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TERRITORIO
UN TESORO A CIELO APERTO
13/02/2018
di Luisa Persia

La difesa del paesaggio tra vincoli e piani di tutela

FOTO A - APERTURAL’urbanizzazione diffusa, il consumo e spreco di suolo, i cambiamenti dei paesaggi rurali, come pure le trasformazioni nella percezione sociale da parte dei cittadini secondo l’Istat e l’Ispra sono i principali fenomeni e fattori che hanno inciso sulla qualità del paesaggio e sulle sue trasformazioni. Secondo il Rapporto sullo stato delle politiche per il paesaggio, il consumo di suolo in Italia continua a crescere, anche se è rallentato dagli 8 metri quadrati al secondo dei primi anni 2000 agli attuali 3 m2 al secondo. Ha intaccato oltre 23.000 km2 e nel 2016 in 15 regioni ha superato il 5% del territorio: intesta Lombardia e Veneto con oltre il 12% di territorio consumato, seguite dalla Campania con oltre il 10%. Nelle aree sottoposte a vincolo, la perdita di suolo è del 7,64%. L’erosione dello spazio rurale tra il 2001 e il 2011 è avanzata sia per abbandono, passato dal 28,5 al 36,1%, che per urban sprawl (dispersione urbana, città diffusa), che passa dal 19,9% al 22,2%.
Nel quadriennio 2012-2015, la quota di italiani che esprimono un giudizio fortementeFOTO D - Massimo Petrella negativo sul paesaggio del luogo di vita aumenta dal 18,3 al 22,1%: in pratica, quasi un italiano su cinque ritiene di vivere in luoghi affetti da “evidente degrado”, mentre decresce la quota di persone “preoccupate per il paesaggio” (dal 19,9 al 15,7%). I più scontenti del paesaggio in cui vivono sono soprattutto gli abitanti dei grandi agglomerati urbani, in particolare dei comuni capoluogo (33,1%). Fuori dalle città l’insoddisfazione diminuisce, fino ad arrivare al 12,9% nei centri con meno di 2.000 abitanti. L’insoddisfazione è più diffusa tra i giovani: la percentuale supera il 25% tra i 20-24 anni e scende sotto il 20% solo per gli over 65.
In tema di tutela del paesaggio, sono 130mila in media l’anno i pareri resi dalle Soprintendenze sulle autorizzazioni paesaggistiche nell’ultimo triennio, con una media di 457 procedimenti all’anno per funzionario.
“Siamo l'unico Paese che tutela il paesaggio nella Carta costituzionale e di questo dobbiamo essere orgogliosi - ha dichiarato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini agli Stati Generali del Paesaggio del 25 e 26 ottobre scorsi - …bisogna smettere di sprecare il suolo, tutelare ancora di più il nostro territorio e difendere la bellezza del nostro paesaggio, che è un valore assoluto, non solo culturale ma anche economico, perché la bellezza italiana ha un grande valore nel Mondo”.
In tema di paesaggio esiste un intreccio di competenze tra Stato, Regioni ed Enti locali. Nel 2004 è entrato in vigore il Codice dei beni culturali e del paesaggio e l’Italia ha ratificato la Convenzione Europea del Paesaggio con la legge n. 14 del 9 gennaio 2006. In questo ambito il paesaggio è considerato anche dal punto di vista soggettivo, non soltanto come territorio, ma interpretato attraverso la percezione di chi lo abita e quindi non nella sua staticità, ma in continua trasformazione. Inoltre le normative ambientali, urbanistiche ed edilizie che dovrebbero essere armonizzate per andare in una direzione comune.

IL DIRITTO AD UN PAESAGGIO DI QUALITÀ
FOTO CIlaria Borletti Buitoni, Sottosegretario di Stato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo presentando il Rapporto ha dichiarato: “Il nostro paesaggio non è più considerato come un vuoto a riempire o un elemento estetico, ma come il contesto in cui vivono i cittadini, che hanno il diritto a chiedere che esso venga tutelato, gestito e valorizzato”.
Il paesaggio non è soltanto quello ameno, che serve allo svago occasionale degli abitanti delle città, è anche il luogo dove le persone vivono, sia esso rurale, sia urbano.
Tutti i cittadini dovrebbero avere il diritto ad un paesaggio di qualità, il diritto alla bellezza. E qui si annida il problema del degrado che spesso colpisce le periferie, ma si può anche presentare in aree lasciate a se stesse dentro le città o in luoghi isolati. Il fenomeno dell’abbandono può dare vita all’incuria, come accade in zone di montagna particolarmente disagiate che, non offrendo sbocchi lavorativi, portano i pochi abitanti a migrare verso aree più sviluppate. La qualità del paesaggio si riflette direttamente sulla produzione di beni materiali esclusivi e difficilmente imitabili, di tipo agroalimentare, artigianale, industriale e nel settore dei servizi, in particolare quelli turistici. Il territorio e il paesaggio costituiscono dunque una risorsa economica di eccezionale importanza, ma va sempre tenuto bene a mente l’aspetto della sostenibilità.
Essendo una realtà in divenire, la trasformazione paesaggistica dovrebbe essere ispirata e orientata da giusti princìpi. Favorire progetti sostenibili, contrastare il consumo di suolo, valorizzare i paesaggi e le loro storiche vocazioni, rivitalizzare i borghi, sostenere i processi di rigenerazione urbana delle periferie, correggere le brutture e dove necessario demolire, promuovendo la qualità architettonica e urbanistica degli interventi sono le mission per un miglioramento della vita degli italiani.

GLI STRUMENTI DI TUTELA
I cittadini hanno bisogno di luoghi, non di spazi. I luoghi parlano della cultura del Paese,FOTO E sono il riflesso della vita delle persone, della loro evoluzione, ma anche delle scelte politiche e strategiche.
Occorre allora diffondere la cultura del paesaggio, a partire dalla scuola e promuovere la formazione di specialisti nel settore della conoscenza e della progettazione, sviluppando programmi multidisciplinari destinati ai professionisti del settore pubblico e privato per rafforzare la percezione del paesaggio come aspetto qualificante delle vite di tutti.
I piani paesaggistici siglati con le Regioni Piemonte, Puglia e Toscana sono alcuni tra gli strumenti principali per governare la salvaguardia di questo patrimonio a livello regionale. Si tratta di intese complesse, che richiedono un intenso confronto tra le diverse istituzioni e la partecipazione del mondo associativo per venire alla luce, ma hanno il pregio di raccogliere dal basso le istanze del territorio e farle incontrare con le istanze superiori di tutela. Sarebbe auspicabile che le restanti regioni approvino al più presto i piani paesaggistici.
 

AUMENTANO I PRESIDI DELL’ARMA
Il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) lavora in prima linea per la tutela di tutti quei beni che costituiscono il paesaggio italiano, nel senso più completo del termine, che comprende sia i beni artistici sia quelli ambientali. È presente dal 1969 con 15 Nuclei e si avvale delle 4.660 Stazioni dei Carabinieri dislocate sul territorio nazionale. Svolge attività di ricognizione aerea, terrestre e marittima e vigila sui siti Unesco che sono 53 nel nostro Paese. Dal 1 gennaio 2017 si è arricchito delle 153 Stazioni ex Forestale nei Parchi che costituiscono un vero e proprio baluardo di legalità in mezzo alla natura. Secondo il TPC nel periodo 2015-2016 si è registrata una lieve flessione nei reati contro il paesaggio.