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Libri

Natalino Irti
Emanuele Severino

Dialogo su diritto e tecnica

Laterza editore, 2001, pagg. 116, euro 4,65


Il Un dialogo serrato, denso che scende nelle profondità epistemologiche del diritto e della filosofia, non risparmiando critiche aspre e severe.

Natalino Irti è ordinario di diritto civile presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, giurista positivo (“...positivo non indica non-negativo, ma si collega, attraverso la tarda latinità, al participio passato di ponere. Diritto positivo è, dunque, il diritto posto: e posto dagli uomini nella storicità del loro vivere.”), denuncia il pericolo della volontà di potenza della tecnica ed il fatale approdo ad un “giustecnicismo”, fagocitante il diritto stesso.

Emanuele Severino è ordinario di filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Venezia, sensibile interprete della cultura contemporanea, che ammonisce sull’ineluttabile sottomissione delle forze dell’Occidente ad una potenza sovrastante ogni altra: quella della tecnica. Due prospettive diverse, talvolta coincidenti, talaltra antitetiche: il rigore logico di un giurista disincantato, ma tenace nel sostenere le ragioni della forza del diritto (non dimentichiamo che Natalino Irti è “il giurista della decodificazione”), la profondità analitica e spietata di un maestro del pensiero moderno che con estrema lucidità descrive mirabilmente il cambiamento radicale dei riferimenti culturali. Un dialogo affascinante che invita alla lettura ed alla meditazione..


Paolo Granata

Codici Penali militari

Laurus Robuffo, 2^ edizione, 2001, pagg. 728, euro 77,47

A distanza di quattro anni, la casa editrice Laurus Robuffo propone la seconda edizione dell’opera di Paolo Granata sui codici penali militari. Ed é indubbiamente una (ri)proposta felice, peraltro in un settore del sapere giuridico non particolarmente curato dalla dottrina e, purtroppo, lasciato ai margini dell’ampio movimento di riforma del sistema penale italiano. I pregi del volume sono ben noti, ma vale la pena descrivere, sia pur sommariamente, le scelte tecniche ed espositive dell’autore.

I codici penali militari (la cui centralità grafica è anche evidenziata dalla scelta della monocolonna) sono illustrati con un commento puntuale e sintetico articolo per articolo: brevi note che, senza ridondanza e con particolare efficacia descrittiva, spiegano finalità e valore sistematico delle varie norme. Il commento è accompagnato anche da significative massime della giurisprudenza che danno concretezza alle norme in commento e stimolano il senso pratico del lettore, orientandolo ad un’interpretazione operativa dei testi legislativi. Pregevoli sono anche le note bibliografiche a piè di pagina, con ulteriori riferimenti normativi e giurisprudenziali, che consentono di sviluppare studi e ricerche più approfonditi. L’opera, inoltre, non si ferma ai soli codici penali militari, ma contiene un’abbondante legislazione complementare indispensabile per comprendere l’attuale sistema penale militare.

Il testo di Paolo Granata è senza dubbio un opera polivalente, utile a chi voglia approfondire temi ed argomenti di diritto penale militare, utilissima per l’operatore pratico che deve confrontarsi quotidianamente con le “questioni di diritto” che solleva questa peculiare branca giuridica.


Sabino Cassese (a cura di)

Ritratto dell'Italia

Laterza editore, 2001, pagg. 220, euro 18.08

Un ritratto a tinte forti, estremamente esauriente e capace di una visione d’insieme quanto mai affascinante e completa. Dal sistema politico al sistema giuridico-istituzionale, dall’economia alla demografia, dalla sociologia alla linguistica, dai caratteri culturali a quelli giuridico-amministrativi. Un lavoro d’insieme con qualificati contributi di esponenti di spicco dei vari settori disciplinari: Marcello de Cecco, Tullio De Mauro, Paul Ginsborg, Massimo Livi Bacci, Andrea Manzella, Pasquale Pasquino. L’opera non è esclusivamente un’analisi del nostro recente passato, ma fornisce chiavi di lettura per interpretare cambiamenti e la possibile evoluzione e gli sviluppi della società, dell’economia e delle istituzioni nazionali. Le anomalie, le incoerenze, gli sviluppi improvvisi e contraddittori, i “dislivelli di statalità” sono tutti tratti caratterizzanti di una storia politica e civile che ha interessato il nostro Paese in questi ultimi quarant’anni, una storia che svela chiari indicatori di un progresso generalizzato, ma anche sintomi di vecchi mali da cui non si è ancora pienamente guariti.

Pasquale Pasquino illustra il cambiamento del sistema politico, dalla frammentazione partitica alla polarizzazione nei due grandi schieramenti, passando attraverso i mutamenti delle leggi elettorali e il potere propulsivo dei referendum. Andrea Manzella passa in rassegna le più importanti istituzioni costituzionali, descrivendone vecchi e nuovi ruoli in un contesto completamente diverso da quello pensato e sino ad oggi vissuto.

Marcello de Cecco delinea pregi e difetti del sistema produttivo con particolare riferimento alle imprese, piccole, medie e grandi e al mercato del lavoro. Massimo Livi Bacci traccia un bilancio delle mutazioni demografiche dall’ultimo dopoguerra ad oggi, gettando uno sguardo al futuro, con particolare attenzione agli effetti del movimento immigratorio.

Paul Ginsborg offre un quadro stimolante della complessa composizione sociale del nostro Paese, focalizzando la lente d’ingrandimento su classi sociali e famiglie.

Tullio De Mauro si occupa di cultura e linguistica, illustrando le interrelazioni tra lingue e dialetti e sottolineando l’importanza culturale e sociale di questi ultimi, vero collante tra l’identità nazionale e il valore delle tradizioni locali. Sabino Cassese ripropone uno dei suoi più interessanti lavori sui caratteri dello Stato italiano, sulle sue debolezze intrinseche, sul difficile rapporto tra Stato e cittadini, governo centrale e governi locali, sistema statale e sistema socio-economico.


Edoardo Greppi

I crimini di guerra e contro l'umanità nel diritto internazionale

Utet, 2001, pagg. 250, euro 23.24

Il volume di Edoardo Greppi rappresenta un’opera di grande pregio sia per il rigore sistematico con cui viene affrontata la complessa problematica dei crimini di guerra e contro l’umanità, sia per la collocazione interdisciplinare del tema affrontato: tra diritto internazionale e diritto penale, verso il diritto internazionale penale.

L’Autore, per sua esplicita scelta, non passa in rassegna l’intero spettro dei crimini internazionali, comprensivi anche di quelli contro la pace, ma si occupa esclusivamente dei crimini di guerra, nella loro plurisecolare elaborazione dottrinale e nelle recenti sistemazioni giurisprudenziali, e dei crimini contro l’umanità, emersi prepotentemente dal processo di Norimberga sino allo Statuto di Roma e al Tribunale penale internazionale. La particolare attenzione al dato storico rende l’opera particolarmente utile per comprendere il complesso sviluppo di quella branca del diritto internazionale che originariamente è stata definita diritto bellico.

Dal diritto bellico, come primo tentativo di regolamentare l’uso della forza anche in quei frangenti dove la stessa si esprime nelle forme più violente e distruttive (la guerra), sino al diritto umanitario, per il quale la tutela della persona umana cerca nuovi spazi di effettività, senza distinzioni legate ad eventi politico-internazionali, talvolta difficilmente classificabili. Il cammino, però, non finisce qui e Greppi sottolinea come ormai siamo giunti ad un punto di convergenza tra diritto umanitario e diritti umani: la tutela dell’uomo in tutte le sue forme e manifestazioni deve trovare un sempre maggiore spazio politico e giuridico ed essere informato al basilare principio di umanità. L’analisi si dipana attraverso la fondamentale esperienza dei Tribunali internazionali costituiti dopo il Secondo conflitto mondiale, che hanno recepito oltre il diritto pattizio (per molti aspetti ancora insufficiente), i principi del diritto consuetudinario, operando una prima completa codificazione dei crimini di guerra. Timidamente anche il concetto di crimini contro l’umanità farà la sua prima apparizione in quel contesto, ma sarà soprattutto attraverso l’opera dei Tribunali internazionali per la ex-Jugoslavia ed il Ruanda che anche questi tipi di crimini avranno una loro organica sistemazione ed una efficace repressione.

Ma la vera e propria svolta sarà rappresentata dallo Statuto di Roma che ha istituito la Corte penale internazionale permanente, il cui effettivo funzionamento segnerà la definitiva sistemazione del diritto internazionale penale, e farà registrare la nascita di un sistema penale di tutela, che chiamerà a rispondere individualmente (e non più come organo dello Stato, con sostanziale immunità penale) chi si renderà responsabile dei crimini di guerra e contro l’umanità.

Il diritto internazionale penale è una scommessa, ma anche una grande speranza per realizzare - finalmente - un sistema di organizzazione internazionale che possa assicurare, su basi giuridiche solide e condivise, gli irrinunciabili obiettivi di pace e di giustizia mondiali.


Natalino Ronzitti

Diritto internazionale dei conflitti armati

Giappichelli, 2^ edizione, 2001, pagg. 364, euro 23.76

Il diritto internazionale dei conflitti armati, nonostante la codificazione di un diritto di pace, che doveva addirittura superare l’antico concetto di guerra, e le buone intenzioni di tutti gli Stati partecipanti all’Organizzazione delle Nazioni Unite, sta diventando una materia cardine del diritto internazionale, capace di focalizzare l’attenzione politica e giuridica a livello mondiale e - soprattutto - di fornire chiavi di lettura e soluzioni normative ed applicative in grado, quantomeno, di contenere la conflittualità e salvaguardare gli essenziali interessi dell’umanità.

La prospettiva adottata nel volume in argomento, fedele ad una tradizione di studi particolarmente significativa in Italia, supera la particolare ottica del classico diritto bellico e si apre a nuovi scenari politico-internazionali, utilizzando parametri concettuali moderni, più idonei ad inquadrare e definire una fenomenologia giuridica radicalmente cambiata. Ius ad bellum, ius in bello e disarmo sono i temi, meglio ancora le branche, del moderno diritto internazionale dei conflitti armati, dove - però - lo stesso termine guerra è oggetto di ampia riconsiderazione, non essendo più in grado di identificare una specifica fenomenologia dai chiari contorni giuridici e di fatto, tant’è che ormai la dottrina ha ridefinito l’oggetto della disciplina, indicandolo, appunto, con la locuzione “conflitti armati”. Anche il termine ius ad bellum, come mirabilmente illustra l’autore, non dovrebbe essere più in grado di selezionare uno specifico settore di diritti e obblighi internazionali, in quanto con l’entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite, la disciplina dell’uso della forza, come originario diritto sovrano, ha ricevuto una regolamentazione che condiziona (o dovrebbe condizionare) la sua stessa disponibilità da parte dei singoli Stati ed è, soprattutto, tesa a qualificare lo stesso uso in termini di legittimità o meno. In questo contesto appare fondamentale il sistema di garanzie apprestato per rendere effettivo un diritto internazionale, il cui scopo principale è la pace e la giustizia tra le Nazioni; ecco allora ampi capitoli sul sistema di sicurezza collettivo e sulle organizzazioni regionali, sull’uso della forza nella nostra Carta costituzionale e sulla neutralità permanente.

Per quanto concerne il diritto bellico vero e proprio, vengono illustrati i principi comuni e la garanzie di effettività dello stesso, la guerra terrestre, quella marittima e quella aerea, la sospensione delle ostilità e la fine del conflitto armato. Ampio spazio viene dato anche al diritto di neutralità ed a quello dei conflitti armati non internazionali, la cui codificazione rappresenta una delle recenti conquiste del diritto umanitario. Insomma, tutto il diritto di Ginevra trova nel testo ampia e approfondita analisi, con spunti di riflessione originali e soprattutto con la consapevolezza culturale e giuridica dell’importanza di una codificazione che vuole preservare e proteggere valori essenziali dell’umanità ed ha bisogno di strumenti idonei e universalmente condivisi per garantire la sua applicazione e la sua efficacia. In questo senso anche il capitolo del disarmo diventa uno dei più cruciali, nel contesto di un diritto dei conflitti armati che non vuole soltanto limitare gli effetti di eventi particolarmente gravi per tutta l’umanità, ma tenta di eliminare alla radice la cause e i motivi della conflittualità, o almeno controllarne strettamente le attitudini distruttive, evitando danni irreparabili per il mondo intero.


Ambrogio Viviani (a cura di)

Il 6° (131°) Corso, 1949 - 1951, Accademia Militare di Modena

Edizione Zeisciu (fuori commercio), 2001, pagg. 252

Una storia nella storia: quella del 6° Corso e dell’Accademia Militare di Modena. Un particolarissimo spaccato di storia militare italiana, dove la più prestigiosa Scuola di formazione degli ufficiali dell’Esercito, di tutte le Armi, è testimone di speranze, sacrifici e limpidi sentimenti di amor di Patria.
Interessanti dal punto di vista storico, artistico e araldico i capitoli dedicati all’Accademia, come istituzione militare, ed al Palazzo ducale, nelle sue linee architettoniche eleganti ed austere. Ancor più interessanti, dal punto di vista sociologico, etico e pedagogico le vicende del 6° Corso e dell’Associazione omonima, narrate con vivacità e dovizia di particolari nei capitoli successivi.
Il volume non può che far meditare, non solo le giovani generazioni di ufficiali, ma tutti coloro che apprezzano la carica di umanità al di là di ogni sterile formalismo, il rigore morale che non conosce compromessi con la propria coscienza, la gioia di vivere e di aver vissuto esperienze uniche ed irripetibili. Ma lasciamo la parola agli stessi protagonisti che “ancor oggi nulla chiedono, non pretendono di essere di esempio, né di esaltare la loro giovinezza, ma sperano che queste pagine sollecitino il ricordo del loro 6° Corso”. E allora, come non possiamo essere grati per un ricordo così vivo e denso di ideali e di valori, che supera la mera cronaca di fatti e vicende, piccoli e grandi, e rappresenta la più bella testimonianza di quello che dovrebbe essere il patrimonio più geloso delle Forze armate: l’etica militare e l’amor di Patria.


Silvio Riondato (a cura di)

Diritto e Forze armate. Nuovi impegni

Cedam, 2001, pagg. 423, euro 33.57

Il volume raccoglie gli atti del convegno sul tema omonimo, tenutosi a Padova il 30 novembre del 2000, organizzato dalla Regione Militare Nord e dal Dipartimento di diritto pubblico, internazionale e comunitario dell’Università degli Studi di Padova. Articolato per vaste aree tematiche, l’incontro ha toccato tutti i punti di interesse del diritto militare, offrendo originali profili di politica internazionale, diritto costituzionale, diritto pubblico ed amministrativo, diritto internazionale ed europeo, diritto penale e filosofia del diritto.

Moltissimi gli autori che hanno collaborato attraverso relazioni, comunicazioni ed interventi e, solo per citare i nomi di maggior prestigio accademico, ricordiamo Luigi Bonanate, David Brunelli, Lorenza Carlassare, Giovanni Conso, Giuseppe de Vergottini, Francesco Gentile, Leonardo Mazza, Leopoldo Mazzarolli, Luca Mezzetti, Laura Picchio Forlati, Silvio Riondato, Maria Rita Saulle e Giuseppe Zuccalà. Significativa ed altrettanto prestigiosa la partecipazione dei magistrati militari, mentre per le Forze armate registriamo esclusivamente l’intervento del Gen. Giorgio Blais. Il quadro che ne esce è quanto mai complesso ed affascinante e non si può certamente ridurre a poche indicazioni di sintesi. Per dare almeno una sensazione della straordinarietà dell’evento e della densità dottrinale dei temi trattati non si può far cenno ad alcuni contributi, che riteniamo tra i più significativi ed esaustivi per dare contezza delle maggiori problematiche del diritto militare e tra i quali citiamo quelli di: Lorenza Carlassare, sull’ordinamento democratico e l’impiego delle Forze armate oltre i confini; Giuseppe de Vergottini, sui profili costituzionali della gestione delle emergenze; Guglielmo Cevolin, sui profili procedurali dell’impiego delle Forze armate all’estero; Leopoldo Mazzarolli, sul dovere di difesa della Patria, l’obiezione di coscienza e il servizio civile; Silvio Riondato, sulla differenza tra forze di polizia e forze militari e l’incidenza dello spirito democratico nella disciplina militare; Maria Rita Saulle, sul servizio militare femminile; Francisco Leita, sul ruolo attuale delle organizzazioni regionali per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale; Andrea Gattini, sullo status delle forze armate nelle missioni di pace; Nicoletta Parisi, sui problemi attuali del diritto internazionale penale; David Brunelli, sulle prospettive di riforma del diritto penale militare; Maurizio Block, sull’applicazione dei codici penali militari ai corpi di spedizione all’estero; Giuseppe Rosin, sulle competenze di polizia giudiziaria e processuali penali nel quadro delle missioni fuori area; Debora Provolo, sull’ordine criminoso nei recenti progetti di riforma del codice penale italiano e nella disciplina internazionale penale; Martina Meneghello, sui profili penalistici del “nonnismo”; Maurizio Riverditi, sul reato di violata consegna e le questione che lo stesso suscita in tema di riserva di legge ed esigenze di riforma del diritto penale militare.

Una menzione a parte deve essere fatta per i contributi di Sergio Dini, sui profili storico-giuridici della disfatta militare, Francesco Gentile, sul giuramento dei militari, Marcello Maria Fracanzani, sul concetto di sovranità e l’effettività ad esso garantita dalle Forze armate. Se poi si vuole avere un quadro estremamente sintetico ed esauriente delle varie tematiche affrontate, basta vedere le efficaci conclusioni di Silvio Riondato, che si consiglia di leggere a mo’ di premessa.


Massimo Politi

Limitazioni della libertà personale, controlli di Polizia

Laurus Robuffo, 7^ edizione, 2001, pagg. 226, euro 19.63

Il L’opera di Politi rappresenta uno dei testi operativi più riusciti della casa editrice Laurus Robuffo.

L’aver enucleato dalla magmatica e frammentaria normativa riguardante le misure limitative della libertà personale, gli istituti portanti in materia, è già per se stessa opera ammirevole e di estrema utilità per chi deve costantemente confrontarsi con tali tematiche giuridiche.

Il testo nel tempo (siamo alla settima edizione) è molto cresciuto, e non solo dal punto di vista quantitativo.

L’accento sulla prospettiva della libertà personale, e solo successivamente sui controlli di polizia, inserisce correttamente la problematica in oggetto in un contesto costituzionalmente garantito, dal quale l’operatore di polizia trae la legittimazione per il suo agire e, soprattutto, i limiti rigorosi atti a salvaguardare il rispetto di uno dei principali beni della persona umana.

L’attenzione e la preoccupazione dell’Autore non è, quindi, esclusivamente rivolta ad indicare le modalità pratiche per un controllo di polizia efficace a tutela di essenziali esigenze di difesa sociale, ma anche ad orientare culturalmente gli organi di polizia in una materia estremamente delicata, in cui gli equilibri tra democrazia e sicurezza sono fondamentali.

Il testo si articola in due parti - una generale ed una speciale - in cui sono raccolte ed ordinate sistematicamente le normative di settore.

La parte generale si occupa di misure di prevenzione, misure cautelari, sanzioni sostitutive, pene accessorie, misure penitenziarie e misure di sicurezza.

La parte speciale esplora i particolari settori dell’ordinamento dove si possono reperire altre norme limitative della libertà personale: la disciplina giuridica riguardante i cittadini extracomunitari, quella inerente i tossicodipendenti, il diritto minorile, la disciplina delle competizioni sportive, le sanzioni irrogabili dal giudice penale di pace.


Claudio Defilippi
Debora Bosi

Il sistema europeo di tutela del detenuto


Giuffrè editore, 2001, pagg. 306, (con cd-rom), euro 25.82


Uno spaccato sulla normativa di tutela del detenuto in ambito europeo: disciplina giuridica, strumenti processuali, organismi di controllo e verifica. Importante opera di civiltà giuridica, offre la possibilità di conoscere a fondo istituti particolari in ambito internazionale e nazionale, indispensabili per un operatore di polizia, che deve orientare la sua azione preventiva e repressiva ai canoni di assoluto rispetto della dignità della persona umana. Il testo ha il pregio di un’articolazione interna particolarmente efficace che rende la consultazione estremamente agevole.

Una prima parte teorica, suddivisa in quindici capitoli, costituisce un percorso illuminante, in tema di strumenti di tutela delle persone sottoposte a restrizioni della libertà personale, soprattutto riguardo il lavoro fondamentale svolto dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pena o trattamenti inumani o degradanti.

L’attenzione è rivolta particolarmente alla situazione italiana, con ampia illustrazione delle viste effettuare dal Comitato nel nostro Paese ed analitica esposizione della normativa nazionale nell’ottica dell’effettivo adeguamento alle risoluzioni internazionali in materia. Una seconda parte contiene un pratico formulario per indirizzare ricorsi al Comitato europeo e alla Corte europea dei diritti dell’uomo. In appendice sono riportate normative internazionali, rapporti generali sulle attività degli organismi internazionali, sentenze degli organi di giustizia che costituiscono una validissima raccolta di materiale documentale, particolarmente utile per una reale conoscenza operativa di questo settore giuridico. Il cd-rom contiene documenti (estremamente interessanti i rapporti del Comitato sulle visite effettuate in Italia e le risposte del Governo italiano), sentenze e formulario facilmente consultabili.


Sandro Montanari

I colori dell'adolescenza. Crescere in gruppo: dall'individualismo alla collaborazione

Edizione Scientifiche Ma.gi, 1999, pagg. 251, euro 13.42


Ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere personalmente Sandro Montanari quando, agli inizi degli anni Novanta, iniziò a collaborare con l’Istituto di Puericultura dell’Università “La Sapienza” di Roma immergendosi in studi, esperienze cliniche e “vissuti emotivi” che, certamente, hanno rappresentato un importante imprinting per la sua formazione, non solo professionale.

In Istituto come nella comunità scientifica, Sandro Montanari ha lasciato una viva traccia, sia per la carica umana che è stato capace di trasmettere agli operatori e agli utenti, sia per la mole significativa di lavoro da lui svolto con numerose famiglie, adolescenti, bambini, neonati “sani” e “patologici”: lavoro sul quale ha attivato, da tempo, un processo di riflessione che lo ha portato a pubblicare articoli scientifici e testi nel campo della psicologia (soprattutto neonatale) e della bioetica. A tale proposito, un suo recente contributo si è elegantemente inserito nel mondo accademico, essendo stato adottato come libro di testo in Corsi Universitari di Perfezionamento e di Specializzazione post-lauream.
Molto apprezzate sono anche le ricerche che ha svolto in collaborazione con l’Istituto di Psicologia del C.N.R. di Roma, ricerche volte ad approfondire gli aspetti della comunicazione interpersonale di persone sorde, con particolare riguardo all’assistenza al parto, all’accudimento e allo sviluppo del bambino.

L’Autore attualmente continua, tra le altre cose, a collaborare con l’Istituto di Puericultura, essendo parte integrante di quel nucleo di docenti che ha dato vita al Corso di Perfezionamento in Adolescentologia la cui istituzione, nel 1994, ha rappresentato il naturale esito di anni di lavoro e di esperienze del primo Centro Universitario di Medicina Adolescenziale fondato in Italia, di cui ho l’onore e l’onere di coordinare le attività.

Appena ho avuto la possibilità di leggere il volume I colori dell’adolescenza, ho potuto constatarne la validità e l’estremo interesse dettati dal costante sforzo dell’Autore di contemperare, in ogni pagina, il rigore scientifico e la dimensione pragmatico-esperienziale, sforzo (peraltro ben riuscito!) che rende questo scritto fruibile da una platea eterogenea di lettori: dal pediatra/psicologo al genitore, dall’operatore sociale all’adolescente, dall’animatore di gruppi allo studente, dal volontario dei centri giovanili a qualsiasi persona che per necessità, per interesse o per curiosità, voglia approfondire la conoscenza del mondo adolescenziale. Il volume, corredato di un’ampia e aggiornata bibliografia, offre una panoramica esaustiva dei principali studi e delle linee teoriche emergenti nell’ambito della psicologia dell’adolescente: panoramica che va a costituire la cornice, impreziosita dalla personale esperienza dell’Autore, nella quale si inseriscono e acquistano significato i pensieri, le emozioni, i disegni, le poesie, le canzoni e le relazioni “messe in scena” dagli adolescenti e riportate nel testo.

Noi tecnici del settore sappiamo bene come attorno all’adolescenza ruotino dannosi pregiudizi, convincimenti errati, luoghi comuni e descrizioni stereotipate, spesso frutto di un approccio “psicopatologizzante” tendente a enfatizzarne gli aspetti problematici e a “etichettare” i giovani soprattutto come persone in balìa di istinti, passioni, conflitti e agiti trascurando, contemporaneamente, i fisiologici aspetti evolutivi di questa peculiare fase della vita umana.

Questo volume, non perdendo di vista le molteplici sfaccettature della realtà, tende a valorizzare e a promuovere le risorse dell’adolescente, non più visto come monade, ma inserito in una complessa rete che comprende tanto la famiglia che la comunità in cui egli vive e con cui interagisce.

Ed è in questa rete di relazioni che tale fase del ciclo vitale prende forma, coinvolgendo bisogni ed equilibri individuali e, al contempo, mettendo in gioco un più ampio sistema che li comprende, fatto di persone, di gruppi, di rapporti umani e di istituzioni che, interconnettendosi circolarmente con l’adolescente, “crescono” e “cambiano” con lui.

Credo sia questo il prezioso messaggio di cui il testo è impregnato: la “crescita” ed il “cambiamento” non sono solo dei processi che investono l’adolescente, chiamato in prima persona ad assumere scelte e responsabilità che influenzeranno il proprio futuro (e quello degli altri), ma finiscono inevitabilmente con il coinvolgere tutto l’ambiente che gli ruota intorno, a partire dalla famiglia e da quelle “agenzie di socializzazione” con cui egli entra quotidianamente in contatto.

In quest’ottica si inserisce l’esperienza vissuta dall’Autore, insieme a Cesarina Ramaccini (da anni impegnata nella animazione di gruppi di adolescenti), in un Centro socio-culturale della periferia sud-est di Roma.

Nel tentativo di comprendere gli adolescenti e di rispondere alle loro esigenze e alle proposte (anche provocatorie), occorre sottolineare come questo Centro abbia dimostrato di saper “crescere” e di “cambiare” insieme a loro, percorrendo e sperimentando - con entusiasmo e con coraggio - linguaggi nuovi e strade alternative a quelle tradizionalmente battute.

L’encomiabile iniziativa che ne è nata, denominata “gruppo di discussione”, è un laboratorio di energie positive, un’attrezzata palestra ove l’adolescente può scoprire la relazione umana e utilizzarla quale ponte per mettere in luce i propri “colori”, le proprie competenze e parti di sé e dell’altro che, pur presenti, tendono per lo più a rimanere in ombra.

E’ un percorso complesso che coinvolge tutti, conduttori compresi. Nella storia del gruppo momenti di noia, di confusione e di conflitto si alternano e lasciano gradualmente il posto a momenti di autentico confronto, di vive emozioni, di profonda solidarietà e intimità. Inoltre nel tempo la presenza dei conduttori sembra ridursi per dare più spazio agli adolescenti, “animatori di se stessi e del gruppo”, che hanno elaborato e sperimentato uno stile di comunicazione basato sul dialogo aperto e sull’empatia.
L’aprirsi a se stesso e agli altri rappresenta una lenta conquista, un trampolino che consente di osservare dall’alto e, al contempo, di immergersi nei microcosmi di ciascuno per scoprirne le ricchezze e le originalità interiori.

Il bagaglio di ognuno diventa così bagaglio di tutti, dal quale poter attingere per “crescere” e “cambiare”. Il movimento circolare “dentro”/“fuori” è l’anima di tale processo: i cambiamenti del “mondo interno” si riflettono nei cambiamenti del “percorso esterno”, influenzandosi reciprocamente.

In sintonia con le considerazioni scaturite dall’esperienza, ormai pluriennale, da me e dai miei collaboratori maturata nel Centro di Medicina Adolescenziale, l’iniziativa del “gruppo di discussione”, ampiamente descritta e commentata in questo testo, mette in evidenza come l’adolescente abbia le potenzialità di rendersi protagonista attivo della sua “rinascita” e di questa benefica oscillazione “dentro”/“fuori”, presupposto di ogni processo evolutivo.

E’ una riflessione che non ci deve lasciare indifferenti.

In questo processo sta a noi adulti assumerci - nei più svariati contesti (famiglia, scuola, strutture sanitarie, associazioni, centri socioculturali...) - la responsabilità di svolgere la funzione di volano, di “contenitore” di energia che ruota sincronicamente insieme all’adolescente, accogliendo così il suo mondo e sostenendo e stimolando il suo cammino verso la matura e completa espressione delle competenze e delle forze creative che gli appartengono.

È il lungo e affascinante cammino dell’autorealizzazione.
Anche per l’adulto.

Prof. Tito Livio Schwarzenbergh
Piero Monni


Piero Monni

L'arcipelago della Vergogna. Turismo sessuale e pedofilia

Edizioni Universitarie Romane, 2001, pagg. 363, euro 18.60

Il testo propone un’ampia ed eterogenea disquisizione sulla tematica degli abusi sessuali a danno di minori utilizzando la trattazione trasversale, longitudinale e d’intervento delle discipline che si sono soffermate sullo studio del fenomeno.
Più nel dettaglio, l’ottica trasversale permette di acquisire una competenza aggiornata e dettagliata sui paradigmi delle scienze psico-sociali e giuridiche riferite all’argomento; mentre il continuum temporale e, quindi, longitudinale, risulta utile per l’approfondimento dell’evoluzione storica che la cosiddetta “cultura dell’infanzia” ha subito. Infine particolarmente dettagliata è apparsa la descrizione delle fasi dell’intervento nel caso di una segnalazione di abusi sessuali su minori.

L’articolazione contenutistica del testo consta di quattro parti a loro volta suddivise in capitoli.
La prima parte analizza le origini storiche e di studio del fenomeno con i primi tentativi di spiegazione eziologica; la seconda si concentra invece sulla vera e propria dinamica deviante degli abusi, soffermandosi sulla fenomenologia, le manifestazioni preminenti e i soggetti coinvolti. Per quanto riguarda la terza parte, l’Autore ha deciso di puntare l’attenzione sulla metodologia di diffusione del fenomeno; risulta utile a questo punto riferire come siano stati riportati anche i risultati delle operazioni, svolte dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, che hanno permesso la scoperta di organizzazioni di pedofili che utilizzavano le reti Internet per l’adescamento delle vittime. Nella terza parte vengono, inoltre, accennate le conseguenze giudiziarie e terapeutiche della segnalazione di una violenza sessuale su minore.

La quarta parte ha come obiettivo quello di fornire una panoramica sia sui rimedi giuridici, già messi in atto o previsti per il prossimo futuro, sia sulle statistiche internazionali del fenomeno che appare purtroppo in incremento.

In generale il testo si adatta tanto ad un pubblico di lettori esperti della tematica, che così otterranno ulteriori spunti di riflessione e di innovazione, quanto a chi si avvicina al fenomeno per la prima volta e che, quindi, necessita di una spiegazione esaustiva e chiara.

Cap. CC Anna Bonifazi



Joze Pirjevec

Le guerre jugoslave 1991 - 1999

Enaudi edizioni, 2001, pagg. 778, euro 33.57

Il libro è estremamente interessante per il paziente lavoro condotto dall’Autore di raccolta delle fonti - veramente numerose e di respiro internazionale -, attraverso il quale è possibile ripercorrere gli avvenimenti che, con il crollo della ex Jugoslavia e l’evoluzione della Federazione, avvenuti con “il ferro e il sangue”, hanno garantito l’indipendenza delle ex repubbliche federative. Lo svolgimento della narrazione, condotta esclusivamente attraverso l’utilizzo di fonti aperte, garantisce una chiara lettura degli avvenimenti verificatisi nei Balcani sin dal 1991.

Emerge palesemente come si sia sviluppata nell’ambito stesso della NATO una capacità, peraltro innata nell’Alleanza medesima, che le ha permesso di ritrovare una via, apparentemente smarrita, per continuare a garantire gli interessi connessi alla sicurezza degli Stati membri.

Con la stessa chiarezza viene evidenziata l’incapacità delle Nazioni Unite nella gestione della crisi nel crollo della Repubblica Federativa Jugoslava, risolto solamente grazie all’intervento dell’Alleanza atlantica.

La narrazione degli eventi, chiara e lineare, scorre senza difficoltà riuscendo ad offrire una visione estremamente attenta e completa sia della situazione interna agli Stati sorti dalle ceneri della ex federazione sia degli aspetti internazionali.
L’opera, seppur menomata da alcuni refusi e imprecisioni legate alle armi impiegate nei conflitti ed alle relative sigle, è estremamente attenta e puntuale e garantisce una visione completa e avvincente nella comprensione di otto anni di guerre e di storia dei Balcani.

Cap. CC Flavio Carbone


Vito Poli
Vito Tenore

I procedimenti amministrativi tipici e il diritto di accesso nelle forze armate

Ed. Giuffrè, 2002, pag. 744, euro 50.00

L'autore, L’ultimo decennio ha visto l’introduzione, nell’ordinamento giuridico, di una miriade di innovazioni legislative che hanno rimodellato la struttura amministrativa dello Stato, ivi compresa l’area della Difesa.

In questo contesto evolutivo, gli Autori - il Consigliere di Stato Vito Poli ed il Consigliere della Corte dei Conti Vito Tenore - hanno impostato l’opera, unica nel campo specifico, che, pertanto, va a colmare una vera e propria lacuna letteraria del settore giuridico.

Il testo, corposo e ben strutturato, si apre con una efficace presentazione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, che evidenzia l’eccezionale contributo dato alla conoscenza di aspetti specifici, sui quali si manifesta, all’interno ed all’esterno dell’Amministrazione della Difesa, una crescente domanda di informazione.

Articolato in tre parti, illustra con taglio semplice e completo i tanti istituti caratteristici dell’universo militare (quali in particolare: sanzioni disciplinari, trasferimenti, avanzamenti, sospensioni cautelari, etc.), secondo quella configurazione tipica di un manuale di diritto.

Tutti gli istituti trattati, corredati da numerosa casistica amministrativa, rendono più semplice la comprensione e l’interpretazione, in modo compiuto, degli articolati normativi, talvolta sedimentati nel tempo.

Il libro rappresenta, quindi, un saggio di elevato valore scientifico di diritto amministrativo militare e sostiene i percorsi di aggiornamento professionale del personale preposto alla gestione della particolare e delicata materia.

Ad integrazione dell’opera, cui hanno fornito un notevole contributo anche il Consigliere di Stato Cesare Lamberti, il Magistrato Militare Adele Simoncelli ed il Magistrato del TAR Andrea Baldanza, è allegata una ricca appendice normativa, al fine di consentire allo studioso di approfondire i vari riferimenti normativi da applicare, senza dover ricorrere alla consultazione di altri testi complementari.

Ten. Col. Francesco Bonfiglio