Menu
Mostra menu
TERRITORIO
UNA NUOVA GESTIONE FAUNISTICA
09/10/2020
di Matteo Brogi

Il prelievo venatorio consapevole e corretto può essere uno degli strumenti per la gestione del patrimonio faunistico, in particolare in tempi in cui l'emergenza sanitaria ha imposto limitazioni che rischiano di compromettere il delicato equilibrio tra la fauna selvatica e le attività antropiche

FOTO A IMG_9620

L’emergenza legata alla pandemia da Covid-19 ha portato conseguenze in ogni settore. Anche in quello della gestione ambientale. Se, da una parte, gli studi scientifici hanno accertato che il virus non ha un impatto sulla fauna selvatica delle nostre latitudini – e che neppure gli animali domestici ne sono ragionevolmente portatori – il periodo di isolamento e le regole del distanziamento sociale hanno imposto l'annullamento di alcune fasi della gestione faunistica.

Se si esclude qualche giorno di caccia di selezione al capriolo e al cinghiale perduto a causa del lockdown, la stagione venatoria 2019-2020 è stata intaccata solo minimamente. Ma la gestione faunistico-venatoria opera tutto l’anno e se la si congela si rischia di riscontrare effetti negativi già nel breve periodo. Con l'annullamento delle attività primaverili di censimento, rese impossibili dalle norme emergenziali, si è di fatto resa impossibile la quantificazione di consistenza delle specie, un dato che è alla base di una gestione scientificamente motivata. Il fine di ogni modalità di gestione del patrimonio faunistico è la conservazione. In mancanza di quelle conoscenze aggiornate sulle popolazioni che, appunto, vengono fornite dai censimenti, ci si trova a operare con un elemento di incertezza in più.

Nel periodo dell'emergenza si è assistito a una serie di fenomeni relativamente nuovi, quale per esempio la colonizzazione da parte delle specie selvatiche di aree molto antropizzate. Episodi, ampiamente documentati, che non indicano necessariamente un'esplosione demografica delle specie colonizzatrici, ma la grande adattabilità della fauna che, in questo frangente, ha beneficiato dell’assenza temporanea del disturbo antropico per prendere confidenza con l’ambiente. Un inverno non rigido e una primavera mite hanno facilitato la riproduzione ed è lecito attendersi che, in assenza di altri fattori limitanti, parti e covate siano stati favoriti dalle condizioni ambientali.

FOTO B IMG_9283LE ATTIVITÀ DI CONTROLLO

In fase di lockdown, le attività di controllo (una forma di prelievo che per tecniche e impostazione legale differisce dall'attività venatoria) sono state regolarmente portate avanti, seppure tra mille limitazioni, dal personale d'istituto. Solo con il termine della cosiddetta fase uno, e con l'avvio della successiva che ha aperto i confini regionali, il cacciatore ha potuto riappropriarsi del suo ruolo di presidio del territorio, eseguendo quindi interventi mirati – in attività di controllo e di selezione, soprattutto sul cinghiale, successivamente sul capriolo – pur se limitati dalla scarsa conoscenza dello status della popolazione del selvatico.

L'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), in assenza di censimenti, ha indicato come linea guida per garantire la migliore gestione della fauna selvatica e la realizzazione di coerenti piani di prelievo, quello della valutazione della serie storica degli ultimi cinque anni, parametrata agli obiettivi delle singole aree; un approccio verosimilmente conservativo e prudenziale che, per cervidi e bovidi, può risultare accettabile. Come sostenuto da più voci, dove la gestione è autentica, la dinamica della popolazione non può essere raccontata dai conteggi di un unico anno. Dove, invece, pur in presenza di una gestione ben concertata, si assiste a un progressivo declino della popolazione faunistica, la questione si rivela più delicata.

FOTO C MBR0032CENSIMENTO E PRELIEVO

Il confronto comunque non è sull'opportunità di prelevare, ma sul quanto: il prelievo rimane infatti lo strumento principe per regolare la popolazione mantenendo l'equilibrio tra sessi e classi di età. Sarà il prossimo confronto scientifico, il censimento 2021, a dare una risposta alle incertezze del momento.

Diverso è il discorso se si fa riferimento al cinghiale, il suide opportunista che è il principale imputato quando si parla di conflitto tra fauna selvatica e attività antropiche. L'Ispra ha infatti ribadito che i conteggi primaverili non sono essenziali nella realizzazione dei piani di prelievo e ha raccomandato di definire questi ultimi in base ai dati di abbattimento complessivi della precedente stagione e a quelli sull’entità e la distribuzione degli impatti causati dalla specie (danni all’agricoltura, incidenti stradali, impatti sulla biodiversità), in relazione agli obiettivi gestionali.

L'approvazione dei piani, e soprattutto dei calendari regionali, è comunque una fase cruciale perché il prelievo venatorio possa rimanere uno strumento di gestione efficace finalizzato al mantenimento dell'equilibrio delle popolazioni. Tutti gli attori impegnati nella catena gestionale, in primis gli agricoltori, ma non dimentichiamoci dei cacciatori stessi, necessitano di certezze. Questi ultimi in particolare risultano svantaggiati dalla situazione in corso: in seguito alle difficoltà connesse alla pandemia, è presumibile che si assisterà a un significativo calo di tesserini rilasciati nel corso della stagione. Una situazione che potrebbe impattare pesantemente sulla gestione, in particolare se la necessità di evitare assembramenti causasse ulteriori limitazioni in autunno, spuntando quindi gli strumenti utilizzati per contenere la popolazione. Si pensi alle cosiddette forme di caccia collettive, braccata e girata.

FOTO D DSC09052Non va infine dimenticato che la caccia – e l'attivazione di filiere a essa connesse, come quella relativa alle carni di selvaggina – produce benessere per territori abbandonati o meno vocati ad attività turistiche ed economicamente vantaggiose, rafforzando sia il valore della fauna, sia quello del cacciatore, cruciale nell'attività di presidio del territorio.

La crisi che abbiamo affrontato ci ha messo in guardia sulla nostra vulnerabilità insegnandoci la necessità di individuare strategie economiche e sociali sempre più sostenibili nei confronti del territorio. Tra queste, è fondamentale il mantenimento sistemico dell'equilibrio tra agricoltura e fauna selvatica.