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TURISMO
ZIMBABWE FASCINO NATURALE
15/06/2020

di Maria Luisa Cocozza


Viaggio alla scoperta dei simboli viventi del Paese africano che ancora resistono tra tentativi di distruzione e azioni di conservazione


Cascate Vittoria

Le Cascate Vittoria si trovano in Africa centrale, lungo il corso del fiume Zambesi e demarcano il confine geografico tra Zambia e Zimbabwe



Dopo una lunga e sanguinosa guerra civile, nel 1980 nasce il nuovo Zimbabwe, all'epoca sulle sponde del fiume vivevano tanti rinoceronti, oggi non ve ne è più nemmeno uno: i bracconieri dallo Zambia infatti, dopo aver sterminato la loro popolazione di pachidermi, sconfinavano per venire ad approvvigionarsi da questo lato del fiume. Lo Zimbabwe decise allora di passare alle maniere forti mettendo in campo l'operazione Stronghold, la più ambiziosa mai messa in atto prima in Africa a difesa di questo animale-simbolo. Un'operazione squisitamente militare, che ebbe il merito non solo di difendere i rinoceronti, ma di far fronte alla difesa di questo animale mettendo sotto la stessa bandiera per la prima volta uomini di colore, estrazione sociale, religione, orientamento politico diversi. Fu un successo, ma non bastò. All'alba degli anni Novanta soltanto 300 rinoceronti erano rimasti nella valle dello Zambesi sull'orlo dell'estinzione virtuale. Ecco allora emergere un'altra idea, tanto suggestiva quanto ardita: trasferire tutti i rinoceronti della valle dello Zambesi verso riserve naturali private sparse nel Paese, che diventano ora Zone di Protezione Intensiva. Oggi in Zimbabwe è possibile osservare i rinoceronti neri brucare liberi in molte zone: un'attrazione turistica notevole, oltre che un primato conservazionista secondo in Africa soltanto al vicino Botswana.

Rinoceronte

 

 

 

 










GLI ELEFANTI

Le piscine naturali di  Mana-Pools Zimbabwe


Mana Pools, le piscine naturali sulla sponda meridionale del fiume Zambesi, luogo di ristoro per gli elefanti.












Le loro orecchie hanno la forma dell'Africa, il continente che un tempo occupavano nella sua quasi totalità. Si aggirano per la savana maschi solitari, branchi di femmine con i piccoli: matriarche, zie, sorelle maggiori che insegneranno ai cuccioli tutti i segreti del bush prima di lasciarli andare una volta cresciuti. Intelligentissimi, estremamente socievoli, così grandi e così lievi nel loro incedere, affettuosi nel cercare il contatto con le proboscidi e giocosi quando possono sguazzare in una pozza d'acqua, avanzano silenziosi come spiriti della boscaglia.  Da loro dovremmo imparare tante cose, ebbene questi animali meravigliosi sono stati sterminati negli ultimi 100 anni soltanto per le loro zanne d'avorio. Negli anni 2014/2015 il più grande censimento mai fatto prima su una specie animale ebbe un risultato disastroso. La lista nera si chiudeva con il Ciad, ma in fondo c'erano anche il Camerun, la Repubblica Democratica del Congo, la Tanzania e il Mozambico. Per trovare una popolazione stabile bisognava andare in Sudafrica o in Malawi, mentre soltanto in Botswana e nello Zimbabwe la popolazione di elefanti risultava addirittura in crescita, rispettivamente 140mila e 80mila esemplari. Alla vigilanza armata dei parchi, i bracconieri rispondono con efferati sotterfugi come l'avvelenamento col cianuro delle pozze d'acqua dove gli elefanti si abbeverano - facendo strage anche di tanti animali necrofagi che di essi si nutrono - e inquinando per decenni l'ambiente circostante.  All'animale le zanne, incisivi superiori modificati che crescono per tutta la vita, servono per scortecciare gli alberi e scavare il suolo, nonché come arma nei combattimenti. In un maschio anziano possono arrivare a pesare 60 chili e la passione per l'avorio - prima degli arabi e degli europei - oggi soprattutto della Cina e dei Paesi del Sud-est asiatico, ha portato sull'orlo dell'estinzione uno degli animali-simbolo dell'Africa, uno dei big five più minacciati e al contempo più protetti. Dal 1989 la Cites, Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate, ha vietato di fatto il commercio internazionale di zanne di elefante. Ma il divieto ha inasprito il traffico illegale: i bracconieri - è ormai dimostratosono anche l'ultimo anello di una catena di illegalità che finanzia il terrorismo di stampo islamico come Al-Shabaab.



I LEONI

Cecil era un simbolo del parco di Hwange

 





Cecil, il leone simbolo del Parco Nazionale di Hwange ucciso durante una battuta di caccia da un turista americano.

 




Non è invece vicino al baratro dell'estinzione il leone, signore incontrastato della savana. Un branco di leoni non è che una famiglia estesa di femmine, mentre i maschi sono sempre degli estranei accettati perché si sono dimostrati più forti del maschio precedente, quindi più adatti a rafforzare la discendenza. Si affrontano in duelli mortali  e quando un nuovo maschio sconfigge il precedente capobranco, anche la pratica dell'infanticidio è compresa nel "repulisti "generale: l'uccisione dei cuccioli in tenera età riporta le femmine in estro, il nuovo maschio residente avrà una discendenza tutta sua, senza più rivali, in quanto più adatto a rafforzare geneticamente la specie. Un fatto di cronaca proprio in Zimbabwe ha suscitato scalpore in tutto il mondo: l'uccisone nel luglio 2015 del leone Cecil in una battuta di caccia da parte di un turista americano, nei pressi del Parco nazionale di Hwange. Cecil era un maestoso leone di 13 anni che dominava un vasto territorio in coalizione con un altro maschio di nome Jericho. La sua uccisione scatenò un'ondata di proteste contro la caccia grossa e lo Zimbabwe fu additato come un Paese che calpestava i più elementari princìpi di salvaguardia della fauna selvatica a scopo di lucro. In realtà, lo Zimbabwe  è tra i 7 Paesi africani con una popolazione di leoni superiore ai mille individui, IUCN lo annovera tra i pochissimi Paesi dove la popolazione dei leoni è in crescita, la Cites non pone restrizioni alle tecniche venatorie al suo interno proprio perché la popolazione di leoni è ritenuta in salute e alla fine, ma non per ultimo, l'attività venatoria regolamentata costituisce un'importante fonte di reddito per questa nazione poverissima ma ricca di parchi e riserve naturali. La caccia regolamentata prevede una quota massima di 50 leoni adulti cacciabili l'anno, corrispondente a circa il 2% della popolazione di leoni del Paese, ma in realtà meno di 2/3 di questa quota viene effettivamente abbattuta ogni anno. Detto questo, l'uccisione di Cecil creò un enorme problema di stabilità del branco e la possibile perdita di un'intera generazione di cuccioli geneticamente forte, ma resa vulnerabile dall'arbitrio dell'uomo, oltre a una grave perdita economica per gli operatori turistici della zona.

 

I CANI AFRICANI

Licaoni




I licaoni, ovvero i cani selvatici africani. Spesso questi animali sono vittime collaterali del bracconaggio.








Troppo spesso vittime collaterali del bracconaggio i licaoni, la cui storia è falcidiata dall'uomo perché temibile predatore ma anche a causa della riduzione sistematica del suo habitat, della caccia indiscriminata, delle malattie trasmesse dai cani domestici con cui entrano in contatto. Il loro declino ricorda un po' quello del lupo appenninico da noi. Ma proprio come il nostro lupo, il licaone ha una spiccata socialità, vive in branchi dove solo la coppia alfa si riproduce e tutti collaborano all'allevamento dei cuccioli. Secondo IUCN la specie si è estinta in 11 nazioni del continente ed è potenzialmente estinta in altre 8, tanto che l'Università di Stanford a Palo Alto, in California, nel 2017 ha riprodotto, in collaborazione con il Painted dog Conservation Trust dello Zimbabwe, il genoma del Lycaon pictus. Un passo importante, ma anche un assordante campanello d'allarme per questa specie variopinta.