stile coinvolgente e ricco di dettagli storici.

M.C. Alessio Rumori

Giovanni Brizzi
Il guerriero, l’oplita, il legionario. Gli eserciti del mondo classico

Il Mulino, 2002, pagg. 206, euro 11,50

Le trasformazioni ordinative degli eserciti dell’antichità, le strategie dei grandi condottieri, le tattiche utilizzate nelle più importanti battaglie sono gli argomenti attraverso i quali Giovanni Brizzi, professore ordinario di Storia romana nella facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Bologna, delinea un quadro organico dell’arte e della scienza militari dell’antica Roma.

Il saggio, però, non è semplicemente un coinvolgente brano di storia militare romana, ma sottende una chiara analisi dei valori di fondo che guidano il legionario romano nelle sue attività belliche e nelle diverse epoche della storia di Roma, dalle nascita all’età imperiale.

L’Autore prende le mosse dalla figura epica del guerriero delle origini che incarna l’espressione dell’individualità eroica e del primordiale furore bellico già nell’antica Grecia, sino ad illustrare l’età dell’oplita, culminata negli ordinamenti militari falangitici, perfezionati e corretti dai romani ideatori di quella formidabile unità militare, conosciuta nel mondo come legione romana. Questo fondamentale passaggio segna la trasformazione stessa dell’etica militare, per la quale all’individualismo eroico e primordiale subentrano valori collettivi che caratterizzano il sistema politico delle città - stato.

Il combattimento individuale lascia il campo alla manovra compatta e ordinata della falange, all’interno della quale non ha più importanza il valore del singolo, ma la coesione e la disciplina di quella particolare unità militare che deve muovere e combattere all’unisono e dove ciascun componente trova protezione e allo stesso tempo protegge i propri compagni.

Il valore del soldato romano si esprime proprio in questo senso di appartenenza e di forte coesione, traducendo valori etici e politici che rappresentano il profondo senso del dovere nei confronti dello Stato. Il tutto si ricompone, allora, in un vasto affresco dove viene illustrata una storia fatta di Macedoni, Sanniti, Cartaginesi, Iberi e Parti, dove spiccano le figure di Alessandro Magno, di Pirro, di Annibale, di Scipione l’Africano, di Giulio Cesare, di Augusto, di Traiano e di Adriano.

Anche le battaglie più significative vengono descritte nel loro svolgimento tattico e nelle loro conseguenze politiche e militari: ecco in successione, tra le altre, Canne, i Campi Magni, Zama, Carrhae.

Carlo Augusto Viano
Etica pubblica

Laterza, 2002, pagg. 132, euro 9,30

Il saggio di Carlo Augusto Viano, professore ordinario di storia della filosofia all’Università di Torino, illustra mirabilmente l’evoluzione del concetto di etica pubblica e la differente valenza che lo stesso ha esercitato nelle varie epoche storiche e nel pensiero filosofico moderno.
Dal tentativo di identificare l’interesse pubblico, quale momento di fondazione di una nuova filosofia morale che potesse superare l’individualistica logica delle virtù private, il pensiero politico e filosofico ha costruito un’etica pubblica basata inizialmente sull’educazione dei produttori e sull’utilitarismo.

La ricerca del benessere e la prospettiva economica nelle relazioni sociali hanno caratterizzato il successivo tentativo di uscire dall’ottica prettamente utilitaristica, per fondare la stessa etica sociale su un’istanza collettiva oggettiva e perseguibile a favore di componenti della società civile.

Il Passaggio dall’economia all’etica, segna per l’Autore la svolta nell’elaborazione di una nuova trama di rapporti sociali in cui l’eguaglianza e l’egualitarismo, il riconoscimento dei diritti, l’aspirazione verso i valori, l’innesto di moduli contrattuali nelle scelte pubbliche hanno comportato un pluralismo etico che la stessa democrazia deve salvaguardare. Allora, compito fondamentale dell’etica pubblica, in una prospettiva politica e sociale contemporanea, è quello di permettere la coesistenza di stili etici differenti.

Giorgio Marinucci
Emilio Dolcini
Diritto penale - parte generale

Giuffrè, 2002, pagg. 347, euro 20,00

Frutto della riforma dell’ordinamento degli studi universitari, il volume rappresenta un’opera completa della parte generale del diritto penale che, pur dettata da un’istituzionale esigenza di sintesi, lascia impregiudicata la ricchezza di contenuti e l’ampia prospettiva di analisi degli istituti penale, già mirabilmente apprezzate nel famoso “Corso di diritto penale” dei due Autori. La moderna visione del diritto penale e l’originalità della prospettiva sistematica traspaiono immediatamente dal primo capitolo dell’opera che si occupa di legittimazione e compiti del diritto penale, sostanzialmente l’in sé dell’intera materia. Perché si ricorre alla pena, perché si infligge e perché si deve eseguire sono i passaggi logico - sistematici di un diritto penale che fonda le ragioni della sua esistenza su un’istanza di razionalità e di democrazia che hanno cambiato il volto della repressione penale. Anche l’impostazione interna del volume tradisce il dato di fondo di un diritto penale ormai diverso rispetto all’originaria formulazione del codice penale. Abbandonando le sistematiche bipartite e tripartite e andando al di là della teoria della costruzione separata delle fattispecie criminose, Marinucci e Dolcini propongono nella scomposizione analitica del reato in una sistematica quadripartita un’alternativa al classico inquadramento dottrinale della manualistica corrente. Il fatto, l’antigiuridicità, la colpevolezza e la punibilità sono i quattro fondamentali ambiti di analisi attraverso i quali comprendere e rendere operativo il sistema penale e all’interno dei quali troverebbe collocazione anche il peculiare reato omissivo. Tra le forme di manifestazione del reato, inoltre, gli Autori mettono in evidenza esclusivamente il tentativo ed il concorso delle persone nel reato, mentre rimane in ombra la figura del reato circostanziato, mentre per il concorso di reati si può ritenere ormai acquisita l’impostazione dottrinale che non prevede più l’inquadramento di questa problematica applicativa nelle forme di manifestazione del reato.

Franco Modugno
Diritto pubblico generale

Laterza, 2002, pagg. 211, euro 22,00

Riappare nella manualistica delle discipline giuridiche un testo di “diritto pubblico generale”, a cura del Prof. Franco Modugno, ordinario di diritto costituzionale presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza”. Materia a rischio di estinzione e dagli incerti confini disciplinari il diritto pubblico generale, a metà strada tra la teoria del diritto e la teoria dello Stato, viene lucidamente ripresentato dall’Autore nei suoi profili essenziali. L’analisi verte sull’ordinamento giuridico, sul diritto e lo Stato e sulle fonti del diritto, come dire gli aspetti qualificanti del fenomeno giuridico, i parametri attraverso i quali si svolge la complessa trama del diritto. Il tutto è stato mirabilmente sintetizzato in un’opera che illustra gli elementi fondamentali e, con un accorgimento grafico originale e facilmente utilizzabile, non trascura il gusto dell’approfondimento e della esposizione dottrinale.

Valerio Pocar
Guida al diritto contemporaneo

Laterza, 2002, pagg. 155, euro 15,00

La prospettiva sociologica nell’approccio al fenomeno giuridico è il motivo dominante dell’opera di Valerio Pocar, docente di sociologia del diritto nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Milano - Bicocca. Il volume sottolinea come, per la conoscenza del mondo del diritto, siano imprescindibili le due prospettive di analisi proprie della dottrina giuridica e del pensiero sociologico: “la scienza giuridica senza sociologia del diritto è cieca e quest’ultima senza la prima è vuota”. Questa impostazione metodologica permette all’Autore di svolgere una serie di considerazioni sugli aspetti più qualificanti del diritto contemporaneo attraverso l’esame di tre ordini di questioni: un primo afferente alla genetica del diritto, cioè alle origini e alla natura delle regole giuridiche, un secondo alla funzione del diritto nel contesto sociale ed un terzo all’ideologia del diritto, cioè al rapporto tra regole giuridiche e valori. La stimolante lettura del volume induce a riflettere sulla necessità di uno studio interdisciplinare del fenomeno giuridico e sull’importanza della prospettiva sociologica che cala la realtà del diritto nel vivo dei rapporti sociali.

Michele Ainis
La legge oscura. Come e perché non funziona

Laterza, 2002, pagg. 206, euro 8,00

La legge oscura è un nuovo paradigma giuridico con il quale l’Autore, ordinario di istituzioni di diritto pubblico all’Università di Teramo, classifica tutte le leggi “non chiare”, il cui ambiguo linguaggio disorienta gli interpreti, sconcerta i destinatari delle norme e non consente una reale applicazione della stessa legge. Il saggio, di estrema originalità per l’inusuale oggetto di studio e l’utilizzazione di un metodo di analisi non legato a rigidi schematismi concettuali, mette a nudo i difetti di una legislazione spesso frutto di approssimazione, dilettantismo se non proprio di ricercata ambiguità. La legge ha dei limiti strutturali derivanti dal fatto stesso di essere comunque una forma di compromesso tra le diverse istanze sociali ed economiche e i differenti orientamenti politici. Ma la ricerca di appropriate tecniche di legislazione è una insopprimibile necessità per uno Stato democratico e di diritto, le cui leggi devono essere comprensibili e trovare sempre una concreta attuazione. L’imperativo è allora quello di “scrivere chiaro” rifuggendo dal burocratese e mirando ad un giusto equilibrio interno delle leggi che coniughi chiarezza e precisione nella prospettiva di una giustificazione razionale delle norme che devono essere osservate da tutti i consociati. Il saggio di Ainis risulta estremamente interessante e di piacevole lettura, sia per il tecnico del diritto che cerca soluzioni positive al problema delle legge oscura, sia per il profano che vuole capire perché spesso le leggi si pongano su un piano talmente distante dal comune buon senso da risultare talvolta incomprensibili se non addirittura irrazionali.

Alessandro Natalini

Le semplificazioni amministrative

Il Mulino, 2002, pagg. 221, euro 16,50

La semplificazione amministrativa è allo stesso tempo un obiettivo e una tecnica di gestione dei rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini. Il saggio di Natalini ci introduce nel complesso sistema delle semplificazioni, cominciando dalle ragioni storiche della necessità di semplificare per poi illustrare il disegno della semplificazione, in termini organizzazione, attività, oggetto e livelli di governo. Successivamente, l’Autore descrive dettagliatamente le tecniche di semplificazione, parlando di eliminazione, di riduzione, di razionalizzazione, di informatizzazione, di motivazione. Il volume, per la sua completezza e l’ampiezza dell’analisi, costituisce un utile strumento di conoscenza e di applicazione operativa, a metà strada tra diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione.