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TERRITORIO
BOSCO SICURO
02/04/2019
di Nicolò Giordano

I Carabinieri forestali impegnati in tutta Italia per la prevenzione e il contrasto del dissesto idrogeologico

FOTO AI giorni a cavallo tra ottobre e novembre 2018 saranno ricordati dai forestali italiani come i peggiori nella storia del patrimonio boschivo a causa della tempesta “Vaia” che ha arrecato ingenti danni ad ampie superfici. Un evento eccezionale, con forti venti e precipitazioni copiose. I boschi di conifere ne hanno risentito in maniera grave, al punto che vaste aree sono divenute irriconoscibili.

Il campanello d’allarme sugli effetti del clima, ormai caratterizzato da sempre più frequenti estremizzazioni, suona ormai da molto tempo. Anche se in Europa non si è nuovi a disastri di questo genere (basti pensare all’uragano “Lothar” che, nel 1999, ha distrutto i boschi in Francia, Germania e Svizzera), occorre tenere alta l’attenzione sugli accidenti, più o meno naturali, che investono gli ecosistemi.

Sebbene i boschi danneggiati, prevalentemente nel Nord Italia, fossero comunque in buone condizioni e ben gestiti, la tempesta “Vaia” ha evidenziato ancora una volta le criticità e le fragilità che possono interessare le superfici forestali. Oltre alla conta dei danni e alla valutazione degli effetti sul mercato dell’immissione di un quantitativo di legname considerevole, molti degli approfondimenti condotti dai tecnici nei mesi successivi hanno riguardato le possibilità di ripresa del bosco. I più sono convinti che sia in grado di ricrescere, nel corso di alcuni decenni, anche senza l'intervento umano. Ma questa ipotesi non è del tutto scontata e, anzi, nel caso di eventi di portata così ampia, spesso risulta indispensabile intervenire per fornire un sostegno che dovrebbe essere realizzato attraverso i rimboschimenti. Tali interventi, condotti secondo corretti princìpi selvicolturali, non potrebbero essere realizzati comunque prima dell’eliminazione della massa legnosa a terra. Non si è, quindi, ancora in grado di sapere quale sarà lo scenario per i prossimi decenni, né se sarà possibile ottenere una significativa ripresa dei boschi distrutti in un lasso di tempo accettabile.

FOTO B - DIDALE FORESTE CI PROTEGGONO

Le foreste proteggono l’uomo e le infrastrutture da valanghe, cadute di massi, smottamenti, colate detritiche o piene. Non sarà mai sufficientemente sottolineato questo aspetto, in un Paese come l’Italia ove il dissesto idrogeologico rappresenta la principale criticità. Il patrimonio forestale italiano, oltre ad un naturale accrescimento, che ne ha visto aumentare la superficie fino agli attuali dieci milioni di ettari, è di contro oggetto anche di quotidiana erosione, dovuta a molteplici cause ed usi, questi ultimi non sempre esercitati in maniera regolare.

A gennaio del corrente anno, la regione Lombardia, per via del clima siccitoso e delle scarse precipitazioni nevose, ha conosciuto una nuova emergenza incendi che ha interessato le province di Varese, Como, Bergamo, Brescia, Lecco, Milano e Sondrio, con oltre mille ettari andati in fumo. Un segnale preoccupante, e purtroppo ricorrente, considerata l’attuale situazione idrica estremamente deficitaria che sta cominciando ad interessare anche il bacino del fiume Po. Non è facile predire l’andamento climatico e il quadro generale che si presenterà nei prossimi mesi estivi, ma le premesse non sembrano essere le più incoraggianti. Al di là della questione incendi, la cui gravità è sempre condizionata da un insieme di fattori (precipitazioni, temperature, comportamenti umani ecc.), un settore che sembra sfuggire all’attenzione è, invece, quello associato alle utilizzazioni boschive. Come è noto, i boschi italiani non sono particolarmente redditizi e non sono più sottoposti a sfruttamento intensivo, ma sono comunque oggetto di “attenzione” da parte delle comunità locali, soprattutto nelle zone montane, ove esistono servitù e diritti di legnatico. Inoltre, vaste aree forestali sono gestite secondo princìpi sostenibili e sono quindi sottoposte a tagli periodici, in base a piani di assestamento che interessano, a rotazione, le diverse particelle.

FOTO C - A. De TaddeiL’OPERAZIONE

Proprio nei giorni della tempesta “Vaia”, i Carabinieri forestali erano impegnati su tutto il territorio nazionale in una serie di controlli nell’ambito dell’operazione “Bosco sicuro”, disposta dal Comando per la Tutela Forestale dell’Arma.

L’attività operativa di prevenzione e repressione dei reati e violazioni amministrative nel settore forestale ha alla propria base la necessità di verificare la corretta esecuzione degli interventi in bosco e il rispetto dei limiti in termini di piante da abbattere. I Carabinieri forestali, attraverso le proprie articolazioni territoriali, hanno dedicato, quindi, particolare attenzione alle operazioni di taglio ed esbosco autorizzate a livello regionale, e hanno intensificato i controlli per contrastare il fenomeno dei furti e tagli abusivi di legname, che alterano la funzionalità ecosistemica del terreno. I cantieri forestali sono stati controllati per verificare, inoltre, il rispetto della normativa in materia di sicurezza sul lavoro.

FOTO DI NUMERI

I dati dell’operazione, svolta in tre giorni, sono eloquenti: più di 472mila euro di sanzioni amministrative elevate, 582 verbali amministrativi comminati e 86 reati contestati. In particolare, è stata evidenziata una recrudescenza di reati in Campania, Calabria, Abruzzo, Molise e Lazio. In quest’ultima regione si è registrato il maggior numero di verbali amministrativi, seguita dalla Toscana, dall’Umbria e dalla Campania. Nel periodo analizzato l’operazione Bosco Sicuro ha rilevato il maggior numero di sanzioni amministrative in Emilia Romagna seguita dal Lazio, dalla Liguria e dalla Toscana.

Le principali irregolarità riscontrate hanno riguardato i prelievi, il mancato rispetto delle turnazioni e la presenza di manodopera “in nero”. Non sono poi mancate alcune sorprese come la realizzazione di manufatti e piste di esbosco non autorizzati.

L’attività di controllo sulle formazioni boschive viene svolta in maniera regolare dai Comandi stazione dei Carabinieri forestali, ma non mancheranno in futuro ulteriori operazioni straordinarie al fine di garantire il rispetto delle norme, prevalentemente a valenza regionale, che interessano tali aree. Lo scopo sarà quello di evitare danneggiamenti e prelievi non consentiti, al fine di garantire una naturale rinnovazione e accrescimento delle superfici forestali. Consci che nessuno degli aspetti naturalistici, produttivi ed economici legati al bosco vada trascurato, ma piuttosto integrato in una visione di gestione forestale sostenibile che consenta una pianificazione sempre migliore.

I boschi di protezione, quelli artificiali o quelli oggetto di conservazione sono, infatti, aspetti diversi e necessitano di approcci adeguati, ma fanno parte di una visione più ampia e articolata che faccia sì che gli ecosistemi naturali non vengano semplificati, ma costantemente arricchiti.

Anche dopo la più terribile delle tempeste.