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SICUREZZA AGROALIMENTARE
TRUFFA IN BOTTIGLIA
15/05/2017
di Barbara Cataldi

Sia in Italia che all’estero l’olio extravergine d’oliva è al centro di numerose frodi ai danni del consumatore


FOTO AL’olio extravergine d’oliva è una delle perle del nostro patrimonio agroalimentare e per questo è anche uno dei prodotti Made in Italy più contraffatti al mondo. Ne sanno qualcosa anche i consumatori americani a cui arriva il 30% delle nostre esportazioni e che nel 2014, convinti di essere truffati, hanno avviato una class action proprio nei confronti di uno dei più grandi importatori di extravergine negli Usa, colpevole di inserire in etichetta un bel tricolore e la dicitura "imported from Italy" su bottiglie fatte con olio che non era 100% italiano.

Ormai Oltreoceano persino le Autorità Giudiziarie sono sul piede di guerra. Così pochi mesi fa una sentenza firmata da un giudice del distretto federale nord della Corte californiana ha messo la parola fine alla diatriba giudiziaria dando ragione ai consumatori: l'azienda dovrà cambiare etichettatura e dovrà rimborsare a chi ha comprato l'olio, da maggio 2010 a giugno 2015, 50 centesimi di dollaro per ogni bottiglia acquistata, per un minimo di due dollari, oltre a pagare le spese legali valutate circa un milione di euro.

 

E IN ITALIA?

Il sospetto di irregolarità ha motivato negli ultimi anni l'avvio di diverse inchieste giudiziarie, qualcuna ancora in corso in Puglia come in Toscana. Che il consumatore rischi concretamente di subire una frode davanti allo scaffale lo conferma anche l'ultima inchiesta giornalistica firmata “Mi Manda RaiTre”. Il programma televisivo ha fatto analizzare il DNA del contenuto di 20 bottiglie di olio extravergine, scoprendo che solo in sei di quelle testate risulterebbero varietà di oliva, da cui è stato estratto olio, diverse da quelle previste nei disciplinari di produzione.

FOTO B

Tanto che, grazie all'intervento dei Carabinieri Forestali, si è mossa anche la Procuradella Repubblica di Siena, la stessa che quest’anno ha portato alla condanna in primo grado a quattro anni di carcere per l'amministratore delegato di una nota azienda intermediaria nel settore dell'olio, che dal 2010 vendeva come extravergine d’oliva miscele di oli vergine e perfino lampante deodorato, cioè trattato chimicamente, dichiarando di origine “100% italiana” un prodotto che arrivava da molto lontano. Ed effettivamente se si fanno due conti, si capisce che qualcosa non torna, visto che in Italia di olio d'oliva ne produciamo davvero poco rispetto alla domanda interna ed estera. Basta considerare che ogni anno, solo nel nostro Paese, ne vengono consumati più di 11 litri a testa.

 

I DATI

Nella stagione che si è appena conclusa, quella 2016-2017, per esempio, a fronte di un fabbisogno nazionale di oltre 600.000 tonnellate di prodotto, le aziende italiane arriveranno a malapena a quota 200.000 tonnellate, e solo il 60% della produzione sarà l'extravergine che, più o meno tutti, pensiamo di portare in tavola. A questo dato bisogna aggiungere l'olio d'oliva che importiamo, 520.000 tonnellate, che aggiunte a quelle prodotte ci danno la quantità di olio che abbiamo a disposizione: 720.000 tonnellate. Tra consumi ed esportazioni, però, il totale fa 850.000 tonnellate.

FOTO CVuol dire che la differenza tra questi due numeri, cioè 130.000, sono tonnellate di olio non tracciato. Ma come arriva l'olio clandestino in Italia? Migliaia di tonnellate di prodotto arrivano senza documenti soprattutto nei porti italiani da Grecia, Tunisia, Marocco, Spagna, Siria, Turchia, su grandi navi che trasportano anche altre derrate alimentari, stipate in centinaia di container che riescono a eludere i controlli. Caricate su autocisterne viaggiano soprattutto verso i luoghi di produzioni e confezionamento dell’olio italiano, dove dentro giganteschi silos vengono miscelate a olio extravergine d'oliva e "magicamente" introdotte nel ciclo produttivo legale.

Una volta unite alla materia prima tracciabile, infatti, basta giustificarne la presenza barando sulle bolle di accompagnamento, in caso di olio comunitario, o sulla resa delle olive al frantoio, in caso di prodotto Made in Italy. Con una semplice autocertificazione si può far lievitare la quantità di olive raccolte e portate a spremere, ma soprattutto è possibile aumentarne la resa. Truccando le carte, quindi, l'olio di qualità superiore italiano può aumentare del 40- 50% in modo molto semplice. Così in bottiglia, al posto dell'extravergine che pensiamo di acquistare, ci può finire olio d'oliva extracomunitario, vergine e persino lampante deodorato, cioè trattato chimicamente per rimuovere difetti e cattivo odore.

 

L’ORO VERDE

Il patrimonio olivicolo italiano è il primo in tutto il mondo. Nel nostro territorio sono presenti 500 cultivar, espressione di differenti ricchezze gastronomiche. Il giro d'affari dell'olio d'oliva nella Penisola supera i 3 miliardi di euro e coinvolge 850 mila aziende agricole e 4.900 frantoi. Siamo il secondo produttore al mondo, dopo la Spagna, ma rispetto ai nostri cugini europei produciamo molti più prodotti extravergine a indicazione d'origine. L'extravergine d'oliva di alta qualità è un farmaco naturale: un vero scudo contro molti tipi di neoplasie. Un recente studio pubblicato sulla rivista Molecular & Cellular Oncology mostra, entrando più nello specifico, che una molecola antiossidante presente nell'olio extravergine d'oliva uccide cellule tumorali di vario tipo in meno di un'ora e si presenta come un'ottima terapia potenziale contro il cancro. Secondo una ricerca realizzata dall'Università Sapienza di Roma il consumo dell'oro verde può prevenire le complicanze cardiovascolari dell'arteriosclerosi contenendo i picchi nel sangue di glucosio e colesterolo LDL.