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Materiale per una storia dell'Arma

T. Col. Dino Tabellini

RIVISTA DEI CARABINIERI REALI
Anno I - n. 1 - novembre-dicembre 1934

La nuova “Istruzione sul carteggio” per l’Arma dei Carabinieri Reali

Se dovessimo credere al poeta ed agli altri pensatori e filosofi che il medesimo giudizio hanno emesso con parole anche più crude, quante persone non dovremmo tenere lontane, quanti scrittori non dovremmo abbandonare alla loro sorte perché disoneste le prime e pericolosi i secondi?
Certo, anche a voler essere ottimisti, non è facile astrarsi da un istintivo senso di diffidenza ogni qual volta ci vien fatto di incappare in scritti prolissi e tortuosi o in persone eccessivamente loquaci, le cui troppe parole sanno spesso di armeggi non del tutto comprensibili.
Se così è nelle relazioni fra persone dei vari ceti sociali, il malessere si accentua indubbiamente nei rapporti fra militari perché anche le manifestazioni di tal natura fra gli appartenenti alle milizie risentono di ciò che l’educazione militare è rispetto a quella civile: una più rigida austerità di modi, un “puritanismo civile” tanto più soggetto, quindi, a facili incrinature.
Appare superfluo, allora, voler dimostrare che una “istruzione” militare, dettata per regolare l’estrinsecazione di tali rapporti, non può che seguire l’ortodossia più scrupolosa nel bandire ogni fronzolo e nel condannare con rigore qualsiasi impaccio che ritardi l’azione.

Veniamo quindi senz’altro alla nuova “Istruzione sul carteggio” per l’Arma dei carabinieri reali.
Tema senza contenuto, materia arida, penserà più di qualcuno. “A fortiori” mi sarà concessa, appunto per questo, l’indulgenza del lettore cortese.
Del resto, chiunque di noi dell’Arma si raccolga pochi istanti per rievocare in rapida rassegna le incessanti, sottili ed a volte perfino tormentose controversie dei nostri quotidiani “ludi cartacei”, non potrà non essere con me nel tessere le lodi e nel gioire di una riforma, condotta con ogni energia per la resa a discrezione di vieti sistemi basati quasi esclusivamente sulla ricerca assillante dei mezzi creduti più adatti a scongiurare tutte, proprio tutte, le possibili responsabilità.
Perché appunto a ciò tende con fermezza la nuova “istruzione”: bandire ogni inutile formalismo convenzionale, favorire le iniziative, e colpire senza attenuanti la tendenza di coloro - e non sono pochi - che si ritengono immuni da ogni censura soltanto quando “la pratica è a posto”.
I meno giovani non avranno certo dimenticato a quali eccessi abbia anche condotto, in un passato non tanto lontano, questa complicata schermaglia giornaliera che talvolta tralignava persino in manifestazioni non del tutto ligie ai canoni della più sana disciplina.

Se a siffatte alterazioni si era potuti arrivare pur di non discostarsi da una maniera di cui tuttavia appariva sempre più manifesta la caducità, ben si comprende con quanto convincimento e con quali propositi di emancipazione si sieno volute abbandonare, e speriamo per sempre, simili palestre, dove fra l’altro, non si riusciva a distaccarsi del tutto da quello stile “burocratico” che si era così tenacemente radicato nei nostri uffici - e non solamente di grado inferiore - quasi a costituire, per dirla col Maranesi, una specie di “arca santa”, con una grammatica ed un vocabolario tutti propri derivanti da vecchie tradizioni ormai superate o da gretti barbarismi ereditati dalle scomparse dominazioni straniere o, più spesso ancora, dall’ambizione malaccorta di voler parere colti usando voci e modi di dire che più si discostavano dall’uso corrente.
Tutto il sistema è ora colpito in pieno dalla nuova istruzione; in essa appare costante l’invito a semplificare secondo un unico proponimento: diventare strumento di azione.
Ciò si avverte fin dalle prime “disposizioni generali”: sono rapide battute che danno l’immediato tono della nuova regola: “questa materia... non ha semplice valore formale; essa conferisce snellezza all’azione, riservatezza alle decisioni, sostanza allo spirito militare. È leva di comando potente”.

“Un ordine rispecchia la decisione e la fede di chi lo dà. Può quindi infondere fede o determinare sfiducia; v’è cioè già il seme della vittoria o dell’insuccesso”.
E subito dopo: “È da evitare assolutamente ogni corrispondenza tra comandi ed uffici che possono rapidamente risolvere le pratiche con intese verbali”. “Una semplice annotazione, con l’indicazione della data che ricordi l’avvenuta intesa, è sufficiente”. “I comandi debbono in questa materia orientare l’azione dei propri dipendenti verso quella forma positiva e realistica che è caratteristica militare”.

...

Nessuna tregua dunque, nessun indugio: “La parola del superiore, quando giunge tardiva è sempre meno redditizia”.
E più oltre ancora: “La forma incisiva, telegrafica non aderisce a chi scrive preoccupato soprattutto delle proprie responsabilità”.
Dopo queste brevi premesse e dopo l’esortazione ad applicarle con fedeltà di intenti, seguono le prime regole per la “suddivisione e classificazione del carteggio”: poche norme, un po’ rigide se vogliamo, che peraltro occorrerà seguire rigorosamente non per minuziosità formalistica, ma per mantenere l’ordine assolutamente indispensabile come se si trattasse di uno schedario: un posto, una casella, un indice per ogni cosa, ed ogni cosa al suo posto.
Notiamo qui una prima importantissima innovazione: la soppressione del registro di corrispondenza delle stazioni.

Tutti noi dell’Arma sappiamo quale importanza rivestisse questo copialettere tanto necessario, pur riconoscendo lo spreco di tempo e di personale che la sua tenuta a giorno imponeva.
Orbene, l’uso ormai diffuso della macchina da scrivere fra i nostri sottufficiali ha consigliato di sostituire al predetto registro apposite copertine già stampate, sulle quali - a seconda delle varie materie - saranno annotati gli indici di riferimento di ciascuna lettera in arrivo e in partenza: di queste ultime sarà poi conservata una copia che potrà essere estratta, senza alcuna perdita di tempo, dalla copiatura a macchina di tutte le comunicazioni scritte che vengono giornalmente eseguite dalle stazioni.
Alla suddivisione del carteggio segue l’indicazione delle diverse forme con cui esso si svolge: disposizioni elastiche, sintetiche, facilmente adattabili ai singoli temperamenti ed opportunamente snellite secondo il preordinato proposito di alleggerire qualsiasi lavoro di scritturazione.

Anche in questo capitolo troviamo una modificazione di eccezionale importanza: la definitiva abolizione del registro dei processi verbali che viene sostituto con apposite raccolte annuali, curate secondo disposizioni analoghe a quelle del soppresso registro di corrispondenza.
È un altro ampio passo in avanti sulla via delle semplificazioni, ed i sottufficiali tutti, avvertiranno in breve i vantaggi del considerevole risparmio di tempo che anche nella trattazione di questa materia potrà essere conseguito.
Per incidenza mi piace ricordare, altresì, di questo capitolo un breve ma categorico accenno agli esposti anonimi od apocrifi: ad eccezione di quelli riferentisi a materia penale, per i quali vigono le precise norme del codice, tutti gli altri, come si confà al costume militare, vanno inesorabilmente distrutti, salva, beninteso, ogni possibile indagine per l’identificazione e la punizione degli autori.
In diffuso elenco sono poi raccolte le disposizioni relative all’alienazione del vecchio carteggio ed alla tenuta dell’archivio. Sono precise indicazioni che occorrerà seguire con scrupolosa diligenza per la conservazione di tutti gli atti più importanti del nostro servizio costituendo essi una documentazione utilissima non solo ai fini storici delle vicende dell’Arma, ma altresì necessari per il proseguimento di qualsiasi indagine consigliata dal sorgere di nuove circostanze o di nuove questioni.
Si chiude così la prima parte dell’istruzione.

La parte seconda raccoglie dapprima tutte le disposizioni di carattere particolare riguardanti le tre branche (I, II e III divisione) in cui si divide il carteggio ordinario. Per il carteggio di contenuto riservato nulla è stato sostanzialmente modificato.
La materia che appare più profondamente innovata in questo primo capitolo è quella che si riferisce ai rapporti che intercedono fra le legioni, gli ispettorati di zona ed i due generali di divisione addetti al comando generale.
I generali di divisione dell’Arma, infatti, in virtù di un provvedimento di legge in corso di emanazione, vengono ad assumere una figura giuridica diversa da quella fin qui avuta: essi diventano cioè dei veri organi gerarchici con funzioni ed attribuzioni tutte proprie a riguardo della materia ad essi delegata e nel territorio giurisdizionale ad essi assegnato. Occorreva pertanto regolare con opportune disposizioni anche lo svolgimento del carteggio fra questi elevati organi di comando, il che è stato fatto con poche e chiare indicazioni.
Segue - sempre nella parte seconda - un altro capitolo sul quale ritengo molto utile soffermarmi più diffusamente per la eccezionale importanza dell’argomento che involge una parte essenziale del nostro servizio: il compito delle segnalazioni.
Come è noto, tale materia ha di recente subìto una profonda trasformazione, ed era tempo.
Tutti ricordiamo il vivo senso di preoccupazione che si impadroniva di noi allorquando occorreva segnalare, alle varie autorità interessate, gli avvenimenti che si susseguivano nel territorio assegnato ai nostri comandi. E quante volte, a malgrado di ogni buon volere, non si incappava lo stesso nella censura sempre più esigente dei superiori, i quali non mancavano quasi mai di intervenire con sottili interpretazioni a riguardo di questo o di quel caso previsto dal famoso n. 53 di non certamente grata memoria?

Occorreva uscire da simili pastoie: tutti ne eravamo convinti; ma ogni progetto ai nuovi sistemi si presentava irto di insormontabili difficoltà.
Innovare in questa materia era infatti oltremodo pericoloso: presso gli organi centrali la notizia di un fatto giunta in ritardo, o male eseguita, poteva essere causa anche di gravi conseguenze.
Tuttavia, dopo maturo studio, si concluse di esperimentare due sistemi completamente opposti. Il primo si basava su un’elencazione dettagliatissima di tutti i prevedibili casi, con l’indicazione, a fianco di ciascuno, del modo in cui i comandanti di stazione e gli ufficiali avrebbero dovuto regolarsi; si trattava in sostanza di sostituire il ricordato n. 53 con una minuziosissima rubrica, opportunamente ripartita per materia che, al verificarsi di un determinato fatto, doveva essere attentamente consultata dall’ufficiale o dal sottufficiale per trovarvi il caso analogo previsto e l’indicazione del modo di regolarsi.
Il secondo invece sopprimeva totalmente tale elencazione; dava alcune direttive ben chiare d’ordine generale, affidandosi in tutto il resto al buon senso ed alla personale esperienza degli ufficiali. Ad attenuare poi ogni preoccupazione o perplessità nella esecuzione delle segnalazioni, eliminava l’intervento degli organi intermedi non direttamente interessati, limitandolo in definitiva a due soli di essi: al comando di divisione ed al comando generale. Ed anche per questi organi l’azione correttrice era rivolta più che altro ai soli errori per difetto, salva ogni necessaria rettifica o integrazione delle circostanze non bene chiarite.
Per alcuni mesi i due sistemi vennero messi in esperimento presso quattro legioni: Milano, Trieste, Napoli e Bari.
I risultati furono concordemente favorevoli al secondo progetto: in tutti apparve manifesto un vero sollievo per essere finalmente usciti da un binario morto che affievoliva qualsiasi azione personale e che intorpidiva ogni volontà di operare con la sola guida delle proprie risorse.

Esiste ancora, peraltro, a regolare la materia, un capitoletto insidioso e non troppo breve invero, in cui sono elencati taluni casi che richiedono uno speciale trattamento.
Nessuna attenuazione è stata possibile apportare, almeno per ora, al riguardo: si tratta di categoriche disposizioni dei ministeri interessati ai quali occorrono, nelle citate circostanze, tutti gli elementi a fianco di ognuna indicati. Affidarsi anche in questo campo alla iniziativa ed alla perspicacia degli ufficiali poteva essere motivo di imprevedibili lacune e di conseguente sfiducia nell’operato dell’Arma.
Comunque, un primo larghissimo balzo in avanti è stato compiuto: possa la buona volontà e il valore di tutti i colleghi far proseguire la utilissima riforma sulla via brillantemente intrapresa per giungere in un domani molto prossimo ad una integrale attuazione del progetto cosi come era stato studiato.
Da ultimo, nella parte seconda, è stato inserito un capitolo nuovo riferentesi al servizio delle informazioni: non si sono, qui, poste - come si potrebbe facilmente pensare - delle barriere per impedire ad ognuno di regolarsi secondo il proprio estro e le proprie capacità: si sono invece volute dettare poche direttive intese ad eliminare certi inconvenienti ed a correggere talune tendenze che in siffatta delicata materia da tempo, con insistenza, si manifestavano. Al fine poi di attenuare il lavoro e di evitare - sempre in materia di informazioni - ogni possibile contraddizione per i continui mutamenti degli ufficiali diretti e dei comandanti di stazione, è stato disposto l’impianto, presso i rispettivi comandi, di uno schedario in cui verranno, con sistema semplicissimo, raccolti in apposite schede, tutti gli elementi relativi alle informazioni fornite dall’Arma alle autorità ed ai comandi ed enti indicati nella tabella annessa al nuovo regolamento organico, ediz. 1934.
Nella terza ed ultima parte sono state riunite, anche qui per la prima volta, le norme riguardanti: la tenuta a giorno del registro dei pregiudicati e delle persone socialmente pericolose, la compilazione dei cartellini biografici o dei fascicoli personali e tutte quelle altre disposizioni frammentarie, sparse un po’ dappertutto, che regolano le pratiche da condursi per i disertori, renitenti, catturandi, ecc. Raccolta, questa, quanto mai preziosa; che eliminerà ogni incertezza nella elaborazione di materia tanto importante.

Segue, in apposite tabelle riassuntive, l’elencazione completa delle categorie e specialità in cui il carteggio è stato suddiviso con l’indicazione di tutti i registri che ciascun comando dell’Arma deve avere in carico e dei vari lavori periodici che si dovranno trasmettere superiormente; questi ultimi ridotti fin dove si è potuto al minimo indispensabile.
In una breve appendice sono anche raccolti i modelli dei vari stampati previsti o citati nel corso delle singole disposizioni.
L’istruzione termina, infine, con una precisa norma su cui parmi opportuno richiamare l’attenzione dei cortesi colleghi: l’abrogazione di tutte le circolari fin qui emanate per regolare la materia in esame.
Questa disposizione spiega anzitutto perché la nuova istruzione - che pur tende costantemente alla semplificazione di ogni lavoro - sia composta di un numero quasi doppio di articoli di quella precedente; si è voluto riunire cioè in un complesso armonicamente distribuito, quella infinità di norme, ordini, disposizioni, note illustrative, richiami, raccomandazioni, ecc., sparse in diecine e diecine di circolari che avevano finito col creare la più fastidiosa incertezza nelle varie contingenze di servizio appunto per la loro complessità e per l’enorme numero di esse ancora in vigore.
Anche qui è stato attentamente sfrondato tutto ciò che appariva superfluo ed ingombrante, affidando al senso pratico ed all’esperienza degli ufficiali la cura di supplire alle imprecisazioni che dovessero presentarsi nell’esplicazione del quotidiano lavoro.

Ma quanto è stato fatto e detto perderebbe ogni valore ed ogni significato se, in noi tutti che all’Arma apparteniamo, non verrà a formarsi, al riguardo, uno spirito nuovo, una comprensione meno formalistica, un senso del dovere meno convenzionale.
Non si invochi, per carità, la tradizione; che cosa diviene infatti questa mirabile fonte di energie morali quando non è sostenuta dallo spirito?
Cosa vale vantarsi di una rigorosa esattezza di maniere, quando tutti siamo poi convinti che questa precisione degenera spesso - mi si perdoni la cruda parola - in dannosa pedanteria?
Si vincano le vecchie abitudini anche se molto comode, si superino le pigrizie della sicura ma umiliante carreggiata; si riconosca la superiorità dell’intelletto ed a questo, più che alla ricerca di minuzie nei regolamenti, ci si affidi.
Con ciò, lungi dal mio pensiero il voler predicare l’allontanamento dalla regola; io intendo riferirmi solo al modo di seguire la regola.
Che se questa poi dovesse apparirci incerta o malsicura o se addirittura tacesse, nessuna soverchia preoccupazione: sarà anzi per noi tutti una vera soddisfazione completarla o tracciarla con la sola guida dei nostri mezzi, e se sbaglieremo, poco male, perché attraverso la somma di questi piccoli errori impareremo ad essere sempre più accorti per l’avvenire, sorretti indubbiamente dalla coscienza di aver egualmente compiuto il nostro dovere.