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TURISMO
NON SOLO SANTIAGO
04/03/2019


VIAGGIO IN GALIZIA

NON SOLO SANTIAGO

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FOTO APERTURA

 

#VIAGGIO IN GALIZIAVIAGGIO IN GALIZIA

Gli ultimi 160 chilometri del Cammino di Santiago offrono al pellegrino paesaggi incantevoli

di Luisa Persia

 

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  FOTO B - Foto J. G. Romani -cammini.net     Foto J. G. Romani – cammini.net

 

 

Dall’altura di O Cebreiro si parte alla volta di Santiago. La porta della Galizia accoglie i pellegrini in un ambiente rurale dal forte impatto emozionale. Boschi, ruscelli, case bellissime, allevamenti all’aria aperta. Le essenze che caratterizzano i boschi galiziani sono rovere, leccio, betulla e castagno. Una pioggia di rugiada (rocío)spesso accompagna tutta la giornata a queste latitudini atlantiche.

I sentieri sono segnati da ceppi con la conchiglia (concha) di colore giallo su fondo blu, da una freccia gialla che indica la direzione per Santiago e dal numero di chilometri mancanti alla Cattedrale, dove la tradizione vuole che il pellegrino abbracci il busto del santo discepolo di Gesù. Questi predicò in territorio spagnolo e subì il martirio a Gerusalemme. I suoi seguaci portarono le spoglie nel cosiddetto Campus Estrellas, dove, molti secoli più tardi, fu edificata la cattedrale. I più devoti pregano sul sepolcro del Santo per chiedere grazie o protezione per le persone care. Nella Cattedrale durante le celebrazioni del Santo, oppure in occasioni speciali, si può assistere al Botafumeiro, un turibolo (incensiere) che viene issato dal gruppo di tiraboleiros e fatto oscillare lungo la navata, irrorandola con il tipico aroma: uno spettacolo veramente unico che chiude idealmente il pellegrinaggio in un’atmosfera altamente suggestiva tra religione e tradizione popolare.

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PAESAGGIO RURALE

Camminando ci si imbatte molto spesso in allevamenti di bovini: la tipica Rubia gallega fornisce carni molto apprezzate con uno spesso strato di grasso cremoso, grazie all’alimentazione naturale. Dei 27 formaggi spagnoli con l'etichetta di Denominazione di Origine Protetta, 4 sono prodotti in Galizia: tra questi l’Arzúa-Ulloa è storico e ancora oggi è prodotto secondo le tecniche tradizionali nelle province di La Coruña e Lugo. Per questo formaggio si utilizza latte di mucca di questa regione dell’estremo nord-ovest della penisola iberica. Di colore giallo, leggero e leggermente salato, con un sapore vagamente grasso che lascia un retrogusto lievemente acidulo. Il Cebeiro ha una consistenza oleosa ed è di colore bianco giallastro: morbido e cremoso, ha un sapore aspro e leggermente piccante. È prodotto con latte di mucche selezionate in Galizia e ha una caratteristica forma simile ad un fungo.

 

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Elemento caratteristico del paesaggio è l’ Horrio, un manufatto rialzato dalle pareti in foratini o legno che da tempi remoti viene utilizzato per la conservazione del mais. Si può considerare il simbolo della Galizia, giacché è presente in ogni casa di campagna. Ve ne sono di antichi, ma pure di nuovi o ristrutturati, sempre comunque mantenendo le peculiarità stilistiche.

 

L'OCEANO

Ma c’è di più, il cammino prosegue verso Muxia e Finisterre sull’Oceano Atlantico. Tutto molto lontano dall’immagine stereotipata della Spagna. Come dice la parola, Finisterre (o Fisterra in gallego) era considerata la fine del mondo conosciuto, prima che i navigatori intraprendessero le sconosciute rotte oceaniche. Muxia e Finisterre con i loro fari sono davvero incantevoli. Il sole tramonta molto tardi a queste latitudini e le onde che s’infrangono sugli scogli si possono ammirare fino a tarda sera. A Muxia c’è un porticciolo turistico, mentre a Finisterre ci sono quasi esclusivamente pescherecci. Questa zona è denominata Costa da Morte, perché nel tratto di oceano prospiciente si sono verificati moltissimi naufragi. In epoca contemporanea non si può dimenticare il disastro ambientale della Prestige con lo sversamento di petrolio in mare, che ha richiamato migliaia di volontari nel soccorso agli animali e nel tentativo di arginare i danni all’ambiente.

I galiziani sono espatriati in tutto il mondo, sentendo la necessità di fuggire da una terra spesso ingrata. Alla loro memoria è dedicato un monumento che guarda il porto a Finisterre.

 

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Finisterre (A Coruña) al tramonto












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FOTO APERTURA

#NON SOLO SANTIAGONON SOLO SANTIAGO

“Il cammino si fa andando”

 

di Jacopo Giovanni Romani

www.cammini.net

www.camminosantiagodecompostela.it

 

Nel 2018, sono giunte a Santiago de Compostela oltre 300mila persone e dopo la Spagna, il Paese con il maggior numero di pellegrini è l’Italia con ben 27mila persone (a piedi o in bicicletta).

Secondo la leggenda, per volontà dei suoi discepoli, il corpo dell’Apostolo Giacomo il Maggiore fu trasportato in Galizia presso Iria Flavia, il porto più importante della Spagna, su una barca guidata da un angelo. Fu poi sepolto in un bosco nei dintorni. Da qui pare derivi il nome Compostela (Campus Stellae ovvero Campo della Stella) o più probabilmente da Composita tella (terre bellissime, eufemismo per il cimitero).

[per approfondimenti: camminosantiagodecompostela.it/storia/]

Nonostante l’origine religiosa di questo pellegrinaggio, sempre più persone si mettono in cammino verso la città galiziana a nord ovest della Spagna, non sempre per il motivo originario.

I dati del 2018 infatti registrano una maggioranza di persone che hanno espresso una motivazione spirituale o culturale rispetto a quella religiosa (42%), a dimostrazione che le spinte a intraprendere questo viaggio sono da ricercare altrove.

[su camminosantiagodecompostela.it/category/dati-e-statistiche/le statistiche complete]

 

FOTO A - RONCISVALLE


















Nonostante il cammino più famoso sia quello francese (che parte dalla cittadina di Saint-Jean-Pied -de-Port), esistono diversi itinerari che conducono a Santiago de Compostela. Ognuno con il suo fascino e le sue bellezze da esplorare. Ogni percorso ricalca i sentieri medievali anche se nell’ultimo decennio molte sono le deviazioni e modifiche fatte all’itinerario originario per puri scopi commerciali, facendo transitare i pellegrini all’interno di città e paesi.

Sono nati numerosi servizi per i pellegrini come i taxi tra una tappa e l’altra ed il trasporto dello zaino durante la giornata per chi non ha la possibilità di portarselo in spalla.

Per non parlare dell’accessoristica creata ad hoc per gli appassionati.

Il cammino di Santiago insomma, si è sviluppato grazie anche ad una potenza comunicativa e promozionale in grado di raggiungere ogni angolo del mondo, per non parlare del passaparola capace di generare voglia e curiosità ad intraprendere questo viaggio.

Se ne parla molto in tv e sui social network con gruppi e pagine che contano decine di migliaia di utenti. Navigando tra questi gruppi si nota l’enorme quantità di persone interessate, seppur con molti dubbi e paure.

Sicuramente il cammino di Santiago negli ultimi anni, oltre a un enorme business, è diventato anche una moda. Ma se una moda è in grado di far uscire di case le persone, fargli mettere uno zaino in spalla e camminare immergendosi in una dimensione che non ha niente a che fare con i ritmi serrati della quotidianità, ben venga.

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Giorni interi in cammino con uno zaino in spalla attraversando campi di girasoli, eucalipti, le Mesetas e le foreste magiche galiziane.

E poi gli ostelli (chiamati albergues del peregrino) dove culture, lingue ed età diverse si incontrano, ma tutti con la stessa meta.

Sul cammino non esistono distinzioni. Tutti in abbigliamento da trekking, ognuno con la propria storia alle spalle e la propria motivazione a partire per un viaggio che ferma il tempo, perché in quei giorni non serve preoccuparsi di arrivare in orario, di perdersi un appuntamento, di correre con il fiato corto.

Cammini e respiri. La mente divaga e giorno dopo giorno, nei momenti in cui cammini da solo, ti accorgi di avere un’introspezione che non credevi nemmeno possibile. Ritroviamo la capacità di ascoltarci. Diventato patrimonio dell’UNESCO, il cammino di Santiago è un perfetto esempio di come il turismo sostenibile si sia fatto strada in questi ultimi anni e di come sia stato in grado di catturare persone di ogni età e ceto sociale in tutto il mondo.

 


FOTO C













IN ITALIA

In Italia un cammino analogo è l’itinerario culturale europeo della Via Francigena, un antico percorso che da Canterbury attraversa l’Europa fino a Gerusalemme passando da città come Siena, Roma e Brindisi. Gli ultimi dati disponibili del 2016 parlano di circa 40mila persone che hanno camminato lungo questa via. Tuttavia non si conosce il numero di persone che sono passate dall’Italia, anche se si stima possano essere circa 10mila. Decisamente poche considerando le capacità attrattive del cammino di Santiago.

Nel nostro Paese non è mai esistita una cultura del turismo lento e la legislazione e la pressione fiscale fanno da attrito all’organizzazione di un itinerario che offra ristoro e un posto letto a prezzi economici come avviene in Spagna. Per chi decide di aprire una struttura ricettiva in Italia i costi soffocano la possibilità di offrire servizi per questo tipo di viaggiatore e per tale motivo lungo il cammino di Santiago stanno nascendo anno dopo anno ostelli gestiti da italiani. Per fare un esempio, in un piccolo paese lungo il cammino francese, Moratinos, troviamo l’ostello realizzato da un bresciano che già qualche anno fa decise di cambiare vita e rinnovare un vecchio casolare trasformandolo in un paradiso per i pellegrini che vi transitano e necessitano di un punto di ristoro e alloggio, offrendo cena e posto letto a 20 euro.

Eppure l’Italia ha così tanti sentieri e cammini che potrebbero di gran lunga superare le presenze sul cammino verso la città galiziana. Basti pensare al Sentiero Italia, un itinerario di ben 6.166 Km che attraversa l’intero territorio nazionale, che sta per essere ripristinato e valorizzato grazie ad un progetto nato da un’associazione e che coinvolge sponsor privati ed alcune istituzioni regionali.

 

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Abbiamo la Via degli Dei che collega Bologna e Firenze con 130 Km di lunghezza, il cammino che da Bari conduce a Matera in 160 Km, il cammino di San Francesco, che raggiunge Assisi partendo da nord (La Verna) o da sud (Roma). Abbiamo inoltre una delle più grandi reti escursionistiche d’Europa di oltre 60mila km di sentieri tracciati e mantenuti dal CAI (Club Alpino Italiano).

Da non confondere con il precedente, il Sentiero degli Dei è un tracciato da svolgersi in una giornata data la sua lunghezza di 10 Km nel magnifico scenario della costiera amalfitana collegando Agerola e Nocelle sopra Positano.

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Per gli amanti del mare, il cammino delle 100 torri è il percorso che compie il periplo della Sardegna lungo tutta la sua costa per ben 1.300 Km, 450 dei quali lungo le spiagge. Il suo nome deriva dal fatto che l’itinerario passa per 105 torri, costruzioni che nel Medioevo costituivano il sistema difensivo e di comunicazione dell’isola.

Un altro famoso percorso è il cammino dei Briganti, un tuffo in un passato lontano e affascinante, attraverso le zone in cui vissero i briganti e le brigantesse che si ribellarono all’invasione sabauda. Con i suoi 90 km forma un anello sul confine tra Lazio e Abruzzo che parte e si conclude nella località di Sante Marie (AQ).

Viviamo in una società nella quale la quotidianità ci richiude in un confine di ritmi serrati. Sempre in auto, chiusi in un ufficio, in coda alle poste.

Attendiamo le vacanze e paradossalmente finiamo per rifugiarci in luoghi altrettanto affollati dove ritroviamo nuovamente una routine che poco ha di diverso dal restante periodo dell’anno.

E l’illusione di poterci rilassare svanisce con i nervosismi di cercare un posto auto, uno spazio in spiaggia o al ristorante. Con il nostro fedele smartphone pronti a rinunciare al diritto dell’irreperibilità, ancora una volta, ci accorgiamo di non essere usciti da quei confini di quotidianità che ci tengono alla larga dalla dimensione lenta, introspettiva, aperta all’altro e alla natura, unica vera nostra alleata, purtroppo dimenticata.