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TERRITORIO
VULCANI D’ITALIA
01/05/2018

Testo e foto di Marco Neri
[Primo Ricercatore Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia]

 


Etna, Stromboli e Vesuvio sono solo alcuni dei vulcani attivi del Bel Paese

Foto Apertura - di Marco Neri

L’Italia è una terra ricca di vulcani, sia sulla terraferma che sommersi nelle acque dei mari circostanti. Sono spesso vulcani molto grandi e attivi e sorgono in luoghi bellissimi, abitati da millenni da uomini che hanno cercato incessantemente di comprenderne il significato.

Foto: Veduta aerea del complesso vulcanico dell’Etna

LA GEODINAMICA TERRESTRE

 

Oggi l’esistenza dei vulcani è spiegata dalla geodinamica, che descrive le deformazioni cui è soggetta la litosfera, cioè lo strato più superficiale e fragile del globo terrestre, divisa in placche tettoniche che si muovono continuamente. I vulcani nascono, per lo più, proprio lungo i margini di contatto tra placche 
adiacenti, che si allontanano, si scontrano o scorrono lateralmente, muovendosi sotto la spinta di processi dinamici che avvengono nel sottostante mantello. L’Italia ricade esattamente lungo il margine di contatto tra la placca africana e quella eurasiatica e circa cinque milioni dei suoi abitanti risiedono in aree vulcaniche attive.

ZONE VULCANICHE ITALIANE

In Italia abbiamo almeno tre principali zone interessate da vulcanismo attivo, riconducibili a differenti contesti geodinamici.

L’Italia centro-meridionale, dalla Toscana alla Campania e parte del Mar Tirreno antistante le coste di quelle regioni, ospitano vulcani che si sono formati per “assottigliamento crostale”, dovuto al movimento rotazionale e di traslazione verso oriente cui è sottoposta da milioni di anni la penisola italiana. Ciò ha causato la lacerazione della crosta terrestre e la risalita di magmi dalla porzione più superficiale del mantello, l’astenosfera, che hanno formato numerosi vulcani, alcuni dei quali ancora oggi attivi come i Colli Albani presso Roma, Ischia, i Campi Flegrei ed il Vesuvio.

I vulcani delle Isole Eolie, invece, sono generati da un contesto completamente diverso. Qui è la placca africana che “subduce”, cioè affonda sotto quella eurasiatica.

Quando raggiunge i 200-300 chilometri di profondità, la porzione di placca africana che sprofonda inizia a fondere e pertanto il fuso, più leggero della roccia circostante, comincia a risalire gradualmente verso la superficie fino ad alimentare i vulcani eoliani, a chimismo “acido”, cioè molto ricchi in silice ed alluminio.

Ad appena una settantina di chilometri a sud delle Isole Eolie sorge l’Etna, il maggiore vulcano attivo dell’Europa continentale. Eppure, l’Etna trova la sua origine in un contesto geodinamico completamente differente rispetto a quello eoliano. Il suo chimismo è tipicamente “basico”, cioè relativamente povero in silice (< 52%), ma più ricco in ferro, magnesio e calcio rispetto al magma “acido”. Ed infatti l’Etna pesca il suo magma dal mantello, a soli 30 chilometri di profondità.

Foto E - di Marco Neri

















Mappa dei vulcani d’Italia. La Penisola è ricca di vulcani attivi, sia sulla terraferma che sommersi


I VULCANI SOTTOMARINI: NASCOSTI MA UGUALMENTE PERICOLOSI

Le eruzioni sottomarine sono quasi sempre “invisibili” in superficie. Troppo grande è la massa d’acqua che sovrasta e che “pesa” sulla bocca dei vulcani impedendo loro di produrre eruzioni esplosive. La nascita di un’isola vulcanica è sempre caratterizzata da eruzioni esplosive molto vigorose e spettacolari. Come quelle che hanno portato alla nascita del vulcano Ferdinandea, nel Canale di Sicilia. L’eruzione del Ferdinandea è avvenuta tra il 28 giugno ed il 20 agosto 1831, a largo della costa di Sciacca, ed è stata in grado di formare un’isola alta 60 metri, larga poco meno di 300 e con un perimetro di quasi 1 km. Finita l’eruzione, il mare iniziò la sua opera demolitrice e in poco più di tre mesi l’isola non c’era più. La nascita di questa nuova isola, tuttavia, aveva innescato un contenzioso diplomatico serrato tra la Francia, l’Inghilterra ed il Regno di Napoli, pronti a rivendicare la proprietà di questa terra “nuova”. Ancora oggi quell’isola effimera è chiamata “Julia” dai francesi, “Graham” dagli inglesi e “Ferdinandea” da noi italiani.

Un pericolo diverso proviene dal vulcano Marsili situato nel Tirreno meridionale, alto circa 3.000 metri, ma non abbastanza da raggiungere la superficie, il suo apice rimane a circa 500 metri di profondità. Se eruttasse oggi, vedremmo in superficie il ribollire dell’acqua a causa del degassamento e il galleggiamento di pomici vulcaniche.

Foto D - di Marco Neri










VESUVIO, SITO NATURALISTICO PIÚ VISITATO D’ITALIA

Il “Gran Cono”, vale a dire il sentiero che conduce direttamente alla bocca del vulcano, è stato visitato da ben oltre 600mila persone. A queste ne vanno aggiunte almeno altre 400mila che hanno battuto sentieri per i quali non è previsto il pagamento di un ticket. In questo modo si arriva alla cifra record di un milione di turisti.

LA RISERVA NATURALE STATALE TIRONE ALTO VESUVIO

Una perla del nostro patrimonio boschivo. Istituita nel 1972, la riserva, situata lungo le pendici del vulcano, occupa una superficie di 1.017 ettari. La ricca vegetazione, cresciuta su un terreno molto difficile di origine vulcanica, e la presenza di particolari specie di avifauna, rappresentano motivo di vasto interesse scientifico e turistico alle porte di Napoli


La tutela e la gestione sono affidate al

Reparto Carabinieri Biodiversità di Caserta.

Info: 0823/354693;