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SICUREZZA AGROALIMENTARE
Vini Eroici
01/11/2016



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Dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, in Italia la viticoltura eroica è presente in quasi tutte le regioni, ma quando parliamo di viticoltura eroica di cosa parliamo? Non solo di montagna, di altitudine come si può facilmente immaginare ma anche di tutte quelle situazioni che rendono difficile il lavoro dei viticoltori, ad esempio la forte pendenza del terreno, i vigneti coltivati su terrazze o gradoni, ciglioni, o ancora nelle piccole isole che hanno difficoltà strutturali permanenti.

Nella maggior parte dei casi la meccanizzazione è impossibile e il lavoro delle braccia dell'uomo resta l'unica possibilità per mantenere questi territori, per evitare dissesti idrogeologici, erosioni e incendi, e per garantire qualità ambientale e la preservazione della biodiversità. I vini in queste zone sono prodotti prevalentemente da vitigni autoctoni che da secoli si sono adattati al clima e ai terreni che infondono ai vini profumi e caratteristiche uniche. Vini legati indissolubilmente ad un territorio difficile che solo la sapienza e la caparbietà dell'uomo ha saputo adattare alle proprie esigenze, cercando di facilitarsi il lavoro. Ne sono un esempio i terrazzamenti della Costiera Amalfitana, dove la vendemmia viene fatta a dorso di mulo, o quelli della Valtellina, i muretti a secco in Liguria, le pergole in Valle d'Aosta dove ci sono i vigneti più alti d’Europa. Queste vere e proprie opere architettoniche hanno disegnato nel corso dei secoli paesaggi straordinari diventando in alcuni casi anche Patrimonio mondiale dell'Unesco.

Solo la tenacia e la passione dei viticoltori ha consentito di conservare questo patrimonio storico e culturale, riuscendo a trasformare il vino da alimento di integrazione alla dieta povera dei contadini in eccellenza capace di imporsi sui mercati internazionali e nei concorsi vitivinicoli di prestigio. Non solo è diventata anche una fonte di reddito importante oltre che un modello simbolico-operativo per l’intero settore vitivinicolo. Grazie al lavoro di queste donne e di questi uomini si può evitare lo spopolamento della montagna, in particolar modo, ma anche di tutte le zone difficili, rischio altissimo là dove il ricambio generazionale non si è realizzato. I costi alti di produzione e la fatica fisica sono tra le cause principali dell'abbandono. L'inversione di tendenza verificatesi in alcune zone fa ben sperare per il futuro.

La Viticoltura di montagna è dunque un patrimonio culturale, umano, e paesaggistico da tutelare e sviluppare creando anche un forte legame con il turismo, per questo è necessario lavorare per rendere questi territori sempre più affascinanti ed attraenti per i consumatori, educando questi ultimi spiegando e raccontando che dietro il costo più alto dei vini delle zone di viticoltura di montagna, non c'è solo il prodotto fine a se stesso. Ma che esso è il frutto del duro lavoro che ci sta dietro, lavoro che consente di preservare il territorio, di curarlo, per questo anche se la viticoltura eroica incide per l'8-9% circa della produzione in Europa è importantissimo tutelarla.

PIETRE E VITI
A Furore nel cuore della Costiera Amalfitana, sospese tra cielo e mare, ci sono le vigne spericolate di Andrea Ferraioli e Marisa Cuomo, autentici custodi del territorio e dell’agrobiodiversità. Qui la vendemmia sia fa ancora tutta a mano e l’uva si trasporta a spalla o al massimo con l’ausilio del mulo. La viticoltura è ardita, difficile, quasi impossibile, ma entusiasmante: dalla sistemazione dei pali di castagno per il pergolato, alla costruzione dei muretti a secco chiamati “macerine”, allo scasso del terreno, all’impianto di nuovi filari, alla potatura, fino alla crescita e alla raccolta delle uve. I tralci delle viti si intrecciando come dei tiranti naturali con i muri che sostengono le rasole in un’ inestricabile armatura che consente ai versanti ben curati di non precipitare a valle in frane rovinose e pericolosi smottamenti. Nonostante queste difficoltà i vini della Costiera sono ormai riconosciuti tra quelli di grande qualità. Un lavoro certosino e non certamente facile, portato avanti in un ambiente estremo e pericoloso, con vigne terrazzate che si aggrappano alla roccia. Per questa ragione, qui non è possibile poter contare sull’aiuto di strumenti meccanici per alleviare l’improba fatica degli operai.
Le varietà di uve coltivate sono fuori dal mondo, non esistono da nessun’altra parte, perché hanno trovato il loro giusto habitat soltanto in questo areale: ripoli, fenile, ginestra, ecc rappresentano un patrimonio ampelografico unico ed inestimabile. Box IL CENTRO DI STUDI A tutela della viticoltura eroica nasce nel 1987 sotto gli auspici dell O.I.V., l'Office International de la Vigne et du Vin, oggi Organisation Internationale de la Vigne et du Vin, il CERVIM, Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana, un organismo internazionale nato con lo specifico compito di promuovere e salvaguardare la viticoltura eroica. Il Centro, regolato da una legge della Regione Autonoma Valle d'Aosta ha sede in Valle d'Aosta ed opera da sempre promuovendo studi, ricerche e convegni ed assicurando la sua presenza in tutte le sedi istituzionali e di settore ove si affrontano problematiche legate alla viticoltura, facendosi il garante degli interessi della Viticoltura di Montagna e in forte pendenza.

BOX VINO SECONDO NATURA 2
Alla sinistra orografica del fiume Tanaro che la separa dalle Langhe si estende la piccola ma nobile regione del Roero. Meno conosciuta della prima ma altrettanto vocata per la viticoltura sta vivendo una stagione di forte rinnovamento grazie anche all’impegno di alcuni giovani imprenditori. A Castellinaldo alcuni viticoltori capitanati da Fabrizio Cravanzola hanno deciso di realizzare un prodotto innovativo attraverso un sistema di produzione integrata, che interessa tutta la filiera produttiva, dalla vigna al vino in bottiglia. Le finalità del progetto non si limitano alla tutela dell’ambiente, del territorio e della tradizione vinicola, ma evidenziano una valenza sociale molto importante: lasciare alle generazioni future un ambiente migliore, sano e pulito. I Viticoltori di Castellinaldo hanno deciso, con un'operazione dal costo non trascurabile, di far attestare il loro impegno e quanto hanno realizzato da un ente di certificazione di fama internazionale, il Bureau Veritas.
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Per questo hanno fornito tutti i documenti necessari per dare evidenza di quanto prodotto attraverso registrazioni e certificati di analisi effettuati presso un laboratorio accreditato. Si tratta in sostanza di un’agricoltura sostenibile nel rispetto della vigna e del territorio, per produrre un vino legato alla tradizione. Non vengono usati concimi chimici. Praticano la confusione sessuale per la lotta ai parassiti e riducono al minimo i trattamenti in vigna per ottenere un’uva “selvaggia”. Niente OGM, raccolta solo a mano in collina, no allergeni proteici né enzimi e utilizzo unicamente di lieviti che crescono naturalmente sulle uve, la decantazione e chiarificazione avviene a freddo senza uso di prodotti chimici. Utilizzo ridottismo o nullo di solfiti. Materiali di imbottigliamento riciclabili. Insomma un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente, pulita e possibile.