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TERRITORIO
CONSUMO DI SUOLO SENZA LIMITI
10/09/2018
Michele Munafò
ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale


Nell’ultimo anno, ogni secondo sono stati persi due metri quadrati di territorio agricolo o naturale a causa della realizzazione di cantieri per nuovi edifici, infrastrutture o per altri interventi che coprono artificialmente o degradano, spesso in maniera irreversibile, il suolo. Gli ultimi dati dell’ISPRA e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) rilevano un continuo aumento del consumo di suolo in Italia, anche se il fenomeno avanza più lentamente rispetto al passato. Nel 2017 le nuove coperture artificiali hanno riguardato 54 chilometri quadrati di territorio, ovvero, in media, circa 15 ettari al giorno. Gli incrementi maggiori sono avvenuti in Veneto (con oltre mille ettari di nuove costruzioni), Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte (tra i quattrocento e i seicento ettari in più). Liguria, Valle D’Aosta, Basilicata e Molise sono le regioni, invece, che, nello stesso periodo, hanno avuto la minor perdita di suolo agricolo o naturale, con incrementi minori di 40 ettari. In termini di aumento percentuale rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, i valori più elevati si riscontrano nel Nord-Est: Veneto (+0,50%), Friuli-Venezia Giulia (+0,41%) e Trentino-Alto Adige (+0,40%). La crescita del consumo di suolo in queste e in altre regioni del Nord Italia può essere messa in relazione con i primi segnali di una ripresa economica che si avverte nelle aree in questione, confermando, quindi, la mancanza del disaccoppiamento tra la crescita economica e la trasformazione del suolo naturale, in assenza di interventi strutturali e di un quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale.

cantiereOggi il consumo di suolo riguarda il 7,65% della superficie nazionale (7,75% al netto dei corpi idrici), con un incremento di 4,95 punti percentuali e una crescita di più del 180% rispetto ai valori stimati per gli anni cinquanta. In termini assoluti, il consumo di suolo ha intaccato più di 23mila chilometri quadrati. Le aree più colpite risultano essere le pianure del Settentrione, dell’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane, le fasce costiere, in particolare quelle adriatica, ligure, campana e siciliana. In 15 regioni viene superato il 5% di consumo di suolo, con il valore percentuale più elevato in Lombardia (che sfiora il 13%), in Veneto (oltre il 12%) e in Campania (oltre il 10%). Seguono Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Liguria, con valori compresi tra l’8 e il 10%. La Valle d’Aosta è l’unica regione rimasta sotto la soglia del 3%. La Lombardia detiene il primato anche in termini assoluti, superando quest’anno i 310mila ettari del suo territorio coperto artificialmente (il 13,4% delle aree artificiali italiane è in questa regione), contro i 9.500 ettari della Valle D’Aosta.

Carabinieri-Forestali-Controlli-696x522Tra le province, quella di Monza e Brianza conferma la percentuale di suolo artificiale più alta, con circa il 41% di suolo consumato in rapporto alla superficie provinciale e un ulteriore significativo incremento di 35 ettari. Sopra il 20% troviamo le province di Napoli (34%), Milano (32%), Trieste (23%) e Varese (22%) e, poco al di sotto, Padova (19%) e Treviso (17%). Le uniche province rimaste sotto la soglia del 3% sono Verbano-Cusio-Ossola (2,85%), Matera (2,87%), Nuoro (2,89%) e Aosta (2,91%). Tra queste ultime solo Aosta è cresciuta in percentuale più della media nazionale (+0,29%). Le province dove il consumo di suolo netto è cresciuto di più nel 2017, in percentuale rispetto al valore del 2016, sono quelle di Viterbo (+0,91%), Verona (+0,71%), Vicenza (+0,67%), Bolzano (+0,65%), Venezia (+0,57%), Vercelli (+0,54%) e Treviso (+0,49%). Le province di Isernia, Savona, Lucca, Massa Carrara, La Spezia, Caltanissetta e Cosenza sono quelle, viceversa, dove la crescita percentuale netta è stata minore.

A livello comunale, i maggiori valori di superficie consumata si riscontrano a Roma (31.697 ettari), con una crescita di ulteriori 36 ettari nel 2017 (lo 0,11% in più) e in molti comuni capoluoghi di provincia: Milano (10.439 ettari, 19 in più nel 2017), Torino (8.546, solo 0,2 in più), Napoli (7.423, +6,6), Venezia (7.216, +37,4), Ravenna (7.121, +16,2). Sissa Trecasali (Parma), con un incremento di oltre 74 ettari, è il comune italiano che ha costruito di più nell’ultimo anno. La causa principale è la realizzazione del primo lotto della “Tirreno-Brennero”. Montalto di Castro (Viterbo), l’anno scorso al primo posto, risulta quest’anno ancora ai vertici della graduatoria, con un incremento di quasi 63 ettari (erano 65 nel 2016). In questo caso la responsabilità è in gran parte delle nuove installazioni fotovoltaiche che hanno coperto aree precedentemente agricole. Trissino (Vicenza) con 51 ettari chiude il podio per lo più a causa del cantiere per la realizzazione di un bacino di laminazione sul fiume Agno-Guà che probabilmente, alla fine dell'opera, verrà in gran parte ripristinato. Vercelli con 44 ettari in più, Vetralla (Viterbo) con 42, Pozzolo Formigaro (Alessandria) con 41, Verona (+40), Venezia (+37), Roma (+36) e San Michele al Tagliamento (Venezia) con 34 ettari di nuovo consumo di suolo tra il 2016 e il 2017, chiudono l’elenco dei dieci comuni dove l’incremento è stato maggiore. I cambiamenti sono dovuti a diverse cause, spesso presenti all’interno dello stesso comune, prevalentemente legati alla realizzazione di nuove infrastrutture (in particolare nel Nord), cantieri (in particolare per nuove aree del commercio, poli logistici e opere pubbliche), edificazione dispersa, densificazione urbana.

In generale, la maggiore criticità rimane legata alla presenza di vaste zone periurbane e urbane a bassa densità, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali, unitamente alle aree più infrastrutturate, più frammentate e oggetto di interventi di artificializzazione a causa della maggiore accessibilità.