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TERRITORIO
COLTIVARE IL PAESAGGIO
01/07/2018
di Dario Corallo

Il Registro dei paesaggi rurali storici e delle pratiche agricole tradizionali tutela particolari luoghi come beni comuni

FOTO APERTURA TREQUANDA - DIDA LUNGA













Il Castello di Gallico (SI) visibile dalla strada che da Asciano porta a Trequanda.




Tutelare il paesaggio rurale significa proteggere la nostra identità. Per questo è nato il Registro dei paesaggi rurali storici e delle pratiche agricole tradizionali del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Un lavoro che colloca l’Italia all’avanguardia nel mondo nella difesa e valorizzazione di un patrimonio non solo naturale, ma culturale.

FOTO D
Ulivo secolare del Parco Naturale Regionale Dune Costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo in provincia di Brindisi










Il ruolo di questi paesaggi e delle tipiche pratiche agricole è cruciale: rappresentano, infatti, il legame profondo che c’è tra ambiente, tradizione, storia e la straordinaria capacità dei nostri agricoltori di creare e conservare i luoghi come veri e propri beni comuni.

FOTO B
Colline di Conegliano Valdobbiadene



L’incredibile stratificazione delle tante civiltà che hanno attraversato il nostro Paese costituisce una ricchezza unica fatta di combinazioni e intrecci spesso impensabili che non hanno eguali nel mondo e che meritano di essere conosciuti e tutelati. L’iniziativa del registro nasce dalla volontà di rafforzare e valorizzare sempre di più e meglio queste aree, puntando su un’agricoltura sostenibile, tutelando la biodiversità e continuando la battaglia contro il consumo del suolo. Per ottenere il riconoscimento, qualsiasi ente può presentare domanda. Il Ministero, con un Osservatorio specifico e altamente qualificato, ha il compito di verificare e stabilire la significatività del paesaggio, la sua integrità e la sua vulnerabilità. Questa operazione viene svolta tenendo conto sia di valutazioni scientifiche, sia dei valori che sono attribuiti a un certo paesaggio o a una certa pratica dalle varie comunità, dai soggetti e dalle popolazioni interessate. In altre parole: da tutte quelle persone che quel paesaggio o quella pratica la fanno vivere. Una volta verificati i requisiti di ammissibilità, il paesaggio viene iscritto nel registro con un decreto a firma del Ministro. Ad oggi sono stati iscritti dieci paesaggi e due pratiche agricole, distribuiti dal nord fino all'estremo sud della Penisola, con una crescita che ha visto raddoppiare il loro numero nel corso dell'ultimo anno. Non c'è Paese in Europa che abbia un patrimonio rurale così diffuso in tutte le sue regioni. Dai muretti a secco di Pantelleria agli oliveti secolari tra Assisi e Spoleto, tanti sono gli esempi di come ambiente, storia e tradizioni si intreccino in un elemento unificante che è proprio il paesaggio rurale. Rafforzare la valorizzazione di queste aree è un impegno che acquista ancora più importanza nell'anno nazionale del cibo italiano per una tutela sempre più a 360 gradi della nostra cultura e della nostra identità nel mondo.

 

FOTO C - Emanuele-Garsia
Foto Emanuele Garsia - Paesaggio della pietra a secco dell’Isola di Pantelleria




COLLINE E OLIVETI

I Paesaggi già registrati sono le Colline vitate del Soave, i Paesaggi Silvo pastorali di Moscheta, le Colline di Conegliano Valdobbiadene - Paesaggio del Prosecco Superiore, gli Oliveti terrazzati di Vallecorsa, il Paesaggio Agrario della Piana degli Oliveti Monumentali di Puglia, la Fascia pedemontana olivata Assisi-Spoleto, il Paesaggio della Pietra a secco dell’Isola di Pantelleria, il Paesaggio del Parco Regionale Storico Agricolo dell’Olivo di Venafro, il Paesaggio Policolturale di Trequanda e, infine, il Paesaggio rurale storico di Lamole in Chianti. A questi si aggiungono due pratiche agricole antichissime come quella della Transumanza e quella della Piantata Veneta. Un passo verso la valorizzazione sempre più ampia delle tante unicità del nostro Paese: conoscere questi paesaggi e queste tradizioni per potersi riconoscere. A questo registro si somma quello degli alberi monumentali recentemente istituito, il lavoro fatto insieme agli enti e alle associazioni per il riconoscimento dei patrimoni materiali e immateriali Unesco, quello svolto in ambito FAO con il GIHAS e tutte le altre iniziative promosse dal Ministero a tutela e salvaguardia dei nostri paesaggi e delle vicende attraverso le quali il territorio si è sviluppato. Secoli di lavoro di uomini e di donne che con umiltà hanno plasmato la nostra terra e disegnato il nostro immaginario, costituendo la vera spina dorsale della cultura e della storia d’Italia.

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