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STORIA E CULTURA
SCIABOLE E FIORI
10/02/2020
di Laura Succi

Militari raccoglitori, giardinieri, farmacisti e appassionati botanici che hanno contribuito a diffondere la cultura delle piante nel mondo

FOTO A Orchis_militaris2Militare, relativo ai soldati, come un soldato, “Militaris” definisce in questo caso la specie di alcune piante associate a vario titolo ai soldati. Sui nostri Appennini settentrionali e Alpi in primavera spuntano dei piccoli soldati in fiore, i gigli militari, scapigliate orchidee violacee. Il loro nome è Orchidi militari (Orchis militaris) e si riferisce al casco simile a un elmo formato dall'unione tra calice e corolla. Pachycereus militaris o Backebergia militaris del sud-ovest del Messico, è il cactus col colbacco, proprio come un granatiere, e il termine inglese è infatti grenadier's cap. Il Penstemon attenuatus subsp. militaris cresce in Idaho sulle Montagne del Pionere e sui Monti Fumosi, era lontano dai campi di battaglia della guerra di secessione ma probabilmente fu calpestato dai soldati dell'armata e dai volontari dell'Unione che proteggevano le comunicazioni sull'Oregon trail. Un'altra ebbrezza nordamericana è l'Hibiscus militaris (o H. laevis), dai fascinosi fiori color crema e fauci fucsia che si sfumano sui petali, detto “Militaris” per la forma a tre lobi delle sue foglie che ricordano un'alabarda medievale.

FOTO B General Gallieni RosePerfino la nascita di Marte, dio romano della guerra, ha a che fare con un fiore.
Ovidio nelle Metamorfosi fa raccontare l'episodio del concepimento del dio dalla voce di Flora (detta Chlori): “Persino Marte, se lo ignori, fu generato per opera mia...”. Flora narra che Giunone, rattristata perché Giove aveva generato Minerva da solo, le chiese aiuto per diventare madre senza congiungersi con suo marito. Lei decise di accontentarla: “Io darò un fiore che mi giunge dai campi Olenii, esso è uno dei miei giardini; chi me lo ha dato disse «Se tocchi con esso una giovenca sterile, diverrà madre»: la toccai e senza indugio diventò madre”.

FOTO C Gallieni

A prestigiosi soldati furono dedicate preziose cultivar, termine agronomico con il quale si intendono le piante coltivate e migliorate attraverso la selezione di caratteristiche genetiche.

Un rosaio atipico di Général Galliéni si nota da lontano per la fitta massa di fiori stropicciati e sovente di diverso colore: Joseph Gallieni all’epoca dell’introduzione della rosa governava il Madagascar, era molto popolare e la rosa che porta il suo nome lo è altrettanto. Petali appuntiti con una curiosa mescolanza di rosa, ciliegia e rame, quelli della rosa del Generale Schablikine, una cultivar ottenuta nel 1878 dal vivaista francese Narbonnand e dedicata al generale Ivan Pavlovitch Schablikine, ex governatore di Mosca, che soggiornava abitualmente con la sua famiglia in Costa Azzurra.

Mentre la rosa Général Jacqueminot, dai fiori doppi estremamente fragranti di un rosa profondo, fu introdotta dal giardiniere Rousselet nel 1853 in Francia in onore di questo generale che combatté nelle guerre napoleoniche. È tuttora disponibile nei vivai la rosa Deuil de Colonel d’Enfer, creata da Margottin nel 1878.

Il Colonnello sudafricano James Henry Bowker fu un naturalista, una vera eminenza in materia di farfalle che cacciava nell'Ottocento nei dintorni di Fort Bowker sul fiume Mbashe. Ma oltre alle farfalle erano i vegetali a stuzzicarlo, infatti il suo nome è legato a numerosi generi la cui specie è indicata come bowkeri/bowkeriana: Ceropegia, Bauhinia, Chlorophytum, Lachenalia, Clematis, Liparis, Pavetta, Pachystigma e Pelargonium. Questi ultimi, i pelargoni, sono i fiori colorati e aromatici dei nostri balconi, normalmente conosciuti come gerani: il loro aroma ha sfumature di rosa, di limone, di mela.

FOTO DFRAGOLE

Fecero la loro comparsa sulle nostre tavole successivamente al 1714 quando l'ufficiale francese Amédée-François Frézier, spirito universale, ingegnere, matematico, esploratore, durante una missione di spionaggio per conto del Re Sole, ne raccolse una nuova specie nei pressi della città di Concepción in Cile. Da una sua lettera al giovane e importante botanico Antoine Nicolas Duchesne, autore de Histoire naturelle des fraisiers: ”Si coltivano dei campi interi di una specie di fragola differente dalle nostre per le foglie arrotondate, più carnose e molto irsute. I loro frutti sono normalmente grossi come noci, e qualche volta come uova di gallina. Sono di un rosso biancastro e un po' meno delicate al gusto delle nostre fragole di bosco”. Da questa introduzione nel nostro continente, in seguito a successivi incroci, nacquero intorno al 1760 le fragole moderne.

FOTO E Isatis_tinctoriaE INFINE FU IL BLU

Nel Medioevo per tingere le stoffe veniva impiegato il gualdo o guado, l'Isatis tinctoria, un'erba biennale della famiglia delle Brassicaceae dai brillanti fiori gialli, molto diffusa in Europa.

I suoi impieghi tintori sono antichissimi, se ne rinvengono tracce già nel 9.000 a.C. a Catal Huyuk, in Anatolia, la più antica città finora scoperta.

Ma a partire dal Cinquecento, quando iniziarono i grandi viaggi alla scoperta di nuove terre, giunse in Europa l'indaco - dal latino indicum “proveniente dall'India” e per il gualdo iniziò il declino. L'indaco infatti è una pianta tropicale che fornisce gli stessi pigmenti del gualdo, ma con una concentrazione maggiore, quindi offre un evidente vantaggio economico.

Da allora in Oriente si diffusero le colture di indaco e anche Giava non ne fu immune. Il comandante del Royal Netherlands East Indies Army Van den Bosch (1780-1844) si accordò infatti con i contadini dell’isola per utilizzare il venti per cento delle loro terre per le esportazioni di indaco (oltre al caffè e allo zucchero). Gli fu dedicato il genere di felci Vandenboschia.

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